Alchimia e Verità

Cari Cercatori,

potrà sembrare bizzarro parlare di Verità in Alchimia, un ambito in cui è d’uopo velare i segreti sotto allegorie e ‘cabale fonetiche‘, sotto allusioni e simboli quando non sotto affermazioni o negazioni di significato equivalentemente ambivalente.

Tuttavia, fra i tanti grandi Adepti, ad uno in particolare era a cuore la Verità: se l’è cucita sullo pseudonimo e l’ha riportata nel titolo di una delle sue  opere più significative. Parliamo di Ireneo Filalete, naturalmente, ed il lavoro cui mi riferisco è ovviamente lo Speculum Veritatis. Tuttavia non è di quest’opera che voglio parlare, ma del suo scritto principale, ossia il ‘Secrets Revealed‘, meglio noto come ‘L’entrata aperta al palazzo chiuso del Re‘.

Paolo Lucarelli ne fece una pregevole traduzione dal Latino tratta dal manoscritto di Modena. La lessi anni fa, e fu uno dei libri più rivelatori che abbia mai letto, seppure, nel corso degli anni, abbia avuto modo di comprendere quanto poco avessi capito di quel libro allora… Oggi, a distanza di molti anni e dopo sette anni di profondissimi studi e ricerche esce, in autopubblicazione da Lulu, ‘Philalethe’s Reveal’d‘, uno scritto monumentale ad opera di Captain Nemo e Fra’ Cercone, di ben 1500 pagine, i quali confrontano tre versioni principali, ovvero il citato Manoscritto di Modena, il Secret’s Reveal’d di Londra del 1668 ed il testo francese del 1672.

Il commento, paragrafo per paragrafo, è in forma di note puntigliose a fronte del testo, ed il tutto è arricchito di tavole ad alta risoluzione, in b/n o a colori a seconda dell’edizione, poste in relazione al testo esaminato. E questo è solo il primo volume. Il secondo (dell’edizione a colori) oppure il secondo ed il terzo (dell’edizione in bianco e nero) contengono una documentatissima  contestualizzazione storica, con biografie di alchimisti e/o scienziati contemporanei e la documentata ipotesi che indica in Sir John Winthrop jr.  l’identità dell’Adeptist Filalete.

Accanto a lui, le vite di George Starkey, Child, Maier, scorrono sotto i nostri occhi affiancate dai lori ritratti d’epoca, da brani della loro corrispondenza, da fonti documentali rare e preziose. Anche il sogno dei Rosacroce viene raccontato, ed è esso stesso un romanzo appassionante.

Da tanta accuratezza non può che nascere una Verità, o almeno qualcosa che vi si approssima con scarto infinitesimale.  In questo, la conclusione sull’identità dell’Adepto dei due Autori appare incontrovertibile, laddove alternative tesi di blasonati ricercatori  americani risultano carenti (quando non omissive) in senso documentale nel sostenere l’ipotesi di identificare con Filalete il pur brillante George Starkey.

La pubblicazione di questa ponderosa ricerca è in lingua inglese: per quanto esso sia un inglese ‘scientifico‘, ovvero lineare e con un fraseggio improntato più alla logica che all’eleganza, può essere di ostacolo  a chi (ancora oggi) non conosce la lingua della bianca Albione. Tuttavia, questa scelta può far sì che questa faticosa ricerca possa essere apprezzata anche oltreoceano o comunque al di fuori dei confini italiani. Di più, essa, praticamente contenendo in gran parte la traduzione in inglese di molte note di Paolo Lucarelli alla sua traduzione dal Latino dell’Introitus, rende fruibile l’opera dell’indimenticato Adepto italiano anche a quell’ampia parte di mondo che non parla la lingua di Dante Alighieri. Forse a lui, ormai dedito al profumo di splendide rose accanto ai grandi Adepti del passato, non importerà molto, né altererà il suo sorriso immutabilmente ironico, ma a noi testimonia l’amore e la riconoscenza di questi Cercatori (con la lettera maiuscola) verso di lui, non così conosciuto negli ambienti anglofoni al pari di quanto lo fosse, non foss’altro che per appartenenza di scuola, in quelli di Francia. E se davvero pensiamo – come in effetti pensiamo – che quanto coraggiosamente ci ha svelato e rivelato l’Adepto torinese sia, parafasando il Trismegisto, ‘vero, verissimo e certo‘, ecco che Captain Nemo e Fra’ Cercone hanno effettuato un’azione di diffusione della Verità nel confuso scenario che oggi viene compreso nel termine ‘Alchimia‘.

