Loyset Compère, il Verbo, la Croce e… la buona compagnia

Cari Compagni di Cerca,

Loyset Compère è stato uno dei compositori Franco-Fiamminghi più straordinari del Rinascimento. La sua figura giganteggia accanto a quella di Josquin, di cui era di poco più anziano, e di quella di Ockeghem di cui era, probabilmente, buon allievo.

Lo incontrai per la prima volta quando, nel 1985, alla ricerca di brani natalizi mi imbattei nel suo ‘Verbum Caro Factum est‘ a quattro voci, una brevissima composizione di una disarmante semplicità: tre semplici versi

Verbum caro factum est

et habitavit in nobis

Et vidimus gloriam eius

Nella bella edizione della Chester, i primi due versetti erano musicati in omofonia sillabica, scritta tutta in un rigo, in misure di minima, con corone su ogni sillaba. Questo dava alla musica una sensazione di atemporalità, poteva (e così facemmo) essere eseguita in modo non mensurale.

L’ultimo versetto veniva ripetuto due volte, ma lo stile cambiava: la scansione ritmica, senza corone e con valori più brevi, contrastava grandemente con la solenne, olimpica calma precedente.

Il descrittivismo di Compere è patente: quando il soggetto del testo è il Verbo, non c’è tempo: ci ricorda Giovanni, nei versi biblici che precedono quelli musicati dal Fiammingo, che ‘In principio era il verbo, e il Verbo era presso Dio‘. In principio, cioè prima che l’universo venisse creato. E solo con la Creazione inizia lo scorrere del tempo. Ed è allora che già il disegno divino concepisce il Dono fatto ai figli – peccatori imperfetti –  del Verbo stesso, la Parola creatrice, che si fa carne ed abita fra noi.

Il soggetto cambia nell’ultimo versetto, quando siamo noi – i poveri peccatori imperfetti di cui sopra – che vediamo la sua gloria (letteralmente ‘la gloria di quello‘). La scansione del tempo rende vividamente la temporalità – e quindi la caducità – di questa manifestazione imperfetta. ‘Et vidimus‘ è scandito con la ritmica caratteristica della ‘Chanson‘, con una scansione quindi molto terrena, direi quasi ‘secolare‘, con tutti i possibili significati del termine.

I versetti sono tre, ma l’ultimo è duplicato: ecco che lo spirito (indicato dal numero tre) diviene materia (indicata dal quattro, il numero dei quattro elementi), ecco che qualcosa di Divino deve corporificarsi (‘farsi carne‘) attraverso i quattro elementi, condicio sine qua non  per poter sussistere in questo mondo.

Per chi fa o studia Alchimia, è evidente il parallelo con gli sforzi (gli auspici?) dell’Alchimista, che spera nel miracolo della Creazione nel proprio microcosmo (il crogiolo): la dimensione ineffabile di quanto egli si prefigge, forse, attraverso l’esempio di Compere, può essere meglio compresa. Ciò che l’Alchimista cerca di attrarre tramite il proprio magnete altro non è che quello che chiama ‘Spirito Universale‘, insomma in qualche modo la vita stessa: solo che è necessario che Ille (per dirla con Pontano o Maier) venga giù ancora nella sua forma primigenia, atemporale, non specificata, non ancora scomposta e ricomposta nei quattro elementi, i ‘mattoni‘ con cui questa Manifestazione è costruita. E che decida di farlo.

Di grande interesse è anche il mottetto ‘Crux Triumphans‘, del medesimo Autore: il testo latino è suggestivo

Crux triúmphans décus poténtium,
crux a Chrísto sáncta et amábilis,
nóstra sálus et desidérium,
spes nóstra et róbur fortitúdinis
sánguine Jésu tíncta et decoráta,
crux spléndens a fónte lúminis,
adorámus te, peccatóres nímis,
ut víta nóstra tíbi póssit ésse gráta.

Jésus! nómen dígnum triumphále,
Jésus! nómen excédens ómnia,
Jésus! súper ómnes núllum tále,
Jésus! ómnium spes única,
mea tíbi pándo peccáta
píe clámans misericórdiam.
Tu es Jésus, pax et protéctio,
indígnus támen ad te vénio,
ut me tráhas ad túam glóriam.
Amen.

Umilmente, la tradurrei come segue:

Croce trionfante, decoro dei potenti, croce da Cristo santa ed amabile, nostra salvezza e desiderio, speranza nostra e forza di fortezza, dipinta e decorata dal sangue di Cristo. croce splendente dalla fonte della luce, ti adoriamo, noi troppo peccatori, affinché la nostra vita possa essere a te gradita.

