Auguri di Buon Natale – Joyeulx Noel!

Carissimi,

che sia Natale di pace. Che siamo uomini, perfettibili (oh, quanto…) per giunta, lo sappiamo da tempo: con questa consapevolezza dunque, rinnoviamo assieme al Sole un cammino antico e sempre nuovo, rinascendo in questa santa notte con occhi di bambini, ansiosi di abbracciare i nostri fratelli.

Il Bambino, quello che rinasce stanotte, ce l’ha infatti insegnato, ed in tutte le salse: siamo tutti fratelli. E gli Alchimisti, si sa, sono tutti bambini. Ed il Gioco di Bimbi si fa con gioia… se no, che gioco sarebbe?

Tanti auguri dunque, in fraterna gioia…

Chemyst

Il solenne ‘Old Hundredth’, il Salterio Ginevrino ed un canto di parrocchia

Carissimi amici,

in realtà non saprei se questo post, pieno com’è in prevalenza di considerazioni storico – musicali, trovi qui la sua collocazione corretta. Tuttavia, quando lessi l’invocazione sottesa alla melodia, non ho potuto fare a meno di pensare a chi si prodiga, nelle notti giuste, ad elevare al Padre delle Luci la sua preghiera, fatta di fuoco, di dedizione e di abbandono.

Sono però andato a vedere quella frase, sul testo di Gustav Reese, perché avevo riconosciuto immediatamente la melodia: la sua storia vale davvero la pena di essere raccontata.

Il capitolo del Reese [La Musica nel Rinascimento] che stavo leggendo riguardava il Salterio di Ginevra e la nascita, ai fatti, di un nuovo filone musicale legato al protestantesimo, filone costituito di musiche prima monodiche, volutamente a scansione sillabica perché destinate al ‘canto del popolo’ e poi, nonostante l’opposizione dello stesso Lutero, sempre più frequentemente polifoniche.

Accennammo già in passato che questo Salterio (in pratica, una raccolta di Salmi) era in lingua ‘volgare’ e non in Latino, e che Clement Marot stesso, su incarico di Francesco I, li tradusse in Francese. Perché Francesco I fece questo non è chiaro: probabilmente non era affatto intenzionato a sposare lo scisma protestante, forse era soltanto una mossa politica da includere nella dinastica ‘dialettica‘ di potere  fra i Valois ed i De Guise/Lorena: fatto sta che letteralmente gettò Marot nelle braccia del movimento protestante, di fatto facendolo scomunicare e condizionando fortemente la sua vita successiva.

francis1-1

La veste musicale dei Salmi polifonici in francese vide all’opera insigni musicisti dell’epoca: fra essi spicca il nome di Clement Janequin accanto ad altri di pur grande rilievo come Jean Caulery, Louis Bourgeois, il trattatista Jambe de Fer, Waelrant, ed altri.

Nel nostro percorso di ricerca abbiamo già incontrato i nomi di Janequin e di Caulery, quest’ultimo fu l’autore della musica della Salutation Angelique, quell’Ave Maria tradotta da Marot in modo così particolare, tanto quanto particolare fu la disposizione testuale sulla musica operata dallo stesso Caulery.

Il canto in questione è stato elaborato polifonicamente da Luois Bourgeois, il compositore più rappresentato nel Salterio, ma la melodia non è sua ed è probabilmente preesistente e di origine – al pari di molte altre  – popolare. Bourgeois la tratta inserendola nella voce di tenore: in questo modo forse voleva non metterla in evidenza, anche se questa era comunque una pratica musicale comune. Comunque, questa melodia ebbe un successo straordinario che è perdurato fino ai nostri giorni e, con forme solo lievemente diverse, è entrata nelle celebrazioni solenni del Regno Unito (noto come ‘The Old Hundred‘, nella versione di Sir Vaughan – Williams, accompagna l’ingresso solenne a Westminister della Regina).

 Essa  è anche pratica comune nelle occasioni liturgiche domenicali delle nostre Parrocchie con il titolo di ‘Noi canteremo Gloria a Te’, nella elaborazione musicale di un tal Testi.

