Un’altra piccola perla alchemica di Clement Marot e di un suo complice musicale…


Cari Compagni di Cerca,

sarà anche vero che chi è stato folgorato dall’amore pr Dama Alchimia vede Alchimia dovunque, ma ancora una volta ci sembra di scorgere una traccia ben precisa, seppur tenue, e sensibile ai nostri occhi di Cercatore seppur inesperto e principiante.

Occasione per la nuova ‘scoperta‘ di indizi alchemici in un brano di musica è stata la ricerca di musiche francesi con testi, diremmo oggi, ‘d’autore‘. L’autore ‘sospetto‘ non è affatto nuovo, trattandosi di Clement Marot, già da noi fortemente indiziato quale ‘eretico’ per la sua curiosa traduzione dell’Ave Maria, che diventò in Francese la ‘Salutation Angelique‘, splendidamente musicata da Jean Caulery.

Questa volta il Marot è autore di un testo (o meglio della traduzione di un testo), ‘Pere Eternel‘ (Padre eterno), musicato da Jacobus Clemens non Papa, eccellente compositore fiammingo autore di composizioni di grande suggestione sonora, ad esempio di uno splendido ‘Magi veniunt ab Oriente‘ (sic!). Per chi volesse saperne di più (o magari confrontare date e luoghi), Jacobus Clemens non Papa, anche Jacques Clément o Jacob Clemens non Papa (c. 1510 al 15151555 o 1556), è stato un compositore fiammingo, della Scuola franco fiamminga e del rinascimento. Egli fu prolifico in molti degli stili a lui contemporanei e fu particolarmente famoso per le sue composizioni polifoniche di Salmi in lingua tedesca detti anche Souterliedekens. Nulla si sa dei primi anni della sua vita ed anche i dettagli della sua vita artistica sono molto scarsi. Egli può essere nato in Zelanda anche se non vi è certezza; certamente nacque in qualche località fra il moderno Belgio e l’Olanda. Il primo riferimento certo sulla sua vita è relativo alla fine della decade fra il 1530 e il 1540, quando Pierre Attaingnant pubblicò a Parigi una raccolta di sue chanson. Fra il marzo 1544 ed il giugno 1545 prestò servizio presso la cattedrale di Bruges e poco dopo entrò in relazione d’affari con l’editore musicale di Anversa Tielman Susato, con il quale rimase in affari per il resto della sua vita. Dal 1545 al 1549 fu probabilmente direttore del coro alla Corte di Carlo V. Nel 1550 fu impiegato presso la Fratellanza Mariana a ‘s-Hertogenbosch (la cittadina che diede i natali a Hieronimus Bosch). Altre città in cui può aver vissuto e lavorato sono Ypres e Leida. Il suo nomignolo non Papa gli fu attribuito per distinguerlo dal contemporaneo Papa Clemente VII “Jacob Clemens ma non il Papa” o anche dal poeta Jacobs Papa anche lui di Ypres. Non si conoscono dettagli sulla sua morte, ma egli morì probabilmente nel 1555 o nel 1556. Il testo di una lamentazione sulla sua morte composta da Jakob Vaet, indica che venne ucciso; vero o falso che sia, non si conoscono le motivazioni e le circostanze. Clemens venne sepolto a Diksmuide vicino Ypres attualmente in Belgio. Contrariamente ai suoi contemporanei, Clemens sembra non abbia viaggiato in Italia con il risultato che l’influenza italiana è assente dalla sua musica; egli scrive nel linguaggio nord europeo dello stile franco fiammingo e fu uno dei compositori più rappresentativi della generazione fra Josquin, Palestrina e Orlando di Lasso.

Souterliedekens

Fu un compositore molto prolifico e scrisse: 15 Messe (pubblicate dal 1555 al 1580 da Pierre Phalèse a Leuwen), 233 mottetti, 80 chanson e 159 Souterliedekens (pubblicati dal 1556 al 1557 da Tielman Susato ad Anversa), (Salmi in lingua tedesca, tratti da frammenti di melodie popolari, usati come cantus firmus). Di tutti questi lavori, i Souterliedekens furono probabilmente i più largamente conosciuti ed imitati. L’influenza di Clemens fu quasi esclusivamente avvertita in Germania; Orlando di Lasso, in particolare, conobbe la sua musica ed incorporò alcuni elementi del suo stile nelle proprie opere (da Wikipedia, modificato: ho lasciato tutti i link nel testo, per chi volesse approfondire).

 

Ho eseguito in passato musiche di Clemens non Papa, ed alcune di esse (di argomento sacro) sono di grande suggestione, come la sua splendida Magi veniunt ab Oriente.