Gesù! Nome degno e trionfale, Gesù! nome che supera tutte le cose, Gesù! nulla è tale  al di sopra di tutti, Gesù! unica speranza di tutte le cose, a te presento i miei peccati, piamente invocando misericordia. Tu sei Gesù, pace e protezione, indegno tuttavia vengo a te perché tu mi tragga verso la tua gloria. Così sia.

Il primo passaggio che ai lettori di Fulcanelli non può sfuggire è che questa Crux sia una spes nostra: il riferimento è immediato alla Croce di Hendaye; esso è subito seguito da robur fortitudinis, e qui ci torna alla mente la Tabula Smaragdina, con la sua ‘forza forte di ogni fhendaye_champagneorza‘; infine tale crux è ‘splendente dalla (o meglio ancora: per mezzo della) fonte della luce‘.

Chi abbia avuto la fortuna di scorgere l’effetto della Luce sulle materie avrà piena comprensione di questo riferimento; più banalmente, chi ha comunque trascorso qualche ora della notte accanto al forno, avrà assistito al progressivo illuminarsi della materia in fusione dentro il crogiolo, ricordando che Fulcanelli, attingendo al Du Cange, ci spiega la comune etimologia di crux, croiset e crucibulum e la ragione per cui, nei testi d’Alchimia, il crogiolo è indicato con una + (Il Mistero delle Cattedrali, II Edizione, 2005, Mediterranee, p. 68. Raccomando anche la lettura della nota 15 del curatore, tal Paolo Lucarelli, in proposito).

La seconda strofa, di carattere più devozionale, ha meno interesse, ma Compère la pone comunque in musica con profondo misticismo. Ho trovato un buon esempio di questa composizione nel video che segue.

Compère, come la gran parte dei compositori dell’epoca, cresce all’interno di chiese o cattedrali, studia dall’interno di un coro, diretto da un Maestro che, a sua volta, ha svolto lo stesso percorso: prima corista, poi Cantor (è ben diverso, implica la conoscenza teorica e pratica del contrappunto), poi Magister Puerorum, poi Maestro di Cappella. Egli tuttavia prende gli ordini religiosi solo  più tardi, quando gli occorrono per ottenere privilegi e curatele in cambio della sua attività di compositore, per sostentarsi. Il suo sapere dunque viene sì dall’interno delle mura ecclesiastiche, ma questo riguarda la musica, insegnatagli da chi, in egual misura, lo rende abile a comporre mottetti (che preferisce di gran lunga alle messe) tanto quanto chanson. La sua effettiva ordinazione sacerdotale è infatti solo del 1493. Egli però possiede altre e profonde competenze: già dal 1500 era docente di Diritto Civile e Canonico.

Era peraltro un uomo non privo di spirito e di humour: le sue chanson, spesso licenziose o irridenti, lo resero probabilmente caro a Francois Rabelais, che lo include nell’elenco di allegri musici nel prologo del IV libro di Pantagruel. In pieno spirito Rabelaisiano è ad esempio la chanson Nous sons de l’Ordre de san Babouyn in cui è evidente il suo amore per il cibo, il vino, le donne ed in genere il piacere della buona compagnia.

Fa sorridere anche l’ironia di attribuire un nome da ‘confraternita‘ all’allegra banda di bricconi di cui si parla nel testo, scimmiottando così gli ordini esoterici del tempo con sana ironia: tuttavia, è questa anche una testimonianza indiretta della presenza ed attività di tali ordini esoterici e di un contatto dello stesso Compere con essi.

Parlando di compagnia, ma questa volta in ambito più ‘elevato‘ (che non esclude che i medesimi membri dell’una appartengano all’altra), Loyset Compère ne allestisce una di tutto rispetto all’interno di un’altra, notissima composizione, Omnium bonorum plena, nella cui sezione finale elenca cantori e compositori (incluso se stesso) per i quali invoca la benedizione della Vergine. Fra tutti egli loda massimamente Guillaume Dufay, che definisce ‘Luna di tutta la musica e luce (lumen) di tutti i cantori‘.  Forse ad un musicologo non evoca altro che una bellissima immagine ed il senso di profonda ammirazione di un grande musicista per uno dei suoi predecessori, ma ad un alchimista un riferimento alla Luna ed alla Luce suggerisce anche altro.  Accanto a Dufay e se stesso, riunisce in questi ‘benedetti dalla Vergine‘ anche Dussart, Busnois, Caron (‘maestri di cantilene‘), De Brelles, Tinctoris (‘con cimbali in tuo onore‘), Ockeghem, Desprez, Corbet, Heniart, Fagues, Molinet (ne scrivemmo in proposito qui) Regis e ‘tutti coloro che cantano‘.

