La Vita Minerale


E’ una specie di dogma per l’Alchimista. I minerali sono vivi, la loro vita è semplice, ma proprio per questo vicina all’Origine, alla Creazione e quindi al Divino. Addirittura i maestri ci ripetono fino all’ossessione COME lo Spirito Universale penetri fino al centro del pianeta (vivo anche lui, non dimentichiamo i ‘Globi’ di Cyliani) e qui formi un mercurio il quale poi ‘evolve’, unendosi a zolfi più o meno adatti per fermarsi a vari gradi di perfezione, senza quasi mai raggiungerla (con l’eccezione dell’oro). Qui interviene l’Artista, quando e se ne ha le capacità, l’opportunità e l’investitura Celeste, per aiutare la Natura nel suo percorso.

Ma torniamo alla vita: come ci accorgiamo noi del fatto che qualcosa vive? Due sono le caratteristiche: una, che si muove; due che cresce, si evolve.

Per la seconda, (ma, come vedremo, anche per la prima) è una questione di tempi e di velocità: siamo avvezzi, da piccole egoistiche ed egocentriche creature, a considerarci al centro del Cosmo, che è fatto a metro e misura di noi stessi: fino a poche centinaia di anni fa la Terra era al centro dell’Universo, e l’Uomo il Signore della Natura intera. Che follia!

Mi piacerebbe che tutti vedessero uno dei film di Star Trek, dove una macchina evoluta considera gli umani (le ‘unità – carbonio’) un’infezione dell’astronave Enterprise… se proprio non vogliamo considerarci un’infezione, o una sciagura per la Terra (“voi siete il sale della terra” diceva qualcuno… ma provate a sparger sale su un campo: Attila lo fece, per condannare alla fame i contadini!), cerchiamo di sforzarci a considerarci ospiti.

Così, se vediamo un cristallo, o magari una stalagmite in una grotta, la vediamo statica, ferma: eppure cresce, per minime apposizioni di acqua calcarea che scivola via e  lascia piccole quantità, invisibili ai nostri sensi ottusi, di calcare che si appone piano piano, per gradi, allo strato precedente. E se torniamo dopo una settimana, la stalagmite è CRESCIUTA.  E’ viva?  beh, almeno uno dei due criteri enunciati, la crescita, lo  possiede…

Ma torniamo ai tempi: a tutti è capitato di osservare delle figure in movimento, ad esempio, degli amici che ballano ad una festa in pineta… Abbiamo un apparato visivo di tutto rispetto, con una frequenza di fusione sufficiente a farci percepire la maggior parte dei movimenti con un discreto dettaglio: non avremo dunque difficoltà a percepire le aggraziate movenze dell’esile biondina o la scatenata danza della sensuale mora… Ma se provate a fotografarle? Con poca luce, senza usare il flash che ci imprime sul film (oggi sul supporto magnetico) un micro-evento di 1/40000 di secondo, siamo costretti ad aprire il diaframma dell’obiettivo per tempi più lunghi… ed ecco che la pista da ballo, a seconda della lunghezza de tempo di esposizione, sembrerà popolata da figure deformi, sovrapposte o, via via, diafane, quasi fantasmi…  anche una folla che prende la metro può diventarlo… ecco come potremmo apparire noi alle montagne, se avessero occhi con una percezione lenta come una Posa B della macchina fotografica… e, viceversa, a noi le montagne sembrano immobili. E se l’universo fosse popolato in contemporanea da creature la cui velocità del vivere e del percepire fossero straordinariamente più lente o più veloci della nostra? Semplicemente, NON CE NE ACCORGEREMMO.

Ma dunque, se per suppore l’esistenza di vita dobbiamo presupporre che coesistano crescita e movimento, potreste obiettare (con molto senno), che gli esempi che abbiamo portato non sono completamente esaurienti, ovvero che non  vi sono presenti entrambe le condizioni. Giusto. Ma se prendiamo un qualche minerale con struttura cristallina (quindi, con una struttura che come sappiamo si è lentamente sviluppata in seno alla terra, ossia è cresciuto) e lo sottoponiamo all’azione di un fuoco dalla temperatura adeguata, possiamo portarlo al punto di fusione: lo vedremmo allora statico, fermo, fisso?  No, lo vedremmo sciogliersi, cambiare di forma, e via via anche ribollire, se saliamo con l’energia che gli somministriamo tramite il calore. Energia: già, ma noi ‘unità-carbonio’ non abbiamo bisogno di energia, di nutrimento? Forse le creature del mondo minerale hanno necessità di quel particolare nutrimento.  Ah, magari qualcuno ora vorrà parlare di entropia, mi dirà che il calore è lo stadio di degradazione finale dell’energia… sapete, mi fa sorridere l’idea (e per più ragioni!) che un prodotto di risulta possa essere considerato un nutrimento! Già, ci vuole un pizzico di follia per ragionare in questi termini, prendendosi la libertà di andare avanti e indietro lungo la scala dell’energia e del tempo, ma gli alchimisti lo sono. E lo fanno a loro piacimento.

