Veni, veni Emmanuel


Cari Cercatori,

decisamente fuori stagione (ma ne siamo sicuri?) mi sono imbattuto in questo splendido brano corale e, a causa dell’ormai cronica Follia Chimica che mi pervade, non ho potuto non cogliere più che una traccia isolata di insegnamento dell’Arte di Natura nelle parole che l’assemblatore del video ha sapientemente fatto scorrere su di esso:

Il brano, come si legge dalla breve didascalia del video, è basato su un ampio Antifonario che risale al secolo IX: curioso, non è lo stesso periodo nel quale (ne abbiamo parlato nel precedente post) Rabano di Magonza componeva ‘Veni creator Spiritus’? E non siamo, ancora una volta, prima dell’arrivo in Europa dell’Alchimia?

Certo, non voglio dire che l’estensore dell’Antifonario O e Rabano fossero Filosofi Ermetici praticanti, anche se è indubbio che nel Vicino Oriente ci fossero (e c’erano già stati) molti Maestri dell’Arte.

Tornando al ‘Veni, veni Emmanuel’, il testo è usato nelle liturgie dell’Avvento (Vieni, vieni Emanuele: Emanuele è il nome proprio di Gesù Cristo, ma significa ‘Dio è con noi’) ma anche nei Vespri: se mi consentite un piccolo volo pindarico nella Cabala Fonetica, Vesper mi porta a pensare a Esperia, alla Stella del Vespro ovvero Venere, l’Astro del quale dobbiamo (anche) aver la ‘benevolenza’ per le nostre operazioni, assieme a Diana Cornuta. D’altra parte Monteverdi ha scelto proprio i Vespri della Beata Vergine per tramandare in un magnifico affresco sonoro le proprie conoscenze alchemiche.

Il testo ha disposizione diversa nelle varie fonti: eccone una, diversa da quella del video, ma molto suggestiva (la strofa iniziale è riportata in fondo):

1. Veni, O Sapientia,
Quae hic disponis omnia,
Veni, viam prudentiae
Ut doceas et gloriae. Refrain

Refrain:
Gaude, gaude, Emmanuel
Nascetur pro te, Israel.

2. Veni, Veni Adonai!
Qui populo in Sinai
Legem dedisti vertice,
In Majestate gloriae. Refrain

3. Veni, O Jesse virgula,
Ex hostis tuos ungula,
De specu tuos tartari
Educ et antro barathri. Refrain

4. Veni, Clavis Davidica,
Regna reclude caelica,
Fac iter tutum superum,
Et claude vias inferum. Refrain

5. Veni, Veni O Oriens!
Solare nos adveniens,
Noctis depelle nebulas,
Dirasque noctis tenebras. Refrain

6. Veni, Veni, Rex gentium,
veni, Redemptor omnium,
Ut salvas tuos famulos
Peccati sibi conscios. Refrain

7. Veni, Veni Emmanuel!
Captivum solve Israel!
Qui gemit in exsilio,
Privatus Dei Filio.

Bella l’invocazione inizale alla Sapienza (Sophia), che venga a disporre tutte le cose, non meno suggestiva è la seguente invocazione alla Prudenza, che dev’esserci maestra. Tralasciamo (non perchè non sia consonante alla nostra Cerca, anzi) il secondo versetto, perchè il successivo è assolutamente risplendente  di significato: la virgula di Jesse, ovvero la piccola verga, che sappiamo essere un bastone di legno che miracolosamente fiorì, è ciò che ci occorre per trarre fuori dall’antro ‘i tuoi’ (il riferimento qui è al popolo di Israele che viene liberato dagli antri infernali e dal baratro), ma che suona molto come un’indicazione operativa per un componente essenziale delle nostre operazioni. C’è poi (subito dopo) un accenno alla chiave che racchiude le cose celesti (o celate) e che rende tutto ‘superno’, escludendo il male e le cose infernali: anche qui, ci si potrebbe addentrare in un’esegesi ulteriore, ma il terreno è infido e dispongo ancora di poca luce per percorrerlo. Che dire poi del solare Oriente, che appare dopo le tenebre che debbono essere dissolte? Maier, sapete, ci parla del Vulture in cima al monte (l’Orografia è la scienza delle montagne), che viene portato dal vento d’Oriente, ed è simile al corvo (nero come la notte di cui vanno dissipate le tenebre, pur necessarie) capace di volare senz’ali.

Molto bella anche questa interpretazione, che avvalora la tesi che la melodia sia antica, se non quanto il testo, per lo meno d’epoca anteriore al XVI secolo: qui è eseguita una prima volta in stile ‘Discanto’, con la creazione di un’altra voce secondo le regole contrappuntistiche medievali (stile Marchetto da Padova, se mi si consente l’esempio), poi in un’armonizzazione con strumenti di sapore Quattrocentesco ed infine in stile polifonico del Cinquecento.

Vi lascio alle vostre riflessioni (che mi auguro vogliate condividere) richiamando l’ultimo (o il primo) versetto: non è curioso che per liberare Israel (che è tenuto prigioniero) si debba ricorrere ad una ‘soluzione’?

Buona Cerca a tutti…

Chemyst

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