Ave Verum Corpus


Cari Curiosi,

non so se il mio presupposto sia fondato, cioè che ad una certa scuola musicale sia stata affidata la Fiammella della Tradizione, fatto sta che la scelta dei testi sacri da porre in musica da parte dei Fiamminghi, di qualsiasi generazione, sembra indicare che una certa conoscenza delle cose ermetiche fosse parte del loro bagaglio. D’altronde, qualche vicinanza culturale fra uno dei più grandi dei Fiamminghi e la corte Estense non impervia al sapere ermetico è stata già posta in luce in un precedente post. Di conseguenza, non è con azzardo che sottoponiamo qui alla vostra curiosità un testo pieno di interesse (perchè pieno di riferimenti alla nostra Arte) che è stato posto in musica da quello stesso Maestro Fiammingo che ha musicato Virgo Salutiferi oggetto di un precedente post. Questo Maestro è Josquin Desprez (nei commenti al post citato c’è anche una sua puntuale biografia tracciata da Captain Nemo) ed il testo da lui musicato è Ave Verum Corpus.

Qualcuno di voi potrebbe anche aver fatto parte di un coro: di conseguenza sicuramente si è imbattuto in un famoso brano di Wolfgang Amadeus Mozart che porta il medesimo titolo, Ave Verum Corpus. Questo fatto, indirettamente, potrebbe confermare il contenuto ‘esoterico’ del testo: Mozart infatti lo compose durante il suo ‘Periodo Massonico’ , quindi sia lui, se fosse avanzato abbastanza nel suo cammino iniziatico al punto da percepirne i significati, sia gli eventuali committenti potrebbero essere stati consapevoli  di alcuni riferimenti inseriti in questo testo.

Il testo è il seguente, ma sia Mozart che Desprez lo hanno musicato solo in parte:

Ave Verum Corpus natum de Maria Virgine

Vere passum, immolatum in cruce pro homine,

Cujus latus perforatum unda fluxit et sanguine,

Esto nobis praegustatum in mortis examine.

O Jesu dulcis, O Jesu pie, O Jesu, fili Mariae,

Miserere mei. Amen

La traduzione italiana è la seguente:

Ave, o vero corpo,  nato da Maria Vergine,

che veramente patì e fu immolato  sulla croce per l’uomo,

dal cui fianco squarciato  sgorgarono acqua e sangue:

fa’ che noi possiamo gustarti  nella prova suprema della morte.

O Gesù dolce, o Gesù pio,  o Gesù figlio di Maria.

Pietà di me. Amen.

Va subito detto che Mozart non ha musicato la preghiera finale ‘O dulcis, o pie, o Fili Virginae Mariae’, mentre Desprez ha tralasciato ‘Esto nobis praegustatum in mortis examine’.

Ma cominciamo da… capo ! Ave, verum Corpus: si parla di un ‘corpo’ ovvero di un qualcosa di ‘f’isso’, di materiale, tangibile, solido: è di questi giorni la pubblicazione da parte di Captain Nemo, con sorprendente tempismo, di un post su Maria la Profetessa nel corso del quale cita un suo passo in cui si parla, appunto di un ‘verum corpus‘: una ‘coincidenza’ davvero divertente! Per di più, questo ‘corpus’ (curioso, anagrammandolo viene ‘cupros’…) è ‘natum de Maria Virgine’, ovvero da una mater(ia) vergine… e fin qui ci siamo, perfettamente nello schema dell’Opera, quando, parafrasando un’altra composizione musicale, una Lauda a tre voci di Anerio, assistiamo ‘All’apparir del sempiterno Sole’.

Ma il nostro testo riserva ben altre sorprese: chi l’ha redatto sapeva bene che, dopo un cotal titolo “Ave VERUM Corpus’, tutti, per similitudine, avrebbero tradotto il successivo ‘vere passum‘ con ‘veramente patì’, ‘davvero patì’ o anche ‘passò’. Tuttavia, ‘vere’ può sì essere, ed a pieno titolo, l’avverbio ‘veramente’, ma altrettanto correttamente può essere tradotto con ‘in Primavera‘, con un ablativo di tipo temporale da Ver, veris, Primavera, appunto. Ed è in Primavera che lavorano gli Alchimisti, quando copiosa discende la Rugiada Celeste nelle notti d’Ariete e di Toro.  Se poi, una volta accesasi la fiammella della curiosità, si voglia consultare un Dizionario latino di buona qualità (suggerisco vivamente Georges-Calonghi) si potranno scoprire tanti significati meno noti delle parole: è il caso di passum, aggettivo neutro derivato da Patio, da cui ‘paziente’ (… paziente? dove ho letto paziente ed agente?) e che sicuramente significa ‘ha sofferto’… e, aggiungo, essendo morto all’antivigilia della Pasqua di Resurrezione, sicuramente Cristo è ‘passus’ in Primavera, per cui quel ‘vere’ di poco fa è corretto anche temporalmente, ma.. se spulciate  i significati meno usati di Passus vi trovate anche ‘disteso’, addirittura ‘aperto’. E’ divertente, poi, che se riferito ai capelli, passus significa sciolto, mentre se riferito al latte, significa ‘rappreso‘. Un ‘solve et coagula‘ in una sola parola… anche se magari a noi piace la seconda, parlando di un corpo, ma si sa, in Alchimia i cambiamenti di stato sono frequenti ed alterni.