Curioso, Michael Maier, il medico alchimista e musico rosacrociano, un secolo e passa dopo, diceva proprio: ‘… gli angeli cantano (come affermano le Scritture), i cieli cantano, secondo stabilì Pitagora, e narrano la gloria di Dio, dice il Salmista; le Muse e Apollo cantano, al par dei poeti; gli uomini, per quanto fanciulli, cantano; gli augelli cantano, e persino pecore e oche cantano in forma di strumenti musicali. Se dunque cantiamo anche noi,  non lo si fa a sproposito‘.

Saluti cari a tutti, vecchi e nuovi Compagni, a quelli di sempre, a quelli perduti e poi ritrovati, ed a tutta la gente di buon cuore. E che la Musica e il Canto vi scaldino il cuore lungo la Via.

Chemyst

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Il Maestro e l’Alchimia

Cari Cercatori,

esiste un Maestro in Alchimia? E per essere tale, che requisiti deve avere? Maestro deve coincidere con Adepto? E un Adepto è sempre un Maestro?

Senza dubbio, viene auspicata in Alchimia la presenza di un Maestro che indirizzi e suggerisca – non potendo per Tradizione e Necessità, in alcun modo, alterare il cammino dell’allievo lungo il tortuoso percorso di studi ed esperienze prescritti – il neofita.

Ci sono oggi Maestri disponibili? Purtroppo non bastano Pagine Gialle o Google per trovarne di buoni: al contrario oggi il mezzo telematico è usato per pubblicizzare sedicenti “scuole di Alchimia” nelle quali si pagano quote anche profumate per aver accesso a pratiche “segrete” nelle quali un buon studente acquisirà nozioni che, con un po’ di pazienza, avrebbe comunque trovato, anche in rete. Si tratta, nella maggior parte dei casi, di tecniche di metallurgia o di spagiria che possono a volte tornare utili anche in Laboratorio, ma che nulla hanno a che fare con l’Arte Sacra. In ogni caso, chi chiede soldi per vendere “segreti” è molto lontano dalle vie della Dama, quando non è soltanto un imbroglione.

Ma ecco, non abbiamo saputo rispondere ancora alla prima delle tante domande, e ne abbiamo posta un’altra… Magari ci torniamo, proviamo con la seconda: che requisiti deve avere un Maestro? La successiva ne suggerisce uno: deve essere un Adepto?

Alt!

Qui la questione si fa delicata: cos’è un Adepto? Ahinoi, le domande si moltiplicano, la confusione  aumenta e ne sappiamo tanto quanto prima! Dunque, un Adepto è colui che ha raggiunto un risultato, ed è a conoscenza quindi di cose eccezionali e segretissime… la Pietra Filosofale? Tradizionalmente è così: è considerato Adepto chi è  in grado di trasmutare un metallo imperfetto in uno perfetto (oro o argento). Oppure ha realizzato l’Elisir di Lunga Vita e può vivere in eterno, o quanto meno passare ‘i limiti ordinari del nostro arco vitale‘, per dirla parafrasando Canseliet. Eppure, come ci ha ben mostrato Lucarelli, lo stesso Fulcanelli, che ha realizzato egli stesso una Pietra Filosofale, utilizzandola al chiuso delle Officine di Sarcelles davanti agli occhi affascinati del giovanissimo Canseliet e di altri testimoni, “torna sui banchi di scuola“, capisce che c’è altro, riparte da capo e poi, scoperta e percorsa la Via Segreta (o Via Universale) sparisce, lasciando al povero Canseliet un complicato manoscritto (Il Mistero delle Cattedrali) e scarne indicazioni operative che il buon Maestro di Savignes ha sviluppato in quasi sessant’anni di Laboratorio, per tentativi ed errori.

Ora, Fulcanelli era certamente un Adepto, che ha realizzato la Pietra e poi ha scoperto la Via Universale: è dunque il maestro perfetto! Ma ha lasciato che Canseliet trovasse da solo la propria strada, senza indicazioni della materia di base (lavorò, il giovane Canseliet, a lungo al pallone con la galena, senza risultati). Visto così, non è stato un bravo maestro… Eppure che risultato! Canseliet ha illuminato con tutta la sua vita il mondo alchemico europeo, pur con i suoi limiti, in primis tecnici (era un letterato ed un artista, mi riconosco in lui quando devo avere a che fare con fiamme vive, bruciatori e crogioli incandescenti), ma anche Filosofici, ed ha generato un’ampia schiera di allievi, diversi dei quali ancora attivi, che lo chiamano “Maestro”… Eccolo! Eppure, i suoi detrattori dicono che non sia mai arrivato ad essere Adepto, anche se nei suoi ultimi scritti qualcosa sembra essere cambiato.

