L’Aurora Consurgens di Pierre de Manchicourt


Carissimi Amici,

una domenica mattina di turno, aspettando che le infermiere terminassero il loro giro di flebo per iniziare il mio giro visita, ho deciso di cercare qualche bel brano polifonico su YouTube. Uno di questi, molto bello, e che certamente sottopongo al vostro ascolto, è un ‘Vidi Speciosam‘ di Pierre de Machicourt, cantore e  compositore fiammingo, nato in quella Bethune dove era Maestro di Cappella Thomas Crecquillon nella sua bella cattedrale gotica

Questo è il testo musicato dal Fiammingo:

Vidi speciosam sicut columbam
ascendentem desuper rivos aquarum
Cuius odor vestimentorum
erat sicut flores rosarum
et lilia convallium

Quae est ista quae processit
quasi aurora consurgens,
pulchra ut luna, electa ut sol,
terribilis ut castrorum acies
ordinata?
Alleluia

La sua traduzione (al solito, badando non al bello stile ma a sostanza ed assonanza) potrebbe essere la seguente

 Vidi bella come colomba

che sale sopra i rivi delle acque

Il cui odore delle vesti

era come i fiori delle rose

ed i gigli delle valli

Chi è questa che sorgeva

quasi un aurora nascente

bella come la luna,

scelta come il sole,

terribile come una schiera ordinata per la battaglia?

Alleluia.

Al povero Cercatore saltano subito agli occhi le parole ‘Aurora consurgens‘ e poi, se si diletta di musica, anche ‘terribilis ut castrorum acies ordinata‘; allora, rileggendo il testo con più attenzione, non può fare a meno di notare i rivi delle acque, e la presenza di sole e luna. Persino quel ‘desuper‘, che ricorre nel testo di ‘Rorate coeli desuper‘ (ma ne parleremo un’altra volta), per non parlare della Columba, fanno risonare qualche campanellino nella sua povera testa innamorata d’Alchimia

Ma andiamo con ordine: Vidi Speciosam ut columbam: ho visto chi? manca il predicato verbale, che  è evidentemente sottinteso. Il testo è ‘evidentemente’  preso dal Cantico dei Cantici (ma anche qui, ci attendono delle sorprese), e quindi potrebbe essere sottinteso un ‘te‘: ‘Ho visto te, bella come una colomba‘. La sposa, l’amata, soggetto assieme all’equivalente maschile dei poemi di questo libro molto poco ‘clericale’, che celebra l’Amore, ovvero la forza che spinge alla congiunzione due esseri di genere opposto.  Ed a questo punto il tintinnio di campanelle diventa quasi un frastuono: una colomba che si leva desuper rivos aquarum non è più soltanto la visione bucolica di un uccello, per quanto grazioso, che spicca il volo sopra le sponde di un fiume, ma di qualcosa (che Filalete ci dice necessario nella seconda Opera) di volatile che sale al di sopra di ‘acque’.

Se questo è un dettaglio operativo, non vado oltre non avendo i mezzi ancora di verificarlo, ma confido nell’esperienzadi chi ha già accesso al Laboratorio. Voglio però soffermarmi un attimo sulla parola ‘desuper’ che, se la consideriamo come una preposizione (come apparentemente è qui) si traduce ‘sopra’, mentre come avverbio si traduce ‘da sopra’ e più specificatamente ‘dall’alto verso il basso’.  Allora, pur arrampicandoci (mi rendo conto) un po’ sugli specchi, considerando ‘ascendentem’ strettamente come participio di un verbo transitivo, ecco che la frase si trasforma, potendo tradursi ‘che ascende i rivi delle acque (che scorrono) dall’alto verso il basso’. Tirato per i capelli, mi rendo conto, ma è questa la direzione delle ‘acque superiori‘ auspicata dall’Alchimista. Infine, la parola ‘desuper’  mi richiama alla memoria alcuni setting musicali del testo ‘Rorate coeli desuper‘ il cui tema è la Rugiada, e del quale tratteremo sicuramente in un venturo post.

Dalla frase ‘terribilis ut castrorum acies ordinata‘ il nostro pensiero va immediatamente al bel Concerto a due voci e basso continuo all’interno del ‘Vespro della Beata Vergine‘ di Claudio Monteverdi, grandissimo compositore, egli stesso Alchimista (come si deduce dalla sua corrispondenza) che ha maturato quest’esperienza alla corte Estense di Mantova: in altra sede ebbi modo di sottolineare la sottile somiglianza fonetica e grafica, ma anche etimologica, di acies e di acier: acies in Latino sta per il ‘filo tagliente di una spada‘ o anche per ‘ferro tagliente‘, ma significa anche ‘lampo, fuoco dello sguardo‘ (ed in questo è più pregnante il paragone conservato da Monteverdi fra questo significato e la preghiera dell’amante di ‘distogliere lo sguardo‘), e per estensione anche il ‘brillare delle stelle‘.