Tornando alla sua ‘Pere eternel‘, eccone il testo ‘tradotto’ da Marot:

Pere eternel, qui nous ordonnez

n’avoir soucy du lendemain,

des biens que pour ce jour nous donnez

te mercions de cueur humain.

Or puis qu’il t’a pleu de ta main

donner au corps manger et boire,

plaise toy du celeste pain

paistre nos âmes à ta gloire

Ecco come suona, nella bella interpretazione degli Scholars: ne approfitto per sottolineare che è noto sotto il titolo di Action des Graces, che anch’esso val la pena di tradurre alla lettera con Azione delle Grazie:


Secondo il senso comune si può tradurre così:

Padre eterno, che ci ordini

di non preoccuparci sul domani,

per i beni che ci hai dato oggi

noi ti ringraziamo con tutto il nostro cuore.

Ora, poichè ti sei compiaciuto

di dare ai nostri corpi cibo e bevande,

possa piacerti, come pane dal cielo,

il nutrire le nostre anime alla tua gloria

Tuttavia, a ben guardare, anche così, con questa traduzione asettica ed in parte a senso, qualche campanellino risuona nelle nostre teste ormai folli: l’accenno ad un pane celeste che nutra le nostre anime, ad esempio…

La luce, fioca, si intensifica se proviamo a guardare il testo francese: buona norma, dunque, a questo punto, armarsi di vocabolario e fare una traduzione il più possibile ‘letterale’ cercando di non farsi prendere dal fascino di una rima, piuttosto invece badando ad assonanze e simiglianze fra termine francese ed italiano. Ecco cosa viene fuori:

 

Padre eterno, che a noi ordini

non aver affanno* del domani

dei beni che per questo giorno a noi doni

te ringraziamo di umano cuore

Poichè or ti è piaciuto dalle tue mani

donare ai corpi da mangiare e bere,

piaccia a te di celeste pane

nutrire (le) nostre anime a tua gloria

Per esempio, quell’ “Or” è stato tradotto in inglese con “Now” ed in italiano con “Ora“: tuttavia in francese può essere sia “Ora” che “Oro“, e er di più tale parola nel testodisposto sotto le quattro linee di violino, mezzosoprano, alto e tenore non è mai seguita da  una virgola, come nelle due traduzioni.

Inoltre, se in linea di massima a virgole nel testo devono corrispondere pause nella musica, ecco che ad una verifica rapida appare evidente  che tale presunta virgola non avrebbe alcun corrispettivo musicale, coem invece Clemens non Papa fa avvenire ogni qualvolta c’è una virgola ‘vera‘. E questo sottolinea una precisa consapevolezza semantica anche da parte del compositore…

Dunque non “Ora” ma “Oro“, e l’oro, si sa, per gli Alchimisti ha grande importanza, in particolare quello che essi chiamano “il nostro Oro“, il cosiddetto “Oro filosofico“, quello di Limojon de Saint-Didier, in una parola il loro principio sulfureo. Ed ecco come si trasformerebbe la pur bella preghiera del Ringraziamento:

“… Poichè oro ti è piaciuto dalle tue mani donare ai corpi da mangiare e bere…”

In breve, ecco una possibile descrizione del Miracolo della Creazione Microcosmica che avviene incessantemente e che produce stupore nella stessa Natura se il Saggio sa disporre nel modo giusto i… CORPI. Ovvero, le nostre Materie.

Corpo“, infatti, sta per un qualcosa di solido, come i minerali, le pietre, insomma qualunque materia, appunto, allo stato di coagulazione o di fissità. Sottolineo che nel testo francese non c’è ‘i nostri corpi’ nel senso di corpi umani, ma soltanto ‘i corpi‘ (in un punto con un errore ortografico non so quanto casuale, scritto ‘corpus‘ per ‘corps‘, nella seconda linea, quella in chiave di mezzosoprano).

Mi accingevo con un gran sorriso stampato sul volto a concludere il post, quando l’occhio mi cade sull’incipit del brano: “Pere eternel, qui ordonnez…“: quest’ultima parola, suddivisa in sillabe sul rigo musicale è scritta ‘or – don – nez‘, ed ecco che potrebbe diventare ‘or donnez‘, ed in un perfetto francese diventare “Padre eterno, che doni oro…

Diavolo d’un Marot, dovevi saperne ben di più di quel che hai fatto intendere, magari grazie al tuo contemporaneo Rabelais, e chissà se, alla fine, non ti abbiano perseguitato anche per questo…

Un caro saluto

Calendula

Chemyst

* Resta un piccolo mistero, per chi vuole continuare a dipanare anche un fil rouge linguistico: ‘soucy‘ significa anche ‘calendula‘. In un altro dizionario troviamo tradotto ‘fiorrancio‘, che il Dizionario Etimologico così spiega: “Uccelletto di becco fine, che ha nel sommo del capo penne paragonate ad un FIORE, di colore RANCIO, ossia AUREO (v. Rancio): detto più comunemente per la sua piccolezza Fiorrancino e Fiorancino. – E’ anche il nome di una pianta perenne, il cui fiore è giallo.”