In ogni caso, è morto… E anche Lucarelli, che se ne è andato undici anni fa, che lo conosceva bene, e che si guardava bene dal dire che era stato il suo maestro perché… riteneva che così gli avrebbe fatto un torto! La stima di Lucarelli per Canseliet era immensa, e il fatto che sì, probabilmente anche lui alla fine fosse stato raggiunto dal Dono di Dio, per me lo attestano le parole di Lucarelli stesso nella prefazione all’edizione italiana dei “Due luoghi alchemici“, quando lo definisce “un uomo in pace“.

E Lucarelli, che tanto ha fatto per divulgare Alchimia, che ha esplorato in lungo e in largo l’arte? È stato lui un Maestro? Anche lui, come Canseliet, ha lasciato tanti “allievi“, alcuni dei quali ancora attivi sia in Laboratorio, sia con i libri, e ancora con mezzi di divulgazione più moderni… Però Lucarelli questa storia del maestro non la digeriva tanto: ricordate cosa scriveva in proposito? Con il suo stile a volte ironico, a volte francamente caustico, prende sonoramente per i fondelli chi vorrebbe un maestro vestito di una bianca stola, che rifulge di luce propria e magari levita nell’aria… Io ho fin qui incontrato Fratelli in Cerca, che non hanno mai voluto che fossero chiamati Maestri. Ho incontrato Fratelli che chiamano uno di loro Maestro… E altri che definiscono con il titolo di Maestro Paolo Lucarelli, e lo stesso Canseliet è noto come “il Maestro di Savignies”.

Canseliet

Bene, dal mio punto di vista, ovvero dal punto di vista di chi, appena l’inizio del cammino, non ho motivo alcuno di non credere che Fulcanelli, Canseliet, Lucarelli siano stati Maestri ed Adepti dell’Arte: non so  però se questo si possa definire un parlare di “Scuola”, dato che il Cercatore, nel suo Laboratorio, è solo con le materie e pochi mezzi. Non ho – purtroppo – conosciuto alcuno di loro, se non attraverso i loro scritti. Storicamente, Fulcanelli investirà Canseliet in qualche modo di un ruolo, caricandolo di un enorme fardello ad un’età ancora giovanile: lo chiamò “Fratello di Heliopolis“, indicandogli di firmare con l’acronimo F.C.H. i suoi scritti. Lucarelli conobbe Canseliet già prima del 1975, già maturo nella propria ricerca, e mai firmò i pro e i suoi molti scritti con F.C.H. … Fulcanelli era ben addentro alla società parigina del suo tempo, forse era Massone, come certamente lo fu Lucarelli, ma non sappiamo se Canseliet lo fosse…

Paolo Lucarelli

Dunque questa filiazione non ha omogeneità, ognuno di questi tre grandi alchimisti e molto verosimilmente Adepti ha seguito un proprio, personalissimo percorso. Certo, Lucarelli – raccontano – incontrava molte persone, e tramite i suoi scritti ha svelato e raccontato più di ogni altro nella storia dell’Alchimia. Una buona percentuale di loro ha intrapreso la pratica di Laboratorio, alcuni rinunciarono dopo poco, altri addirittura si tolsero la vita, pochi altri tenacemente proseguirono. Lucarelli, vedendo avvicinarsi la propria fine su questo piano della Manifestazione, si preoccupò persino di indicare un referente, scegliendolo fra coloro che erano più vicini a lui, e scontentando molti altri. Ma questo è umano: gli alchimisti sono uomini ed hanno sentimenti, aspirazioni, difetti umani. La grandezza di Fulcanelli nulla ha a che vedere con le sue visioni apocalittiche, ad esempio: secondo esse, saremmo già dovuti essere morti tutti! Eppure siamo qui: dubitiamo allora di tutto quel che scrisse Fulcanelli? Certo, qualcuno lo fa… dubbi ci sono anche sulla sua identità, sulla quale innumerevoli libri sono stati scritti. Qualcuno dubita della stessa identità di Canseliet (la cabala del suo nome è traducibile come “nasce bene quando c’è il sale“)… È umano è comprensibile dunque anche che nascano distinguo se non dissapori fra i seguaci di Lucarelli: essi, come il loro “Fratello Maggiore” (se non Maestro), sono tutti fragilissimi esemplari di ‘essere umano’.

Ma allora, come si fa? Da quanto scritto risulta allora che non c’è nessun Maestro (Fulcanelli dice che il suo maestro era Basilio Valentino, cioè un personaggio fittizio inventato dalla RosaCroce d’Oro tedesca), ma solo fratelli anziani, alcuni dei quali furono o sono anche adepti? E come – eventualmente – riconoscerli? Lucarelli – raccontato come uomo vulcanico, volitivo, contraddittorio, in bilico fra dolcezza e sarcasmo – riconobbe l’Adepto in Canseliet per la sua serenità, lo abbiamo scritto. E lo stesso Lucarelli ci dice che dove albergano sentimenti di avversione, di prevaricazione, di desiderio di dominio, là non è Alchimia. E’ Alchimia dove – come recita il Rituale Massonico in grado di Apprendista dell’Obbedienza cui appartenne Lucarelli – è   “serenità, senno, benefizio, e giubilo“.

