Fra abbandono e supplica


Cari Compagni e Fratelli di Cerca,

come ho spesso ripetuto, devo ringraziare pochi amici per aver riportato la dimensione del Sacro vicino a me, riportando me vicino alle orme diafane di Dama Alchimia. Non mi stanco di riflettere su questo, e lo faccio qui e su altri luoghi telematici (come La Fiammella) e proprio nell’ambito di quella discussione sono affiorati due ripettabilissimi e motivati punti di vista differenti, da parte di due Cercatori veri ed appassionati, nonchè Operativi, quali Captain Nemo e Frà Cercone. Con l’indulgenza necessaria a chi deve semplificare, i due punti di vista rappresentati sono fra un ruolo attivo dell’Operatore con il suo modo specialissimo di pregare ed un ruolo passivo, di abbandono alla benevolenza della Dama o se volete dell’animatore delle manifestazioni tutte, lo Spirito Universale.

Credo che finalmente, con questa discussione, una riflessione davvero utile si svilupperà in quel luogo, e non mancherò di portarvi il mio personale punto di vista. Oggi qui, però, vorrei magari limitarmi a fornire del materiale (musicale, secondo il mio costume e le mie propensioni) per alimentare con cognizione di causa le riflessioni di tutti.

Tutto questo senza ‘premeditazione‘ alcuna, anzi: sto scrivendo di getto perchè questa mattina ho ascoltato ‘per caso‘ un bellissimo brano di Jacques Arcadelt, autore fiammingo fra i miei prediletti (nonchè fra quelli di Francois Rabelais e Jean de Guise, ma questa è un’altra, bellissima, storia), intitolato ‘O Pulcherrima Mulierum‘:


O pulcherrima mulierum,                         6:1 Quo abiit dilectus tuss, o pulcherrima mulierum?…
vulnerasti cor meum,                                 4:9 Vulnerasti cor meum,
soror mea, sponsa…
Descende in hortum meum.                     6:11 Descendi in hortum nucum…
Veni, dilecta mea.                                         4:16 Veniat dilectus meus in hortum suum…
Tota pulchra es, amica mea,                     4:7 Tota pulchra es, amica mea,
et macula non est in te.                                       et macula non est in te.
Veni et coronaberis.                                    4:8 Veni de Libano, sponsa mea: veni de Libano,

veni,  coronaberis…
Sancta Maria, ora pro nobis.                                n/a

come ci ricorda con il suo ultimo post proprio Captain Nemo, il Cantico dei Cantici di Salomone è spesso visto come metafora alchemica: qui sopra ho riportato invece il testo con a fronte (per quanto lo consenta la piattaforma)  i passi da cui il compositore li ha estratti e assemblati in parafrasi.

E’ un canto d’amore, e l’amore è il tema di tutto il Cantico. E’ anche una preghiera, una supplica reiterata alla ‘Pulcherrima mulierum’ (che per i Cristiani è personificata nella Madonna, qui già immacolata (‘et macula non est in te‘) e quindi non più Vergine Nera, non più ‘Nigra … sed formosa‘, bensì già, come la madre dei Gemelli Luminosi Apollo e Diana, dealbata.

Trovo inoltre interessante, e molto, il versetto ‘Descende in hortum meum’, e non soltanto per l’attinenza alla discussione fra abbandono e supplica, bensì perché è l’alterazione del versetto originario ‘Descendi in hortum nucum’;  ecco la traduzione settecentesca di Antonio Martini nel suo ‘Vecchio Testamento secondo la Volgata tradotto in Lingua Italiana‘, Firenze, 1787:

cantmartini

Ecco riapparire stavolta dei ‘Poma Convallium‘, accanto ai Gigli… Ma c’è una Vigna, ed il vignaiolo è, simbolicamente, per la Cristianità, Nostro Signore. Che nella Vulgata (ma la King James’ Bible è concorde) parla in prima persona e scende nell’orto, laddove il buon Arcadelt  prega, a dir il vero con un imperativo ‘descende‘, la nostra ‘Pulcherrima mulierum‘…

Soprattutto, però, trovo interessante che in questo caso il compositore scelga, fra le rime del Cantico dei Cantici, quelle che vuole musicare, non limitandosi a prendere semplicemente un versetto, o un testo integralmente, oppure (penso ad esempio a Crecquillon) modificandolo solo in qualche punto. Dunque un atto preciso e deliberato che pone insieme versetti provenienti da punti diversi e che a me da’ l’impressione che voglia puntare un dito per indicare…

Se non che, un altro fiammingo che è vissuto a lungo in Italia, sebbene non si conoscano i suoi studi con precisione, ma per il quali si ipotizza sia stato allievo di Adrian Willaert (curioso, anche lui è nell’elenco dei musicisti citati nel sogno di Priapo da Rabelais..), Cipriano de Rore  (nome molto alchemico, no?) riprende questo tema a noi caro in questa sua bellissima e sontuosa Descendi in horum meum

Lo stesso testo è stato musicato anche da Dunstable (inglese del XV secolo), mentre un Veni in hortum meum ha come autori Orlando di Lasso e Jacob Praetorius.

Insomma, ce n’è per tutti i gusti e come si vede, sebbene un comune profondo senso di misticismo promani da entrambe le composizioni, resta aperto, quasi equamente condiviso, l’interrogativo fra l’abbandono e la supplica.