Ho cercato una esecuzione dignitosa, fra le tante disponibili in rete: la differenza si sente comunque. La confusione, poi, regna sovrana: nel video qui sopra il brano viene indicato come ‘Noi canteremo Gloria a Te‘ e poi, fra parentesi,  L. Bourgeois: “All people that on earth do dwell“, che è l’incipit del testo elaborato da Vaughan Williams, dato che Bourgeois, come detto, ha armonizzato un testo francese.

A questo punto mi sia consentito un po’ di sarcasmo verso quella classe clericale che continua a gestire in modo dissennato la musica liturgica in Italia: mi chiedo quanti preti (di qualsiasi colore abbiano la tonaca, nera, porpora o viola) sappiano mai che ‘Noi canteremo Gloria a Te‘ è un corale del Salterio Ginevrino, manifesto sonoro del nascente Protestantesimo,  e ‘Signore Dolce Volto‘, uno degli ‘hit‘ liturgici della Settimana Santa, beniamino delle anziane recitatrici di rosari, un corale con il testo scritto da Lutero… e si permettono poi di bandire la polifonia scritta da Autori giganteschi a favore di cacofonie ritmiche per di più approssimative con la scusa (tutta italiana, peraltro) di una (a conti fatti fallimentare, se non definitivamente fallita) “partecipazione del popolo” al canto, travisando (ad arte?) le direttive del Concilio Vaticano II.

Sed de hoc satis.

Naturalmente, sia nell’Old Hundredth, sia nella più modesta versione ‘neocattolica’, il testo originario non è sopravvissuto. Ma veniamo alle parole, che giustificano forse il perché questo canto giunge su un blog di Alchimia. Guardate voi stessi:

or-sus

La melodia è quella, e la traduzione italiana fedele: non è stupefacente il suo senso, almeno se a leggerla siamo noi alchimisti operativi?

Il testo appartiene al Salmo 134 (133): così è nella King James’ Bible:

Behold, bless ye the LORD,

all [ye] servants of the LORD,

which by night stand

in the house of the LORD.

Questo il testo della ‘Vulgata‘ (al n. 133):

Ecce benedicite Domino omnes servi Domini qui statis in domo Domini
in noctibus levate manus vestras ad sanctum et benedicite Domino
benedicat tibi Dominus ex Sion factor caeli et terrae

Il Salmo è un cosiddetto ‘Canto di Ascesa‘ che veniva recitato/cantato una volta che il pellegrino aveva salito i gradini del tempio di Sion ed era giunto al cospetto del Signore.

Anche senza valenze alchemiche, la suggestione simbolica è potente e patente: l’ascesa si trasforma in ascesi, la salita fisica di una scalinata nel raggiungimento di un luogo elevato dell’anima.

Ma perché la notte?

Certo, ricordiamo tutti la bellezza della preghiera d’amore di Juan de la Cruz, di cui parlammo qui e le possibili implicazioni dei suoi versi appassionati. Ma qui, per chi tutte le notti ‘buone‘ accanto al forno e tramite esso recita la sua preghiera ardente (in tutti i sensi), sembra proprio che il Salmista si rivolga a… noi. Ed ecco che, come ebbe a dire Lucarelli alla Sorbona, ci appare spaventosamente chiara la portata della preghiera elevata per tramite del fuoco:

Jean Lapiace mi diceva una volta, e lo ricordo ancora, che se un alchimista fosse completamente cosciente di ciò che va a fare, non oserebbe mai compiere la più piccola operazione. Ci vuole un po’ d’incoscienza per avere il coraggio di avvicinarsi al forno e dire a Dio: “Vieni a casa mia”. Ci vuole molto coraggio“.

A tradurre questo Salmo non è stato Clement Marot, ma Theodore de Beze. Come il primo, però, egli sceglie nel tradurre: sceglie il testo della King James’ Bible e non il Latino della Vulgata [1]. Polemica religiosa? Indicazione politica? Forse. A noi però piace pensare che sia  un ulteriore tassello di quel mosaico sottile che passa per la Salutation Angelique cara a Canseliet musicata da Caulery e per la Pere Eternel di Clemens non Papa, sempre su testo tradotto da Marot. E mi tengo buona per le mie notti primaverili questo canto di preghiera e di buon auspicio per le attese ‘generazioni’ future.

