Sicut Cervus: Palestrina esoterico?


Cari Compagni di Cerca,

quelle che seguono non sono parole mie, ma probabilmente di un religioso. Sembrano scritte invece da un sincero Cercatore, e farebbero la felicità di Severine Batfroi

“Scritto da Giovanni Pierluigi da Palestrina, Sicut Cervus è da molti considerato l’ esempio più significativo di arte corale religiosa del Rinascimento. Il testo latino è tratto dal Salmo 42:

Come la cerva anela ai corsi d’ acqua,

così l’ anima mia anela a te, o Dio”.

Per i cattolici del XVI secolo le parole del Salmo evocavano due momenti di estrema importanza liturgica. Il primo si svolgeva durante la veglia pasquale, attraverso la liturgia del fuoco e la benedizione dell’ acqua: il buio penitenziale della Quaresima terminava con l’ accensione del fuoco nuovo, il canto dell’ Exultet, le litanie dei Santi e il canto dell’ Alleluia. Durante questa celebrazione i nuovi convertiti alla fede venivano esaminati e ricevevano il Santo Battesimo, e il giorno di Pasqua la loro prima Comunione. Sicut cervus veniva cantato durante la processione al fonte battesimale. In questo contesto, le parole del Salmo risuonavano come le acque sacramentali del Battesimo, e come l’ acqua viva dell’ Eucaristia.

Lo stesso canto veniva utilizzato anche in un’ altra liturgia: la Messa da Requiem [omissis]. Nella solenne liturgia di un funerale, nell’anniversario di una morte, o durante la commemorazione di tutti i defunti, il canto Sicut Cervus risuonava di nostalgia, di speranza e aspirazione: l’anima desidera ardentemente tornare alla sua vera dimora al cospetto di Dio.

Oggi il senso generale della nostalgia dell’anima all’unione con Dio [omissis] rende Sicut Cervus una scelta eccellente per il momento della Comunione”.

(http://tavernolaincanto.altervista.org/blog/2011/04/sicut-cervus-palestrina/)

Alle parole Sicut Cervus, per un vecchio frequentatore della oggi piuttosto disprezzata (paradossalmente in ambito clericale) polifoinia sacra, si associa inderogabilmente il nome di Giovanni Pietro D’Aloisio detto ‘Il Palestrina‘, che ne ha utilizzato il testo per comporre uno dei capolavori della musica sacra d’ogni tempo:

Subito evidente, se seguiamo la musica raffigurata, è la resa (musicale e grafica) di Palestrina della parola ‘aquarum‘ con dei melismi che ricordano le onde; meno evidente all’analisi formale, ma con l’aiuto dell’ascolto più chiaro, è il perchè Palestrina usi una sequenza ascendente sulla parola desiderat: all’orecchio infatti la ‘t‘ si apprezza meno, ed ecco che l’anima cerca qualcosa ‘de sidera‘, dagli astri, insomma dal Cielo, ed andando la melodia verso l’alto, ad esso tende. A noi poveri folli, inoltre, appare quasi ovvio che le ‘acque‘ cui tende il ‘cervus‘ sono quelle superiori, al di là dei ‘sidera‘ di cui sopra…  e la melodia del Superius (osservatela, mentre scorre la musica) quando si canta la parola ‘aquarum‘ si raggiunge una nota più alta (il do) rispetto al ‘si’  di quando si parla di ‘sidera‘: conosceva bene dunque il Palestrina la cosmologia ermetica! Di qui discende un’ulteriore considerazione cosmologica che lascio ai più attenti ed acuti Cercatori, ma che non dirò: posso solo suggerire che a sua conferma è opportuno rileggere Genesi magari consultando le fonti ebraiche e, perchè no, quanto raccontava, scherzando a modo suo, Paolo Lucarelli nel suo Discorso alla Sorbona al convegno su Canseliet.

Curiosa peraltro è la traduzione di Cervus con ‘Cerva‘: a sottolinearne forse la matrice mercuriale e quindi passiva, femminile, che peraltro mal si sposa con la concezione di anima legata allo zolfo, principio di natura maschile. Un dubbio analogo, che crediamo egli pose come spunto di riflessione, è espresso proprio da Canseliet in Due Luoghi Alchemici nel capitolo sul Crevo sottomesso. Un amico barbuto, ora, so che ridacchia dietro la pipa e pensa: “E’ l’eterno scambio di cappelli fra zolfo e mercurio“.

Sempre Eugene Canseliet,  e sempre in ‘Due Luoghi Alchemici’, nel commentare il cassettone del Plessis-Bourree (anzi  nella didascalia dell’immagine) cita però il testo della Vulgata, dove questo Salmo è numerato al XLI:

1 in finem in intellectum filiis Core

2 quemadmodum desiderat cervus ad fontes aquarum ita desiderat anima mea ad te Deus

3 sitivit anima mea ad Deum *fortem; vivum quando veniam et parebo ante faciem Dei

Per definitiva completezza, citiamo allora anche la King James Version, di cui c’intriga particolarmente la dedica:

1 To the chief Musician, Maschil, for the sons of Korah.

As the hart panteth after the water brooks, so panteth my soul after thee, O God.

