Adamo ed Eva e L’Arte di Musica


Cari Cercatori,

giorni fa pensavo di aver trascurato per un po’ la rilettura delle Dimore Filosofali di Fulcanelli. Ho dunque ripreso in mano la recente ristampa francese e mi sono messo in cerca, tramite il suo indice analitico, della locuzione ‘Art de Musique‘. Ho trovato tre riferimenti, ma uno mi è parso abbastanza interessante e foriero di riflessioni utili anche in termini pratici.

Si riferisce alla Casa di Adamo ed Eva, a Le Mans, e precisamente alle decorazioni che sono poste sopra ad uno dei finestroni, la cui immagine principale è quella (che appare corrotta nel disegno di Champagne ed oggi invece ha tutto l’aspetto di aver subito un efficace restauro) di Nesso e Deianira.

La Casa di Adamo ed Eva a Le Mans

Poco più in basso, a costituire gli angoli della cornice della ricca finestra, vi sono due riquadri contenenti altrettante figure umane, nude, sedute su un basso seggio cubico, e dotate di strumenti musicali. Quella posta a sinistra, dotata di una lunga chioma agitata dal vento e sembianze giovanili, suona un corno ricurvo, quasi un serpentone; la corrispondente figura di destra mostra invece una figura antropomorfa ma dalla testa di cinghiale nell’atto, a ben vedere, non di suonare ma di accordare una delle corde acute di quella che sembra una chitarra, o forse più propriamente una ‘viola di mano’ (vihuela de man). Di essa intravedo tre o quattro corde, mentre la mano del suonatore non consente di confermare tale dato contando il numero dei piroli poichè li copre.

Il disegno di Julien Champagne pare evidenziare qualche dettaglio in meno e qua e la qualche piccola differenza: il viso del suonatore di vihuela sembra più qiuello di un vecchio che quello di un cinghiale. detto questo, ecco il passo delle Dimore in questione: “… des personnages assis, – l’un soufflant dans un cor, l’autre pinçant une sorte de guitarre, – exécutent un duo musical. C’est la traduction de cet Art de musique, – épithète conventionelle de l’alchimie, – auquel se rapportent les divers sujets sculptés sur la façade.”

Una sua traduzione letterale potrebbe essere la seguente: “… due personaggi seduti – l’uno soffiante dentro un corno, l’altro pizzicante una sorta di chitarra – eseguono un duo musicale. E’ la traduzione di questa Arte di Musica –epiteto convenzionale dell’alchimia – al quale si rapportano i diversi soggetti scolpiti sulla facciata“.

Particolare del disegno di J. Champagne

Presa così, non è un granchè di spiegazione, non descrive neppure con la consueta accuratezza le immagini stesse. Tuttavia, quanto descritto nei paragrafi precedenti sembra in qualche modo potersi correlare a queste due immagini tutto sommato speculari: in essi si parla di opposte nature, maschile e femminile, che devono essere unite. Ecco allora che, a ben guardare, la femmina dai capelli fluttuanti al vento soffia aria all’interno di un corno, che di forma ha un’attribuzione tutta maschile, fallica come tutti gli strumenti a fiato, attribuzione sempre presente dalla letteratura e dall’arte medievale fino alle canzoni di Renzo Arbore, dove, peraltro, la ‘chitarrina‘ ha una chiara valenza femminile. Ed in questo caso lo strumento femminile, la vihuela, è in mano al personaggio maschile. 

Allo stesso modo, il corno (che però nel suo nome rinascimentale di ‘serpente‘ serba un’essenza intimamente mercuriale)  suona una melodia, magari articolata e virtuosistica, ma unica (una monodia), solistica,  laddove lo strumento femminile è in grado invece di eseguire più note contemporaneamente (polifonia), realizzando l’accompagnamento, ovvero armonizzando la melodia del solista.

L’atto posto in essere dal vecchio con testa di cinghiale (altro tema ricorrente  dell’iconografia musicale antica è il cinghiale o il maiale musicante, cui Canseliet riconosce – seppur al femminile – una valenza alchemica importante nei suoi Due Luoghi Alchemici) è in qualche modo preliminare, preparatorio all’esecuzione musicale, ed è un atto indispensabile senza il quale i due strumenti non possono suonare bene insieme.

Ovviamente, poichè il corno ha dimensione fissa mentre la vihuela può variare la tensione  delle proprie corde, è quest’ultima che si adegua a risuonare correttamente in base alle caratteristiche (in questo caso l’altezza, ovvero la frequenza di vibrazione)  del suono dello strumento a fiato.

