Interludio


Cari Amici,

Nell’attesa di tener fede all’impegno di proseguire le riflessioni sulla Musica della Grande Cottura, ecco un interludio musicale, molto probabilmente non distante comunque dall’argomento, essendo legato alla conclusione del Camino di Santiago, secondo quanto generosamente segnala Gratianus nel suo bel libro “Verso l’Arca d’Argento”.

Re Davide con viola d’arco medievale, Santo Domingo de la Calzada, Catedràl

Nelle ultime pagine egli pone a confronto due statue del Re Davide, la prima posta all’inizio del Camino, a Santo Domingo de la Calzada e la seconda sul Portal de las Platerìas della Catedral di Santiago.

A leggere la didascalia delle riproduzioni fotografiche, per la verità non troppo belle (e sono sicuro che questa è una delle tante colpe della Mimesis), sale un moto di commozione e di felicità: “Il primo viaggio è giunto al termine”, per noi Innamorati dell’Arte non significa certo che Gratianus voglia fare di nuovo il turista sulla via dei Pellegrini, bensì è l’annuncio (discreto, quasi nascosto com’è sul retro di una foto) di un traguardo leggendario, e la conferma della possibilità, seppur remota e non destinata certo a tutti noi, di poter attraversare le barriere della nostra prigione.

Il libro è una straordinaria raccolta di simboli, alcuni dei quali spiegati da Gratianus o dalla sua controfigura Angelo con chiavi di lettura inattese e sorprendenti, ma nella mia ricerca di immagini migliori sul Web (non era poi così difficile…)  mi sono reso conto che non ci ha raccontato tutto, o non ha potuto farlo, per ragioni di spazio o di opportunità: ecco perché, non sembri irriverente, vorrei aggiungere qualche commento iconografico sulle due immagini del Re David musicista segnalateci dal neo Maestro, e chiedo in anticipo perdono se alcune considerazioni che ne deriveranno saranno difformi da quelle dell’Autore, anche se non ne intaccheranno in alcun modo l’insegnamento ermetico: la differenza sarà infatti basata su considerazioni eminentemente musicali ed organografiche, e comunque a maggior gloria dei tanti, anonimi e forse inconsapevoli artisti che hanno tramandato fino a noi i segreti dell’Arte Regia: Non nobis, Domine.

Ma veniamo all’iconografia musicale di queste belle immagini: Gratianus descrive in un certo senso due volte la prima, quella di Santo Domingo de la Calzada: la prima a pagina 117, la seconda a fine libro, quando la confronta con quella del Portal di Santiago. Voglio riportarvi il passo integrale: “Il Re Davide con la corona in capo, scolpito in rilievo su una colonna, sollecita la mia curiosità. La nobile figura ha il capo leggermente inclinato da un lato, il viso barbuto e lo sguardo assorto. Serra nella destra uno strumento a corde che suona con un archetto, tenuto ben saldo nella mano sinistra. E’ sedutRe Davide musicista, Santiago de Compostelao a gambe incrociate su uno scanno in modo da formare una X (Tav.33). 

L’ultimo particolare, così evidente, richiama il segno della croce di sant’Andrea, simbolo dello Spirito universale; questo re che conosce l’arte della musica e tiene le gambe incrociate a X appare come il simbolo della conoscenza ermetica, arte ineffabile e dolce proprio come il suono di uno strumento a corde, e soprattutto sacra e divina perchè favorita e protetta dall’Anima del mondo”. 

Non conosco personalmente Gratianus, anche se mi piacerebbe poterlo incontrare, ma da quel che so è persona attenta e prudente: sono quindi ragionevolmente certo che usi uno stratagemma peraltro non nuovo nella tradizione ermetica che è quello di inserire dei piccoli errori allo scopo di segnalare un punto importante della dottrina. Il precedente più illustre, a me molto familiare, è Michael Maier, che ha disseminato i canoni della sua Atalanta Fugiens di errori musicali, certo emendabili, ma che anche una volta emendati lasciano nel dubbio chi li corregge e lo fanno tornare più e più volte su quel punto, su quella frase, su quella parola.

