Non ci sono più le mezze stagioni…


Cari amici,

è vero: sono d’accordo con voi, è un luogo comune. Tuttavia, nulla mi è parso più vero durante questi giorni canicolari di esilio marino, durante i quali, a parziale consolazione, ho riletto passi dei ‘Due Luoghi Alchemici’ di Mastro Canseliet, il quale, già nel 1945 si lamentava della medesima cosa, riportandola nel suo prezioso volume.

Parte da qui dunque una mia breve riflessione su questo dato di fatto, il quale, lungi dall’essere così pronunciato nel 1945 era tuttavia avvertito nettamente dal Maestro di Savignies, il quale traeva dalla sua constatazione lugubri premonizioni di fine del mondo. Molto seriamente, non come siamo fin troppo abituati noi Italiani a lamentarci di ogni cosa e soprattutto del tempo, proprio noi che sinora abbiamo abitato una contrada del mondo fortunata sia per il clima sia per l’abbondanza dell’elargizione dello Spirito Universale nelle nostre notti serene, Canseliet avverte nella variazione climatica un dato certo dell’approssimarsi del ‘bouleversement’ e del ‘secondo battesimo’ dell’umanità, ricevuto da Dio con il Fuoco, dal quale scaturirà un’umanità migliore a partire da una piccola schiera di Eletti.

Certo, sarà il caldo estremo, sarà l’appropinquarsi progressivo della ‘scadenza’ del 21 dicembre 2012 preconizzata dal sistema calendariale Maya, nonostante il povero Giacobbo già metta le mani avanti nel caso… non succeda nulla  😉 , tuttavia, essendo abituati a non trascurare alcuna delle parole del buon Canseliet, ed a maggior ragione di quelle del suo ‘testamento spirituale’, come lo definì Paolo Lucarelli nella sua Prefazione, un dolcissimo passo di serena poesia e di generosa trasparenza, tuttavia, dicevo, se un Alchimista ne parla (e che Alchimista!) la sua importanza ce l’avrà.

Sarà anche per la vicinanza geografica del Castello del Plessis-Bourree con Chinon, luogo di detenzione dei Templari, con i loro graffiti anch’essi premonitori di venturi cataclismi (già nel 1200!), anche nel mezzo della sua trattazione Canseliet ripropone questo triste (triste? Chissà, triste per noi poveri prigionieri del secolo…) argomento: ci lascia una tenue speranza, forse anche solo uno sprone, nelle ultime pagine, quando traduce, per una volta senza invidie, una profezia di Filalete. Gli Adepti (anzi, dice ‘noi Adepti’) torneranno a salvare i ‘tyrones’ ed i ‘patres’ dai ‘quattro angoli della Terra’.

Siate pronti, ci dice dunque il Filosofo inglese: non a caso lo diceva anche Gesù Cristo, nella sua parabola delle lampade e dell’olio, che le ancelle sagge hanno tenuto accese per il ritorno del signore, che può arrivare a qualunque ora della notte e deve essere accolto… dalla Luce.  A noi il compito, arduo ma misero se si pensa alla ricompensa, di tenere accesa la Fiammella.

Ecco, dunque, una possibile risposta alla domanda: ‘Perché facciamo Alchimia?’ Certo, il numero degli Eletti, grande  e piccolo ad un tempo, Canseliet lo indica: 666, numero ancora una volta legato all’Apocalisse.

 *     *     *

Aggiungerò, a conclusione di questa melanconica riflessione, alcune considerazioni di natura affatto differente. La prima, è che Canseliet ha avuto la fortuna di rivedere il suo Maestro,  nel suo stato di Grazia, a 120 anni, in un luogo fuori dal tempo e dal mondo: non sarà stato un incontro infruttuoso…  Della persistenza degli Adepti su questo mondo ‘non più prigione’ parla anche Gratianus, nel suo ultimo libro ‘Verso l’Arca d’Argento’: egli forse (me lo auguro di cuore) può finalmente vederli, e dunque ci conferma che sono là, pronti ad accorrere, come dice Filalete.

Un’ultima immagine, mestissima, lacerante: se dovesse accadere, quand’anche fossi uno dei 666 Eletti, cosa assai improbabile (ma cosa è ‘probabile’, in Alchimia?), e dovesse accadere davvero fra un anno, come potrei abbandonare al suo destino l’affetto più profondo e caro che oggi possiedo?

