Vidit Jacob scalam


Vidit Jacob scalam è il titolo di un bellissimo mottetto a 5 voci di Thomas Crecquillon (c. 1505 – 1557),  compositore franco-fiammingo del Rinascimento. Il suo luogo di nascita è affatto sconosciuto, probabilmente all’interno delle Fiandre, mentre sembra che morì a Béthune. Molto poco si sa sulla sua giovinezza: fu membro della Cappella dell’Imperatore Carlo V, ma se egli fosse maître de chapelle o semplicemente un cantore è oggetto di controversia. Successivamente egli sembra abbia ricoperto incarichi a Dendermonde, Béthune, Leuven e Namur.

A differenza di molti dei compositori della scuola fiamminga egli sembra non aver lasciato la sua regione d’origine per l’Italia o altre parti d’Europa. Probabilmente morì nel 1557, vittima della grave epidemia di peste in Béthune in quell’anno.

La musica di Crecquillon è stata altamente considerata da suoi contemporanei e mostra una scorrevolezza armonica e melodica che prefigura lo stile polifonico culminante in Palestrina[1]. Scrisse dodici messe, oltre 100 mottetti e quasi 200 chansons. Stilisticamente utilizza punti di imitazione, in uno stile che ricorda le modalità di Josquin des Prez, in quasi tutti i suoi brani sacri (messe e mottetti). A differenza di Josquin, tuttavia, Crecquillon raramente varia la sua trama alla ricerca di effetti drammatici, preferendo ad essi scorrevolezza e coerenza.

Gli editori Pierre Phalèse (di Leuven) e Tielman Susato (di Antwerpen) hanno pubblicato molta più musica scritta da lui che da qualsiasi altro compositore, il che dimostra la portata della sua reputazione dell’epoca; tuttavia oggi la sua musica non è così spesso registrata quanto quella di molti Fiamminghi suoi contemporanei. La composizione ‘Vidit Jacob scalam’ di Crecquillon, è qui esaminata perché pone in musica il versetto del Genesi caro agli Alchimisti in quanto raffigurato sul frontespizio del Mutus Liber di Altus[2].

Nonostante la distanza sia geografica (siamo nelle Fiandre) che cronologica (la produzione di quest’Autore è ben precedente all’affermarsi del Madrigale italiano), Crequillon è già in grado di rendere musicalmente il contenuto testuale con quegli artifici che verranno più in là chiamati appunto ‘madrigalismi’: ad esempio, sull’incipit del mottetto a 5 parti ‘Vidit Jacob scalam’ la musica è costituita da una scala ascendente,e poiché tale scala ascende fino al cielo, sulla sillaba accentata della parola ‘tangebat’ inserita nel versetto ‘Summitas eius coelum tangebat’ il compositore pone la nota più alta del brano. Anche la discesa degli angeli lungo la scala è resa con scale musicali, stavolta discendenti.  Dal punto di vista della resa sonora, l’uso di scale, ovvero di movimento per grado congiunto e spesso parallelo non provoca, come ci si aspetterebbe, un senso di pesantezza e grevità, al contrario Crequillon all’interno di queste inserisce movimenti ed imitazioni fra le parti di notevole gusto; lo stato d’animo di Giacobbe passa dalla contemplazione di questo miracolo, allo stupore ed alla successiva constatazione della santità del luogo (‘Vere locus iste sanctus est’) rese magistralmente con una modulazione alla sottodominante, ed alla successiva gioia conclusiva del variegato ‘Alleluja’ finale. Chi volesse, può ascoltare questo bel brano qui:


[1] “Thomas Crecquillon.” Voce in The New Grove Dictionary of Music and Musicians, ed. Stanley Sadie. . London, Macmillan Publishers Ltd., 1980

[2] Edizione moderna da Arkeios, con note di Eugene Canseliet. Sarebbe interessante indagare anche l’aspetto iconografico – musicale di questa Tavola, per l’identificazione degli strumenti musicali suonati dagli angeli, normalmente considerati delle trombe dritte stilizzate, ma che somigliano più a delle ciaramelle, strumenti ad ancia doppia, antenati del moderno oboe, a volte usate in fanfara in sostituzione delle trombe diritte nei secoli XIII-XVI: non ne verrebbe affatto sminuita l’efficacia rappresentativa, essendo strumenti dalla dinamica sonora equivalente, a significar che Madre Natura puo’ anche suonare fragorose trombe (o bombarde?), non sarà comunque ascoltata da chi non ha orecchie per udirla.

N.B.: Questo post è tratto (con modifiche) da un più vasto articolo dell’Autore pubblicato in ‘Il fuoco che non brucia’, Mimesis. 2008

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5 pensieri su “Vidit Jacob scalam

  1. Caro Chemyst,

    grazie per il bellissimo Post!..

    Ma grazie, anche, per la splendida ‘executionem’; emozionante e evocativa! Le voci sono, come sempre, specchio dell’armonia.
    La invidio molto per la sua sensibilità musicale, che le fa riscoprire antichi legami e piccole coincidenze.

    Buon cammino!

    Captain NEMO

  2. Assai raramente mi soffermo ad osservare il “lavoro” altrui… Ma il Suo è veramente incantevole…
    La ringrazio di cuore.
    Possa Lei essere benedetto con la rugiada dei cieli ed il grasso della terra.
    Fraternamente – Nicola

    • Caro Nicola,

      che dire? La ringrazio io delle sue parole lusinghiere. Possa il Cielo anche accogliere il suo auspicio! Che ricambio dal profondo del cuore. A presto rileggerLa

      Chemyst

  3. AVVISO: ho notato che non era più visibile l’immagine della Premiere Planche del Mutus Liber, ed ho provveduto a sostituire il link. Mi pareva importante per la comprensione dell’articolo.

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