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A proposito di Verità: ricordo bene quando, nelle lunghe chiacchierate telematiche con Captain Nemo, mi disse che era necessario incontrarsi per ‘guardarsi negli occhi‘. Ora capisco meglio di allora quanto importante sia questo semplice gesto per riconoscere immediatamente un Fratello di Cerca, capisco anche perché Canseliet lo chiami  Amante della Verità (L’Alchimia spiegata sui suoi testi classici, Mediterranee, 1985, p. 11). Più avanti (ibidem, p. 130), egli afferma che ‘La Verità, similmente, è un polo attrattivo che, in un bagno di costante interesse, intrattiene e guida gli sforzi del filosofo, che da quel momento non ne è mai più stanco‘.  Come dire che, in mancanza della Verità, non vi è vero filosofo. E ancora (ibidem, p. 136, il Filosofo di Savignies ci rassicura che ‘… aggredita, la Verità si trovi ad essere persino rinforzata…‘.

Perdonate la digressione, ma, mi si creda o meno, essa non è off topic.

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A proposito di Verità: nelle Recreations Hermetiques proprio Captain Nemo mi consultò su due immagini, di cui parlammo qui: nel testo, cui rimandiamo per completezza di studio, la ‘Veritez‘ è contrapposta alla ‘Ingenuitez‘. La differenza fra l’una e l’altra  sta in un particolare del disegno musicale, un’apparente svista che modifica però nella sostanza la sua realizzazione sonora: mancando la giusta posizione, la soluzione è falsa, non vera. Eppure Ingenuo, una volta, significava ‘sincero‘…

Decisamente Ingenuo, mi trovo così a salutarvi, dopo questo post un po’ schizoide, un po’ recensione, un po’ racconto, un po’ riflessione, in ogni caso non unitario anzi, piuttosto sconclusionato. Ma vi saluto sempre con affetto e sincerità.

Chemyst

 

 

Considerazioni sul parlar d’Alchimia

Cari Cercatori,

in questi stranissimo tempo mi capita di percepire tanti segni contrastanti.

Da un lato, sento vicini tanti amici che condividono il mio amore per l’Alchimia, di gran parte di essi posso dire di percepire inoltre una profonda sincerità di sentimento, di alcuni di essi posso dire che affiderei loro il mio cuore e la mia vita, e che li considero davvero come Fratelli.

Dall’altro, avverto anch’io come una volontà contraria, un costante ostacolo ai miei sforzi di progredire nello studio che non posso attribuire se non in piccola parte agli anni, o alle contingenze della vita quotidiana, o alle responsabilità del lavoro che mi sostenta.

Se è vero che sorgono qui e là nuove iniziative, nuove occasioni di confronto e di conoscenza, come le conferenze e gli incontri di Alchimia, tutti da parte di validissimi Cercatori, è vero anche che si avverte quasi un’ansia di condivisione, quasi un presentimento che questa difficile Arte possa a breve di nuovo sparire dalla Storia e lasciare spenta quella Fiammella ininterrotta che, riaccesa magistralmente da Fulcanelli, è giunta fino a noi neofiti attraverso Canseliet, Lucarelli, Gratianus ed i suoi ultimi fedeli epigoni.