Ah, quanti Dragoni ha sul suo cammino Alchimia!

 Chemyst

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24 pensieri su “Non ci sono più le mezze stagioni…

  1. Credo che il 666 abbia sicuramente ben altri significati che non la – perdonatemi- scemenza che ha scritto Canseliet…

  2. Carissimo Noldor,
    mi ha toccato profondamente il tuo post. Toccato perchè orami i cuori sono rivolti altrove ed ad altre “cose”. E’ certo che lasciare gli affetti più cari (e ti capisco benissimo, come ben sai… 😦 ) è forse la parte più difficile, come penso lo sia stato per tutti gli Adepti che hanno lasciato questa manifestazione.

    Hanno molto incuriosito anche me i graffiti dei templari a Chinon, che guarda caso me li sono visti tramite la rete qualche notte fa…. Il mio timor più grande, non è la fine, ma il pensiero che la discesa ancora non è finita e sembra che non la vogliano far finire mai.

    Caro Signor Leveridic, certo è che Canseliet ne ha scritte parecchie di cose, giuste o meno che esse siano. Non sto dicendo che quel numero possa indicare l’argomento dell’Alchimista, ma nemmeno un semplicistico dogma imposto da una coscienza annegata nella paura, può essere la risposta a cose che non appartengono a noi.

    Con cuore.

  3. Caro Leveridic,

    non so se Canseliet abbia scritto una scemenza, anzi ne dubito fortemente: tutt’al più posso concedere che abbia velato sotto quell’immagine qualcos’altro, lasciando a noi ‘poveri ciechi’ l’apparenza del mito. Ma se crede di conoscere qualcuno dei ‘ben altri’ significati del ‘numero della Bestia’ è questa l’occasione per condividerli…

  4. Caro Tonneau Rouge,

    so bene che comprendi… A proposito delle scritte graffite, anche lì andrebbe fatta (da parte nostra, almeno) una piccola indagine: io mi sarei fatta un’idea, molto fantasiosa, a proposito di certe ‘sigle’ o ‘acronimi’, ma magari è meglio parlarne prima fra noi.

  5. Forse l’accento andrebbe messo, oltre che sullo stravolgimento delle condizioni climatiche, anche sul fatto che codeste aberrazioni – quali il caldo eccessivo – non sono il frutto dell’attività spontanea di madre Natura ma in larga parte provocate dalle forze dell’Avversario.

    Dunque in questi ultimi anni non sono quasi mai ‘naturali’ nè i terremoti e gli tsunami, nè le esplosioni vulcaniche, nè gli spaventosi uragani e ‘tornado’, nè le siccità eccessive, nè le inondazioni. Tutti questi fenomeni sono quasi tutti progettati a tavolino in quanto esiste da decenni la tecnologia per provocarli.

    E la gran parte dellle persone – anche acculturate – non lo sa e nemmeno lo sospetta.Dunque lo stravolgimento della biosfera deriva dal deliberato inquinamento chimico, elettromagnetico, radioattivo. I fenomeni non si verificano mai a caso
    E pur non essndo un operatore di Laboratorio credo che tutto ciò venga fatto in chiave anti-alchemica, onde ostacolare la fissazione dello Spiritus Mundi.

    • Caro Paolo,
      non sono mai stato bravo come ‘dietrologo’. La sua ipotesi ha un certo fascino, ed una certa (verificata) fondatezza per quel che riguarda l’influenza dei cataclismi sulle azioni sottili che a noi interessano. Tuttavia, in questo periodo i forni alchemici sono fermi, e questa sofferenza sarebbe dunque tanto crudele quanto gratuita. Mi piacerebbe sapere perché questa sua tesi, d’altra parte, dovrebbe essere più veritiera di quella di Canseliet di un progressivo cammino verso la ‘fine del ciclo’, di cui i cambiamenti climatici in evoluzione sarebbero un segnale. Ha qualche evidenza a sostegno invece della sua visione?

  6. Interessante argomento, oggi ben gettonato, quello del cambiamento climatico. Essendo cambiamento, si addice ad ogni forma di desiderio, positivo o negativo che sia, creando assonanza alla usuale sensazione che “quando eravamo giovani il mondo era migliore” così cara a molti.