Buen Camino

Chemyst

[1] La biografia di De Beze, successore di Calvino, è piuttosto interessante: una sintesi è qui

Loyset Compère, il Verbo, la Croce e… la buona compagnia

Cari Compagni di Cerca,

Loyset Compère è stato uno dei compositori Franco-Fiamminghi più straordinari del Rinascimento. La sua figura giganteggia accanto a quella di Josquin, di cui era di poco più anziano, e di quella di Ockeghem di cui era, probabilmente, buon allievo.

Lo incontrai per la prima volta quando, nel 1985, alla ricerca di brani natalizi mi imbattei nel suo ‘Verbum Caro Factum est‘ a quattro voci, una brevissima composizione di una disarmante semplicità: tre semplici versi

Verbum caro factum est

et habitavit in nobis

Et vidimus gloriam eius

Nella bella edizione della Chester, i primi due versetti erano musicati in omofonia sillabica, scritta tutta in un rigo, in misure di minima, con corone su ogni sillaba. Questo dava alla musica una sensazione di atemporalità, poteva (e così facemmo) essere eseguita in modo non mensurale.

L’ultimo versetto veniva ripetuto due volte, ma lo stile cambiava: la scansione ritmica, senza corone e con valori più brevi, contrastava grandemente con la solenne, olimpica calma precedente.

Il descrittivismo di Compere è patente: quando il soggetto del testo è il Verbo, non c’è tempo: ci ricorda Giovanni, nei versi biblici che precedono quelli musicati dal Fiammingo, che ‘In principio era il verbo, e il Verbo era presso Dio‘. In principio, cioè prima che l’universo venisse creato. E solo con la Creazione inizia lo scorrere del tempo. Ed è allora che già il disegno divino concepisce il Dono fatto ai figli – peccatori imperfetti –  del Verbo stesso, la Parola creatrice, che si fa carne ed abita fra noi.

Il soggetto cambia nell’ultimo versetto, quando siamo noi – i poveri peccatori imperfetti di cui sopra – che vediamo la sua gloria (letteralmente ‘la gloria di quello‘). La scansione del tempo rende vividamente la temporalità – e quindi la caducità – di questa manifestazione imperfetta. ‘Et vidimus‘ è scandito con la ritmica caratteristica della ‘Chanson‘, con una scansione quindi molto terrena, direi quasi ‘secolare‘, con tutti i possibili significati del termine.

I versetti sono tre, ma l’ultimo è duplicato: ecco che lo spirito (indicato dal numero tre) diviene materia (indicata dal quattro, il numero dei quattro elementi), ecco che qualcosa di Divino deve corporificarsi (‘farsi carne‘) attraverso i quattro elementi, condicio sine qua non  per poter sussistere in questo mondo.

Per chi fa o studia Alchimia, è evidente il parallelo con gli sforzi (gli auspici?) dell’Alchimista, che spera nel miracolo della Creazione nel proprio microcosmo (il crogiolo): la dimensione ineffabile di quanto egli si prefigge, forse, attraverso l’esempio di Compere, può essere meglio compresa. Ciò che l’Alchimista cerca di attrarre tramite il proprio magnete altro non è che quello che chiama ‘Spirito Universale‘, insomma in qualche modo la vita stessa: solo che è necessario che Ille (per dirla con Pontano o Maier) venga giù ancora nella sua forma primigenia, atemporale, non specificata, non ancora scomposta e ricomposta nei quattro elementi, i ‘mattoni‘ con cui questa Manifestazione è costruita. E che decida di farlo.

Di grande interesse è anche il mottetto ‘Crux Triumphans‘, del medesimo Autore: il testo latino è suggestivo

Crux triúmphans décus poténtium,
crux a Chrísto sáncta et amábilis,
nóstra sálus et desidérium,
spes nóstra et róbur fortitúdinis
sánguine Jésu tíncta et decoráta,
crux spléndens a fónte lúminis,
adorámus te, peccatóres nímis,
ut víta nóstra tíbi póssit ésse gráta.

Jésus! nómen dígnum triumphále,
Jésus! nómen excédens ómnia,
Jésus! súper ómnes núllum tále,
Jésus! ómnium spes única,
mea tíbi pándo peccáta
píe clámans misericórdiam.
Tu es Jésus, pax et protéctio,
indígnus támen ad te vénio,
ut me tráhas ad túam glóriam.
Amen.