Qui l’errore più evidente è che Re David suona la sua viola d’arco tenendola con la sinistra ed impugnando l’archetto con la destra, e non come è scritto. Ciò è ben verificabile sia nella fotografia pubblicata nel libro sia in quella trovata sul web (a scanso di un errore mero di riproduzione). Oltre a ciò, è così che si suona la viola da gamba (e la viola d’arco, o la vielle d’arc se preferite, o vihuela de arco)… a meno di essere mancini e di farsela costruire alla rovescia. Forse è proprio qui il punto, forse ci si vuole qui segnalare una specularità, o un’inversione, necessari eventualmente nell’operatività del Laboratorio. Chissà? E’ questo un particolare che potrebbe sfuggire a molti, ma non ad un musicista.

Al di là di questo aspetto, per addentrarci nell’iconografia, notiamo come la viola (oggi molti danno agli strumenti a corde del medioevo come questo il nome di viella, che è una brutta italianizzazione del francese vielle) sia dotata di cinque corde: esse non sono forse perfettamente distinguibili a causa di un certo grado di corruzione del bassorilievo, ma la certezza del numero ce la dà la sommità del manico, da cui spunta il fondo di cinque piroli dai quali le corde sono tese. La posizione dell’arco, inoltre, indica per l’inclinazione che David sta suonando la corda più grave. A conferma di ciò, la mano sinistra tasta la medesima corda a circa un quarto del diapason, tramite il terzo dito: ciò significa che è sì la corda più grave, ma non la nota più grave. Il capo inclinato potrebbe indicare un  musico assorto, concentrato, attento a suonare la nota giusta, o un passaggio particolarmente delicato o difficile: il re David, insomma, è stato fotografato mentre si applica  “magno cum ingegno ” al suo compito.

Abbandono solo un momento l’iconografia per sorridere alla frase “…la corona in capo, scolpito in rilievo su una colonna…”  che richiama alla mente un altro segno che troviamo scolpito in rilievo sopra la colonna, ovvero sotto il capitello.

Vorrei comunque far notare che l’iconografia più comune del Re David musicista è con l’Arpa, e non con la viola: quest’ultima è appannaggio di uno dei quattro Musici che solitamente lo circondano nelle varie raffigurazioni. davidIl violista risponde al nome di Asaph, mentre gli altri tre si chiamano Heman, Ethan e Jeduthun. Tale iconografia si diffonde dopo l’anno 1000, e secondo alcuni il Re David circondato dai quattro musici è una rappresentazione di Gesù Cristo circondato dai Quattro Evangelisti. A noi, i quattro evangelisti fanno pensare ai quattro elementi, e (sperando di non apparire blasfemo a qualcuno) se al posto del Cristo mettiamo la Natura a noi tanto cara, ecco la Lamina XXI dei Tarocchi, detta Il Mondo o La Fortuna Maggiore.

*   *   *   *   * 

Voleva essere un post veloce, stendendolo mi accorgo della sua già notevole lunghezza che per qualcuno si trasforma in prolissità: per questo vi invito all’ascolto del suono della viola d’arco (anche se in un brano più tardo rispetto alla statua), dolce come ce lo descrive lo stesso Gratianus:

Abbiate la pazienza di ascoltare fino in fondo, quando una viola d’arco delle dimensioni simili a quella del Re David accompagna la voce. La canzone è ‘Mas vale trocar‘, di Juan del Encina, uno dei più dolci ‘villancico‘ spagnoli di sempre.

Abbandoniamo ora il primo David per dedicarci al secondo: qui il re biblico suona una ribeca, ovvero uno strumento di famiglia differente da quella della viola, ancor oggi visibile nel suo prototipo popolare suonato sulla sua unica corda in Egitto e in altri paesi Arabi, il cui nome, rebab, è evidentemente radice dell’attuale. La ribeca raffigurata è comunque definitamente occidentale nella fattura: lo dimostra innanzitutto il fatto che monta tre corde e che il manico sia chiaramente demarcato dalla cassa a fondo convesso e piriforme.

Secondo Gratianus qui David non suona, ma “... ha lo sguardo rivolto alla scalinata come a seguire il pellegrino che torna a casa, terminato il lungo viaggio…” .  Dissento: l’arco poggia sulla corda, stavolta (essendo lo strumento da braccio e quindi invertito rispetto al precedente) sulla corda più acuta, sulla quale poggiano anche le quattro dita (tranne il pollice) della mano sinistra, ad innalzarne ancora di più la frequenza. Una nota più acuta sulla corda più acuta, al contrario di prima: si dice correntemente una nota di maggior altezza. Anche nella Grand Coction c’è una progressione verso l’alto delle frequenze emesse dall’uovo,  e, forse, dalla nascita della quintessenza (le cinque corde della viola) all’isolamento dei tre principi (le tre corde della ribeca) c’è anche progressione. In questo forse (mi sono avventurato là dove ho meno certezze) il secondo David è più ‘avanti’ del primo.