Comunque, il nostro corpo in primavera viene disteso, e successivamente ‘immolatum in cruce pro homine‘ : ora che ci abbiamo preso gusto, accettiamo che ‘pro homine’ significhi esattamente ‘per il bene dell’umanità’ (perchè è anche per questo che si fa Alchimia), e comunque non è notizia da poco. Tuttavia, è interessante la parola ‘immolatum’, che già dal suono ci riporta al ‘Mens agitat molem’ caro a Canseliet (un’intelligenza muove la massa), e potrebbe indicare che qualcosa va in una massa (in molem), ma anche alla mola, a qualcosa che tritura (e quindi apre) il nostro corpo preparandolo alla croce, che Fulcanelli ci rammenta aver etimo comune con crucibulum, crogiolo…

Brevemente, possiamo ricordare che la Croce, per come è costruita, è simbolo di una religio fra le cose superiori e quelle inferiori, fra il piano terreno simbolizzato dalla linea orizzontale e quello celeste cui si connette la linea verticale.  Sulla Croce di Cristo, l’acronimo INRI, tributo alla regalità di Gesù, verrà letto dai Figli d’Ermete con Igni Natura Renovata Integra, ed ecco un’ulteriore piccolo segnale nel bosco, ed in fondo tutta la differenza fra l’Arte e la Chimica. Ecco dunque, a questo punto, si differenziano i testi utilizzati da Mozart e  da desprez: anche quello di Mozart contiene un interessantissimo ‘Unda fluxit et sanguine’ (in altre versioni Unda fluxit cum sanguine), mentre Josquin passa direttamente ad un’altro indispensabile strumento dell’Alchimista, la preghiera finale: “O dulcis, o pie, o Fili Virginis Mariae”.

Ed il cerchio è concluso.

Noldor

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4 pensieri su “Ave Verum Corpus

  1. Grazie Noldor per lo splendido post, che sottolinea ancora una volta come la Sacra Scienza sia legata all’arte della musica, o come la definivano i pitagorici la matematica in movimento, ed è proprio della transitorietà la caratteristica del movimento e del ritmo. Nei miti greci la Musica (di cui Apollo è il Dio) viene proposta come una sorta di potere atto a imbrigliare forze naturali, basti il mito di Orfeo su tutti, Apollo come sappiano è il Sole che con le sue energie coagula di vita e forma il nostro pianeta, ma la tradizione ci insegna che ogni seme è un piccolo Sole che con le sue capacità coagulative tesse le materie eterogenee, da quelle più sottili a quelle più dense, al fine di creare un essere, una copia in piccolo di quello che gli è superiore( così in alto così in basso). Per usare una terminologia alchemica, lo zolfo (principio informatore) coagula il mercurio (principio nutriente). Cristo è il Sol Invictus, il sole invincibile, poichè supera la morte, il buio, come il seme vegetale che scompare nella terra per poi bucare il terreno alla ricerca di quel Sole esteriore che ne è la controparte astrale. Il nucleo di ogni cosa ha le informazioni che servono per la coagulazione della forma, il nucleo atomico, il dna, il cuore, il centro del pianeta, il sole, il centro galattico, ogni nucleo è la copia analogica del superiore. Questo Nucleo-Zolfo però per poter esprimersi in forma, abbisogna di una controparte, di uno strumento, di un elemento passivo che possa tradurre in atto le Volontà del Creatore-Artefice-Zolfo, quando avviene l’incontro tra questi due, quando il musicista ha tra le mani lo strumento ed inizia ad interagire (lottare) con lui, ecco che si sintetizza una armonia, un Sale, una cosa concreta che viaggia per suo conto, essa stessa diviene uno Zolfo, un principio che può influenzare e modulare chi risuona con lui, gli ascoltatori per esempio, basta guardare i piedi di ascolta musica, o la danza stessa, per non parlare di come essa possa influenzare gli animi dei propri fruitori. Questo mi porta a fare una considerazione, la musica creata dall’uomo influenza l’uomo stesso, che ne è creatore e ascoltatore, il creatore è un attivo, il secondo (della stessa natura)un passivo, il Sole genera frutti, emette suoni a noi incomprensibili di cui possiamo vedere solamente gli effetti, poichè anche noi facciamo parte della sua sinfonia, la domanda è, qual’è il Sole che ascolta ?….