Cercate un Maestro? Non lo troverete (tutt’al più sarà lui a trovare voi, si te fata vocant). Fidatevi però eventualmente di chi è sereno, saggio, generoso e allegro.

Diffidate    di    tutti    gli    altri.

Buen camino.

Chemyst

 

Preghiera…

Cari Compagni, carissimi Fratelli,

soltanto il tempo per poche righe, per un annuncio ed un augurio: questa notte parte, canonicamente, la rinnovata avventura sulle tracce della Dama.

‘We few, we happy few, we band of brothers’, come diceva Henry V prima della impossibile battaglia di Agincourt, siamo pronti e schierati, e, pochi come siamo pochi noi, ma allegri come sappiamo di poter essere nel nostro cuore di giusti, questa notte, con questa Luna dolce, si accenderanno dei Fuochi.

A lei, alla Luna d’aprile, ed alle stelle di questo cielo finalmente terso, ci rivolgiamo con fiducia, dedicando loro il verso del più antico Cantico della nostra bella lingua, scritto da San Francesco:

Laudato si’, mi’ Signore, per sora luna e le stelle,

in celu l’ài formate clarite et pretiose et belle“.

Speriamo anche che, di Lassù, o di dove sono ora, ci sorridano benevoli Paolo Lucarelli, Eugene Canseliet e Fulcanelli.

Che dire di più? Nulla, se non:

Fuoco!

Chemyst

 

Ecco la Primavera

Cari Compagni di Cerca,

un po’ in sordina, riecco la Primavera: oggi un cielo sereno lo afferma, dopo giorni ventosi ed umidi. Incurante dei nostri affanni quotidiani, la Natura torna a svelare la sua abbacinante bellezza, ad adoperare la sua sapienza nel risvegliare l’universo mondo e ad offrirci la sua immensa forza segreta, quella forza forte di ogni forza cara al Trismegisto.

Si manifesta apertamente, e poeti e musici, da sempre, ne colgono prontamente i benefici profluvi: ecco come la canta il cieco Francesco Landini, che ci ha ispirato anche il titolo di questo modesto omaggio:

 

Ecco la primavera,
Che’l cor fa rallegrare,
Temp’è d’annamorare
E star con lieta cera.

Noi vegiam l’aria e’l tempo
Che pur chiam’ allegria
In questo vago tempo
Ogni cosa vagheça.

L’erbe con gran frescheça
E fior’ coprono i prati,
E gli albori adornati
Sono in simil manera.

Ecco la primavera
Che’l cor fa rallegrare
Temp’è d’annamorare
E star con lieta cera.

Accade così che, se il Cielo resterà scevro da nubi, questa notte, con una benevola Luna quasi piena, pochi coraggiosi di cuore puro ed ardente torneranno ad accendere il Fuoco. Qualcuno di loro, trepidante d’emozione, lo farà per la prima volta, e soltanto simbolicamente: entrerà così in un Regno Incantato. A loro un augurio particolare, che la Forza di cui sopra sia sempre al loro fianco.

A tutti gli altri, il mio affetto sincero, a tutti, quelli che camminano davanti a me, quelli che si sono fermati e quelli che si sono persi. A tutti loro un pensiero ed un ringraziamento, perché soltanto grazie a loro, alla loro disponibilità generosa e gratuita a farmi salire per un tempo breve o lungo sulle loro spalle, la mia vista ha potuto spaziare verso orizzonti troppo lontani per i miei occhi miopi.

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La strada sui passi di Dama Alchimia è tortuosa e difficile, si percorre di notte e con la fioca luce della Luna e della Lampada, ed anche i grandi ed i sapienti, a volte, inciampano e cadono, magari ad un passo dalla meta, magari per troppo affetto, per la stanchezza degli anni, per un senso di rettitudine degenerato in rigidità di cuore, per un abbaglio, per l’errore di giudizio di un compagno… Alchimia non se ne cura, non può né deve, e non ha figli e figliastri. E lei sola alla fine saprà chi premiare e chi no. Nessun altro.

Dunque animo, c’è da preparare il forno, le materie sono pronte, l’attesa è finita.

Fuoco!

Noldor

Alchimia e Verità

Cari Cercatori,

potrà sembrare bizzarro parlare di Verità in Alchimia, un ambito in cui è d’uopo velare i segreti sotto allegorie e ‘cabale fonetiche‘, sotto allusioni e simboli quando non sotto affermazioni o negazioni di significato equivalentemente ambivalente.