    La sensazione del male incombente permette una migliore spiegazione ad ogni nostra insoddisfazione, desiderio non esaudito, speranza tradita.

    Ma se riportiamo i concetti dalla “umanità” e dalla “oggettività emotiva” alla Natura, che è fatto e sostanza, si aprono anche altri significati.

    Intanto il fatto che l’Alchimista lavora per andarsene. E siccome lavora per quello, per ottenere un beneficio preciso, netto, chiaro, non si può vedere in questo un male o una sofferenza. Al contrario.
    Del resto se non fosse così, non si affaticherebbe dietro a chimerici lavori che nemmeno lui stesso – spesso – capisce.

    Il “bouleversement”: beh, non è certo invenzione di Canseliet, ma anticha sapienza nota ben oltre la Via Alchemica. Se praticamente indichi un rovesciamento dei poli fisico, come sostenuto da alcuni, o indichi metodiche di lavoro da eseguirsi una volta giunto verso il compiemnto del lavoro, resta da definire e comprendere …

    La cosa forse più difficile, e accettare di amare una cosa, amando anche di lasciarla. La fenomenologia personale reale, l’impronta fisica in questo universo, di cui è ben consapevole l’Operaio del Forno, non gli è per nulla antipatica. Anzi, ne gode a piene mani. Non ci sono pauperismi penitenziali in alchimia. Non si “gode soffrendo”, non si conquistano cieli insperati castigando il copro e l’anima. Al contrario. L’alchimista è pienamente immerso nella vita, la usa e se ne lascia usare. Ma allo stesso momento la abbandona con interesse attento rivolto al nuovo, al futuro, per il quale ha lavorato tanto.

    E’ difficile esprimere questo concetto, personalmente ritengo bella l’immagine del viaggiatore e del treno. Una specie di lunga transsiberiana, in cui viaggiamo, scendendo nelle varie fermate per godere dei posti esotici nei quali ci ha portato. Scendiamo algi Urali, scendiamo a Samarkanda, scendiamo a Baku e sul lago Baikal, ad Ulan Bator e finalmente a Wladiwostok. Ogni volta che scendiamo esploriamo con dovizia ogni posto. Vi troviamo amori e odi, affetti fortissimi ed indifferenze. Ma sappiamo sempre che dopo il tempo concesso, dobbiamo risalire sul trano, per proseguire. Siamo turisti in quel posto, non indigeni. A volte ci dispiace lasciare la città, abbiamo imparato ad amarvi delle persone, dei luoghi, dei tramonti e delle albe. A volte siamo più pronti a ripartire. Ma sempre ripartiamo e sempre siamo consci che non siamo “questo” luogo, ma “quel” treno. Ed è il treno che lega la nostta anima, la esprime e caratterizza.

    Ed a completare il quadro, sappaimo anche che dopo tutto questo, lo stesso trno è solo un mezzo che trasporta durante questa nostra vacanza. Ma sempre parte della vacanza resta.

    E questo non può che riempire dei tipici sentimenti della vacanza, che non sono nè tristezza, nè eccessiva preoccupazione per le sorti dei luoghi visitati, ma gioioso interesse, curiosità e voglia di imparare cose sempre nuove, nella consapevolezza che prima o poi si torna a casa.

    Spero di essere riuscito a chiarire con questa similitudine non tanto l’idea, banale, ma il sentimento che la inviluppa.

    Spero

  7. Carissimo Ptah,

    intanto grazie per il bel post e per il tempo che ha dedicato a queste mie riflessioni.

    Magari aggiungerei che è possibile che il ‘bouleversement’ di Canseliet possa addirittura essere un cambiamento di percezione dell’Alchimista lungo il suo cammino, talmente drastico da fargli perdere tutti i consueti punti di riferimento… Chissà.

    Tuttavia ho voluto ugualmente riportare queste riflessioni come una personalissima e piccolissima testimonianza del mio percorso, che nulla, al momento, sembra indicarmi se sia giusto, sbagliato, diritto o tortuoso. Magari in questa sorta di pellegrinaggio ferroviario, a volte si prendono dei locali, per poi magari tornare alle stazioni principali, delusi o arricchiti dalla deviazione…

    Tuttavia i graffiti di Chinon sono lì e continuano ad inquietarmi, nè trovo rassicurante l’idea che lo facciano ormai da ottocento anni.

