Media vita in morte sumus…


Cari Amici,

quando avvenne il terremoto dell’Aquila, i primi a sincerarsi della mia buona salute (ero sufficientemente lontano…) sono stati i miei cari Compagni di Cerca. L’evento, terribile, fu causa di profonde riflessioni sulla caduca fragilità del nostro vivere. Ci tornarono in mente le apocalittiche parole di Canseliet, nella sua Prefazione alle Dimore Filosofali, parole che suonano tremendamente allarmanti ancora, dopo la tragedia Giapponese. L’allarme anzi si carica d’angoscia, alla notizia che lo Tsunami asiatico abbia spostato l’asse terrestre di ‘ben’ 10 centimetri… Cosa accadrebbe, duunque, nel caso il ‘Bouleversement‘ di cui parla Canseliet (che, lo ricordo, presuppone l’INVERSIONE dell’asse terrestre) non fosse soltanto una metafora alchemica? Se ‘soli’ 10 cm sono stati in grado di mettere in ginocchio il paese più attrezzato e sicuro per i terremoti nel mondo, cosa resterebbe della nostra civiltà se l’asse percorresse le centinaia di migliaia di chilometri che formano l’emicirconferenza del nostro globo terracqueo?

Il tema – ancorchè terrificante – è nondimeno appassionante: ne accennai tempo fa, all’inizio di questo Blog qui e, in una inesauribile fonte di notizie ad ogni rilettura, anche Captain Nemo qui. Esso porta  ad interrogarsi sui grandi perchè della vita, cosa peraltro che ogni Cercatore serio fa, di tanto in tanto, con sereno distacco, accanto al fuoco.

Probabilmente, la tecnologia odierna ha acuito il nostro (ahimè erroneo) senso d’immortalità, e per di più di immortalità terrena: che è poi anche uno degli splendidi specchi per allodole ( e che specchio!) posto davanti ai nostri occhi da Dama Alchimia, e che tanta avidità (e pari incredulità!) ha da sempre scatenato nell’uomo.

Non è sempre stato così: una concezione ben diversa, forse più reale, era nei pensieri dei nostri antenati. Ancora una volta, testimone duratura di ciò è stata ed è la Musica. Ecco le parole di un inno gregoriano dalla storia molto particolare e controversa, e per questo piena di fascino:

Media vita in morte sumus
Quem quærimus adjutorem nisi te, Domine?
Qui pro peccatis nostris juste irasceris
Sancte Deus, Sancte fortis, Sancte et misericors Salvator,
Amaræ morti ne tradas nos.

In Te speraverunt Patres nostri,
speraverunt et liberasti eos.
Ad Te clamaverunt Patres nostri,
clamaverunt et non sunt confusi.

Sancte Deus, Gloria Patri, et Filio, et Spiritui Sancto:
sicut erat in principio, et nunc, et semper, et in sæcula sæculorum. Amen.

Il testo è pieno di drammaticità, con quei vocativi finali, e di sentita contrizione, con la certezza dell’Ira di Dio (“pro peccatis nostris juste irasceris“), laddove oggi tendiamo a negare persino un’intelligenza nel Creato… Per carità, non voglio per questo dire che il sisma nipponico sia dovuto all’Ira di Dio, soltanto che, nel Medio Evo, si aveva quotidiana dimestichezza con carestie, cataclismi, guerre, pestilenze et alia che l’uomo d’allora aveva ben chiara la propria fragilità.

Il Canto, pieno di fascino, e che termina con una cadenza sospesa, è un Canto Ambrosiano su testo attribuito a Nokter Balbulus, X secolo, Monaco di San Gallo (Svizzera), ma sulla cui attribuzione Gustav Reese solleva qualche dubbio.  Qui di fianco è raffigurato in una vetrata non in veste di compositore o biografoo (gli è attribuita anche una biografia di Carlo Magno), bensì di esorcista.

Sull’antifona, abbiamo una più che esauriente trattazione da parte di Giovanni Vianini qui:

Nell’intenzione di Nokter Balbulus o di chi per lui, è un’Antifona Ambrosiana del Quarto Sabato di Quaresima, da cantarsi alle lodi. Tuttavia, Jules Combarieu, nel suo ‘La Musica e la Magia‘ ci racconta che tale inno venne bandito con bolla papale per l’uso improprio che se ne faceva nel Medio Evo: pare infatti che, in quei tempi privi d’anagrafe, venisse utilizzato quasi come un mortifero ‘mantra‘, un incantesimo, commissionando ad un ignaro sacerdote una messa da morto durante la quale venisse cantata quest’antifona, con il dedicatario ancora in vita…