Umilmente, la tradurrei come segue:

Croce trionfante, decoro dei potenti, croce da Cristo santa ed amabile, nostra salvezza e desiderio, speranza nostra e forza di fortezza, dipinta e decorata dal sangue di Cristo. croce splendente dalla fonte della luce, ti adoriamo, noi troppo peccatori, affinché la nostra vita possa essere a te gradita.

Gesù! Nome degno e trionfale, Gesù! nome che supera tutte le cose, Gesù! nulla è tale  al di sopra di tutti, Gesù! unica speranza di tutte le cose, a te presento i miei peccati, piamente invocando misericordia. Tu sei Gesù, pace e protezione, indegno tuttavia vengo a te perché tu mi tragga verso la tua gloria. Così sia.

Il primo passaggio che ai lettori di Fulcanelli non può sfuggire è che questa Crux sia una spes nostra: il riferimento è immediato alla Croce di Hendaye; esso è subito seguito da robur fortitudinis, e qui ci torna alla mente la Tabula Smaragdina, con la sua ‘forza forte di ogni fhendaye_champagneorza‘; infine tale crux è ‘splendente dalla (o meglio ancora: per mezzo della) fonte della luce‘.

Chi abbia avuto la fortuna di scorgere l’effetto della Luce sulle materie avrà piena comprensione di questo riferimento; più banalmente, chi ha comunque trascorso qualche ora della notte accanto al forno, avrà assistito al progressivo illuminarsi della materia in fusione dentro il crogiolo, ricordando che Fulcanelli, attingendo al Du Cange, ci spiega la comune etimologia di crux, croiset e crucibulum e la ragione per cui, nei testi d’Alchimia, il crogiolo è indicato con una + (Il Mistero delle Cattedrali, II Edizione, 2005, Mediterranee, p. 68. Raccomando anche la lettura della nota 15 del curatore, tal Paolo Lucarelli, in proposito).

La seconda strofa, di carattere più devozionale, ha meno interesse, ma Compère la pone comunque in musica con profondo misticismo. Ho trovato un buon esempio di questa composizione nel video che segue.

Compère, come la gran parte dei compositori dell’epoca, cresce all’interno di chiese o cattedrali, studia dall’interno di un coro, diretto da un Maestro che, a sua volta, ha svolto lo stesso percorso: prima corista, poi Cantor (è ben diverso, implica la conoscenza teorica e pratica del contrappunto), poi Magister Puerorum, poi Maestro di Cappella. Egli tuttavia prende gli ordini religiosi solo  più tardi, quando gli occorrono per ottenere privilegi e curatele in cambio della sua attività di compositore, per sostentarsi. Il suo sapere dunque viene sì dall’interno delle mura ecclesiastiche, ma questo riguarda la musica, insegnatagli da chi, in egual misura, lo rende abile a comporre mottetti (che preferisce di gran lunga alle messe) tanto quanto chanson. La sua effettiva ordinazione sacerdotale è infatti solo del 1493. Egli però possiede altre e profonde competenze: già dal 1500 era docente di Diritto Civile e Canonico.

Era peraltro un uomo non privo di spirito e di humour: le sue chanson, spesso licenziose o irridenti, lo resero probabilmente caro a Francois Rabelais, che lo include nell’elenco di allegri musici nel prologo del IV libro di Pantagruel. In pieno spirito Rabelaisiano è ad esempio la chanson Nous sons de l’Ordre de san Babouyn in cui è evidente il suo amore per il cibo, il vino, le donne ed in genere il piacere della buona compagnia.

Fa sorridere anche l’ironia di attribuire un nome da ‘confraternita‘ all’allegra banda di bricconi di cui si parla nel testo, scimmiottando così gli ordini esoterici del tempo con sana ironia: tuttavia, è questa anche una testimonianza indiretta della presenza ed attività di tali ordini esoterici e di un contatto dello stesso Compere con essi.