Ancora di recente ho sentito da un lato un Maestro esporsi generosamente, de visu (ovvero ‘mettendoci la faccia‘), ed esporre delicatissimi e fondamentali punti di dottrina, frutto di un’esperienza di svariati decenni in Laboratorio, e sentirlo porre in dubbio, oppure, peggio ancora, vedere incomprese quelle verità che soltanto lui, con la sua autorevolezza, poteva decidere di divulgare, sulla scia del suo Maestro: parlo di Gratianus, che ho avuto il privilegio di conoscere ed ascoltare a Roma.

Perchè ne parlo solo oggi? Non lo so, oggi ne avverto la necessità, ne ho l’occasione e la forza. Ne sento – anche – il dovere, e mi hanno suggerito di ascoltare sempre questi ‘impulsi del cuore‘. Ho assistito (con molta tristezza e sgomento) alla riapertura di luoghi virtuali un tempo scrigno prezioso di conoscenza e condivisione, ed al contemporaneo riaccendersi di livori e rivalità che nulla possono aver a che vedere con un Amore sorridente e pacifico come quello per la Dama: ancor più triste  è vedere quel medesimo luogo di nuovo abbandonato una volta cessate le ‘ostilità’.

Qualche tempo fa lanciai un grido di dolore verso tutto ciò, qui, più o meno per le medesime ragioni: oggi sono in una condizione diversa, so anche di aver fatto qualcosa contro queste avversità e di aver conseguito qualche buon risultato; so anche di aver fatto qualche ulteriore piccolo passo in avanti, a dispetto delle difficoltà, e sono quindi più sereno rispetto allo scorso ottobre.

Tuttavia, sempre più mi trovo ad esercitare cautela ed a sentirmi in allerta vedendo che tanti, ancora, tentano di condurre azioni indegne verso  cercatori inesperti e verso la stessa conoscenza di quest’Arte sublime. Che bizzarria, e che peccato, quando tutta l’attenzione e di chi cammina su questo Sentiero, dovrebbe essere rivolta verso i tesori e le meraviglie che ogni giorno troviamo nei libri e che presto o tardi verificheremo in Laboratorio! ‘Dov’è Alchimia è Senno, Serietà, Benefizio e Giubilo’: così conclude Paolo Lucarelli la sua Introduzione al Mistero delle Cattedrali!

L’Arte si difende da sola, lo so, non ha bisogno di un piccolo alfiere come me: ma è giocoforza di ogni appassionato essere diviso fra la necessità, sempre più pressante, di riservatezza (che deriva dalla consapevolezza di COSA si stia man mano scoprendo) e la volontà affettuosa di condivisione di che è più indietro.

Capita allora – e un po’ sorrido, un po’ me ne rattristo – di passare da una condizione in cui amorevolmente esser stato rimbrottato per aver ‘detto troppo’a quella in cui avrei ‘detto troppo poco’.  Questo accade, curiosamente, con mezzi differenti da parte di persone differenti: ecco allora, di volta in volta,  che appartengo ad una ‘Scuola’  che non vuole condividere, oppure mi si chiede a che pro scrivere e partecipare se non si vuol rivelare cose che non hanno motivo di essere celate (ah no?), e chi più ne ha più ne metta. 

Oggi sorrido, con una sfumatura di tristezza, e penso di aver sempre cercato di dire qualcosa, consapevole di non essere ancora padrone di un corretto modo di esporre, e di cercarlo – con prudenza – ogni giorno: di più non riesco a fare, non voglio andare oltre quel che mi suggerisce il cuore, e d’altronde non posso offrire più di quanto io abbia ricavato dallo studio, senza averlo ancora verificato con la pratica. Comunque cerco, e quando posso lo faccio con l’aiuto delle mie conoscenze di musica, che spesso i Maestri del passato hanno usato come mezzo per dire  non dicendo, come prescrive la fedeltà a quest’Arte, detta spesso ‘di Musica‘, non a caso.

Ebbene, a coloro che hanno frainteso, o che fraintendono, le mie intenzioni, non posso che continuare ad offrire quanto posso dare a mio modo, confermando il mio intento benevolo e ricordando due cose: quello che dice Valois, ovvero ‘La Pazienza è la scala dei Filosofi, e l’umiltà la porta del loro giardino‘, e quello che mi diceva il mio maestro di Solfeggio: ‘Non sono difficili tanto le note, quanto le pause‘.