L’inno, tuttavia, come avete potuto ascoltare, è di singolare bellezza, ed ha ispirato, in forma parodica o con lo stile del Cantus Firmus, diversi compositori. Fra essi, per il contenuto spirituale del brano, non potevano mancare due fra i più grandi Fiamminghi, Nicolas Gombert e Roland de Lassus; il primo ha anche composto una Missa Media Vita. Questa è la sua versione polifonica del testo ambrosiano:

Nicolas Gombert è un compositore fiammingo, vissuto fra il 1495 ed il 1560; Wikipedia lo dà verosimilmente allievo di Josquin Desprez fra il 1515 e il 1521, mentre a partire dal 1526 fu cantore e anche compositore  presso la cappella reale di Carlo V. A partire dal 1529 fu Magister puerorum, cioè insegnante delle voci bianche del coro reale; con questo coro ebbe il modo di cantare in tutti i possedimenti dell’impero. Non ricoprì mai la posizione di maestro di cappella (titolo che venne affidato invece poco dopo a Thomas Crecquillon), ma fu compositore e produsse molte composizioni celebrative degli eventi più importanti del regno di Carlo V. A partire dal 1540 non vi sono più testimonianze della sua attività corale: stando ad una testimonianza del matematico Girolamo Cardano, Gombert fu accusato di violenza sessuale nei confronti di un ragazzo e fu condannato ai lavori forzati nelle galee. Ricevette la grazia probabilmente nel 1547, anno in cui scrisse una lettera al Gran Capitano di Carlo V, Ferrante I Gonzaga; secondo la testimonianza del Cardano, fu scrivendo il suo Magnificat e inviandolo all’imperatore (il quale ne restò profondamente commosso) che riuscì a ottenere la grazia.

Non so se l’accusa fosse fondata, fatto sta che ascoltando le sue composizioni si avverte un profondo respiro mistico ed una grandissima padronanza dei mezzicompositivi, oltre ad una conoscenza vasta del repertorio musicale dei suoi contemporanei. La sua versione del Media Vita è basata su piani sonori sovrapposti, con effetti di grande drammaticità e di potente suggestione: l’inizio con il tema che parte dalle voci gravi e si eleva dapprima faticosamente poi via via sempre più in alto descrive con efficacia un’anima strappata alla terra che sale in Cielo.

Perdonate questa mia digressione (“ma non dovevamo perlare d’Alchimia?” già starà pensando qualcuno…), tuttavia ritengo di non essere del tutto ‘off topic‘ ragionando di caducità della vita umana, quella caducità che spinge da sempre l’uomo a trovarvi rimedio; non è off topic neppure porsi interrogativi sul perchè tanti Adepti l’hanno fatto, nei loro scritti: Fulcanelli all’ultimo momento ha deciso di non divulgare il suo Finis Gloriae Mundi (ovviamente quello ‘in vendita’ è una bufala), anche se Canseliet e Laplace ne hanno divulgato dei frammenti, e lo stesso Canseliet, nella citata prefazione alle Dimore, ed anche passim nei suoi due libri L’Alchimia invita a riflettere ed induce il lettore a prendere dimestichezza con la divergenza fra le aspirazioni umane ed il cammino inesorabile nella propria coerenza di Madre Natura, le cui meravigliose manifestazioni possono assumere ai nostri occhi anche aspetti di inaudita violenza  ed indifferente crudeltà.

Una spiegazione alternativa, ancorché neppure di un po’ più consolante, l’abbiamo grazie al beffardo ma appassionato intervento di Paolo Lucarelli ai Colloque Canseliet, la cui rilettura è, al pari di qualsiasi autentico testo ermetico (perchè è un testo ermetico anch’esso), fonte di continue sorprese e scoperte, ma nel quale, nel suo livello palese di lettura, egli parla di Dio in vari modi, o meglio, parla di Dio e del Demiurgo (e non sono certo affatto che secondo lui fossero la medesima persona), ed a proposito di quest’ultimo lo delinea come responsabile della corruzione del nostro universo a causa di errori grossolani, a loro volta fonte delle nostre sofferenze ed imperfezioni.

Anche lì, mentre ironizza sul suo Francese, o censura illustri relatori con battute al… vetriolo, o sorride, o si commuove, l’Ultimo Adepto ci indica una Via di speranza, quella che pochi folli, fra breve, torneranno tutti insieme a coltivare, per il nostro bene, in un modo che mi è ancora oscuro ma che percepisco come vero.

Un saluto dal Bosco.