    Grazie comunque per le belle riflessioni, e per la serenità che vogliono trasmettere.

    Saluti fraterni

  8. Caro Sig. Chemyst, credo che lei non abbia molto margine di scelta, ma se proprio occorre, può sempre non farsi trovare in…’Casa’!
    Saluti
    Cenerentola

    • Cara Sig.ra Cenerentola,

      sono sicuro che il suo intento fosse quello di alleggerire l’atmosfera: le confesso tuttavia che, fra gli svariati commenti di basso livello come il suo, è proprio il suo ad avermi procurato il maggior fastidio.
      Come nel detto ‘in cauda venenum’, poi, il suggerimento di non farsi trovare nella ‘Casa’ con la C maiuscola, ecco, quello lo trovo particolarmente irritante e soprattutto irriverente.
      Se trova la questione posta in fondo al post (ma non c’era solo quella…) irrilevante o degna di dileggio, credo sia frutto di un’affettività appiattita purtoppo non rara ai nostri tempi, e di cui lei manifesta appieno i sintomi.
      Grazie comunque del commento…

  9. Caro Chemyst,

    La ringrazio della Sua garbata risposta. Non mi pare che le mie osservazioni siano in contrasto con quelle del buon Canseliet. Caso mai potremmo parlare di integrazione. I Saggi del tempo andato, pur essendo ben consapevoli di trovarci tutti sulla china che porta alla fine del ciclo, no necessariamente potevano prevedere ltutte le iatture che a tale conclusione avrebbero contribuito.

    E. Canseliet ebbe tuttavia la geniale intuizione secondo la qiuale l’inquinamento provocato dalle onde elettromagnetiche artificiali influiva suile operazioni di Laboratorio. Non mi pare tuttavia che egli abbia tirato in ballo l’influenza nefasta sulla biosfera delle radiazioni liberate dallo scoppio di un numero incalcolabile di ordigni a partire dal 1945 in poi.

    La situazione dell’atmosfera è da allora enormemente peggiorata. Mi permetto di richiamare l’attenzione sui milioni di tonnellate di particolato chimico liberate negli ultimi quindici anni nei cieli del Pianeta da parte di flottiglie di aerei militari. In questo particolato si ritrovano di norma bario, alluminio, stronzio, cristalli di quarzo, dibromoetilene e altro.

    Chiaramente non intendo convincere alcuno. Ma l’aspetto del cielo è oramai qualcosa di drammatico. Per non parlare poi del ‘trattamento’ EMG effettuato metodicamente su simile venefico particolato. La letteratura in proposito è ormai enorme: se qualcuno è curioso può fare delle indagini.

    Cordialmente

    • Caro Paolo,

      grazie delle precisazioni. Conosco bene le preoccupazioni di Canseliet a proposito dell’inquinamento elettromagnetico, anche se Lucarelli, al riguardo, era meno drastico e continuava a dire che si poteva lavorare al forno benissimo anche al centro di Milano. Quanto alle altre fonti di inquinamento, nulla da dire, è tutto purtroppo verissimo: quello che un po’ mi spaventava un po’ mi lasciava interdetto è che lei intravedeva una precisa volontà ed una strategia dietro tutto questo, una sorta di ‘Cupio dissolvi’ deliberatamente perseguita da qualcuno per conto di Qualcun Altro. Mi auguro davvero che non dobbiamo ritrovarci a combattere, oltre che con una pervicace stupidità, anche contro una intelligente malizia…

      Saluti. cari

  10. ” L’Alchimista lavora per andarsene “…

    Ma andare dove ? Temo che alcuni moderni cultori di alchimia si siano fatti idee strane.

    Best Regards

    • Caro Grillo,

      se la sua domanda fosse formulata per vero interesse, aprirebbe un interessante quanto delicato capitolo di discussione.
      La risposta c’è, è molto semplice e penso nota a molti di noi. A Casa: questa (ma questa cosa? se lo chieda, se lo chieda…) non è la nostra vera Casa, ma siamo qui e dobbiamo (dovremmo…) tornare… lì. E l’Alchimia è… una Via. E’ tutto molto semplice, se lo si vuol vedere. Se poi Lei si trova bene, libero di restare: qualcun altro, più ‘oculatus’, se ne andrà. Se potrà.
      Libero di non credere a queste … baggianate, e grazie comunque per aver letto il blog.

