Il Libro Sacro


Cari Amici,

ho riflettuto un po’ prima di decidere di ri-postare queste note, in un luogo virtuale nel quale sono sicuro dell’attenzione di pochi fidati amici. Ho già provato, infatti, a sottoporre queste note in un Forum [1] con stanze dedicate, e poiché si parla di Alchimia poteva a buon diritto popolare le stanze di di chi ad essa era preposto… alla fine ho deciso di metterlo in stanze per la verità un po’ desuete, dove per una volta anch’io ‘forzo’ un po’ i termini di ‘inclusione’ ed ho usato come pretesto il suono della parola per pubblicarlo. Tuttavia, la risposta è stata, quasi per un contrappasso, un silenzio assordante.

Ma entriamo nel merito…

Se c’è una Via iniziatica priva di paludamenti, appariscenze, ostentazioni simboliche, questa è l’Alchimia. Sicuramente perché è una Via individuale, nella quale l’operatore agisce da solo, con se stesso, le materie e quanto di spirituale esse attraggono. Non ha quindi bisogno di grandi templi, di offerte sacrificali, di vesti decorate , di tutto quell’apparato rituale (ahimè, qualche volta definibile anche ‘scenico’) che in altri contesti è utile o necessario per spiegare a partecipanti o affiliati o fedeli (a seconda delle circostanze) l’importanza di quel che si sta facendo, ovvero un’interazione con il Sacro.

La Via Alchemica, tuttavia, ha a che fare con il Sacro, e molto da vicino, e continuamente: una vicinanza che lo fa percepire come potente, pericoloso, affascinante, spietato, incredibile, meraviglioso… per questo ci si avvicina ‘per gradi’ alla pratica di Laboratorio (parola spesso scissa in Lab-Oratorio, ancora una volta a sottolinearne la sacralità), passando per uno studio lungo ed approfondito.

Spesso, amici più avanti sul Sentiero del Bosco raccomandano lo studio dei ‘buoni’ libri, ovvero dei libri scritti da Adepti dell’Arte. Leggendoli e rileggendoli si comprende, un po’ alla volta, con quanta cura ed attenzione essi sono redatti, quali motivi hanno guidato l’Autore per fargli scegliere una parola piuttosto che un’altra, avverbi compresi… provare per credere, alle successive riletture uno stesso passo è molto più rivelatore che nel primo passaggio. Capita di cambiare la percezione, di comprendere cose che prima non si percepivano nemmeno, eppure le parole sono le stesse, sono là, e vi sono sempre state. Per di più, esse parlano in modo diverso a lettori diversi, anche se allo stesso modo profondamente innamorati dell’Arte.

Poi, se si dovesse giudicare dal numero dei libri, l’Alchimia non sfigurerebbe neppure nei confronti di Religioni  importanti come il Cristianesimo o l’Ebraismo… ma l’Alchimia non è una religione. O forse sì, ma in una accezione molto profonda e comunque individuale. E poi, l’Alchimista prega, è la prima cosa che fa nel classico precetto: “Ora, lege, lege, lege, relege, labora et invenies”.

Ma torniamo al ‘lege’: bisogna farlo, farlo costantemente, leggere molto e con intensità (in Latino la ripetizione ha un significato retorico intensivo): mi torna in mente una delle bellissime conversazioni di Gratianus con il suo Maestro, nel libro “Incontri con il Maestro – Introduzione all’Alchimia Operativa”, quando quest’ultimo, ad un incredulo Gratianus, suggerisce di leggere a voce alta. Interessante, no? Leggere a voce alta un passo di un libro d’Alchimia fa sì che la nostra percezione dei significati venga potenziata da una sorta di feed-back  positivo sonoro, che rafforza quanto letto ‘a mente’ mediante una prima ‘vocalizzazione’, ovvero una traduzione dei suoni immaginati in suoni reali attraverso l’apparato fonatorio, ed una successiva riconversione degli stessi quando vengono percepiti dalle nostre orecchie e ridecodificati  e ritrasmessi al nostro Sistema Nervoso Centrale, ove ‘risuoneranno’ attraverso mille ulteriori  circuiti di controllo, memoria, e via così.