Parlando di compagnia, ma questa volta in ambito più ‘elevato‘ (che non esclude che i medesimi membri dell’una appartengano all’altra), Loyset Compère ne allestisce una di tutto rispetto all’interno di un’altra, notissima composizione, Omnium bonorum plena, nella cui sezione finale elenca cantori e compositori (incluso se stesso) per i quali invoca la benedizione della Vergine. Fra tutti egli loda massimamente Guillaume Dufay, che definisce ‘Luna di tutta la musica e luce (lumen) di tutti i cantori‘.  Forse ad un musicologo non evoca altro che una bellissima immagine ed il senso di profonda ammirazione di un grande musicista per uno dei suoi predecessori, ma ad un alchimista un riferimento alla Luna ed alla Luce suggerisce anche altro.  Accanto a Dufay e se stesso, riunisce in questi ‘benedetti dalla Vergine‘ anche Dussart, Busnois, Caron (‘maestri di cantilene‘), De Brelles, Tinctoris (‘con cimbali in tuo onore‘), Ockeghem, Desprez, Corbet, Heniart, Fagues, Molinet (ne scrivemmo in proposito qui) Regis e ‘tutti coloro che cantano‘.

Curioso, Michael Maier, il medico alchimista e musico rosacrociano, un secolo e passa dopo, diceva proprio: ‘… gli angeli cantano (come affermano le Scritture), i cieli cantano, secondo stabilì Pitagora, e narrano la gloria di Dio, dice il Salmista; le Muse e Apollo cantano, al par dei poeti; gli uomini, per quanto fanciulli, cantano; gli augelli cantano, e persino pecore e oche cantano in forma di strumenti musicali. Se dunque cantiamo anche noi,  non lo si fa a sproposito‘.

Saluti cari a tutti, vecchi e nuovi Compagni, a quelli di sempre, a quelli perduti e poi ritrovati, ed a tutta la gente di buon cuore. E che la Musica e il Canto vi scaldino il cuore lungo la Via.

Chemyst

Ecco la Primavera

Cari Compagni di Cerca,

un po’ in sordina, riecco la Primavera: oggi un cielo sereno lo afferma, dopo giorni ventosi ed umidi. Incurante dei nostri affanni quotidiani, la Natura torna a svelare la sua abbacinante bellezza, ad adoperare la sua sapienza nel risvegliare l’universo mondo e ad offrirci la sua immensa forza segreta, quella forza forte di ogni forza cara al Trismegisto.

Si manifesta apertamente, e poeti e musici, da sempre, ne colgono prontamente i benefici profluvi: ecco come la canta il cieco Francesco Landini, che ci ha ispirato anche il titolo di questo modesto omaggio:

 

Ecco la primavera,
Che’l cor fa rallegrare,
Temp’è d’annamorare
E star con lieta cera.

Noi vegiam l’aria e’l tempo
Che pur chiam’ allegria
In questo vago tempo
Ogni cosa vagheça.

L’erbe con gran frescheça
E fior’ coprono i prati,
E gli albori adornati
Sono in simil manera.

Ecco la primavera
Che’l cor fa rallegrare
Temp’è d’annamorare
E star con lieta cera.

Accade così che, se il Cielo resterà scevro da nubi, questa notte, con una benevola Luna quasi piena, pochi coraggiosi di cuore puro ed ardente torneranno ad accendere il Fuoco. Qualcuno di loro, trepidante d’emozione, lo farà per la prima volta, e soltanto simbolicamente: entrerà così in un Regno Incantato. A loro un augurio particolare, che la Forza di cui sopra sia sempre al loro fianco.

A tutti gli altri, il mio affetto sincero, a tutti, quelli che camminano davanti a me, quelli che si sono fermati e quelli che si sono persi. A tutti loro un pensiero ed un ringraziamento, perché soltanto grazie a loro, alla loro disponibilità generosa e gratuita a farmi salire per un tempo breve o lungo sulle loro spalle, la mia vista ha potuto spaziare verso orizzonti troppo lontani per i miei occhi miopi.

m-maier-_atalanta_fugiens-_1618-_emblem_xlii

La strada sui passi di Dama Alchimia è tortuosa e difficile, si percorre di notte e con la fioca luce della Luna e della Lampada, ed anche i grandi ed i sapienti, a volte, inciampano e cadono, magari ad un passo dalla meta, magari per troppo affetto, per la stanchezza degli anni, per un senso di rettitudine degenerato in rigidità di cuore, per un abbaglio, per l’errore di giudizio di un compagno… Alchimia non se ne cura, non può né deve, e non ha figli e figliastri. E lei sola alla fine saprà chi premiare e chi no. Nessun altro.