2 My soul thirsteth for God, for the living God: when shall I come and appear before God?

Palestrina dunque potrebbe anche lui aver ‘passato’, più o meno consapevolmente, messaggi di significato alchemico nelle sue composizioni vocali, cosa che chi ci segue sa che individuammo con grande frequenza negli autori Franco-Fiamminghi. Tuttavia, vi sono anche dati biografici del compositore che lo legano a questa scuola. Tanto per cominciare, i Cantori delle varie cappelle vaticane ed i loro Maestri di Cappella erano tradizionalmente Fiamminghi. Lo stesso Papa Leone X è stato cantore, e quando salì al Soglio Pontificio contribuì con scelte sagaci a mantenere ed accrescere il prestigio e la tradizione delle cappelle Papali. Dal canto suo, anche Palestrina ebbe verosimilmente come insegnanti prima Rubin Malapert (o Robin Mallapert, ma il primo nome mi suona più ‘cabalistico’ 😉 ) e poi Firmin Lebel; eccone qualche nota biografica da Wikipedia, da Treccani.it  e con mie integrazioni tratte dal Reese:

Le Bel , Firmin. – Musicista (Noyon inizî sec. 16º – Roma 1573). A Roma fu cantore e maestro di cappella a S. Maria Maggiore e a S. Luigi de’ Francesi, e cantore della Sistina; compositore di musica sacra. Fu maestro di G. P. da Palestrina. (fonte: Treccani.it). Sottolineo, a futura memoria, che Noyon è vicino a Saint Quentin, importante centro di produzione musicale fiammingo. Lì visse i suoi ultimi anni ed è sepolto il grande  Loyset Compére.

Mallapert (o Malapert), Rubin. – Musicista francese (sec. 16º); attivo a Roma, quale maestro di cappella a S. Maria Maggiore, a S. Luigi dei Francesi, a S. Pietro, a S. Giovanni in Laterano (1538-61).

In quegli stessi anni era attivo a Roma anche Jehan l’Heritier (letteralmente Giovanni l’Erede, nel senso di erede di Josquin Desprez…) di cui eseguimmo un bellissimo Nigra sum sul cui tema il Palestrina ha composto una splendida Messa nello stile della parafrasi. Inoltre, a Roma in quel periodo c’era  anche Jakob Arcadelt, di ci parlammo qui, e che potrebbe in qualche modo aver contribuito all’istruzione (a questo punto tutta fiamminga: l’altro nome che secondo qualcuno potrebbe aggiungersi ai ‘Maestri’ di Palestrina è il francese Roussel, anch’egli dotato di nome alquanto suggestivo: Rous(eé) Sel = Sale di Rugiada).  Comunque, Arcadelt Nel 1539 è a Roma come membro della Cappella Giulia. Nello stesso anno pubblica quattro libri di madrigali. Ristampati molte volte essi gli daranno fama europea. Poco dopo (nel 1540) viene nominato “magister puerorum” (direttore del coro di fanciulli) e successivamente maestro del coro della Cappella Sistina. Spesso la chiarezza dello stile compositivo di Arcadelt e di Palestrina sono state accostate, e sembra ragionevole pensare ad un contatto e ad una reciproca influenza dei due compositori.

Per chiudere il cerchio, aggiungerò che, come detto dal religioso citato in apertura, il ‘Sicut Cervus‘ compare in alcune versioni antiche del Requiem: questo insieme di composizioni ha avuto per lungo tempo una struttura variabile, e quasi ogni compositore antico ne ha prodotta una propria. Ecco di seguito quella di Johannes Ockeghem, uno dei primi maestri franco-fiamminghi ed un compositore di straordinaria statura e profondità.

Appare dunque chiaro che questo Salmo ha ispirato più di una generazione musicale, anche se quelle toccate in questo post appaiono sottilmente legate da una sorta di ‘scuola’, o comunque di vicinanza culturale fra due eccelsi musici. Quanto di voluto ci sia, non è dato saperlo: se sia un consapevole passaggio di testimone o se sia un gioco dell’intelligenza di Madre Natura, non importa, è bello ed incoraggiante che ciò sia avvenuto.

Ed avviene ancora: già da quando ho iniziato a scrivere il post mi è sovvenuta una canzone di chiesa degli anni ’70, che ho cantato e suonato all’epoca, e che grazie a YouTube ho ritovato, con tanto di testo, molto suggestivo nonostante la veste pop, nella versione di un’emula di Giombini, Giosy Vento:

1. Ho bevuto a una fontana un’acqua chiara
che è venuta giù dal cielo….
Ho sognato nella notte di tuffarmi nella luce del sole…..
Ho cercato dentro me la verità.
Ed ho capito, mio Signore, che sei tu la vera acqua,
sei tu il mio sole, sei tu la verità …
2. Tu ti siedi sul mio pozzo nel deserto
e mi chiedi un po’ da bere…..
per il sole che risplende a mezzogiorno ti rispondo…..
ma tu sai già dentro me la verità.
3. Un cervo che cercava un sorso d’acqua
nel giorno corse e ti trovò…..
Anch’io vo cercando nell’arsura sotto il sole…..
e trovo dentro me la verità.

