Impressioni di settembre…

Cari Amici,

questa sera, uscendo dal mio studio per tornare a casa, con la testa piena di pensieri sulle controversie della vita lavorativa, d’istinto decido di portare con me un libro che ho appena comprato, La via dell’Alchimia Cristiana di Severine Batfroi, ed un altro che mi hanno regalato tempo fa, L’Arte Magica di Andrè Breton.

Appena uscito, volgo lo sguardo al Cielo e m’immergo nell’abbraccio conforrtante di una Luna quasi piena, che irradia la sua Luce benefica in una sera dolce e tersa… Ci credete? mi sono sentito rassicurato e felice, noncurante del futuro (quale futuro??? Ma il tempo… esiste?).

A volte penso che la vita sia davvero strana. Due anni fa, accolsi il pressante invito di un Amico a studiare più a fondo l’Alchimia, con metodo, dedicandovi tempo, calma e profonda riflessione. Aderii, non potendo pensare di fare altrimenti… ebbene, ricordo quelle ore passate in poltrona a studiare Fulcanelli, poi Altus, poi Canseliet, Filalete, come un periodo felice, gioioso, denso di scoperte e (rileggendo quegli appunti) di clamorose cantonate…

Poi, come una Nemesi, la vita comune ti osteggia e ti frena, accadono cose spiacevoli, altre indubbiamente piacevoli, tutte però dirette altrove dalla Cerca che tanto amiamo. Lucarelli l’aveva detto, l’aveva confidato all’amico Elemire Zolla, che mettendosi sui sentieri di Dama Alchimia sarebbe successo: “ si suda, si secerne… riceve informazioni che lo atterriscono…. uno stato di terrore controllato…”: sono queste avversità, queste distrazioni molteplici facce del Guardiano della Soglia, una prova da superare?

Molte cose sono accadute da allora. Ma stasera, la Luna mi ha ridato coraggio. Il cammino nel Bosco, mai interrotto, riprende forza e vigore.

Chemyst

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Un altro video interessante

E’ sempre bello sentir parlare di Alchimia, anche se in francese… con anche un po’ di musica di contorno. Perciò, rallegrandoci che YouTube ce lo abbia consigliato, visti i nostri ascolti precedenti, non posso esimermi dal segnalare questo video:

Il video lascia scorrere immagini simboliche molto evocative, quelle che riconosco della vastissima iconografia alchemica sono tratte dal Mutus Liber di Altus (la versione colorata che commentò Jean Laplace) e dall’Atalanta  Fugiens di Michael Maier. A parte poi vedere che nella illuminata Parigi c’è una via  intitolata a Nicolas Flamel, è davvero emozionante vedere nel finale il volto e sentire la voce del Maitre Eugene Canseliet

Chemyst

La solitudine del Cercatore

E’ scritto e prescritto, e qualora non lo fosse la stessa complicata maniera di scrivere degli Adepti ne è dimostrazione, che chi si addentra nello studio dell’Ars Regalis (e ne acquista qualche conoscenza vera) debba serbarla sepolta dentro di sè.

Condivideva questa linea il fisico francese Bergier, che incontrò Fulcanelli (beato lui…) all’indomani delle prime esperienze in campo atomico e venne da questi messo in guardia contro i pericoli di tale percorso. Bergier non ne fu, come farebbero molti cattedratici parrucconi, indignato nè tantomeno infastidito, al contrario lo ascoltò con attenzione e ne ricevette una profonda impressione, tanto che pare ebbe a commentare: “Anch’io sarei riservato se sapessi costruire una bomba all’idrogeno sul fornello di casa”.

E’ infatti del tutto evidente che l’Alchimia, una volta che ne sia compresa la sua essenza, conduce ad una tale conoscenza dei meccanismi di natura da permettere (in singolari ed appropriate condizioni) di modificare la struttura stessa della materia, o di abbreviarne di qualche centinaio d’anni il processo evolutivo… e questa è un’altra cosa su cui riflettere.

E’ umano, infatti, e causa di molte illusioni e fallimenti, andare subito con la mente alla possibilità di immense ricchezze a partire da metalli di poco valore, oppure farsi abbagliare dal fascino del potere di un Guaritore capace d’ogni terapia, grazie all’Elixir… ed al tempo stesso pensare di valicare secoli ed ere , diventando immortali… Questo è il fascino dell’Alchimia se guardato con occhi umani, umanissimi, quegli occhi che guardano costantemente l’orizzonte trascurando il Cielo.