  2. Caro Chemyst,

    la sua tesi prende sempre più ‘corpo’…!
    Un giorno qualcuno si accorgerà dello splendido lavoro che sta compiendo. Come sa, anch’io sono molto ‘intrigato’ da questi strani ‘accadimenti’ tra i musici Fiamminghi, e certo è che molti testi religiosi ben si prestano ad allusioni molto attinenti con la Grande Opera. Sottolineo, comunque, come il testo saluti il corpo come ‘verum’, a suggerire che la ‘veritas’ (ed ogni gioco cabalistico è qui permesso), è racchiusa, nascosta ed occulta; e che occorre portarla alla Luce, generando – per l’appunto – un corpo adatto, dunque ‘verum’. Maria l’Ebrea ricorda che ‘non fugge dal fuoco’, indicando quindi la ‘vera’ natura del corpo in questione. Il procedimento è semplice ed indicato con chiarezza. Ma occorre una chiave…su questo vi è ampia letteratura e materia di studio.

    La voglio ringraziare anche per aver scelto un Video curioso, in cui delle belle campane sono in bella mostra: lei certo sa che l’arte campanaria – ormai perduta – si basa su un ‘tocco’ e ‘rintocco’ scanditi da un tempo tipico di ogni campana, in modo tale da generare la ‘ri-sonanza’.
    Non so se lo ricorda, ma – in altri luoghi ormai lontani – parlai un pochino della strana e misteriosa ‘Clochette’ che era raffigurata sulla copertina della vecchia edizione francese delle Dimore Filosofali: si tratta di una campanella miracolosa con la testa di pesce , ricoperta di scaglie; è la Cloche di Saint Pol de Léon, sull’isola di Batz, in Bretagna (Finis Terrae), risalente al VI° secolo. La leggenda vuole che provenisse dalla Britannia e che fosse stata portata da un pesce. Ed un’altra leggenda bretone, che narra di un pellegrinaggio sulle tombe dei sette vescovi di Bretagna da parte di un giovane ‘chevalier’ che ha perso tutto, tranne sette denari, si conclude per l’appunto a Saint Pol, dove accade quanto segue:

    Arrivando davanti la tomba, legge:
    Saint Pol l’Aurélien. Un ginocchio a terra, pone il settimo denaro dulla settima tomba e resta in silenzio. Appare Saint Pol. Il giovane pare non accorgersene. Sain Pol gli si avvicina:
    “I flutti dell’incompiuto sono stati arginati; è apparsa una nuova terra feconda. Atterrando il dragone, sei divenuto il tuo nome.
    Saint Pol fa suonare una campana sulla testa del giovane.
    La settima campana del re March, uscita dal ventre del pesce, suonandoti sulla testa, ti ha guarito della sordità ed ha annientato la saggezza e l’intelligenze del saggio che credevi di essere.
    Silenzio…Saint Pol sparisce.”

    Anche questa, in fondo, è Alchimia…!

    Captain NEMO

  3. Siete sempre a livelli altissimi,solito more ermetico.. La campanella pesce del capitano mi ricorda la sogliola di fulcanelliana memoria, che credo compaia nel capitolo di Bourges di MdC. E’ un pesce da catturare-sembra- con un provvido retino.

    Il buon Nold ci parla di un Cristo nel crucibulum, e mi chiedo se nella scuola fiamminga abbia scorto qualche allusione ai tre chiodi con cui è stato infisso.

  4. Carissimi,

    grazie per i vostri commenti. Credo sia opportuno seguire la traccia indicata dal Capitano, che collega le campane al pesce, e di leggere la storia del Cavaliere che giunge… alla Fine della Terra!

    Non ho affrontato alcun discorso numerologico (per rispondere a Brouillard… benvenuto sul mio blog!) che segue alcune codifiche semantiche ben definite e che peraltro si può spesso ‘piegare’ a proprio piacimento nelle composizioni musicali. Provandoci, così, all’impronta, posso dire che ‘Ave verum Corpus’ di Desprez è a tre voci, ma inizia a due… però credo che questo possa riguardare altro, non necessariamente i tre chiodi della croce-crogiolo. Ed è la voce di sotto, il ‘Tenor’, che crea ‘movimento’, ovvero agisce per ‘diminuzione’ (ovvero traduco il valore delle note diminuisce), a partire dalla seconda sezione e coinvolgendo anche le altre parti nella terza… Ah, non l’avevo detto? Ave Verum è in tre sezioni… divertente l’Alchimia…

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