  11. La “casa” cui tendete voi altri non è la Casa a cui tendo io.

    Eppoi : la Casa è già qui..non la vedete, perchè ci sono troppe false informazioni che vi gironzolano nella cabeza.

    • Caro Grillo,
      vedo che facciamo progressi, e non avevo dubbi sui distinguo delle rispettive case. Apprezzo (e rivelo qui per gli altri utenti) che per questo commento avete creato un nuovo indirizzo di posta (casa@libero.it>) al posto dell’irriverente quantebaggianate@libero.it> con il quale vi foste registrato nel precedente commento.
      La vostra libertà, o se preferite, il vostro libero arbitrio non è in discussione. Scegliete pure la casa che più le aggrada, e lasciate anche a noi altrettanto libera scelta su quella verso cui dirigere i nostri passi.
      Quello che non mi pare acconcio è il vostro modo supponente di ritenervi nel giusto e di giudicare come baggianate o false informazioni la materia di cui qui si discute. Soprattutto appare scortese fare affermazioni prive di alcun ragionamento a sostegno, per esprimere un punto di vista pregiudiziale come il vostro: sospetto peraltro che non abbiate dimestichezza con i modi civili di discussione, per quanto qui siano leciti se non benvenuti addirittura. Noto inoltre, in quell’ “eppoi” come nel “voi altri” anche una carenza linguistica vero il nostro bell’idioma, per cui temo vi sfuggirebbero molte sottigliezze linguistiche per noi di uso corrente.
      Nessuno vi trattiene qui, restate se volete, ma senza le modalità che vi ho indicato ogni ulteriore commento da parte vostra non verrà reso visibile.
      La saluto, senza molta stima…

  12. Caro Chemyst,
    perchè tuttavia mi siete caro, nonostante l’opinione che avrete al termine della lettura del mio commento, -che dubito pubblicherete- e questo dicevo grazie al fatto che il vostro blog è interessante e ricco di occasioni per riflessioni non inutili. Però, sapete, perde di attrattiva, dal mio punto di vista, con l’impronta scarsamente caritatevole delle vostre risposte agli interventi che in qualche modo non si confanno al vostro esclusivo punto di vista. Il solo pubblicare poi
    l’indirizzo e-mail del nuovo interlocutore la dice lunga su alcuni punti del vostro carattere sicuramente formato alla chiarezza e alla trasparenza che sono sintomi di sincerità e rettitudine certo, ma d’altra parte fanno presagire in voi una certa inclinazione a “sfrondare” con mano pesante ciò che avrebbe potuto ricevere maggior beneficio con leggeri e più gentili ritocchi, caso mai. Voglio credere che questo sia dovuto semplicemente alla passione travolgente che contraddistingue la ricerca che vi vede coinvolto, e che questo non sia dovuto ad un effettivo ed intransigente modo di rapportarsi al prossimo, studente o no di Alchimia. Nessuno vi obbliga a cambiare parere ma, immensamente utile, secondo me,- anche a proposito delle carenze linguistiche che secondo voi costituiscono grave nocumento alla progressione sul sentiero della conoscenza- è non tralasciare nessun aspetto della questione. Come è scritto da qualche parte -ma non ricordo le parole esatte per cui spero di renderne solo il senso- l’Alchimia non è cosa per persone di scarso ingegno, sebbene persino i Saggi considerino questo con la massima prudenza.
    E poi, caro Chemyst, è arte d’amore o no? una leggera potatura al posto della motosega e vedrà rispuntare nuove gemme in men che non si dica. Mi affacciavo con un commento al suo bel blog, commento che poteva esser letto a proposito di ‘sottigliezze linguistiche’ in vari modi, e voi avete scelto di ‘benedirmi’ subito con una diagnosi sorprendente, dal mio punto di vista s’intende. Consideri sempre, e con questo concludo, che chi cerca di dialogare con voi non lo fa per dileggiarla o per sminuire od intaccare la sua posizione di amante dell’arte, non giudichi subito perlomeno, perchè il senso rimane nascosto e a volte solo molto tardi si capisce ‘perchè’ un individuo ha cercato di noi, magari anche lui stesso ancora non lo sa, esattamente come noi.
    Forse semplicemente ne aveva bisogno, come accade spesso, non è d’accordo con me? Metterlo subito alla porta non è molto elegante.