Ecco, forse è questo che deve scattare nel cercatore, in quell’inquieto e curioso soggetto che, per apparente caso o per genetica predestinazione inizia a sentire un po’ stretti i vincoli della realtà materiale quotidiana, per cui cerca, doverosamente, di guardare AL DI LA‘, più avanti dell’angusto orizzonte. Per dirla con i marinai, perseguono l’Azimut senza accorgersi che dall’alto, dallo Zenit, qualcosa getta lo sguardo su di essi.

Ma dicevamo del silenzio e della solitudine: perchè l’Alchimista, una volta varcata la soglia del suo Laboratorio, è solo, o meglio, solo con il suo personale Microcosmo in cui incarnare il ruolo di Demiurgo. Solo ad attendere ad un compito delicato quanto spaventoso per la sua portata. E, forse, egli soltanto sa, in cuor suo, se reggerà alla prova, nè potrebbe garantire in questo per un eventuale compagno… che peraltro non è consentito. Se dovesse anche essere talmente fortunato da aver incontrato addirittura un Maestro, un Adepto che lo indirizzi e lo guuidi lungo gli arcani dell’Arte, pure dovrebbe compiere da solo il proprio cammino: Eugene Canseliet racconta di aver percorso la ‘durissima’ via umida della Galena (falsa? ma utile?) senza che Fulcanelli lo distogliesse da tal proposito. Naturalmente, Canseliet poi (poi…) percorse ben altra Via.

Eppure, in passato sono sorti circoli iniziatici depositari di grandi conoscenze, come i Rosa Croce, ad esempio: condividevano essi le loro conoscenze? Nessuno lo sa, nè ci sarà consentito saperlo.  Allievi di un medesimo Adepto magari sanno l’uno dell’altro, e probabilmente si incontrano: chi ha iniziato il Cammino con un Compagno può dunque scambiare consocenze, impressioni, informazioni?

E’ d’altra parte altrettanto innegabile che  tutti i Maestri hanno lasciato traccia del proprio sapere, facendo apparire, nel corso dei secoli, testi di Alchimia: complicatissimi, è vero, redatti con lucida chiarezza di visione e velati da sovrapposizioni di Vie diverse (Filalete, Altus) o scomposti concatenando operazioni distanti fra loro, inventando allegorie, insomma rendendo difficilissimo e scoraggiante la comprensione stessa del testo.

Eppure, anche alla prima lettura di un testo appare chiaro come il Maestro del Medio Evo usi richiami, frasi, immagini che il Maestro del XX secolo saprà riprendere e tendere così il fil rouge attraverso i secoli. E l’esigenza di trasmettere un sapere così segreto senza rischiare che capiti in mani sbagliate che lo pervertirebbereo ‘per artem diabolicam’ ha portato alla costruzione di un monte di allegorie, trappole, ammiccamenti semantici e semplici assonanze, che costituiscono la Koinè degli Alchimisti, la cosiddetta ‘Cabala Fonetica’ ed il ‘Linguaggio degli Uccelli‘.

Oggi tutto questo può apparire anacronistico. Oggi siamo talmente ‘accessibili’ e ‘tracciabili’, grazie anche al mezzo telematico che io stesso sto usando in questo momento da rendere necessario elaborare leggi sulla ‘privacy’.

Ed io stesso, in questo momento, scrivo di Alchimia su un blog, aperto a letture e commenti. Relativamente sicuro, dato l’esiguo numero di conoscenze che potrei rivelare, ma dettato comunque da un impulso del cuore (dove ho sentito questa frase?), con la consapevolezza che altri, poco distanti da me, percorrono un loro Cammino che , di tanto in tanto, ad un incrocio di sentieri, sarà possibile condividere. Anche solo in termini di solidarietà, fra Cercatori innamorati della propria gioiosa follia, di cui conoscono la fatica.

Chemyst

Vidit Jacob scalam

Vidit Jacob scalam è il titolo di un bellissimo mottetto a 5 voci di Thomas Crecquillon (c. 1505 – 1557),  compositore franco-fiammingo del Rinascimento. Il suo luogo di nascita è affatto sconosciuto, probabilmente all’interno delle Fiandre, mentre sembra che morì a Béthune. Molto poco si sa sulla sua giovinezza: fu membro della Cappella dell’Imperatore Carlo V, ma se egli fosse maître de chapelle o semplicemente un cantore è oggetto di controversia. Successivamente egli sembra abbia ricoperto incarichi a Dendermonde, Béthune, Leuven e Namur.

