Veni, Redemptor Gentium…


La pagina forse più sottolineata delle mie Dimore Filosofali è la 36 (edizione italiana), ovvero in un capitolo della Prefazione alla Terza Edizione di Eugene Canseliet: val la pena di riportarlo integralmente:

“Per noi che lavoriamo per via secca direttamente sul fuoco, la  dimora filosofale, nello stesso tempo umilissima ed opulentissima, è la caverna di Betlemme, in cui la Vergine Maria mise al mondo il Bimbo divino. Il giaciglio sotterraneo si trovava ad una profondità tale che la luce non vi era mai arrivata, ma c’erano sempre le tenebre, perché laggiù, all’interno, non si percepiva la luce del giorno – lux non fui unum sed semper tenebrae, quia lumen diei penitus non habebat”.
Ed è proprio là, secondo il passo della messa giornaliera dei Domenicani

Il giaciglio dell’Intatta                  Regem regum
Ha prodotto il Re dei re                Intactae profundit torus.
Cosa ammirevole!                           Res miranda.

Il rituale insiste decisamente, ed ha conservato, per la liturgia di Natale, l’inno, tanto bello, di sant’Ambrogio. E’ cantato al mattino, si può gustare ancora il suo raro ermetismo, chiaramente trasparente, sotto la scorza d’un realismo pieno di vigore:

Vieni redentore delle nazioni              Veni redemptor gentium,
Mostra il parto della Vergine               Ostende partum Virginis,
Che il secolo tutto l’ammiri:                 Miretur omne saeculum:
Un simile parto è degno di Dio            Talis decet partus Deum.

Non attraverso lo sperma di un uomo        Non ex virili semine
Ma per mezzo d’un soffio misterioso           Sed mystico spiramine
Il Verbo di Dio s’è fatto carne                        Verbum Dei factum caro,
Ed il frutto delle viscere è fiorito                  Fructusque ventris floruit

Il ventre della vergine si gonfia                 Alvus tumescit Virginis,
I cancelli del pudore persistono,              Claustra pudoris permanent,
Gli stendardi della virtù si agitano,          Vexilla virtutum micant,
Dio risiede nel tempio.                                Versatur in templo Deus.”

Canseliet a questo punto passa ad altro, non aggiungendo (lui così facondo) alcuna ulteriore parola di commento, lasciando a noi poveri cercatori smarriti nel bosco la sfida della revisione (per cominciare) del suo perfidissimo Latino: intendiamoci, Canseliet era un letterato, avvezzo al Latino ed addentro anche a conoscenze profonde di filologia, per questo le sue traduzioni sono generalmente inappuntabili: tuttavia nella scelta di un termine piuttosto che di un altro a volte (credo volutamente) egli è fuorviante, quasi volesse rimediare alla propria generosità citando un testo denso di riferimenti e significati come questo.

Ad esempio, ‘sed mystico spiramine’ lo traduce prudentemente con ‘per mezzo di un soffio misterioso’, eppure Spiramen ha diversi altri modi di essere tradotto. Innanzitutto anche con ‘spirito’, e non è poco. Esiste però anche la traduzione ‘condotto sotterraneo’, e qui la cosa si fa interessante, potendo alludere alla ‘buia profondità’ di poco prima, dove la Luce non è mai arrivata, e riferibile alla necessaria oscurità germinativa. Inoltre, è sinonimo di Spirito nella locuzione  ‘Spiramen  Sanctum’: sono più che certo che Canseliet, evitando questo termine, o meglio, passandoci su con indifferenza, intendesse proprio non svelarne troppo i significati.

C’è anche un altro termine che quadra poco: nell’ultimo verso “Versatur in templo Deus” la traduzione recita “Dio risiede nel tempio”.  I significati di  ‘verso, -as versavi versatum versare’ sono molteplici, ed un paio si attagliano alla traduzione del Maitre de Savignes:

1 volgere, rivolgere, rivoltare, rigirare
2 (rifl.) volgersi all’indietro
3 condurre, portare, trasportare, guidare, dirigere
4 modificare, mutare, trasformare, presentare in modo diverso
5 trattare, maneggiare
6 volgere nella mente, esaminare, ponderare, considerare, meditare
7 muovere a capriccio, mettere sottosopra, turbare, sconvolgere, tormentare, travagliare
8 frequentare, trattenersi, trovarsi abitualmente, aggirarsi in un luogo
9 stare, dimorare, soggiornare, vivere, abitare
10 esserci, essere presente
11 trovarsi in una situazione, essere coinvolto, prendere parte
12 (pass. con valore rifl.) girarsi, muoversi
13 (con in e l’abl. o con inter, circa e l’acc.) occuparsi di, dedicarsi a, attendere a, esercitare, coltivare
14 consistere, avere per oggetto, esplicarsi
15 comportarsi
16 tentare, cercare di guadagnarsi l’animo di qualcuno.

