Apostolato Alchemico


Cari Compagni di Cerca,

non per la prima volta, ho pensato brevemente all’Alchimia ed a come essa sia giunta, nei secoli, fino a noi.  Ci sono, è vero, molti libri sull’argomento, e fra questi un gran numero scritti da Adepti dell’Arte che hanno così passato l’insegnamento ed il frutto delle loro fatiche alle generazioni successive.

Una catena lunga ed ininterrotta, si direbbe: certo, dopo il settecento l’Alchimia sembra relegata all’ambito del Mito, soprattutto con lo sviluppo della figlioccia bastarda, la chimica. Tuttavia, ogni tanto, qui e là, un libro, un segno, tengono accesa la fiammella di questa misteriosissima e segretissima Conoscenza.

Attenendoci soltanto alla nostra dimensione temporale monodirezionale, noi poveri attuali errabondi viaggiatori nel Bosco, possiamo risalire indietro per legami più o meno diretti fino a Fulcanelli: egli infatti dichiara di essere allievo di Basilio Valentino, anche se prima di passare ad immaginare fantasiosi viaggi nel tempo o dimensioni atemporali o paratemporali, possiamo intendere le sue parole come una sorta di adesione o di affinità all’insegnamento del Monaco di Erfurt.

Più contiguo, almeno temporalmente, a Fulcanelli, è Cyliani, che rappresenta quasi una voce solitaria nel suo tempo e che, se prendiamo per veritiere o verosimili (nè vedo come possano esse essere ricondotte a metafore tecniche) le sue ‘lamentazioni’, l’interesse ‘materiale ‘per quest’Arte, con il mito della fabbricazione dell’oro, suscitasse ancora appetiti insani anche alla sua epoca. Questo, nonchè la portata della conoscenza alchemica, ha da sempre imposto (e con ragione) agli Alchimisti il più profondo riserbo, un inviolabile TACET sulle proprie conoscenze.

Tuttavia, questa conoscenza, vera e propria speranza per il mondo (ricordate l’acronimo INRI? Igne Natura Renovata Integra) malato e corrotto, deve in qualche modo essere trasmessa: se l’ultimo Filosofo muore senza aver passato il testimone, da chi e da dove giungerebbe ancora un Cercatore? Chi correggerà i suoi passi incerti?

Bene, una soluzione sono i libri, appunto: testi pieni di allegorie (disposte  in ordine sparso, o meglio, frammentate come in un puzzle nella sua scatola…) che implicano da un lato una variegata cultura con conoscenze di storia, lingue inclusi Latino e possibilmente Greco, necessariamente Francese, mitologia, chimica antiquaria, metallurgia, fisica, araldica, filosofia e religione…  dall’altro una mente vivace, pronta a balzare per assonanza o per intuito da un concetto ad un altro pur lontanissimo, magari semplicemente ‘alluso’ foneticamente, ma anche un’attitudine allo studio costante  e metodico.

Non a caso, si parla di Fatiche d’Ercole.

Dunque, così le possibilità sono ridotte al minimo. Resta la possibilità di imbattersi, per volontà Divina, in un occulto Maestro che ancora percorra il nostro Tempo: consapevoli di questa speranza, molti figuri mossi da senso degli affari propongono scuole, addirittura corsi, stage, al passo con i tempi. A quando un corso online con crediti riscuotibili via voucher elettronico?

Tutto questo scaturisce da una rilettura di Canseliet, che aveva sì un Maestro all’inizio della sua lunga vita, ma che sparì, lasciandolo privo della sua guida e con in più l’onere dell’apostolato molto prima dei trent’anni di età: il passo cui mi riferisco, in “L’Alchimia spiegata sui suoi testi classici“, pagina 45,  è quando accenna ai suoi 50 anni di attività di laboratorio, e già teme la derisione di coloro che gli potranno rinfacciare di non essere riuscito a ricevere il Donum Dei…

Dunque, già con Canseliet questa linea Maestro – Discepolo potrebbe essere considerata come interrotta, perchè comunque quando Fulcanelli scompare Canseliet ha sì i mezzi (pochi) per continuare a cercare, ma non ancora ha realizzato la Grande Opera, nè lo farà per molti anni ancora: è solo un ‘si dice’, corroborato da un deciso cambio di stile nelle sue ultime pubblicazioni, che egli vi sia finalmente giunto, ultraottantenne, e poco prima di lasciare anche lui questa Manifestazione.