A differenza di molti dei compositori della scuola fiamminga egli sembra non aver lasciato la sua regione d’origine per l’Italia o altre parti d’Europa. Probabilmente morì nel 1557, vittima della grave epidemia di peste in Béthune in quell’anno.

La musica di Crecquillon è stata altamente considerata da suoi contemporanei e mostra una scorrevolezza armonica e melodica che prefigura lo stile polifonico culminante in Palestrina[1]. Scrisse dodici messe, oltre 100 mottetti e quasi 200 chansons. Stilisticamente utilizza punti di imitazione, in uno stile che ricorda le modalità di Josquin des Prez, in quasi tutti i suoi brani sacri (messe e mottetti). A differenza di Josquin, tuttavia, Crecquillon raramente varia la sua trama alla ricerca di effetti drammatici, preferendo ad essi scorrevolezza e coerenza.

Gli editori Pierre Phalèse (di Leuven) e Tielman Susato (di Antwerpen) hanno pubblicato molta più musica scritta da lui che da qualsiasi altro compositore, il che dimostra la portata della sua reputazione dell’epoca; tuttavia oggi la sua musica non è così spesso registrata quanto quella di molti Fiamminghi suoi contemporanei. La composizione ‘Vidit Jacob scalam’ di Crecquillon, è qui esaminata perché pone in musica il versetto del Genesi caro agli Alchimisti in quanto raffigurato sul frontespizio del Mutus Liber di Altus[2].

Nonostante la distanza sia geografica (siamo nelle Fiandre) che cronologica (la produzione di quest’Autore è ben precedente all’affermarsi del Madrigale italiano), Crequillon è già in grado di rendere musicalmente il contenuto testuale con quegli artifici che verranno più in là chiamati appunto ‘madrigalismi’: ad esempio, sull’incipit del mottetto a 5 parti ‘Vidit Jacob scalam’ la musica è costituita da una scala ascendente,e poiché tale scala ascende fino al cielo, sulla sillaba accentata della parola ‘tangebat’ inserita nel versetto ‘Summitas eius coelum tangebat’ il compositore pone la nota più alta del brano. Anche la discesa degli angeli lungo la scala è resa con scale musicali, stavolta discendenti.  Dal punto di vista della resa sonora, l’uso di scale, ovvero di movimento per grado congiunto e spesso parallelo non provoca, come ci si aspetterebbe, un senso di pesantezza e grevità, al contrario Crequillon all’interno di queste inserisce movimenti ed imitazioni fra le parti di notevole gusto; lo stato d’animo di Giacobbe passa dalla contemplazione di questo miracolo, allo stupore ed alla successiva constatazione della santità del luogo (‘Vere locus iste sanctus est’) rese magistralmente con una modulazione alla sottodominante, ed alla successiva gioia conclusiva del variegato ‘Alleluja’ finale. Chi volesse, può ascoltare questo bel brano qui:


[1] “Thomas Crecquillon.” Voce in The New Grove Dictionary of Music and Musicians, ed. Stanley Sadie. . London, Macmillan Publishers Ltd., 1980

[2] Edizione moderna da Arkeios, con note di Eugene Canseliet. Sarebbe interessante indagare anche l’aspetto iconografico – musicale di questa Tavola, per l’identificazione degli strumenti musicali suonati dagli angeli, normalmente considerati delle trombe dritte stilizzate, ma che somigliano più a delle ciaramelle, strumenti ad ancia doppia, antenati del moderno oboe, a volte usate in fanfara in sostituzione delle trombe diritte nei secoli XIII-XVI: non ne verrebbe affatto sminuita l’efficacia rappresentativa, essendo strumenti dalla dinamica sonora equivalente, a significar che Madre Natura puo’ anche suonare fragorose trombe (o bombarde?), non sarà comunque ascoltata da chi non ha orecchie per udirla.

N.B.: Questo post è tratto (con modifiche) da un più vasto articolo dell’Autore pubblicato in ‘Il fuoco che non brucia’, Mimesis. 2008