Sempre che non occorrano entrambi… 😉

Saluti cari

Chemyst

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6 pensieri su “Fra abbandono e supplica

  1. Caro Chemyst,

    riprendo le vostre parole:
    “(…) un ruolo attivo dell’Operatore con il suo modo specialissimo di pregare ed un ruolo passivo, di abbandono alla benevolenza della Dama o se volete dell’animatore delle manifestazioni tutte, lo Spirito Universale.”

    Permettetemi di voler semplificare – e in questo associarmi a tutta la richiesta di venia già da Voi espressa bastantemente – ulteriormente, gettando uno sguardo preliminare su sole due cose “ruolo attivo” e “ruolo passivo”.
    Vi vedete aspetti differenti, e fate bene. Vi vedete contraddizione, e non fate bene.

    Nella Cerca è considerato attivo l’agire, il percorrere, il camminare e seguire la Via. E’ altressì detto atto passivo ricevere il Dono di Dio ed essere colmati della benevolenza del Signore. E’ attivo vivere da Apprendista, è passivo realizzare il traguardo con il sublime Dono della Grazia.
    Non vi è opposizione, ma totalità.

    Non è forse vero che da sempre diciamo che “il cavaliere non combatte per la vincita ma per la strada, non per il traguardo, ma per il sasso lungo il sentiero e il fiore al suo lato”? Non diciamo da sempre che il Dono di Dio è spontaneo e gratuito atto del Signore, autonomo e pertanto legato nemmeno a sacrifici e umani gesti evocatori o propiziatori?

    Non è forse noto ai figli della Gran Dama che tutto devono fare per arrivare al loro mercurio, ma che nessuno vi arriverà se non benvoluto?

    Semplificando al massimo, caro Chemyst, non vedo differenza, ma solo lati di osservazione, tempi e regimi. Del resto Filalete già lo dice chiarissimamente.

    Con affetto
    Ptah

  2. Il sasso che mi fa inciampare è mio nemico, ed ecco perchè devo amare il nemico. Il fiore che è al mio lato è fuori dalla mia strada e irraggiungibile dalla mia azione e mente, ecco perchè devo tornare ad avere la limpidezza e semplicità del bambino per leggerlo appieno, essere puro di cuore per poterlo vedere nella sua realtà. Ogni atto divino è gratuito e libero, essendo esso la definitiva libertà che collega tutti i mondi, e non può essere legato da azione o pretesa alcuna. Perchè il nostro mondo, nella sua completezza parziale, non ammette una visione piena di Dio, come ci ricorda San Gregorio di Nissa nelle sue Omelie sulle beatitudini della lettura odierna, citando Giovanni (Gv 1,18), Paolo (1 Tm 6,16) e l’Esodo (Es 33,20). Infatti esso è strutturalmente “altro”. Per vedere Dio è necessario raggiungere il Suo mondo, uscire dalla specificazione e diventare mercurio mondato da ogni zolfo, antecedente ad ogni specificazione, ignaro del seme zolforoso. Ed anche qui cito il Filalete.

  3. Carissimo Ptah,

    grazie di cuore per il vostro commento. In fondo, sono perfettamente concorde con voi: bisogna fare, ma aprendosi anche all’impossibile. Oppure, se volete, alle ” infinite possibilità” segnalate da Lucarelli.
    E l’inevitabile sintesi di questa apparente contrapposizione sta tutta nell’alternarsi di quei “descende/descendi” che i nostri musici messaggeri con benevolente coerenza ci hanno inviato, occultati nelle sontuose pieghe della loro musica meravigliosa.

    Un grato abbraccio fraterno

    Chemyst

  4. Caro Chemyst,

    come da Te richiestomi, riposto il commento gia’ apparso su TRIA PRIMA (https://www.facebook.com/groups/triaprima/) :

    Un commento veloce: a parte il COME pregare, e’ anche importante il CHI. Se e’ l’ Eterno, allora ognuno ha la sua inclinazione (io preferisco l’ abbandono, tanto decide Lui, e per il meglio). Se invece e’ la Dama Alchimia, allora consiglierei un atteggiamento meno, diciamo cosi’, “umido”: basta mostrarLe che sei un amante vero, dedicato, paziente, e pieno di attenzioni. Il resto vien da se…

    E aggiungo:

    non e’ certo per caso che si chiami DAMA, ovvero che sia Femmina. Per gli amanti dai colletti azzurri, e’ infatti una Femmina, anzi LA Femmina.

    Ora, il punto e’ che per scoprire i suoi segreti, per aspirare a vederLa Ignuda, la si deve trattare come una Femmina vera vuol essere trattata: con devozione, con attenzione assoluta e assidua, ma anche con atteggiamento autenticamente virile.

    In amicizia

    Anthony Mistero

    Doctor Nullae Scientiae

    • Caro Doctor Anthony Mistero,

      innanzitutto grazie per il commento e benvenuto sul blog. Volevo poi complimentarmi per il nick, che mi suona parecchio ‘cabalistico’. Il Tuo intervento suggerisce una prospettiva interessante, e pone nuovi interrogativi: se prima infatti pensavamo alla dimensione del Sacro in generale, ora cominciamo ad individuare diversi tipi di ‘interrelazioni’ possibili nel nostro operare, e di onseguenza anche differenze eventuali nel modo di porsi… Grazie davvero, chissà che ne pensano gli altri lettori…

      Chemyst

  5. Un Canto Silenzioso, Una Comunione perfetta, Uno sposalizio Immacolato, Un frutto rugiadoso.

    Questo, è ciò che mi viene in mente.

    un abbraccio.

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