    Distinti saluti

    Cenerentola

    • Cara Cenerentola,

      innanzitutto, come vede, il suo commento è bello che pubblico. Avrà sicuramente ragione sia sulòla passione sia su certe angolosità del mio carattere che mi portano a difendere anche con durezza ciò cui tengo molto. Se quindi il mio giudizio sul suo intervento le è parso eccessivoi, è perchè toccava, con una punta di dileggio, qualcosa di Sacro. E – fors’anche per il suo bene – non volevo che quel confine fosse oltrepassato. Sono sempre più che disposto ad accogliere per discutere o per approfondire opinioni differenti dalla mia, altrimenti a che serve l’interattività di un Blog? Tuttavia certi modi non mi piacciono, e (come ha ben rilevato) lo dico con estrema sincerità e chiarezza.
      Capisco anche che il tema che ho introdotto, come costituisce fonte di dubbio, timore, a volte angoscia, per me, possa generare in chi legge sentimenti simili o magari più intensi, al punto da dover essere esorcizzati in tutti i modi. Però – sarà un mio limite – scherzarci su o (peggio) stabilire aprioristicamente che si dicono baggianate mi pare eccessivo. Credo che su questo lei possa condividere.
      Se poi dovesse aver timore che io abbia violato la privacy del Grillo, sono sicuro che quegli indirizzi fossero creati ‘ad hoc’ (ammesso che siano stati creati) e solo allo scopo di aggiungere dileggio al preconcetto. Il primo dei due l’ho pubblicato anche perchè così fosse più chiaro il senso della mia prima risposta.
      Trovo piuttosto triste ed inutile anche questo mio commento (salvo forse per l’opportunità di riaprire un dialogo con lei) invece di ragionare o meglio riflettere sui numerosi temi millenaristici che ricorrono negli scritti di Canseliet, di Cosmopolita, e di molti altri Filosofi. Parliamo, insomma, davvero di ‘cose dell’altro mondo’, e ciò può spaventare, ma anche una condivisione può aiutare ad affrontare le paure sparse lungo il Sentiero di Cerca.
      Vogliamo riprovarci?

  13. Sì, caro Chemyst, potremmo riprovare. Mi lasci tuttavia spiegare come avevo inteso il mio primo commento, perchè la ripresa del dialogo è vincolata alla cancellazione dell’errata lettura che ne viene fatta, forse non da lei solo, e per la quale per il mio bene, cosa di cui la ringrazio viste le buone intenzioni, mi si richiama al rispetto del Sacro confine.
    Dunque, come lei ha giustamente rilevato ho scritto ‘Casa’con la ‘C’ maiuscola e questo per sottolinearne l’importanza, la Sacralità se vuole, in ogni caso l’Unicità’, il termine della Ricerca, la Dimora ultima, il Compimento di tutte le aspettative cui volgono i lavori dell’Alchimista. Se questo per me non assumesse i caratteri del Sacro esattamente come lei, forse non nella forma però, lo intende non l’avrei scritto a quel modo.
    Forse ha trovato irriverente il suggerimento di ‘non farsi trovare’? Ma è precisamente quel che accade, nel qual caso a quanto mi risulta, ovvero, ad Opera compiuta quelli che la tradizione chiama Adepti non si riescono mai più a trovare da nessunissima parte, attraversano, pare, una ‘dimensione’ a noi sconosciuta e ‘scompaiono’ ai nostri occhi, questo volevo dire ed era un augurio di riuscita, non certo un dileggio. Che abbiano poi gli stessi Adepti la possibilità di riunirsi e dialogare fra loro, è una questione che travalica la mia modesta immaginazione e non era contemplata nel mio commento.
    Per quanto riguarda la questione posta in fondo al post a cui faceva riferimento, apre la chiave ad un’ulteriore lettura al mio commento. Se dovesse, era la mia riflessione, accadere di trovarsi scissi fra due scelte ‘impossibili’, rilevavo allora che anche in quel frangente la scelta impone di caratterizzare la propria ‘Casa’, quella ‘fisica’ dove abbiamo i nostri maggiori affetti, con le caratteristiche del Sacro, e nemmeno se sostenesse il contrario oserei crederlo, ma questa è solo una mia personalissima opinione, e penso ci si possa risolvere di non farsi trovare nel senso di opporre un rifiuto ad una scelta differente.