Pur senza rivelarlo apertamente, sembra più certo che uno dei suoi allievi, Paolo Lucarelli, sia ugualmente giunto alla fine del percorso (dei percorsi)  lungo le orme della Dama, ed anch’egli ha sparso in molti libri (prevalentemente edizioni di testi alchemici, con il capolavoro finale delle Note al Mistero delle Cattedrali, autentico libro nel libro), e nessuno più di lui si è spinto così tanto alla chiarezza,seppure (come doveroso) frammista a trappole esiziali per il lettore troppo poco prudente.

Tanti oggi dicono di essere, o essere stati, suoi allievi. Uno forse ne ha ereditato direttamente un qualche mandato. Io non l’ho neppure conosciuto, sono solo restato fulminato dall’intuizione, evocata dai suoi preziosi articoli su Abstracta, in particolare il primo, ‘L’Anima del Mondo‘. Ma anche lui, ormai, da cinque anni è andato via. Molti lo piangono, qualcuno no, altri tentano di screditarlo. Come accadde ed accade con Canseliet.

Cosa voglio dire? che a molti che si sono spinti con lo sguardo (e con il Cuore) un po’ più in là sul cammino alchemico sembra venga dato mandato di trasmettere in qualche modo un insegnamento, una traccia, verso coloro che sono più indietro, agli inizi. Anche se sono essi stessi ancora in Cerca: Canseliet lo ammette specificatamente, nel passo che ho citato, tuttavia difende con passione una Verità che non ancora conosce del tutto e si prodiga, con i mezzi adatti e propri di chi sa e non può rivelare, verso coloro che si avvicinano ai segreti di Dama Alchimia. Egli insomma sa come si fa ma non è ancora riuscito: eppure da’ quel che può e che (evidentemente) sa di poter dare. Lucarelli ha fatto forse di più ancora, per noi poveri folli… ma sono andati ‘di là’. Altri, generosamente e con sacrificio, hanno raccolto questo fardello, ma sono pochi, e lontani…

Spero solo, davvero, di non restare come Firiel, l’ultimo elfo, qui nella Terra di Mezzo dopo che l’Ultima Nave è salpata per le perdute sponde di Aman, senza di me…

Chemyst

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4 pensieri su “Apostolato Alchemico