Dunque animo, c’è da preparare il forno, le materie sono pronte, l’attesa è finita.

Fuoco!

Noldor

E’ ancora Natale…

Cari Cercatori,

Natale è di nuovo qui. Altrove – senza dubbio – troverete mille riferimenti dotti e documentati sul suo significato, sulla Festa della Luce, sul Sole Bambino o sul Sol Invictus, su Santa Lucia e via così.

Tutte cose bellissime: tante di esse anche utili al Cercatore fedele a Dama Alchimia, sulle quali riflettere, in questi giorni in cui si avverte come un tirare il fiato della Natura, con serenità e un pizzico di distacco dall’incalzare della vita quotidiana.

Quello che però sento oggi come importante è un messaggio chiaro, celato nella Traditio natalizia: Cristo è sceso sulla Terra ‘per una nuova ed eterna alleanza‘, dice il rito cristiano. E lo ha fatto – in analogia a quanto auspica il Cercatore nelle sue congiunzioni – per rinsaldare, rinforzare o anche recuperare l’Unione fra l’Uomo e Dio, l’Armonia fra Cielo e Terra.

Un atto d’amore immenso, generoso e gratuito, cui non si può restare indifferenti, non si può coglierne quantomeno la potenza analogica ed esemplificativa di un monito che ogni anno si rinnova, volto al duplice effetto di ottenere ‘Gloria in excelsis Deo, et in terra pax hominibus bonae voluntatis‘.

Quella Pax sembra oggi quasi utopia, folli fraintendimenti integralistici inducono al sacrificio della propria vita (un prezioso dono di Dio) al solo scopo di distruggerne altre, altrettanto preziose. Crudeli speculazioni finanziarie riducono interi popoli in una sorta di schiavitù monetaria, spietati mercanti d’armi e di morte creano ad arte conflitti per crearsi un mercato. Nel nostro piccolo, in senso numerico, noi fortunati appartenenti al 10% di popolazione privilegiata consumiamo (e siamo incoraggiati a farlo, per ‘sostenere l’economia’!) la quasi totalità delle risorse del pianeta a scapito del 90%restante…

Certo – mi dirà qualcuno – tutto questo non ha a che vedere con l’Alchimia. Probabilmente no. Tuttavia, e lo sperimento con amarezza ogni giorno di più, anche in quella comunione di spiriti privilegiati che hanno intuito un barlume dell’Antica Scienza, l’acqua corrosiva della competizione, della primogenitura, della propria assoluta e vana certezza di essere depositari della Verità, divide e contribuisce al caos in cui ogni giorno di più questo mondo precipita.

Allora, Fratelli di Cerca, soprattutto coloro che conoscono le gioie e le sorprese del Laboratorio, qualsiasi Via si segua, in questi giorni in cui Natura respira, ed in cui l’Oro nascente torna sulla Terra, tutti, quelli più avanti che intravedono il Secondo Viaggio, così come coloro che aspettano che venga loro aperta la porta stretta per il Primo, e compresi quelli che si sono persi o soltanto fermati, apriamo i nostri cuori al messaggio di Armonia cui abbiamo in fondo dedicato ormai la nostra vita, accogliamolo come ci insegnano i Maestri del passato ed operiamo – anche in noi stessi, con una ‘profonda meditazione‘ – anzi, lasciamo operare quell’Agente – Ille Agens – affinché la nostra Cerca assolva nel giusto modo uno dei suoi scopi.

Un abbraccio sincero a tutti

 Chemyst

La Rugiada di Jean Richafort

Con il nome di “Richardfort” il fiammingo Jean Richafort, quasi a legittimare la sua appartenenza a quel gruppo di compositori che sempre di più ci paiono vicini ad un certo sentire alchemico, almeno a giudicare dalle scelte testuali adottate e dalle corrispondenze (spesso legate ad affinità di scuola e di stile) con altri autori simili, compare nel primo dei due elenchi di compositori “sognati” da Priapo nel fantastico Pantagruel (libro V) dell’adepto Francois Rabelais.