Tuttavia, fra i tanti grandi Adepti, ad uno in particolare era a cuore la Verità: se l’è cucita sullo pseudonimo e l’ha riportata nel titolo di una delle sue  opere più significative. Parliamo di Ireneo Filalete, naturalmente, ed il lavoro cui mi riferisco è ovviamente lo Speculum Veritatis. Tuttavia non è di quest’opera che voglio parlare, ma del suo scritto principale, ossia il ‘Secrets Revealed‘, meglio noto come ‘L’entrata aperta al palazzo chiuso del Re‘.

Paolo Lucarelli ne fece una pregevole traduzione dal Latino tratta dal manoscritto di Modena. La lessi anni fa, e fu uno dei libri più rivelatori che abbia mai letto, seppure, nel corso degli anni, abbia avuto modo di comprendere quanto poco avessi capito di quel libro allora… Oggi, a distanza di molti anni e dopo sette anni di profondissimi studi e ricerche esce, in autopubblicazione da Lulu, ‘Philalethe’s Reveal’d‘, uno scritto monumentale ad opera di Captain Nemo e Fra’ Cercone, di ben 1500 pagine, i quali confrontano tre versioni principali, ovvero il citato Manoscritto di Modena, il Secret’s Reveal’d di Londra del 1668 ed il testo francese del 1672.

Il commento, paragrafo per paragrafo, è in forma di note puntigliose a fronte del testo, ed il tutto è arricchito di tavole ad alta risoluzione, in b/n o a colori a seconda dell’edizione, poste in relazione al testo esaminato. E questo è solo il primo volume. Il secondo (dell’edizione a colori) oppure il secondo ed il terzo (dell’edizione in bianco e nero) contengono una documentatissima  contestualizzazione storica, con biografie di alchimisti e/o scienziati contemporanei e la documentata ipotesi che indica in Sir John Winthrop jr.  l’identità dell’Adeptist Filalete.

Accanto a lui, le vite di George Starkey, Child, Maier, scorrono sotto i nostri occhi affiancate dai lori ritratti d’epoca, da brani della loro corrispondenza, da fonti documentali rare e preziose. Anche il sogno dei Rosacroce viene raccontato, ed è esso stesso un romanzo appassionante.

Da tanta accuratezza non può che nascere una Verità, o almeno qualcosa che vi si approssima con scarto infinitesimale.  In questo, la conclusione sull’identità dell’Adepto dei due Autori appare incontrovertibile, laddove alternative tesi di blasonati ricercatori  americani risultano carenti (quando non omissive) in senso documentale nel sostenere l’ipotesi di identificare con Filalete il pur brillante George Starkey.

La pubblicazione di questa ponderosa ricerca è in lingua inglese: per quanto esso sia un inglese ‘scientifico‘, ovvero lineare e con un fraseggio improntato più alla logica che all’eleganza, può essere di ostacolo  a chi (ancora oggi) non conosce la lingua della bianca Albione. Tuttavia, questa scelta può far sì che questa faticosa ricerca possa essere apprezzata anche oltreoceano o comunque al di fuori dei confini italiani. Di più, essa, praticamente contenendo in gran parte la traduzione in inglese di molte note di Paolo Lucarelli alla sua traduzione dal Latino dell’Introitus, rende fruibile l’opera dell’indimenticato Adepto italiano anche a quell’ampia parte di mondo che non parla la lingua di Dante Alighieri. Forse a lui, ormai dedito al profumo di splendide rose accanto ai grandi Adepti del passato, non importerà molto, né altererà il suo sorriso immutabilmente ironico, ma a noi testimonia l’amore e la riconoscenza di questi Cercatori (con la lettera maiuscola) verso di lui, non così conosciuto negli ambienti anglofoni al pari di quanto lo fosse, non foss’altro che per appartenenza di scuola, in quelli di Francia. E se davvero pensiamo – come in effetti pensiamo – che quanto coraggiosamente ci ha svelato e rivelato l’Adepto torinese sia, parafasando il Trismegisto, ‘vero, verissimo e certo‘, ecco che Captain Nemo e Fra’ Cercone hanno effettuato un’azione di diffusione della Verità nel confuso scenario che oggi viene compreso nel termine ‘Alchimia‘.

*       *       *

A proposito di Verità: ricordo bene quando, nelle lunghe chiacchierate telematiche con Captain Nemo, mi disse che era necessario incontrarsi per ‘guardarsi negli occhi‘. Ora capisco meglio di allora quanto importante sia questo semplice gesto per riconoscere immediatamente un Fratello di Cerca, capisco anche perché Canseliet lo chiami  Amante della Verità (L’Alchimia spiegata sui suoi testi classici, Mediterranee, 1985, p. 11). Più avanti (ibidem, p. 130), egli afferma che ‘La Verità, similmente, è un polo attrattivo che, in un bagno di costante interesse, intrattiene e guida gli sforzi del filosofo, che da quel momento non ne è mai più stanco‘.  Come dire che, in mancanza della Verità, non vi è vero filosofo. E ancora (ibidem, p. 136, il Filosofo di Savignies ci rassicura che ‘… aggredita, la Verità si trovi ad essere persino rinforzata…‘.