Di energia parla Paolo Lucarelli nel suo meraviglioso articolo sull’Anima del Mondo: lo fa con le parole di  Guglielmo di Conches : “Ma ci si chiede cosa sia quell’energia. Ma, come mi sembra, quell’energia naturale è lo Spirito Santo, cioè una divina e benigna armonia che è ciò da cui tutte le cose hanno l’essere, il muoversi, il crescere, il sentire, il vivere, il giudicare… Infatti alcuni corpi li vivifica e fa crescere, come le erbe e gli alberi: alcuni li fa percepire attraverso i sensi, come gli animali bruti; alcuni li fa emettere giudizi, come gli uomini, una e la stessa permanendo l’anima; ma non si sviluppa il medesimo potere in tutti, ciò a causa dell’inerzia e della natura dei corpi.”

Se ne potrebbe dedurre che, forse, i minerali sono vivi a condizioni particolari, che non necessariamente sono le nostre: la vita minerale, quindi, alle miti temperature così favorevoli agli umani, potrebbe sempliemente essere latente: questa parola ricorre nei testi alchmici.

Latet sol in sidere.

D’altro canto, una delle frontiere della ricerca  umana (folle, per un alchimista) sul prolungamento della vita o sulla sua sospensione prende in considerazione l’ibernazione: un corpo umano ibernato appare senz’altro privo di vita ad un altro essere vivente. Eppure la vita non è assente, solo sospesa… non è molto diversa, questa condizione, da quella di un paziente sottoposto ad intervento cardiochirurgico in ipotermia e circolazione extracorporea. Situazioni limite, certo. Ma reali, paradossali, eppure dialetticamente efficaci. Perciò, se un minerale è vivo a 1100°C, a 25 °C potrebbe essere ibernato…

Insomma, le dimensioni della vita potrebbero non essere sempre le medesime, o potrebbero esister più tipi di vita, non necessariamente a condizioni paragonabili a quelle che conosciamo per noi e per organismi non dissimili dal nostro. Forse ragionare sulla vita senza presumere che la nostra sia l’unica possibile è utile (alla Cerca) se non altro per forzare un poco quella gabbia di convenzioni che il nostro rassicurante egocentrismo costruisce intorno a noi e ci impedisce di sognare il meraviglioso.

Chemyst

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3 pensieri su “La Vita Minerale

  1. Caro Chemyst,

    bellissimo e pacificamente commovente!

    Molto bello l’esempio della foto con i ‘tempi lunghi’…

    Quanto a cosa sia che definisce una ‘vita’, penso che la vera sottigliezza – da cogliere – sia quella di percepire una Forza operante ed attiva in una forma: è questa la semplicità della Natura, in ogni regno.
    La modulazione di questa Forza, sposata alla specificazione portata dalla forma, costituisce un corpo. Ogni corpo. Vivente.
    Questo vigor rerum, questa “Ros”, è molto sfuggente ai sensi esterni, ma non a quelli interni. Tanto che solo operando all’interno – dei corpi – l’alchimista può far sì che agisca in modo nuovo, completando ciò che Madre Natura aveva lasciato. E’ l’interno che deve divenire esterno, in modo da poter portare – poi, eventualmente – l’operatore dal suo esterno all’unico interno. Mi rendo conto di essere ermetico, ma non saprei come dirlo meglio…la vita non cristallizza, ma scorre. Sempre: come un flusso. Ora, qualunque flusso, comunque lo si voglia considerare, materialmente o spiritualmente, prefigura una Forza all’opera. Non ci è dato sapere chi o cosa “applichi” quella Forza generante il flusso in cui siamo immersi, ma possiamo usare (e lasciarci usare) quella stessa Forza per indirizzare, con una piccola retrogradazione locale, un possibile compimento.

    Oltre a Star Trek, che ho amato (ma la primissima serie), amo molto – per quanto sopra detto – Star Wars, dove la frase che mi risuonava in testa era quella di Obi Wan Kenobi: “Use the Force, Luke” …!

    (Ogni riferimento è sempre voluto, quanto divertentemente ‘casuale’!)

    Captain NEMO

  2. caro Capitano,

    è di grande conforto sapere che mi legge anche in questo periodo ‘affannoso’ di preparativi importanti e delicati. Come sempre lei va al ‘punto’ del problema, che io ho soltanto sfiorato con la citazione di Guglielmo di Conches.
    Spero davvero di trovarmi un giorno nella condizione che lei, tramite Obi Wan, ‘casualmente’ auspica…

    Chemyst

  3. Come sempre ha colto nel segno. E’ da tempo che penso anche io alla stessa definizione di “vita” ed oramai, e sempre di più, mi lascio trasportare dal cuore. Soprattutto in questo periodo in cui “qualcosa” inizia a scendere, il cuore si emoziona come un bambino di fronte a qualcosa che non ha mai visto.

    Mi viene in mente un bellissmo passo di Fulcanelli nelle Dimore primo tomo capiotolo “Chimica e Filosofia” dove si parla dei metalli e della loro “vita” e di come muoiono, ecc.

    Tonneau il Rouge

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