E sono importanti anche quelle, nell’Arte di Musica.

Chemyst

La solitudine del Cercatore

E’ scritto e prescritto, e qualora non lo fosse la stessa complicata maniera di scrivere degli Adepti ne è dimostrazione, che chi si addentra nello studio dell’Ars Regalis (e ne acquista qualche conoscenza vera) debba serbarla sepolta dentro di sè.

Condivideva questa linea il fisico francese Bergier, che incontrò Fulcanelli (beato lui…) all’indomani delle prime esperienze in campo atomico e venne da questi messo in guardia contro i pericoli di tale percorso. Bergier non ne fu, come farebbero molti cattedratici parrucconi, indignato nè tantomeno infastidito, al contrario lo ascoltò con attenzione e ne ricevette una profonda impressione, tanto che pare ebbe a commentare: “Anch’io sarei riservato se sapessi costruire una bomba all’idrogeno sul fornello di casa”.

E’ infatti del tutto evidente che l’Alchimia, una volta che ne sia compresa la sua essenza, conduce ad una tale conoscenza dei meccanismi di natura da permettere (in singolari ed appropriate condizioni) di modificare la struttura stessa della materia, o di abbreviarne di qualche centinaio d’anni il processo evolutivo… e questa è un’altra cosa su cui riflettere.

E’ umano, infatti, e causa di molte illusioni e fallimenti, andare subito con la mente alla possibilità di immense ricchezze a partire da metalli di poco valore, oppure farsi abbagliare dal fascino del potere di un Guaritore capace d’ogni terapia, grazie all’Elixir… ed al tempo stesso pensare di valicare secoli ed ere , diventando immortali… Questo è il fascino dell’Alchimia se guardato con occhi umani, umanissimi, quegli occhi che guardano costantemente l’orizzonte trascurando il Cielo.

Ecco, forse è questo che deve scattare nel cercatore, in quell’inquieto e curioso soggetto che, per apparente caso o per genetica predestinazione inizia a sentire un po’ stretti i vincoli della realtà materiale quotidiana, per cui cerca, doverosamente, di guardare AL DI LA‘, più avanti dell’angusto orizzonte. Per dirla con i marinai, perseguono l’Azimut senza accorgersi che dall’alto, dallo Zenit, qualcosa getta lo sguardo su di essi.

Ma dicevamo del silenzio e della solitudine: perchè l’Alchimista, una volta varcata la soglia del suo Laboratorio, è solo, o meglio, solo con il suo personale Microcosmo in cui incarnare il ruolo di Demiurgo. Solo ad attendere ad un compito delicato quanto spaventoso per la sua portata. E, forse, egli soltanto sa, in cuor suo, se reggerà alla prova, nè potrebbe garantire in questo per un eventuale compagno… che peraltro non è consentito. Se dovesse anche essere talmente fortunato da aver incontrato addirittura un Maestro, un Adepto che lo indirizzi e lo guuidi lungo gli arcani dell’Arte, pure dovrebbe compiere da solo il proprio cammino: Eugene Canseliet racconta di aver percorso la ‘durissima’ via umida della Galena (falsa? ma utile?) senza che Fulcanelli lo distogliesse da tal proposito. Naturalmente, Canseliet poi (poi…) percorse ben altra Via.

Eppure, in passato sono sorti circoli iniziatici depositari di grandi conoscenze, come i Rosa Croce, ad esempio: condividevano essi le loro conoscenze? Nessuno lo sa, nè ci sarà consentito saperlo.  Allievi di un medesimo Adepto magari sanno l’uno dell’altro, e probabilmente si incontrano: chi ha iniziato il Cammino con un Compagno può dunque scambiare consocenze, impressioni, informazioni?