Perdonate la digressione, ma, mi si creda o meno, essa non è off topic.

*       *       *

A proposito di Verità: nelle Recreations Hermetiques proprio Captain Nemo mi consultò su due immagini, di cui parlammo qui: nel testo, cui rimandiamo per completezza di studio, la ‘Veritez‘ è contrapposta alla ‘Ingenuitez‘. La differenza fra l’una e l’altra  sta in un particolare del disegno musicale, un’apparente svista che modifica però nella sostanza la sua realizzazione sonora: mancando la giusta posizione, la soluzione è falsa, non vera. Eppure Ingenuo, una volta, significava ‘sincero‘…

Decisamente Ingenuo, mi trovo così a salutarvi, dopo questo post un po’ schizoide, un po’ recensione, un po’ racconto, un po’ riflessione, in ogni caso non unitario anzi, piuttosto sconclusionato. Ma vi saluto sempre con affetto e sincerità.

Chemyst

 

 

E’ ancora Natale…

Cari Cercatori,

Natale è di nuovo qui. Altrove – senza dubbio – troverete mille riferimenti dotti e documentati sul suo significato, sulla Festa della Luce, sul Sole Bambino o sul Sol Invictus, su Santa Lucia e via così.

Tutte cose bellissime: tante di esse anche utili al Cercatore fedele a Dama Alchimia, sulle quali riflettere, in questi giorni in cui si avverte come un tirare il fiato della Natura, con serenità e un pizzico di distacco dall’incalzare della vita quotidiana.

Quello che però sento oggi come importante è un messaggio chiaro, celato nella Traditio natalizia: Cristo è sceso sulla Terra ‘per una nuova ed eterna alleanza‘, dice il rito cristiano. E lo ha fatto – in analogia a quanto auspica il Cercatore nelle sue congiunzioni – per rinsaldare, rinforzare o anche recuperare l’Unione fra l’Uomo e Dio, l’Armonia fra Cielo e Terra.

Un atto d’amore immenso, generoso e gratuito, cui non si può restare indifferenti, non si può coglierne quantomeno la potenza analogica ed esemplificativa di un monito che ogni anno si rinnova, volto al duplice effetto di ottenere ‘Gloria in excelsis Deo, et in terra pax hominibus bonae voluntatis‘.

Quella Pax sembra oggi quasi utopia, folli fraintendimenti integralistici inducono al sacrificio della propria vita (un prezioso dono di Dio) al solo scopo di distruggerne altre, altrettanto preziose. Crudeli speculazioni finanziarie riducono interi popoli in una sorta di schiavitù monetaria, spietati mercanti d’armi e di morte creano ad arte conflitti per crearsi un mercato. Nel nostro piccolo, in senso numerico, noi fortunati appartenenti al 10% di popolazione privilegiata consumiamo (e siamo incoraggiati a farlo, per ‘sostenere l’economia’!) la quasi totalità delle risorse del pianeta a scapito del 90%restante…

Certo – mi dirà qualcuno – tutto questo non ha a che vedere con l’Alchimia. Probabilmente no. Tuttavia, e lo sperimento con amarezza ogni giorno di più, anche in quella comunione di spiriti privilegiati che hanno intuito un barlume dell’Antica Scienza, l’acqua corrosiva della competizione, della primogenitura, della propria assoluta e vana certezza di essere depositari della Verità, divide e contribuisce al caos in cui ogni giorno di più questo mondo precipita.

Allora, Fratelli di Cerca, soprattutto coloro che conoscono le gioie e le sorprese del Laboratorio, qualsiasi Via si segua, in questi giorni in cui Natura respira, ed in cui l’Oro nascente torna sulla Terra, tutti, quelli più avanti che intravedono il Secondo Viaggio, così come coloro che aspettano che venga loro aperta la porta stretta per il Primo, e compresi quelli che si sono persi o soltanto fermati, apriamo i nostri cuori al messaggio di Armonia cui abbiamo in fondo dedicato ormai la nostra vita, accogliamolo come ci insegnano i Maestri del passato ed operiamo – anche in noi stessi, con una ‘profonda meditazione‘ – anzi, lasciamo operare quell’Agente – Ille Agens – affinché la nostra Cerca assolva nel giusto modo uno dei suoi scopi.