Chemyst

 

 

 

Annunci

16 pensieri su “Media vita in morte sumus…

  1. Caro Chemist, un bellissimo post, solo due cose secondo me stonano, la prima è che l’asse terrestre si è spostato per il terremoto e non il contrario, l’altra è che Lucarelli, per quanto sapiente, non è un Adepto, come non lo è Canseliet, visto che Adepto è colui che ha preso…colui che ha la Pietra. Un saluto !

    • Caro Francesco,
      grazie per il commento e benvenuto sul mio modesto Blog.
      Per quanto riguarda la prima delle sue osservazioni, mai detto il contrario… forse sembra perchè nel periodo seguente dico ‘chissà cosa succederebe con il rovesciamento’ ecc ecc… ma non avevo intenzione di disporre gli eventi in sequenza causale, sono rendere l’idea di che razza di cataclisma cosmico deve succedere perchè avvenga il ‘bouleversement’.
      Quanto all’Adeptato di Lucarelli, è una mia intima convinzione anche se non posso produrre prove al riguardo, per cui ben venga la sua puntualizzazione chiarificatrice. Di Canseliet, invece, qualche ‘segno’ del suo arrivo infine all’Adeptato c’è, anche se negli scritti che circolano in Italia (che peraltro risalgono a parecchi decenni indietro) è lo stesso Canseliet ad ammettere il contrario. Tuttavia, negli ultimi anni della sua vita il suo stile letterario cambia radicalmente, è come se una nuova meraviglia si fosse impadronita di lui, che pure nella sua lunga vita ne aveva viste, di cose meravigliose.
      Volevo aggiungere qualcosa sull’Adeptato, che correttamente lei dice appartenga a chi (e solo a chi) ha realizzato la Pietra. Ma il Cuore mi dice di non farlo…
      Saluti cari, ed a presto rileggerla sul mio blog!

  2. Carissimo Noldor,
    so che il terremoto dell’Abruzzo è stato devastante, anche se non proprio paragonabile a quello Giapponese e mi ritornano in mente i momenti di apprensione per UN amico che ho laggiù ;-)….

    Detto questo, penso molto anche io a questo “ciclo” e a come siamo messi nello schema. Un collegamento che mi è subito venuto in mente è quello con il nostro astro… vedi questo articoletto:

    http://gaianews.it/scienza-e-tecnologia/spazio/sole-anomala-attivita-di-minimo-solare-forse-risolta/id=8286

    Ora mi dirai, ma che stai a dì???
    Presto detto. La Luce, quella vera eh?, non viaggia per così dire ad una velocità e citando poi un Cercatore…”la luce è detta rapida perchè istantanea, non viaggia, ma si trasferisce”, ma forse sto andando off topic….
    Quello che voglio dire è… siamo sicuri che il buon Demiurgo non abbia fatto in modo che il sole e la terra siano collegati “nel cuore”? E sentendo il cambiamento in atto forse anche il Sole ha avuto un sussulto? Potrebbe essere, ma potrebbe essere pure il contrario…. So di un vecchio “pazzo” che sosteneva il collegamento diretto fra sole e terra, ma l’intero Universo ha un collegamento “di Cuore” con tutto e la Creazione non si ferma MAI.

    Vabbè dopo queste dissertazioni, ti faccio i complimenti anche per le musiche sempre azzeccate e di “spessore”.

    Saluti
    Tonneau Rouge

  3. Caro Tonneau Rouge,

    non mi sembra affatto peregrina la ‘risonanza’ fra Sole e Terra, così come fra ogni piccola cosa creata in questo Universo ed il suo creatore: questo concetto di risonanza porta direttamente a quello di unione, che è sinonimo (o quasi) di congiunzione, e congiunzione, in Greco, si dice… ‘Armonìa.

    E poi, i nostri Maestri non parlano di due Soli? Mi meraviglio sempre e mi chiedo come facessero gli antichi a sapere che, al centro della Terra, praticamente c’è davvero un piccolo sole, ovvero una massa pesantissima ed incandescente di ferro e nichel in fusione? E la fusione è sempre connessa ad un movimento, ma scandito da cosa? Da una “Mens” che “agitat molem”?

    Curioso, in uno degli ultimi versi di Media vita si dice: Ad Te clamaverunt Patres nostri,
    clamaverunt et non sunt confusi.