Non è vero, infine, che non suona: piuttosto, ormai, non ha più bisogno di guardare con attenzione lo strumento, è più abile (o ha un compito più facile) e può rivolgere la sua attenzione altrove magari proprio verso quel Pellegrino Celeste che, compiuto il lungo viaggio da Lassù fino a noi, se ne torna indietro, testimone l’operatore, verso la Gerusalemme celeste, come dice chi, non a caso, si chiama Angelo.

Un saluto affettuoso a tutti i Cercatori, ed un profondo grazie a Gratianus.

Chemyst

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7 pensieri su “Interludio

  1. Carissimo Noldor,
    come sempre i tuoi post sono sempre pieni di spunti.

    Un paio di cose mi vengono in mente su quanto proponi tu.
    La prima riguarda il viaggio. Personalmente ho sempre pensato, come insegna Flamel, ad una andata e ritorno nel viaggio. Certo l’andata è fondamentale, ma il ritorno anche, perchè si ritorna a casa!!!

    L’altra cosa, che di sicuro sai, ma voglio farlo notare anche ai tuoi numerosi lettori, è che Davide suona, in certe raffigurazioni, l’arpa, le cui corde sono state fatte con i tendini dell’Ariete!!! Già, e guarda caso sono proprio dieci.

    Per ora ti auguro buona notte!!!
    E continua così mi raccomando!!

  2. Caro Tonneau,

    grazie per le belle parole. Sai che invece non sapevo che le corde dell’arpa ‘decem cordarum’ di Davide fossero fatte di tendini? Di Ariete, poi, questo aggiunge simbolo al simbolo: Aries ed Agna sono parenti, mi pare, almeno biologicamente. Poi mi chiedo: quali tendini? I primi che mi vengono in mente sono gli Achillei, che collegano la sura al… talo. Di qui (ma non so se mi avventuro troppo in avanti, fino a smarrire il sentiero) discende che per un’arpa ci vogliono due arieti e mezzo…

    Quanto al viaggio, credo sia una questione di… punti di partenza: io mi riferivo al Pellegrino Celeste, quello alato che LO porta nel suo ventre, e che una volta giunto, torna di là. Quanto al ‘nostro’ viaggio: da dove siamo partiti? Se consideri la nostra nascita terrena, da qui, è ovvio, ma… e se venissimo da ‘altrove’ ospiti (anche in parte sgraditi) o meglio detenuti di questomondo illusorio e fittizio? In questo caso, dobbiamo tornare a Casa, ma in questo caso parliamo della Gerusalemme Celeste citata da Gratianus.

    Mi fermo, se no mi si scatena di nuovo contro qualche bigotto o qualche chierico savonaroliforme 😉

    Piuttosto, se le indicazioni musicali ti suggeriscono qualcosa… e la storia delle mani ‘invertite’ da Gratianus come la vedi? Tra l’altro, ho visto una foto con la croce di S. Andrea e l’alfa e l’omega rovesciate, mi pare proprio a S. Domingo….

    A presto

  3. Sempre interessante vero il pellegrinare e fermarsi ad annusare fiori di colori vari.

    L’utilizzo dei tendini dell’ariete, come la pelle ed altre sue parti, sono, penso, la trasposizione del nostro ben amato suino da parte di popolazioni nomadi/pastorizie. La tradizione ebraica vuole che l’Ariete utilizzato per la realizzazione dell’Arpa è un Ariete “sacro”, dal vello d’oro!!! Oro che è rimasto in terra, infatti in cielo la costellazione non brilla poi più di tanto. Curiosamente di quest’Ariete si usano anche le corna (forse delle buiccine?) come trombe una viene usata e l’altra si dice che “verrà usata nell’ultimo dei giorni”. Una domanda che sono sicuro ti stimolerà: ma sto suono di queste trombe celesti, che cosa dovrebbe risvegliare? E quale suono secondo te dovrebbe avere?