Canseliet, molto prudentemente, sceglie il nono: stare, dimorare, oppure il decimo, essere presente: i due riflessivi, per cui la forma passiva orienterebbe, sono invece il secondo, volgersi all’indietro (ma perché dovrebbe Dio rivolgersi indietro? Mah…) oppure  ’girarsi, muoversi‘, come nel caso n. 12 (ripeto: mah…).

Tuttavia, con un po’ di sfrontatezza, confessiamo che ci piace molto di più il terzo, ‘Dio è portato nel tempio’, oppure , addirittura, se non sembrassimo eretici, il quinto… Ma si sa che gli Alchimisti, un po’, lo sono davvero.

Il “Veni redemptor gentium”, come  dice Canseliet, è un Inno Ambrosiano, che potete ascoltare nella rigorosa interpretazione di Giovanni Vianini.

Esiste una bellissima versione polifonica basata su di esso, ad opera  di Leonhard Paminger (1495 – 1567) compositore austriaco amico di Lutero (per questo perse il posto a Passau) e, secondo alcune biografie, autore di ‘controversi libelli religiosi’ (un altro eretico, insomma…).

La sua produzione musicale, di tutto rispetto, è stata pubblicata postuma. Spero presto di registrare il suo  “Veni redemptor gentium”, in forma di responsorio, che ricorda le atmosfere fiamminghe contemporanee. Non ho al momento cognizione di eventuali sincroniche vicinanze alchemiche, ma sono qui per eventuali segnalazioni delle stesse…

Buon Natale e Buona Cerca!

Chemyst

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2 pensieri su “Veni, Redemptor Gentium…

  1. Caro Chemyst,

    mi permetto prima di tutto di offrirle una traduzione un pochino più curata; purtroppo quella di Ledvinka lascia molto a desiderare. Prima il passo in Francese:

    “Pour nous qui travaillons par voie sèche au fourneau, la demeure philosophale, à la fois la plus humble et la plus opulente, est la caverne de Bethlèem, où la Vierge Marie mit au monde l’Enfant divin. Le gite souterrain se trouvait si profond, que la lumière n’y fut jamais mais toujours les ténèbres, parce qu’il ne recevait pas, à l’intérieur, la clarté du jour – lux non fuit unquam sed semper tenebrae, quia lumen diei penitus non habebat”

    …e la mia personale traduzione:

    “Per noi che lavoriamo per via secca al forno, la dimora filosofale, al tempo stesso la più umile e la più opulenta, è la caverna di Bethléem, dove la Vergine Maria mise al mondo il Bimbo divino. Il “giaciglio” sotterraneo si trovava così in profondità, che la la luce non vi era mai arrivata, ma sempre le tenebre, poiché non riceveva, all’interno, il chiarore del giorno – lux non fuit unquam sed semper tenebrae, quia lumen diei penitus non habebat”

    A parte qualche piccola ‘libertà’ (fuoco per forno), le segnalo che la parola “gite”, si traduce certamente con giaciglio, dimora, o similia…ma…ma se consulta un buon vecchio dizionario Francese troverà questo: “Terme de minéralogie. Masse de minéraux en son gisement.”, cioè massa di minerali nel loro giacimento. Ecco perché consiglio sempre – ove possibile – di leggere l’originale.

    Quanto al “Versatur in templo Deus”, concordo con lei, anche se la traduzione di Canseliet è più che accettabile: il senso è che il divino è lì, all’interno della roccia, all’interno della cava….che poi si trattenga o lo si maneggi…dipende da come uno vuol leggere l’evento miracoloso. Ma il senso è quello.

    Grazie, poi, per la splendida ‘chicca’ dell’Ambrosiano: meraviglioso!

    Captain NEMO

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  2. Carissimo Capitano,

    in effetti è… illuminante la sua traduzione, in particolare quella dal Francese! Una massa di minerali nel loro giacimento. Oggi leggevo una rivista ecclesiastica poggiata sul comodino di una paziente molto religiosa: vi era una pagina dedicata alla Natività scritta da qualche giovane e zelante signora di parrocchia, forse un’insegnante dallo stile, che sembrava (inconsapevolmente, senza dubbio!) un berve compendio di Alchimia. Al momento ricordo ‘e quando il bimbo ci guardò, fu come se il Cielo ci guardasse’, oppure ‘ con al sua nascita la Luce scese fra di noi’: ho quasi riso infine a leggere ‘e, fissandolo, l’amò’.
    Dio è venuto a casa nostra: quella volta in pompa magna, ma molte altre volte, semplicemente e continuamente.

    A presto

    Chemyst

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