    Verso di Te hanno chiamato i nostri Padri, hanno chiamato e non sono confusi … confusi? Sì, vuol dire ‘non sono costernati’, ma anche… mescolati. Ohibò, non andiamo troppo ‘off topic’ 😉

  4. Caro Francesco,
    sia io che tu siamo stati due amici di lunga data di Paolo Lucarelli. A dir il vero, tu lo conoscevi da un pezzo perchè me lo hai presentato nel 1985 in una serata memorabile a casa tua . Nei venti anni a seguire fino alla sua scomparsa la vita con le sue necessità ci ha portato a frequentare Paolo in momenti diversi, o , meglio, non abbiamo più frequentato Paolo insieme se non in pochissime occasioni .
    La tua affermazione che Paolo Lucarelli come Eugène Canseliet ” non hanno preso ” o ” non hanno avuto la Pietra “ e, pertanto, non erano Adepti non mi trova consenziente. Se tu ti riferisci alla stessa Pietra che fu di Fulcanelli, di Basilio Valentino,di Arnaldo di Villanova , di Paracelso, di Artefio e di molti altri ancora, fai una affermazione che non condivido. Parafrasando D’Espagnet posso testimoniare a riguardo di Paolo Lucarelli :” Il suo ingegno era penetrante, il suo spirito era fermo e paziente, il suo desiderio della Filosofia era ardente. Aveva acquisito una grande conoscenza della vera Fisica; il suo cuore era puro, i suoi costumi integri. Nutriva un sincero amore verso Dio e verso il prossimo,poichè per quanto egli fosse ignorante nella pratica della Chimica volgare divenne un Filosofo imitatore della Natura ” Arcanum Hermeticae Philosophiae Opus .

    Con l’affetto e la simpatia di sempre Giovanni Di Girolamo

  5. Caro Giovanni,

    grazie per il commento. Credo infatti ci sia da distinguere, Paolo Lucarelli parla chiaramente, ad un certo punto, non di una ma di ‘infinite possibilità’. E specifica anche qual’è il punto…

    Cordialmente

  6. gentile Chemist,
    un pregevole post, come sempre del resto;
    la musica naturalmente ne rende, se possibile, ancora più coinvolgente e seducente la lettura e le riflessioni che ne scaturiscono.
    Confesso con umiltà sincera d’aver in passato provato un sentimento d’ammirazione per don Giovanni Vianini, maculato tuttavia di non lieve traccia d’invidia, nel vederlo nel suo bellissimo studio, circondato di strumenti rinascimentali affascinanti e nell’udire la sua rilettura della Virgo Splendens, suonata col flauto tenore e poi dal nasale ed evocativo cromorno.
    Amo le sonorità e le atmosfere di quell’universo musicale pre barocco (chiedo scusa per la grossolanità del termine che non vuol essere assolutamente limite), in cui mi sto sempre più e con sempre maggior passione, addentrando ed intricando.
    Sono quindi molto grato degli stupendi inserimenti musicali di cui questo blog è forziere ricchissimo.
    La riflessione sulla caducità e precarietà della condizione umana, non può che trovarmi partecipe, la fine del tempo o dei tempi è per prima cosa ed ahimè indubitabilmente, un’esperienza individuale; in fondo la fine del mondo coincide di fatto con la fine del proprio mondo.
    Mi permetto di riportare una citazione di Elemire Zolla e la offro con la gioia di poterla condividere con chi, come mi è parso, non ha della tecnologia moderna, quel culto dogmatico ed acritico così imperante.
    “…delle reali conoscenze scientifiche degli antichi non è dato di fornire valutazioni esatte, ma soltanto congetture, poichè vigeva la proibizione di ricercare per mera curiosità, e ancor più di divulgare senza motivo spirituale, per mera convenienza economica o politica, non si dica addirittura in nome della “sacralità” della scienza. La scienza di per se stessa non era affatto sacra, salvo diventasse veicolo di una conoscenza simbolica come la matematica pitagorica o l’astronomia caldea…”
    (Che cos’è la tradizione – E. Zolla)
    Il pensiero corre alla musica e …all’alchimia, almeno a me è capitato.
    Un cordiale e rispettoso saluto e le mie scuse per la prolissità non del tutto involontaria.

  7. Caro Dysme,
    gazie per le belle parole. Vianini è una risorsa, soprattutto per il gregoriano. Ho visto anche il video di cui parla (mi creda, è molto meglio quando canta, con tutto il rispetto…) e quando vuol vedere una disordinata congerie di strumenti rinascimentali, venga a trovarmi.
    Molto interessante la sua citazione di Zolla, è un passo pieno di significato: ad esempio, l’affermazione iniziale sulle conoscenze degli antichi, che a me lasciano sempre stupefatto per la loro profondità in rapporto ai mezzi a disposizione. Anche il passo sulla divulgazione è singolare… niente male davvero.