Dunque possiamo, in queste due immagini, leggere fasi differenti del procedimento filosofico e dei suoi attori, ovvero le materie: aggiungerei un ulteriore dettaglio se pensiamo che il serpente ha un corpo solido, fisso, ma produce un’essenza volatile, aerea e rarefatta, una vibrazione dell’aria che a sua volta è, poi, il suono da esso generato.  Della musica, Claudio Cardella ne ‘La Lupa e i Due Soli‘ dice di essere affascinato perchè raggiunge la nostra sfera emotiva senza passare per l’analisi razionale. Mi pare adeguata metafora di un’essenza che penetri all’interno di una materia che sia accordata su di essa, preparata ad arte perchè sia pronta a riceverla.

Tuttavia, le analogie con il processo alchemico non si esauriscono qui: se non giudicherete troppo fantasiose queste mie note, scritte un po’ di getto, non esitate a condividere vostre riflessioni in merito, soprattutto se diverse da quanto ho immaginato qui.

Un caro saluto ‘armonico

Chemyst

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10 pensieri su “Adamo ed Eva e L’Arte di Musica

  1. My dear Chemyst

    Certo che tutte le diversità e le ostilità cessano solo davanti a quella splendida mediatrice che è la musica
    Bell’articolo, mi è sempre piaciuta questa via di investigare l’Arte, unendo due belle passioni.

    Quindi un saluto e buone suonate

  2. Caro Noldor,

    Scrivo di getto, mi viene in mente la materia, ‘quella maschile?’ che deve ricevere l’arricchimento’, l’accrescimento’, insomma, …deve aprirsi, da maschio diventa femmina e viceversa, per fare dei due una cosa.

    prometto di ritornare, questo post mi ha dato il ritmo 😉

  3. Caro Chemyst

    Mi permetto molto timidamente di lasciare un commento.
    Più che un commento, visto che l’argomento per me viaggia ad una certa altezza, volevo riportare sperando sia di qualche utilità, ciò che ho trovato, poi nenche troppo lontano, riguardo i due strumenti musicali ‘Il Corno’ e ‘La Vihuela’.
    Dal dizionario Etimologico online, alla voce ‘corno’ nella parte finale della definizione è scritto:
    “…ed è anche uno Strumento musicale d’ottone, ripiegato sopra sè stesso in due o tre giri, a similitudine di un corno di ariete”, non sono in grado di dire nulla, se esiste un collegamento , fra l’eventuale simbologia del disegno da Lei proposta e la definizione data sul vocabolario ma l’aggancio con l’ariete, mi ha sorpreso.
    Relativamente alla Vihuela o ‘Viola di mano’ dopo un giro sulla rete cercando qualcosa, mi sono ricordato del testo del Sig. Gratianus dal titolo “Verso l’Arca d’Argento “in cui l’autore scrive del Re David musicista, e contemporaneamente mi ricordavo che proprio in questo Suo Blog vi era un post dove Lei ne ha parlato, e ricordavo bene, infatti dopo una piccola ricerca ho trovato appunto il post dal titolo “Interludio” pubblicato qualche tempo fà, dove scrive in maniera estesa proprio della ‘Viola’ rappresentata nelle foto del libro citato.

    Augurandomi che questi brevi riferimenti possano essere di un qualche aiuto, ringrazio per l’opportunità di poterli condividere.

    Un Saluto

    Pollicino

    • Caro Pollicino,
      grazie per il commento. Vede che a volte i suggerimenti possono trovarsi nei luoghi più impensati. La definizione che ha trovato è quella del corno ‘moderno’, o corno francese, oggi uno strumento molto complicato con pistoni e valvole, ma un tempo appunto costituito da una specie di tromba che si avvolge su se stessa. Quello nellla Casa di Adamo ed Eva è piuttosto un ‘cornetto’, anche se piuttosto convoluto. Quelli più usati, fino all’800 in Francia, erano i ‘serpentoni’, oggi transitati nell’oficleide (tutti questi strumenti trovano posto nelle bande) e che somigliano un po’ a quello della foto, che ho continuato a chiamare ‘corno’ perchè così lo chiama Fulcanelli. Cornetti di varie dimensioni, ma più piccoli di quello raffigurato nel post, li trova qui: http://i.ytimg.com/vi/sSnHII3AheY/0.jpg, mentre questo si avvicina di più: http://www.achart.ca/articles/york/images/phasey/bass-cornetto_lg.jpg
      Le viole ‘vihuelas’ erano sia de man che de arco, se erano rispettivamente pizzicate o suonate con un archetto. Chissà se ci sia una correlazione con le immagini forniteci da Gratianus… Grazie del suggerimento!

  4. Caro Chemyst,

    Per ora, freno su ciò che nel commento precedente volevo portare avanti, per poi riprenderlo in seguito…
    Riprendo da ‘Corno’, cosi come lo chiama Fulcanelli, ma Corno si chiamò anche per similitudine, il Berretto coronato del Doge di Venezia, che era di ‘brocca’ d’oro e in forma quasi di corno come il Berretto.