Allievo del grande Josquin Desprez, del quale ha assorbito lo stile e per cui ha composto un dolcissimo quanto sereno Requiem,

Richafort ha destato la nostra attenzione questa volta non per un testo sacro, come il suo maestro ed altri della sua e delle successive generazioni fiamminghe di compositori hanno fatto, bensì perché ci siamo imbattuti, nel database IMSLP/Petrucci, nel titolo di una sua Chanson a tre voci miste: “La Rousee du mois de May“. Conoscevamo questo titolo ed il relativo, apparentemente banale, testo, da un’anonima chanson rustique del XV secolo che abbiamo in passato anche registrato su CD.

La composizione di Richafort, con ben altra maestria compositiva, riprende tuttavia proprio questa chanson che gli era evidentemente nota (tema e modo coincidono con esattezza) e ne viene fuori una delizioso setting del quale, purtroppo, non ci sono note registrazioni. Ho cercato di rimediare costruendo un file MIDI che, se non rende quanto un’esecuzione dal vero e priva com’è anche delle parole, è comunque in grado di evidenziare la maestria compositiva di Richafort. Musicalmente rispetta sia il tema che l’impianto strofico originari, con uno schema ‘A – B – A’. Utilizza sia l’imitazione sia la parafrasi all’interno di tre voci pari (il tema originale, senza variazioni ritmiche, lo ripropone soltanto dalla battuta 12, affidandolo alla seconda voce). Analogamente all’originale quattrocentesco, egli sceglie di comporre per tre voci, ma a differenza di esso nelle chiavi di Alto, Tenore e Basso: ne risulta una sonorità più grave, e l’impressione che a parlare qui sia un individuo di sesso maschile. Per chi volesse, ecco un link al MIDI:

https://www.dropbox.com/s/6h49mvbwn5q4swe/rousee.mid?dl=0

Il testo è il seguente:

La rousée du mois de may

M’a gasté ma verte cotte. 

Par un matin m’y levay

En un jardin m’en entray;

Dites vous que je suis sotte?

La rousée du mois de may

M’a gasté ma verte cotte. 

Il testo differisce da quello della Chanson originaria soltanto poiché in essa la (il) protagonista entra nel proprio giardino (‘mon jardin‘). Tuttavia, di un giardino si tratta: se può apparire una banale ambientazione (in un giardino di mattina a maggio si può ben trovare della rugiada posata sui fiori e sull’erba), abbiamo in questo breve testo una concentrazione di elementi che sicuramente può far pensare all’Alchimia.

Sappiamo bene infatti che la rugiada di maggio (ros maialis) è espressione ricorrente in vari testi a noi cari, e per di più anche una certa iconografia sembra indicarci questo come un periodo proficuo:

image

Anche il giardino è metafora o allegoria ricorrente, al punto da dare titolo ad alcuni trattati (Rosario dei Filosofi, ad esempio, anche qui il richiamo alla Rugiada attraverso la facile cabala ‘rose – rosee‘ collega strettamente i due concetti), e spesso questo giardino è un luogo appartato, chiuso da chiavi segrete che bisogna possedere e porte da aprire, alcune enunciate in chiaro (‘… e l’umiltà la porta del loro giardino… Valois, XV secolo), ed anch’esse oggetto di specifica iconografia (es. Michael Maier, Atalanta Fugiens, Emblema XXVII):

Il Giardino dei Filosofi, insomma, rappresenta un luogo segreto, separato, discreto, il cui accesso è in fondo lo scopo stesso del Cercare alchemico: forse una differente manifestazione, forse una di quelle dimensioni straordinarie dalle quali toglie per un attimo il velo Paolo Lucarelli nelle sue Lettere Musulmane… Ogni tanto ci penso, con un brivido sottile.