Quanto oro, in questo bel brano di musica…

Chemyst

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7 pensieri su “Un’altra piccola perla alchemica di Clement Marot e di un suo complice musicale…

  1. Appese agli alberi se ne trovano di cose interessanti in questa magnifica foresta abitata poi da valenti elfi musici per di più.

    Che dire, di spunti ve ne sono davvero molti in questo bel post. Interessante poi il collegamento PANE-ANIMA. Se ci si andasse qualche volta a vedere come le nonne facevano il Pane si scopre una curiosissima componente che faceva lievitare il comune cibo…. Sapete come si chiama? Ma non può essere che il LIEVITO MADRE. Penso che all’epoca in cui questi signori hanno vissuto, il pane si faceva proprio con questo sistema di lievitazione, ma ci sarebbe sicuramente posto per un altro post…
    Il vocabolo or-don-nez… mi fa sorridere anche se letto così!!!

    Compunque ancora COMPLIMENTI per tua cerca sempre interessantissima!!

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  2. C’è una preghiera cristiana (e quindi anche più di una composizione musicale con questo testo) che si chiama Panis Angelicus, che ha un testo anch’esso interessante: certo, uno zolfo celeste che ‘nutre’ uno zolfo (anima) materiale è un’immagine interessante. E fare il pane… pure. Grazie TR.

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  3. Caro Musico,

    le sue ricerche la portano sempre a trovare. Grazie per questo bel Post, pieno di storia ed Amore.
    Non so dire se Marot fosse davvero a conoscenza di quel che il suono e l’assonanza mostrano; ma certo è che sorrido assieme a lei per le sottili coincidenze. Il testo lascia intravedere il lato protestante-riformista che animava quel ‘Diavolo’ d’un Marot. La sua vita, da quel che ho potuto leggere, è stata davvero movimentata, ma ricca di poesia. Sul Web ci sono testi, poesie, canti ed epistole magnifici.
    Sembra strano che non si debba aver affanno – una ‘calendula’, direbbe lei – per l’indomani; “l’endemain” è ‘il giorno nel domani, come se si volesse significare che occorra invece preoccuparsi nella notte di quel che può accadere di notte. La notte, fonte di meraviglia e di silenzio, riserva forse quella ‘action de grace’ che la religione sente in un modo e l’alchimia in un altro, pur essendo identico l’ “advenimentum”. In effetti l’alchimista ringrazia sempre, all’alba, la notte e la sua Regina. Sottigliezze, piccole ma curiose. Come la Calendula, fiore perenne che riceve il proprio nome latino perché appariva, per i Romani, sempre alle Calende, cioé all’inizio. Un piccolo inizio, la Calendula; il suo unguento, prezioso,lenisce le affezioni della pelle…

    Ah, ‘diavoletto’ d’un Chemyst…con rispetto, s’intende!

    Captain NEMO

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  4. Caro Capitano,
    ma come, non mi ha insegnato lei che le coincidenze non esistono? 😉 Mi piace, inoltre, la sua considerazione ‘per opposita’ di giorno e notte, come a dire, non preoccupandosi del giorno, concentriamoci sulla notte. Molto bello.
    Tornando alle coincidenze, rimarco ancora una volta che sulla questione della virgola non c’è casualità alcuna, i compositori prestavano molta attenzione alla corrispondenza fra testo e musica, e quindi sia Marot, sia Clemens non Papa hanno scritto quel che hanno scritto con consapevolezza. Come d’altronde ha fatto Caulery, in modo forse meno raffinato, con la ‘Salutation’.
    E la storia del piccolo uccelleto con il capo ‘aureo’, non le piace? Uno zolfo volatile, sembrerebbe… ma qui siamo già ben oltre le mie conoscenze…

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  5. … ma avete ascoltato il brano? Clemens usa tutte tonalità che, oggi, il nostro orecchio tonale definirebbe ‘maggiori’. I modi del tempo che danno questa sensazione sono lo ionico (usato qui) ed il misolidio, mentre tutti gli altri hanno valenze più ‘cupe’, con diversa intensità, ed evocano più da vicino il nostro modo minore: ebbene, fra l’altro effetti drammatici sono più facili con i modi simili al tono minore, mentre qui traspare un senso di gioia e di gratitudine, in piena armonia con il testo… che bel pezzo, lo riascolto spesso

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