    Veniamo ora, dulcis in fundo, a quel mio ‘credo che lei non abbia molto margine di scelta’ che forse ha causato l’equivoco. Anche quì se ne può dare varia lettura. La prima, la più irriverente, non trova sostegno nei fatti per il semplice motivo che la costanza e l’impegno non le sono, credo, negati a quel che mi risula leggendo il suo Blog, parallelamente immagino la pratica, e quindi essendo sotto gli occhi di tutti, sarebbe un’interpretazione che non le si può adattare se non tradendo l’evidenza.
    La seconda, per diverso motivo, ovvero, citando a memoria ‘Le dodici chiavi..’ alla fine è scritto: ‘Cerca in quello, non ti stancare: la fine conferma le azioni…’ Il mio parere è che, francamente, forse perchè la conosco poco, o meglio, solo attraverso i suoi scritti, non mi pare avversato da stanchezza ed è quindi ben determinato a conseguire come le auguravo compimento, data la sua volontà. Ma abbiamo una terza possibilità di lettura che contempla un terzo modo, che si può dedurre da quanto ho specificato prima e riguarda quella che lei chiama ‘la questione in fondo al post’ e che temeva fosse stata fatta oggetto di dileggio. Bene per questo risvolto interpretativo del mio commento a questo punto non posso che lasciarla solo e augurarmi che ne dia una serena lettura. Spero adesso di averle spiegato bene quali fossero le mie reali intenzioni. Nessun dileggio, neanche una punta.
    E’ vero comunque che l’argomento pone domande importanti e suscita forti sentimenti ma la condivisione e il dialogo rimangono fondamentali, mai tristi o inutili. Questo è quello che penso.

    La ringrazio e spero a presto

    Cenerentola

    • Cara Cenerentola,
      questo non è un post, è un saggio di analisi: noterà la sua lunghezza in relazione alla semplicità della frase da lei scritta che ne costituisce l’oggetto… La ringrazio della spiegazione e, creda, nonostante la bizantina lunghezza, la trovo sincera. Magari smentisce un po’ la sua stessa conferma che ‘l’intento era di alleggerire’, ma va bene lo stesso… 😉 Forse il momento non era quello giusto, e l’intento sarebbe stato colto appieno con uno stato d’animo differente: d’altra parte è Lucarelli che sostiene che ‘dov’è Alchimia è serietà, senno, benefizio e giubilo‘, dunque si può, a mio avviso, far coesistere il sorriso con la riflessione. Basta coordinarsi.

      Comunque, non posso che restare ammirato dalla sua analisi: fa lo stesso con i testi di Alchimia? In questo caso sarebbe davvero interessante leggere un suo commento in proposito, lo dico sinceramente! Ad esempio, cosa pensa della frase di Canseliet? E’ una ‘baggianata‘ come per Grillo, oppure è semplicemente poco credibile, fantasiosa, affascinante? Io sono dipsosto a prendere le più sonore cantonate nel fidarmi del Maestro di Savignies, per quanto abbia ben conosciuto la sua ‘perfidia’ nel tradurre dal Latino: e lei? Vogliamo parlarne?

      Saluti

      Chemyst

  14. Caro Chemyst,

    anch’io la trovo sincero e mi dispiace di non aver colto il momento propizio ma, in questa rete, e chissà proprio questo dà un’opportunità aggiuntiva, non si può osservare lo sguardo dell’interlocutore che disapprova o il gesto di disappunto durante la conversazione così che si procede senza arrestarsi fino alla fine, solo appunto al termine si può capire quanto si è centrato il discorso. La ringrazio dell’ammirazione che ha espresso per l’analisi, ma è assai facile analizzare ciò che proviene da sè, ben altra cosa è analizzare i testi di Alchimia!