C’è un ulteriore elemento, tuttavia, che mi incuriosisce da sempre: la presenza di una ‘verte cotte‘, una veste verde, o anche una ‘corazza verde’. Questa locuzione è presente in un’altra Chanson, anch’essa apparentemente innocente, perfettamente aderente allo stile leggero ed al tema erotico che caratterizzano il genere della Chanson Parisienne del Cinquecento. Senonché, intanto scopriamo che l’autore è Clement Janequin, anch’egli presente nel citrato passo di Rabelais, suo contemporaneo e amico, poi notiamo che essa (inusualmente per una chanson di questo tipo) è scritta in tempo ternario, ed infine vi ritroviamo questa famosa ‘verte cotte’ che in questa occasione non viene ‘gastè’ (da chi? da cosa?) ma sfilata via  dall’amante della gioiosa protagonista che ha compiuto tre salti lungo la strada…

Resta quindi la domanda: perché, o in che modo, la rugiada del mese di maggio guasta una veste verde? Mi viene da pensare che la fanciulla (o il giovane) che vada nel giardino all’alba lo faccia per incontrare l’amato, o l’amata, e che nel congiungersi vada in qualche modo alterata questa veste verde con cui essa (o egli?) si introduce nel giardino, semplicemente (figurativamente) per il fatto di giacere in terra.

 

Il tema della rugiada è caro agli alchimisti di ogni tempo, per una ragione evidente e per altre più nascoste: molto si è detto, soprattutto grazie alle immagini del Mutus Liber, sul come raccogliere un importante sale necessario a varie operazioni filosofiche e che ancora oggi può essere così raccolto (sia pure con gran fatica) e questa è la ragione più evidente.

Le altre, sulle quali lascio il cercatore il compito e la gioia di indagare, sono legate al perché quel sale debba essere in qualche modo preparato e raccolto per essere adatto agli scopi cui la natura l’ha destinato. Anche questo, a ben guardare, lo trovate nel Mutus Liber, ed è mostrato in tutta evidenza.

Non vorrei dilungarmi oltre sulla Rugiada, altri Cercatori più documentati e più esperti lo hanno già fatto con maestria, ad esempio qui:

https://nemocap.wordpress.com/2008/12/27/la-rugiada-del-mutus-liber/

Io, al mio solito, ho solo voluto indicare che, forse, in tempi meno bui, qualche Musico allegro ha sentito l’impulso, forse sussurrato da una Dama tanto bella quanto invisibile ai più, a tramandare, forse inconsapevolmente (o forse di proposito), fino a quest’epoca triste, qualche perla di saggezza, rivestendola di meravigliose note musicali.

Dite voi ch’io sono matto? Lo dice anche la chanson:

Dites vous que je suis sotte?

Un saluto ed un sorriso a tutti i Cercatori

Chemyst

 

L’Atalanta Fugiens di Michael Maier

Carissimi amici,

con molto piacere ho l’onore di invitarvi a Chieti il 5 gennaio 2015, alle 17:30 presso la Sala Belvedere del l’Hotel Abruzzo per ascoltare e intervenire ad una conferenza – concerto sull’Atalanta Fugiens di Michael Maier.

Michael_Maier_Atalanta_Fugiens

Relatori della conferenza – inserita nella rassegna musicale ‘Musica e…’ – saranno Captain Nemo e Noldor, e l’esecuzione di alcune delle Fughe contenute nel trattato di Maier sarà affidata all’Iniseme di Musica Antica Fairy Consort di Chieti.

Partiamo dalla musica: già sei anni fa il Fairy Consort eseguì in concerto alcune composizioni di Maier, e le riproporrà il 5 gennaio a contorno della presentazione dei due relatori.  Allora esse furono eseguite nel contesto di un programma di brani di sapore alchemico, questa volta saranno invece l’oggetto principale dell’ascolto musicale. Eccone un esempio registrato nel 2008:

Si tratta della Fuga XLIV, una delle più belle dell’intera opera.

Quanto all’esposizione verbale, vi sarà una corposa quanto interessante introduzione storica, nonché la presentazione di alcuni elementi di interesse che, per chi conoscesse già l’opera attraverso l’unica edizione disponibile, troverà inediti e sconosciuti. Non mancherà l’analisi delle singole fughe, sia dal punto di vista musicale che alchemico. Infine, l’interazione con il pubblico sarà non soltanto possibile, ma benvenuta.

I curiosi, quelli locali e quelli che amano viaggiare, sono avvisati e… attesi!

Confido in un incontro gioioso

Un caro saluto

Chemyst