  1. Caro Chemyst,

    il suo bel posto traspira dolcezza e speranza, e sono due qualità – oggi rare – che debbono essere nella bisaccia di ogni ètudiant dell’Arte. E’ vero, è piuttosto difficile comprendere come abbia fatto Alchimia a dipanarsi ininterrotta lungo il corso del tempo, frammista a gente talvolta decisamente fuori luogo e senso, a inganni e fraintendimenti, a confusioni d’ogni tipo e via dicendo.
    Ma il risultato, è anche qui, nei suoi occhi e davanti agli occhi: anche lei ha ritrovato un pezzetto del Fil Rouge: questo è già di per sè così straordinario da far cadere la domanda. E’ certissimo che senza l’apparizione di Fulcanelli avremmo in questi anni un pletora ben maggiore di presunti Magisteri, tradizioni et similia: e se con lui noi tutti ètudiant dobbiamo riconoscere di avere un debito immenso, che dire della più straordinaria ‘figura pubblica’ dell’Alchimia del Novecento? Come sa, gli attacchi al buon Maitre di Savignies sono all’ordine del giorno, perché ciò che pare contare è l’ottenimento della Pietra. Ed io sorrido, piuttosto divertito. Adesso, vedrà, toccherà a qualcun altro; è lo sport preferito dagli uomini: prediligere l’aspetto umano, materiale dell’uomo, fatto naturalmente di forze e debolezze, di successi ed insuccessi, per stilare la ‘classifica’, per dare la patente d’attendibilità, il brevetto di Maestro.
    Quanto a Paolo Lucarelli: ovviamente vale il medesimo discorso; gli uomini amano schierarsi, magari sperticandosi in lodi altisonanti, mentre nell’ombra del proprio portichetto qualcuno ammicca con il solito “Sì,…però…”.
    Posso solo immaginare il sorrisetto sornione di Paolo: “Ma tu…stai facendo Alchimia?…hai davvero compreso a che cosa serve Alchimia?”
    A scanso di equivoci, a sostegno delle cronache ufficiali degli amanti delle liste e delle calende, le confermo che Paolo ha affidato il suo Flambeau ad una persona precisa, in ossequio alla Tradizione. Prima o poi a qualcuno capiterà di incontrarlo: o forse l’ha già incontrato. E ne sono contento: alcuni, addirittura, ne sono rimasti per così dire ‘poco soddisfatti’. Sì, perchè – more solito – tutti abbiamo l’idea che il Maestro sia un signore vestito come un Magus, capace di rivelarti tutti i Secreta, che ti darà la ricettina, che ti risolve tutto, ma proprio tutti i problemi, che risponde proprio come pensi tu a tutte le domande; e quando si scopre che magari di problemi ne avrai ancora molti, come è saggio e giusto che sia, molti tornano a casa e si domandano: “Ma…ma, quello è un Maestro?”
    Il punto è che l’idea pre-confezionata del Maestro, costruita sui libri e nei supermarkets dell’esoterismo: ciò che dovrebbe contare, è la sua sottile presenza, il sorriso, e la fedeltà assoluta all’insegnamento di Madre Natura. Anche qui: ci vuole un mucchio di Fede. Philalethe usa spesso l’espressione: ‘sub bona fide’.
    Pochi ricordano – ma lei lo ha fatto nel suo Post – che Fulcanelli affidò al giovanissimo ed inesperto Canseliet il compito di tener sgombra la strada dell’Alchimia del Novecento dai possibili fraintendimenti; e che poi, bellamente, e senza preavviso, sparì. Canseliet restò solo, con i suoi appunti, i suoi libri, le sue idee, il suo Laboratorio. Pochissimi sono stati capaci di chiedersi cosa sia accaduto in Fulcanelli, dopo Le Mysteres des Cathedrales. L’insegnamento migliore, il più sicuro, il più succoso, il più veritiero è quello contenuto in quella sua prima opera; non soltanto per ragioni di primogenitura storica Paolo scelse di ritradurre e commentare quel primo libro. Credo, e questa è solo la mia povera opinione beninteso, che in quel libro sia racchiusa una pietra esiziale, mai posta in modo così palese sui banchi degli studenti d’Alchimia. E credo che la segnalò, pur sotto i veli tradizionali, perché scoprì, immagino in Laboratorio, che qualcosa di diverso pareva indicare lo sguardo della Gran Dama. L’alchimia può avere molti buoni percorsi, ma una sola è la Via dell’Alchimia. Ed è antichissima: questa è la Tradizione. Che non ha bisogno di patenti e brevetti e Pietre riconosciute pubblicamente. C’è altro, Mr. Noldor, nelle mani graziose e spietate della Gran Dama.
    Ma non è detto che debba per forza interessare tutti. La libertà di scelta esiste.
    Quanto al sottoscritto: cammino, affidato, lungo il Bosco. Non ho la Pietra. Studio, ogni giorno. E lavoro, con le mani e con il cuore, cercando di seguire le orme preziose della Dama. Se mi riesce bene, non saprei. Ma sono molto sereno, e molto onorato di aver conosciuto uomini straordinari. Arriverò là dove spero di arrivare?….non c’è risposta, e non mi importa proprio di avere una risposta. Ciò che mi arricchisce, ogni giorno ed ogni notte, è l’aver scoperto tanti tesori preziosi di Madre Natura, che da tempo sono sotto gli occhi di tutti: cerco di scriverne, ogni tanto, come sa. Cerco di spronare i Compagni a mantenre il viaggio e la rotta, a qualunque costo, qualunque cosa possa succedere nella propria vita, confidandogli, neppure troppo sommessamente, che la rotta è difficile, lunghissima e faticosa; ma la rotta esiste, c’è, la si può percorrere: l’Isola che non c’è, c’è. Quella scelta è apparsa grazie ad un pugno di uomini singolari e bizzarri, ognuno a suo modo, che vengono visti e targati per le loro naturali apparenze umane. Ma dentro, quegli uomini, avevano la stessa sottile Fiammella eterna, appartenente allo stesso ceppo antico. Senza alcuna pretesa. Maestri eccelsi?….mah. Che importanza può avere mai, là dove tutti dovremmo andare?
    Amanti perduti, amanti innamorati sul serio, amanti sorridenti. Lo hanno fatto…

    Salutandoci indistintamente,…senza nulla a pretendere. In data odierna.