Questa moltiplicazione sensoriale è l’equivalente di una lettura multipla, perché la medesima ‘informazione’ perviene alla fine alla corteccia più volte in tempi successivi ma ravvicinati. C’è anche, d’altronde, chi riferisce di un’acuirsi percettivo per chi si avvicina sempre di più alla comprensione dell’operatività alchemica: ricordate cosa narra Zolla, quando parla dei suoi incontri con Lucarelli? Si entra in una fase di terrore controllato… si suda, si secerne… arrivano informazioni che [lo] atterriscono (E. Zolla, Le Meraviglie della Natura, Marsilio)  e qualcuno racconta (lo stesso Gratianus, fra gli altri) di venir anticipati nel parlare da un Alchimista, come se questi conoscesse in anticipo i nostri pensieri…

Nel consiglio del Maestro, dunque, un suggerimento notevole, e pratico, ma anche carico di altri significati: pure se in questo caso Celebrante e Fedele sono la stessa persona, il fatto di far risuonare parole cariche di significato sacro rende questa pratica, oltre che neurofisiologicamente vantaggiosa dal punto di vista dell’apprendimento, anche Rituale.

Quest’ultimo dettaglio, unito al contenuto delle parole pronunciate ed al loro argomento, nonché allo status del loro Autore, conferiscono un carattere di sacralità indiscutibile al tutto, dunque compreso il libro stesso, che diviene così un Libro Sacro. D’altra parte sul Libro passa la maggior parte della Via, anche se in termini d’intensità di esperienza il Lavoro al Laboratorio non abbia paragoni: ancora una volta ‘lege, lege, lege, relege’ sono più della metà delle ‘cose da fare’ in Alchimia.

E’ solo infatti grazie alla lettura che si acquisisce il primo gradino della prescrizione zoroastriana, ovvero lo ‘Scire’, il conoscere quello che va fatto. Ad esso, quando saremo pronti, anche in termini di coraggio, seguirà l’Audere’, e se Benvoluti, quel ‘Potere’ per il quale converrà ‘Tacere’.

Speriamo…

Chemyst

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7 pensieri su “Il Libro Sacro

  1. L’organo cerebrale si costituisce per gradi, per farlo l’organismo deve sviluppare tre facoltà: quella dei sensi, della registrazione delle osservazioni, del confronto delle nozioni così registrate (memoria). Tutto ciò si riferisce ancora al solo “animale umano”, la RAGIONE è di ordine differente. I sensi sono gli organi di constatazione degli elementi-princìpi.
    Il TATTO appartiene alla TERRA
    Il GUSTO all’ACQUA
    L’OLFATTO all’ARIA
    La VISTA al FUOCO
    L’UDITO appartiene al quinto elemento il VERBO divenuto sensibile fisicamente per mezzo del suono. I quattro sensi passano per il cervello, l’udito passa per il cuore, è il senso spirituale che è la porta di quella che gli antichi Egizi indicavano come l’intelligenza del cuore…

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  2. Caro Emil Sinclair,
    innanzitutto benvenuto sul mio modesto blog! Leggo sempre i suoi commenti sul Captain Nemo’s Weblog, e con molto interesse. Sono abituato per formazione a vedere in senso fisico-chimico i processi sensoriali, e di formazione sono fisiologo, ma la sua categorizzazione è ovviamente affascinante: in particolare l’associazione vista – fuoco sembra contenere, da parte sua, un insegnamento a noi che siamo più indietro sul Cammino, ovvero una identità-similitudine con la Luce (X).
    Quanto all’Intelligenza del Cuore, è un discorso affascinante e complesso, e Lei lo porge ad un musicista, sia pur dilettante: non mi sento in grado qui di argomentare, ma aspetto ed auspico il commento di chi, al termine dei Laveures, come ha fatto Lei, dica la sua…

    Chemyst

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  3. Bravo Chemyst, condivido in pieno.
    Il primo passo, l’inizio delle pellegrinaggio, avviene proprio quando l’aspirante, stanco e deluso dei tanti contatti, decide di incamminarsi in solitudine, riconoscendo così, forse inconsciamente, le proprie potenzialità. E’ una solitudine assordante, e i libri propongono un milione di ricette, e scritte in modo irritante. Mille alchimisti mille ricette. E poi i paradossi che insegnano che il nostro vecchio modo di pensare è inadeguato. Quanta pena! ma mai disperazione. Ma il Maestro interiore, l’Io essenziale non manca di vegliare costantemente, ed è quello che fu Virgilio per Dante.
    Ma attenzione! la finalità deve essere unica o predominante se vogliamo ottenere la misericordia della Vergine Sophia, che intender non la può chi non la prova.