Che dite, tutto questo davvero può essere un caso?

Con affetto

Chemyst

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7 pensieri su “Sicut Cervus: Palestrina esoterico?

  1. Chissà che fine ha fatto Séverin Batfroi. Nei mesi scorsi di lui lessi un bel libro, il noto ‘Alchimie et Revélation Chrétienne’ pubblicato nel 2005. Da come si esprime il saggista francese, già allievo di Eugéne Canseliiet, si direbbe di trovarci di fronte ad un praticante molto avanzato, che ha dedicato tutta la sua vita el e sue energie agli studi ermetici ed alla pratica.

    Da certi passi si direbbe che il Batfroi è addirittura arrivato alla meta. Ma – fatto curioso – egli scrive anche che il fatto di possedere il Dono di Dio non comporterebbe alcun privilegio particolare.

    Ma allora – ribatto io da buon ignorante – per quale motivo cercarle la Pietra se questa non ti porterà poi alcun vantaggio nè spiritiuale nè temporale? Perchè perdere tempo, denaro, energie psico-fische se poi l’Artista continuerà ad essere simile s non uguale ai comuni mortali?

    Grazie per il bel post.

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  2. Caro Paolo,

    non sono affatto sicuro che sia come dice Batfroi. Magari si deve capire in che senso: forse quello puramente materiale? Non so se Batfroi abbia ricevuto il Donum Dei, nè se abbia fatto la Pietra: secondo alcuni le due cose non coincidono.
    Comunque, è assolutamente necessario porsi le domande che poni tu… Io ho trovato una molto parziale risposta nell’acronimo INRI, letto come ‘Igne Natura Renovatur Integra’.

    Grazie per l’apprezzamento, sono contento che continui a leggermi.

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  3. Scusandomi per il ritardo, vorrei complimentarmi con te caro Amico mio. Il tuo post, come tutti gli altri del resto, aprono le porte a delle considerazioni davvero molto intriganti. Iniziando dall’acquario con le sue bellissime onde e proseguendo con la Cerva. Che quest’ultima sia una cerbera del giardino delle Esperidi, o forse si sottolinea il fatto che la femmina dell’ungulato non porta nessuna corona? E’ magari questo uno dei significati che gli Amanti della Natura, hanno dato al Cervo, oltre a quelli ben più consoni filosoficamente.
    Questo anelare alle “acque” superiori è davvero commovente. Come se un’anima “materiale” avesse anch’essa desiderio di tornare a casa. Ma questa, come tutti gli innamorati sanno, è cosa comune in Natura. Chissà se queste acque possono fare a meno del “ritorno” ad essa di quello Spirito Mundi che deve ascendere, come nel tuo bel pezzo si evidenzia. Sembra una necessità oltre che un de-siderio.
    Cosa curiosa è anche il nome di palestrina, che oltre ad avere una assonanza con il paese medio orientale, ha una musicalità con palazzo il cui etimo è davvero divertente perdendosi nella storia della Dea Pale.

    Vorrei anche spendere due paroline sul fatto che il Donum Dei non porti particolari privilegi. Io penso che il Domun, qualora venisse concesso, non ponga privilegi, ma ben si altre “cose” ben al di là del servilismo materiale prettamente umano e di spaventevole portata. Quindi si dovrebbe forse pensare bene in effetti se questo dono lo si voglia veramente.

    Aspettando altri sviluppi musicali e non ti auguro buona notte.

    Con affetto.

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  4. carissimo tonnueau,

    pensa da quanto tempo non riapro la bacheca del mio blog: ho visto adesso il tuo commento… Interessante (e didattica) la tua digressione sul Donum Dei… ma quanti lo capiscono? Non so.
    Invece, se ti va, mi spieghi meglio la storia della corona? Tanto per capire meglio (se ho capito…)
    Un abbraccio

    N.

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  5. Buon giorno, sebbene la citazione ad un articolo del nostro blog faccia piacere, riportarne interamente il testo può comportare dei danni in termini di trustrank. Le chiedo pertanto di rimuovere il testo e lasciare un link all’articolo che le interessa. Grazie.

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    • Buongiorno a lei, Tavernolaincanto.
      Non avevo idea di tutto questo (non sapevo esistesse un trustrank, pensavo oltretutto che il link alla vostra pagina che peraltro è già inserito potesse comportarvi solo il beneficio di un maggior traffico). Mi dispiace un po’ il tono del suo messaggio, sul quale peraltro non sono in grado di intervenire. Detto questo, se il problema esiste per la riproduzione INTEGRALE, posso escludere dei passaggi e sostituirli con degli omissis. Sarebbe comunque un peccato, mi consenta il termine, ma mi dica cosa ne pensa. Infine, le faccio rispettosamente notare che per questo e per altri format di blog esiste la funzione ‘reblog’ che consente la duplicazione (integrale) di qualsiasi articolo. Possibile che WordPress, Google ed altri non fossero a conoscenza del problema?
      Saluti cordiali

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