    Naturalmente il pensiero è tentato di analizzare ogni singola parola, ma così facendo si perde il senso generale della questione. Le confesso che non conoscendo bene il latino quando mi sfugge il particolare mi aiuta cercare il senso generale e viceversa, così scorro dal generale al particolare quando il senso della singola parola o della frase è palese. Mi domando ogni volta che un piccolo spiraglio sembra aprirsi se fosse questo il proposito dell’Autore, perchè ad una succesiva rilettura ecco altri significati che si innestano su un diverso contesto. Fare questo, cioè scrivere in questo modo, non è certo opera di una mente comune, il Maestro Canseliet con i suoi scritti mi conferma sempre più che ha esposto delle verità, poche a mia conoscenza, in modo direi consono al segreto. A volte con un po’ di francese… quel che non risulta in latino, cioè leggendo il latino, a volte qualche parola dicono con il greco. E’ molto, molto complesso. Comunque per quel che riguarda la parola ‘baggianata’ sono andata a vedermi l’etimologia, manco a dirlo, e con mia sorpresa ho trovato che deriverebbe anche dal nome di una certa ‘fava’ (Baiana) coltivata in Campania. Sorprendente vero? A volte si trovano le cose più curiose, curiosando.

    La frase di Canseliet…, mi è tornato in mente, oltre a quanto da lei caritatevolmente sottolineato riguardo a Patres, tyrones ed i punti Cardinali della Terra, che di ‘patre’ aveva già parlato all’inizio in ‘Villa Palombara’. Dunque all’inizio, ma non subito, e poi al termine e non a caso, come sempre. Rilevo inoltre quando in conclusione dice che l’oggetto del suo proposito è sostanzialmente ‘positivo’ quand’anche solenne e grave. Chiude quindi con un ‘sigillo’, ricordiamo quanto dice Paolo Lucarelli in prefazione: sigillo scel, sel sale. Sale di cui ancora rammenta a pag. 322 verrà posto in fronte dall’angelo (sale da usarsi metaforicamente- cum grano salis- oppure sale di fatica nella concretezza dell’Opera secondo lei?).

    Canseliet rimane per me in buona parte un mistero, non le dico quanto ho trovato difficile soprattutto il suo ‘Mutus Liber’. Ma è sempre, e lo sarà anche per sempre, estremamente coinvolgente, idem Fulcanelli, naturalmente, che reputo geniale come E.C. Per quante ‘cantonate’ si possano prendere c’è sempre una sponda che ci accoglie, a volte dirimpetto, a volte di lato che traccia nuove traiettorie, nuove scoperte. Non c’è nulla di più entusiasmante, non trova? Ora mi permetta una domanda, come mai ha scelto di affrontare un argomento così ‘frontaliero’, che turba non poco gli animi come si diceva, ovvero, è un’ioptesi di future preoccupazioni oppure un dilemma che sì palesa in tutta la sua drammaticità? Insomma, ha aperto il libro ed è in attesa di eventi futuri oppure ne è scaturita l’immagine di una bianca colomba?

    La ringrazio e la saluto

    Cenerentola

    • Cara Cenerentola,

      è molto carina la styoria della fava campana! Ho guardato anch’io sul Dizionario Etimologico e, non essendoci baggianata, ho trovato ‘baggiano’, analogo in pratica di babbeo. E l’etimo che suggeriva è corretto, in più dal Latino si ritrova (la grossa fava) anche in Provenzale…
      L’argomento ‘frontaliero’, come lo chiama lei, mi preme molto e, se guarda indietro, ricorre spesso nei miei post. Un punto debole, sensibile della mia personalità? Forse, ma vedo che non sono solo, anzi sono in compagnia di grandi come Canseliet, Fulcanelli, Cosmopolita, addirittura Filalete… Ha letto il capitolo sulla Croce di Hendaye, nel Mistero? Eppure Hendaye è lì, a due passi da Saint Jean pied au port, l’inizio del Cammino Francese per Compostella… come dire che dalla Fine ci sarà un nuovo Inizio? Chissà. Comunque, è un aorgomento centrale dell’Alchimia, e parlarne non può far male, basta averne il coraggio…
      in ogni caso, si rassicuri: il Libro (quello che tiene in grembo Dama Alchimia) è ancora serrato… direi sigillato, se me lo consente 😉 ed a proposito di sigilli, sospetto un significato ‘operativo’ anche per quello…

      Alla prossima

      Chemyst

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