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    • Caro Capitano,

      grazie di cuore. Non c’era bisogno di dire chi sono gli ‘altri, pochi e lontani’, e questo rendele cose meno facili ancora: bello sarebbe vivere tutti nella Parigi di Canseiet e vedersi, scambiarsi sguardi e sussurrarsi impressioni, molto più spesso di quanto la geografia e l’orografia italiane invece ci consentano.
      Ma tant’è, e se dev’essere, sarà, se no sarà stato un bellissimo viaggio. Nel Bosco, ed intorno. Magari capiterà anche di avventurarsi verso la sommità di qualche bel monte e, riposandosi su una pietra, vedere gli angeli e pensare:’Vere, locus iste sanctus est’

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  2. Tommaso Campanella amava dire che lui non era il maestro di nessuno e che considerava gli altri suoi coetanei dei compagni di viaggio . Paolo Lucarelli negli ultimi anni della sua intensa vita esprimeva gli stessi concetti ( basta leggere il suo articolo sul MAESTRO D’ALCHIMIA ) oltre a quanto andava affermando sui suoi rapporti con Eugène Canseliet : non voleva che si dicesse in giro che egli era un discepolo del celebre alchimista per non recare nocumento al buon maestro di Savignies .QUALE MODESTIA!
    Dopo la scomparsa di Canseliet alcuni suoi sedicenti “ allievi “ si preoccuparono di “ dimostare” che ne erano gli eredi legittimi . Come? Qualcuno rovistò nelle carte del maestro carpendo la fiducia della vadova con un escamotage e pubblicò anche dei libri sulla scorta di quanto sottratto, altri biascicarono di bolle e patenti per riuscire a primeggiare fra gli aspiranti alla poltrona di GURU indefessi.
    Questa è Alchimia? NO! E’ vanità, solo vanità.
    Da quel che mi è dato di sapere Canseliet non aveva molti discepoli intorno a sé. Forse ne ha avuti più Lucarelli. Di quest’ultimo potrei testimoniare diversi episodi divertenti nei quali la natura umana truffaldina prese il sopravvento fino a spingere alcuni “ alchimisti” a cercare di vendere corda in casa dell’impiccato.
    Questa è Alchimia ? NO! E’vanità.
    Concludo che il numero di coloro che si interessano con “ l’intelligenza del cuore” di questi nobili argomenti è sempre stato sparuto: oggi più che mai. Non dobbiamo, comunque, perdere la speranza ricordando quanto è stato scritto: Dio farà misericordia a chi procede senza orgoglio e senza invidia.

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  3. Sono commosso per le tue parole e quelle del Capitano. Ripenso spesso anche io al senso di Alchimia in questi giorni. E penso davvero che il suo Vero senso sfugga alle pietre ed elisir che comunemente gli vengono affibiati.
    Spesso mi chiedo anche “ma come mai ci sono così poche persone che si interessano a quest’arte”? La risposta è che è una scelta difficile e radicale della vita e …. in fondo c’è una chiamata. Non tutti sono disposti ad accettare con fede (cieca…) ed Amore un percorso che può portare ad “avere” nulla. Ed è quì che il Filosofo si scontra con la realtà odierna. La felicità che descrive molto meglio di me il Capitano, è quella del mio cuore, come penso di intuire, anche il tuo Noldor, e come penso sia quello di altre persone “poche e lontane”.
    Certo che la lontananza fisica deve essere stata un problema anche nell’antichità ed anche nel secolo scorso. Chissà cosa sarebbe accaduto se questi individui avessero avuto i mezzi di comunicazione odierni…. Magari alcuni li usano pure…

    Con affetto.
    Tonneau Rouge.

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