    L’inversione delle mani indica sicuramente qualcosa, che, se non erro, non è stato menzionato nel bel librio di Gratianus. Cosa sia questo capovolgimento di mani è davvero un bel mistero, ma penso, come tutto in Alchimia, la faccenda si piuttosto semplice (che non vuol dire facile eh!?!?)

    A presto.

    • Caro Tonneau,

      i corni d’ariete si usano per fabbricare lo “Shofar”, una sorta di buccina sacra agli ebrei (difficilina da suonare decentemente… ne ho uno…), che fra gli altri usi aveva quello di annunciare lo ‘Yobel”, un anno in cui venivano rimessi tutti i debiti, e da cui è derivato il nostro Giubileo. Se parliamo di trombe e di risvegli, non posso, poi, non pensare alla Prima Tavola del Mutus Liber… alla Scala di Giacobbe… su cui gli Angeli (suonando) scendono e salgono. Chissà se le loro note erano ascendenti o discendenti?
      😎
      Saluti cari

      N.

  4. Caro Chemyst,
    non son un’alchimista ma l’inversine delle mani mi fa venire in mente l’Arcano n. XII: L’Appeso, ovvero l’inversione di prospettiva, e il conseguente abbandono dei pregiudizi, i precocentti e tuto quanto si crede di conoscere.

    In sostanza, il messaggio potrebbe essere: disimpara a suonare la “Viola” come tutti la suonano per imparare a suonarla nel modo corretto.
    Là dove il modo corretto è considerato scorretto dai profani.

    A conferma che l’inversione potrebbe essere spiegata con l’Arcano XII vi è il fatto che l’Appeso è la Fanciulla del Mondo capovolto, difatti entrambi i personaggi hanno la stessa posizione delle gambe, nel linguaggio dei tarocchi ciò vuol dire che l’appeso muore per rinascere armonioso androgino. E sì, in realtà la figura danzante al centro della carta XXI è un androgino come mostrano le due bacchette, una rossa ed una blu che regge nelle mani.

    Un’altra cosa che mi ha colpito è il fatto che Davide suoni la viola e cioè che interpreti uno dei personaggi che, nell’iconografia classica lo attornia… qual’è il simbolismo di questo personaggio?

    Tornando al Mondo, i 4 animali oltre ai 4 elementi e i 4 evangelisti rappresentano anche delle qualità… se il suonatore di Viola è lì dove nei tarocchi è l’Angelo non penso ci sia troppo da aggiungere, il messaggio, molto probabilmente è che il suonatore ha abbandonato totalmente il suo ego ed è perfettamente identificato nell’Angelo che, come dice la parola stessa è mediatore e messaggero fra Dio e l’Uomo e dunque l’operatore è colmo di Spirito.

    Ora fermo il mio delirio, non so quqante cose sensate io abbia scritto, ripeto non sono un’ alchimista , né studio la materia, le mie riflessioni nascono dall’abitudine ad interpretare i segni dei tarocchi, spero d’aver dato spunti interessanti e utili, e ti ringrazio per avermi dato l’opportunità di ascoltare la Viola, mi ha dato la sensazione morbida e calda di miele che cade su altro miele.

    Lux
    Bimba.

  5. Cara Bimbasperduta,

    grazie per il commento. Credo invece sia molto pertinente il riferimento all’Arcano XII: ho in mente quello del mazzo di Wirth, in cui l’Appeso, con la gamba incrociata e le mani dietro la schiena, disegna un bel simbolo del Solfo… invertito.

    Quanto alla tua interpretazione ‘spirituale’ (passami il termine), la vedo solo come conseguenza di una qualche procedura operativa. Sai, da un libro di un alchimista operativo mi aspetto un ‘segnale’ di tipo operativo, di laboratorio. Tanto più ostico da comprendere inquanto io non sono sin qui un operativo.

    Deve inoltre essere importante: di Inversione si parla, e in più punti, nelle Ricreazioni Ermetiche di recente ritradotte da Captain Nemo (per esempio a proposito di UniVERSO), Ma indubbiamente ciò comporta un cambio di visione…

    Devo ancora riflettere sulla questione dell’Angelo, ma ti prometto che a breve tirerò fuori qualcosa… Comunque dal punto di vista iconografico ci sono altri Re Davide ‘non solo arpisti’, qua e là nelle opere d’arte. Sono certo che il buon Tonnueau potrebbe trovarcene a josa…

    A presto!

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