E’ d’altra parte altrettanto innegabile che  tutti i Maestri hanno lasciato traccia del proprio sapere, facendo apparire, nel corso dei secoli, testi di Alchimia: complicatissimi, è vero, redatti con lucida chiarezza di visione e velati da sovrapposizioni di Vie diverse (Filalete, Altus) o scomposti concatenando operazioni distanti fra loro, inventando allegorie, insomma rendendo difficilissimo e scoraggiante la comprensione stessa del testo.

Eppure, anche alla prima lettura di un testo appare chiaro come il Maestro del Medio Evo usi richiami, frasi, immagini che il Maestro del XX secolo saprà riprendere e tendere così il fil rouge attraverso i secoli. E l’esigenza di trasmettere un sapere così segreto senza rischiare che capiti in mani sbagliate che lo pervertirebbereo ‘per artem diabolicam’ ha portato alla costruzione di un monte di allegorie, trappole, ammiccamenti semantici e semplici assonanze, che costituiscono la Koinè degli Alchimisti, la cosiddetta ‘Cabala Fonetica’ ed il ‘Linguaggio degli Uccelli‘.

Oggi tutto questo può apparire anacronistico. Oggi siamo talmente ‘accessibili’ e ‘tracciabili’, grazie anche al mezzo telematico che io stesso sto usando in questo momento da rendere necessario elaborare leggi sulla ‘privacy’.

Ed io stesso, in questo momento, scrivo di Alchimia su un blog, aperto a letture e commenti. Relativamente sicuro, dato l’esiguo numero di conoscenze che potrei rivelare, ma dettato comunque da un impulso del cuore (dove ho sentito questa frase?), con la consapevolezza che altri, poco distanti da me, percorrono un loro Cammino che , di tanto in tanto, ad un incrocio di sentieri, sarà possibile condividere. Anche solo in termini di solidarietà, fra Cercatori innamorati della propria gioiosa follia, di cui conoscono la fatica.

Chemyst

"Filologia Alchemica"

Cari Compagni,

è noto che ‘la lettera uccide’, e ‘traduttore traditore’ è una raccomandazione dello stesso Canseliet: dunque accade che tante indicazioni che gli Autori forniscono sotto la veste della Cabala Fonetica possono sfuggire sia per l’eventuale differenza di pronuncia sia perchè l’uso comune preferisce un termine di differente etimo fra una lingua e l’altra.

E’ vero che Francese ed Italiano sono lingue di comune origine con una moltitudine di radici greche e latine, se non indoeuropee, tuttavia la traduzione rappresenta sempre un passaggio delicato nel quale si rischia di perdere informazioni preziosissime. Non parliamo dei traduttori ‘interpreti’ e di quelli ‘a senso’: lì si perde forse più della metà delle nozioni e sicuramente il senso originario. Tocca in quel caso risalire con la mente a come avrebbe potuto scrivere un Alchimista, ma questo può eventualmente farlo solo chi è molto esperto.

Meglio dunque consultare gli ORIGINALI, ed anche questo non è sempre agevole, sia per la loro reperibilità (ma in questo la Rete ci dà una grossa mano) sia per la necessità di conoscere le lingue in cui essi sono redatti. Disgraziatamente ho studiato l’inglese, e non il francese sul quale arranco con buona volontà e poco profitto; conosco però discretamente il latino, mentre non conosco affatto il tedesco.

Poiché però sono sicuro che altri magari conoscono il francese o il tedesco ma non il latino, proporrei di avviare qui una collaborazione (che ritengo, a fronte di eventuale autorevole smentita, lecita) di tipo linguistico, mettendomi a disposizione per i passi latini che dovessero interessarvi, in cambio di eventuali traduzioni dal francese o dal tedesco.

E lo stesso fra di voi: ognuno di noi credo sappia ormai come porgere i significanti originali, nè sarà necessario tradurre tali passaggi con apparati critici di tecnica operativa di Laboratorio, per i quali ognuno dovrà, se potrà, trarre i propri insegnamenti.

Cosa ne pensate?

N.