    Ora, la forma del berretto, oltre ad avere la valenza che molti qui conoscono, e cioè, attribuire a colui che lo indossa l’epiteto di Adepto, assomiglia molto a quella di una storta, forse l’immagine postata dal Carissimo Chemyst, oltre altri accostamenti e significati…, ci vuole anche dire che si sta parlando di una distillazione? (non so perche ma a me veniva in mente anche putrefazione) certo che gli Alchimisti riescono, in pochissime parole, ad esprimere ed inspirare moltissime cose.

    mi fermo qui, pe ora, spero di non aver confuso ancora di piu.

    un abbraccio,

    anto-az

  5. Chiedo venia, errata corrige, scrivevo inspirare al posto di ispirare, certo che pero i due termini si assomigliano molto eh…

    saluti.

  6. Carissimo Noldor,
    scopro solo ora questo suo bel blog che mi riprometto di leggere più in profondità con la dovuta calma.

    Innanzitutto mi complimento per il suo affascinante post: sono sempre stato attratto dall’arte della musica, anche se alcuni suoi aspetti mi rimangono ancora oscuri.
    Mi ha sempre incuriosito anche l’accostamento di quest’arte con l’Alchimia, spesso giustificato con la famosa scala che si dovrebbe udire verso la fine dei lavori: devo dire che questa spiegazione non mi ha mai soddisfatto pienamente.

    Eccola dunque parlar di armonia e di strumenti (ma soprattutto delle Nature opposte) a proposito della maison d’Adam et Eve di Le Mans.
    Quando l’ho sentita nominare il “cor”, il corno suonato dalla figura femminile, non ho potuto fare a meno di notare l’assonanza con la parola francese “cœur”, il cuore.
    Dalla parte opposta poi lei interpreta il gesto della controparte maschile come un “accordare”, termine che contiene sia il “cor” che il “cœur”, e che quindi si sposerebbe molto bene con questa sua analisi.

    Debbo però dissentire da quest’ultimo particolare.
    Io credo che la figura maschile, che effettivamente ha un volto molto animalesco nonostante non saprei se possa trattarsi effettivamente di un cinghiale, non stia accordando il suo strumento.
    Come può notare in questa fotografia ad alta risoluzione (http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/0/02/Le_Mans_-_Maison_d%27Adam_et_%C3%88ve_20130816-03.JPG) ingrandendo sul particolare in questione, il modo in cui il soggetto impugna con la mano destra lo strumento – sembra sia mancino – lascia intuire che lo stia effettivamente suonando e non accordando.
    Infatti si notano chiaramente le dita che, sbucando da dietro il manico, vanno a premere sui tasti.

    Questo particolare non va certamente a ledere le sue osservazioni. Mi sembrava comunque utile farlo notare e segnalare la bella fotografia di grandi dimensioni che consente una visuale privilegiata della scultura.
    Riporto inoltre il link alla sezione di Wikimedia Commons in cui si possono trovare altre fotografie ad alta risoluzione dell’abitazione in esame: http://commons.wikimedia.org/w/index.php?title=Special%3ASearch&profile=default&search=Maison+d%27Adam+et+Eve+le+mans&fulltext=Search&uselang=it
    Curiosando tra queste immagini credo si possano trovare alcuni altri particolari insoliti.
    Sperando di non andare troppo off topic, mi permetto di far notare come ad esempio nel bassorilievo rappresentante Adamo ed Eva entrambi i personaggi abbiano fattezze femminili…
    Trattasi di restauro fedele o poco attento? Chissà!

    Un grande abbraccio a tutti!

    Libero Hagbard Celine

  7. Caro Haghbard Celine,

    grazie per il commento e benvenuto su questi lidi. La sua osservazione è interessante e fondata, grazie alla maggior risoluzione: una mano così in alto sul manico poteva far pensare all’accordatura perchè normalmente a quell’altezza e negli strumenti di quel tipo c’è il cavigliere: potremmo pensare a questo punto che esso sia tipo liuto, inclinato all’indietro e quindi non visibile. Un po’ mi lascia perplesso la posizione ‘rockettara‘ (mi si passi il termine) con il pollice coinvolto nella formazione dell’accordo: e qui, per fortuna, riesco a rientrare in allegoria ed anzi a rilanciare. Infatti se non accorda, fa accordi (e la metafora è salva), ma c’è di più: generare accordi significa fare armonia e quindi accogliere su un tappeto sonoro congruo il suono della melodia. Sa una cosa? In studi precedenti di iconografia sottolineai che negli insiemi strumentali misti di angeli musicanti di solito gli strumentisti a fiato sono unici, a fronte di arpe, ribeche, liuti… questo perchè (concludevo) lo strumento a fiato ha un’accordatura non modificabile, un diapason fisso, mentre quelli ‘armonici’ a corde no, e sono questi ultimi che si uniformano al primo, e possono essere pertanto in numero maggiore. Oggi, però, ragionandoci su da un altro punto di vista mi vengono in mente altre giustificazioni. Che ne pensa?

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