  8. Caro Nold,

    mi viene di getto semplicemente da pensare questo. Uno dei sassi in cui inciampiamo più sovente è credere alla centralità (e di rimpallo alla necessità) dell’uomo nel Cosmo. Smontando questo presupposto che è quasi incarnato in noi, chissà che non si riesca a comprendere meglio la natura, sia nei suoi segreti che nelle sue manifestazioni più terribili.

  9. Caro Brouillard,

    è una delle convinzioni più radicate in noi, forse necessaria per affrontare le mille difficoltà del quotidiano. Ma è vero il contrario, probabilmente siamo ‘ospiti’ e neanche tanto educati… Comunque, la Natura ci offre una possibilità, sia pur infinitesimale…

  10. La Natura ha lasciato, in questo mondo, una SCALA per gli uomini di buona volontà ( frase corretta da Paolo Lucarelli con una traduzione più attenta in” uomini ben voluti “). Questa scala ( si veda la tavola XV del Mutus Liber ” OCULATUS ABIS ” ) la possono salire, perchè vocati , solo alcuni uomini sottoposti comunque a prove molto difficili dove l’esito non è certo.Questa è una possibilità lasciata dalla Natura alla quale si affianca, va detto, la VIA DEVOZIONALE e non saprei quali altre starde percorribili.

  11. gentilissimo Chemist,
    un grazie sincero per l’invito cortese a visitare la sua collezione, chissà che il tempo non ne realizzi l’occasione; ne sarei tanto felice quanto onorato.
    mi sia concessa una considerazione personale e non suffragata da alcuna autorità, sul concetto e sul significato della “scala”, così ben richiamato anche dal sig. Giovanni.
    Se mettiamo questo simbolo in relazione con il concetto di “talento” , ancor meglio con quello di “mercede” (come espresso nelle relative parabole evangeliche), ritengo si possa supporre che l’ascesa alla salvezza, non comporti necessariamente il salire tutti i gradini;
    infatti, come a colui che ha poco sarà tolto anche il poco che ha e come a colui che non avrà fatto fruttare i talenti in relazione a quanto ricevuto, in – proporzione – e non in valore assoluto, così, si può supporre che l’aver superato anche un solo gradino, possa innalzarci alla salvezza, se altro non ci è stato dato, e viceversa l’averne percorsi quasi tutti, ma essersi poi fermati , sia pure all’ultimo, possedendo però la qualità per poterlo superare, annullerà anche quanto già conquistato.
    In fondo, anche per l’esempio dell’ “aratro” si
    riconferma questo concetto, posso aver arato chilometri di solco, ma se poi mi “volgo”, a nulla sarà valso, mentre anche un sol metro potrebbe esser occasione di salvezza.
    Perdonate queste riflessioni poco ottimistiche sull’impervietà del sentiero e dell’ascesa, fortunatamente la fede ci insegna che la misericordia di Dio è infinitamente più grande dei nostri sofismi e della nostra sfiducia.
    Un saluto rispettoso e cordiale.
    d

    • Caro dysme,

      quella scala è, sì, la scala che deve salire l’Alchimista per ‘andarsene oculato’, ma non solo: è anche il simbolo di ciò che il Creatore incessantemente e generosamente manda giù sulla Terra, esattamente in un luogo definito dall’immagine e dal passo biblico che fa esclamare a Jacob: “Vere locus iste sanctus est”… magari verso Maggio ne riparliamo in un apposito post. Come dimenticare, infine, a proposito di scala, l’espressione di Nicolas Valois tanto cara a Lucarelli: “La pazienza è la scala dei Filosofi, e l’umiltà la porta del loro giardino”?
      Grazie dysme, e grazie Giovanni per i vostri bei commenti

      Un caro saluto

  12. E’ l’eterna questione che Pirandello [ il grande drammaturgo dalla visione angosciosamente relativistica della vita e del mondo ] seppe cogliere felicemente nella celebre commedia :” Così è ( se vi pare ) ” .
    Gli alchimisti ,tutti quanti – nessuno escluso -, debbono salire fino all’ultimo gradino la scala ben rappresentata nel Mutus Liber . Non si vuole salire quella scala ? Liberissimi di farlo, ci si può dedicare a mille cose altrettanto interessanti . Per gli alchimisti però, la scala presenta grandi difficoltà : pochissimi ci riescono infatti.
    Un esempio? Hercule Savinien de Cyrano de Bergerac , il ” cuor di leone ” del XVII° secolo, ( da non confondere con l’omonima opera teatrale del 1897 ), era un alchimista di rango e autore del bel libro <>. Morì , ahimè, a soli 36 anni nel 1657 a causa delle ferite causate dalla caduta di una trave.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...