Solo l’ultimo significato è quello di ‘esercito schierato in battaglia‘, di cui temibile è lo splendore dell’acciaio delle armi rilucenti (cioè dell’acier, appunto), altrimenti, ragazzi, qui si parla di una sola cosa, si parla della Luce, e dev’essere questo che ha indotto Pierre de Manchicourt ad accostare questo passo dei Cantico al precedente, pur avendoli tratti da due poesie diffferenti, il voler accostare la Luce (che sia delle stelle, della lama d’acciaio o di uno sguardo), a quella dell’Aurora, che pure annuncio di Luce è.

Aurora Consurgens

Naturalmente, non devo ricordare più di tanto che Aurora Consurgens è anche il titolo di un Trattato di Alchimia ricco di immagini, risalente credo al XV secolo, attribuito fra l’altro anche a Tommaso D’Aquino (con più saggezza,oggi attribuito ad un cosiddetto ‘pseudo Tommaso‘)

Ma come mai Pierre de Manchicourt sceglie di musicare questo testo? Aveva conoscenze d’Alchimia? Chi gliele ha trasmesse?

Più di una volta ci siamo posti questa domanda, e forte è la tentazione di dire’sì, era un alchimista’, e ‘sì, le ha ricevute dal suo Maestro, fiammingo ed alchimista anche lui (nel caso di Manchicourt parliamo di Thomas Crecquillon e di Nicolas Gombert: il primo ha composto un bellissimo ‘Vidit Jacob scalam‘, ed il secondo Media vita); Manchicourt è stato poi a Madrid maestro della ‘Capilla Flamenca‘, da cui provengono altri musici come Guerrero, de Morales, lo stesso Victoria, tutti che hanno musicato testi in cui si rinviene qualche insegnamento ermetico, una ‘costola’ spagnola della tradizione fiamminga… fantasie? Chissà, per ora mi diverto a tentare di dipanare questo ‘fil rouge‘, come qualche amico caritatevole mi ha insegnato, e domani, chissà…

Saluti dal Bosco

Chemyst

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7 pensieri su “L’Aurora Consurgens di Pierre de Manchicourt

  1. Caro Chemyst,
    Difficile aggiungere cosa che tratta di operatività essendo non io un operativo ma, ha pensato che forse quella luce di cui lei parla si riferisse non proprio alle stelle, magari ma, mi sbaglio, ad astri si… forse la luna? il sole stesso? bhe certo senza nulla togliere alla lama d’acciaio o allo sguardo?

    C’è da riflettersi o meglio rifletterci sopra.
    Bellessimo il suo post.

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  2. Caro Chemyst,

    Bellissimo anche il nudo di donna appoggiata ad una pietra squadrata, che ha i piedi immersi nell’acqua…ecc, ma cosa osserva? e poi le colombe bianche di cui una ha tra il becco un filo rosso che pare si gonfi a mò di semicerchio ma, spinto da cosa?

    certo che sè uno ci si mette escon fuori cose straordinarie, o no?

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    • Caro anto-az,
      per la sua prima questione, penso che si riferisca proprio agli astri, ma senza escludere le stelle, che con la loro luce danno certamente un contributo agli scopi dell’Artista. D’altra parte, sempre di corpi siderali si tratta, e questo, per usare le sue parole ‘nulla toglie alla lama d’acciaio’. Per la seconda, la ringrazio per avermelo fatto notare… la risposta, non indifferente penso anche sul piano operativo, è che quel fil rouge lo muova, come ci hanno detto i due relatori a Chieti, il Vento… non le pare? E pensare che l’immagine l’ho scelta perchè era bella…

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  3. Caro chemyst,

    Verrebbe da pensare, che quel fil rouge abbia a che fare anche con Armonia…? visto che il post sembra incentrato sulla Musica… o no?
    e perche non con la forma, una forma?

    la saluto, calorosamente.

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  4. Caro Chemyst,

    Secondo lei, il quadro ‘autonomo’ da lei proposto puo essere annoverato tra le opere che parlano dell’Arte?
    Mi creda, non n ho idea,… pare piu di no, anche se Francesco Hayez l’autore del quadro, abbia avuto a che fare con Murano città famosa anche per i maestri vetrai, chi lo sa, forse che qualcuno gli abbia insegnato qualcosa?

    Grazie, e scusate questa incursione un pò off topic.

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    • Spesso conoscenze ermetiche si tramandano attraverso opere d’arte, come magistralmente ci spiega Fulcanelli. Se questo è voluto dall’artista, o dal suo committente, oppure se la conoscenza dell’alchimia permeava a tal punto la cultura dell’epoca tanto da essere inconsapevolmente trasmessa, non lo so dire. Hayez è un po’ tardo forse, ma se usa dei modelli precedenti o dei topos mitologici può darsi che tramandi queste cose inconsapevolmente. Anche se personalmente preferisco pensare che ci sia un’intelligenza dietro ogni segno, dietro ogni parola, immagine, suono che parli della nostra Arte.

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