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  4. Caro Antos,
    grazie del commento. La difficoltà per ora è di averne, un po’ di beata solitudine, un momento di pace: assordante è la quotidianità, mentre lo studio e un domani, spero, il laboratorio, mi paiono isole felici di pace. Il cammino è aspro, ma gioioso. E che la Dama ci faccia grazia e ci accolga accanto a sé.

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    • Egregio Chemyst, ringrazio ancora per l’ospitalità.
      Affermai mille alchimisti mille ricette, ma in una sola ricetta, e questo è un paradosso. In realtà occorre scendere nella miniera interiore dove si nasconde la “galena” il minerale di piombo, la quale va elaborata con lungo processo per subire la trasformazione in oro. Ne fu un esempio mirabile Dante con la sua discesa ad inferos per incontrare e trasmutare gli ego plumbei come l’iracondia (Filippo Argenti), la lussuria, l’avarizia ecc.
      Fa bene Lei Chemist a rimandare la pratica a quando si sentirà maturo per una scelta non facile.
      Lo studio è importante e va messo al centro della nostra vita. Io raccomando di tenere sul comodino o sotto al cuscino il Dizionario di Pernety, che ci tiene al riparo dagli errori, e poi di leggere L’Asino d’Oro di Apuleio, nel quale è descritto ciò che realmente accade a chi si accinge all’Operatività sacra. Si narra che Lucio finalmente riesce a procurarsi la pomata che gli darebbe la possibilità di volare, ma rimane deluso, perché al posto di spiccare il volo si accorge di essersi trasformato in asino.
      E in effetti è proprio ciò che si verifica nella pratica, che costringe ad una costante e interminabile dissoluzione e putrefazione, che può durare decenni e a volte anche molte vite, prima di poter sfiorare l’abito verde della sublime Sophia, e raccogliere le sue Rose, e purtroppo anche le tantissime spine. La Dama è simbolizzata con grande bellezza dalla statua detta a torto della Pudicizia, nella cappella “mutus liber” che fu costruita da Raimondo di Sangro Principe di San Severo.
      In rete vi sono moltissimi libri a disposizione dei ricercatori, ma io preferisco le esposizioni fatte da J. Champagne (Fulcanelli) e Canseliet che giudico dei riformatori nel modo di esporre la Grande Opera, attenendomi alla sostanza di quanto da essi esposto, senza curarmi se Fulcanelli e Canseliet fossero riusciti nell’intento di completare la Pietra Filosofale. In verità Canseliet affermò di non essere riuscito in questa impresa.
      Le preziose opere di questi Fratelli sono una guida sicura nel lungo pellegrinaggio, fino alla raccolta della preziosa stella e oltre.
      Sbagliano i ricercatori francesi a perdersi in mille polemiche. Un libro vale per ciò che esprime, e lo stesso vale anche per il nostro Lucarelli, che non fece la Pietra, ma che è, grazie ai sui scritti, una luce a guida nel tenebroso cammino.

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      • Caro Antos,
        Grazie per il suo commento e per il suo parere, in larghissima parte condivisibile. Festina lente è il modo di muoversi su questa Via impervia, che tuttavia resta una Via operativa con una ineludibile pratica di Laboratorio. Per fare la Pietra Trasmutatoria, certo, o l’Elixir che ci consente di ‘sfuggire ai limiti temporali imposti dalla morte’ come dice il suo amato Canseliet. Che pure, per quanto dichiari di non essere giunto a confezionare la Pietra, nell’ultima fase della sua vita raggiunge una consapevolezza differente, una visione altra da quanto ha esposto (in un mirabile sacrificio di dedizione all’apostolato) per tutta una vita. In altre parole, è questo tipo di bene (certo miracoloso e soprannaturale) cui anela l’Alchimista quando si pone in cammino? Un bene, come lo si mette mette, comunque ‘terreno’ (salute e ricchezza inesauribili)? Si risolve con questo l’Adeptato? Fulcanelli, dopo aver conseguito la Pietra, si è rimesso in cerca avendo intuito dell’altro. Filalete sembra farvi cenno, qua e là, fra le decine di indicazioni di vie operative che miscela nel suo Introitus. E Lucarelli pure, nelle sue note al MdC. Dunque, continuiamo a camminare nel Bosco, la Dama ci chiama…

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