Un abbraccio sincero a tutti

 Chemyst

Gratianus – La Grande Opera Alchemica & Marwan – Il Risveglio di Ermete: un incontro a Bergamo

Carissimi amici e carissimi Compagni di Cerca,

abbiamo un’altra occasione di parlare d’Alchimia con chi la conosce bene per le lunghe ore trascorse, negli anni di una vita, accanto al Fuoco. Un’occasione nata da uno scambio di opinioni e subito messa in pratica, ed un’occasione ghiotta: la presentazione di due libri affatto diversi, ma scritti con il comune intento di testimoniare il proprio cammino lungo i sentieri dell’Arte e rivolgere uno sguardo caritatevole ai compagni che muovono i primi passi o che comunque sono000libri più indietro sul Cammino.

L’incontro si svolgerà la prossima settimana a Bergamo, precisamente il 29 novembre alle ore 16:30, presso la Libreria IBS situata in via XX Settembre 93.

L’approccio utilizzato nei due libri (editi da Mimesis) è differente: Marwan, archeologa, ha ‘preso a pretesto’ la vita e le opere dell’illustre chimico francese Marcelin Berthelot il quale, ad un certo punto sente l’esigenza di indagare l’Alchimia, da lui considerata come una protochimica. Berthelot lo fa con il rigore scientifico con cui conduce i suoi esperimenti, andando alla fonte e traducendo o facendo tradurre testi antichissimi di Alchimia provenienti da ogni parte del globo.

Commette qua e là qualche errore, ma compie comunque un gran lavoro e riaccende in ogni caso l’interesse per la Scienza Sacra, ed alla fine comprende che l’Alchimia non è soltanto una tecnologia dei tempi passati ma è anche una disciplina dello Spirito. Marwan ci conduce per mano lungo questo percorso di ricerca di Berthelot, con una fittissima documentazione e precise referenze bibliografiche, e coglie ogni occasione per lasciare, qua e la, piccole perle di saggezza che il Cercatore attento saprà individuare ed apprezzare.

Diverso è il modo, diretto e schietto, di Gratianus per il suo libro: già il titolo ci porta ‘in medias res‘ senza tanti preamboli, ed illustra, con una franchezza sin qui inedita (ma già apprezzabile  nel corso dei precedenti incontri pubblici) le caratteristiche della Via Breve, nei libri dei classici (compresi i cosiddetti ‘moderni’ della scuola di Fulcanelli) soltanto accennata. Lo fa citando, ad uso dei Cercatori, testi di Filalete, Basilio Valentino, Canseliet, ed altri, e prendendo spunto dagli affreschi del Parmigianino commissionatigli dal SanvitalParmigianino,_affreschi_di_fontanellato_03e a Fontanellato.

Con questo libro egli chiarifica (qualora ce ne fosse stato bisogno) quanto già rivelato ne ‘L’Apprendista‘ sull’esistenza di una biforcazione lungo la Via, una delle quali prosegue verso la Pietra Filosofale, l’altra invece verso le ‘infinite possibilità’ care a Lucarelli dopo l’ottenimento del Mercurio Comune.

Su questo punto comunque i due Autori, entrambi discepoli e fedeli seguaci di Paolo Lucarelli, di cui quest’anno ricorre il decimo anniversario della scomparsa da questa Manifestazione, convergono: ecco come ne parla Marwan:

“Altro fraintendimento perpetuatosi nel tempo è la confusione tra il Mercurio Comune, che è appunto l’acqua divina, e il Mercurio dei Filosofi, che questa stessa acqua fissata in una prima forma di specificazione: uno è opera della Natura e l’altro prodotto dell’uomo, sono legati a momenti completamente diversi dell’Opera e soprattutto a intenti totalmente differenti dell’operatore”

L’ottenimento del Mercurio Comune è descritto, nel relativo capitolo, da Gratianus con il titolo ‘L’Ardua salita sulla cima del monte’, mentre la sua specificazione come Mercurio Filosofico è definita ‘La dissennata discesa dalla cima del monte’. Più chiaro di così…

Il libro di Marwan è disponibile da tempo, quello di Gratianus (che lo ha già presentato in molte località italiane) ad oggi non è ancora arrivato nelle librerie: io l’ho letto per la cortesia fattami dall’Autore di inviarmi una copia. In questo, la politica editoriale di Mimesis non brilla né per efficienza né per coerenza: il libro è infatti stampato da settembre e non ancora distribuito. Tuttavia confidiamo che sarà reso disponibile nei prossimi giorni.

Insomma, ci si incontrerà tutti a Bergamo per – fondamentalmente – parlare di Alchimia Operativa con due operatori-scrittori d’eccezione, cui va il mio ringraziamento ed il mio affetto per la benevola disponibilità.

A presto,

Chemyst