La Pentecoste di Hesdin

Cari fratelli in Cerca,

la Pentecoste cristiana, ovvero lo stupefacente avvenimento con cui gli Apostoli, tramite l’infusione dello Spirito Santo in forma di lingue di fuoco, acquisiscono una nuova e vasta conoscenza, non può che far cogliere all’Alchimista affinità e concordanze con la propria pratica di Laboratorio, che Canseliet per primo definì una ‘Metafisica Sperimentale‘.

Chi ha indagato in profondità questa e le tante altre affinità fra testi e riti cristiani di oggi e di ieri è stato Severine Batfroi, alchimista francese della scuola di Canseliet. Ecco cosa scrive in proposito nel suo bellissimo libro ‘La Via dell’Alchimia Cristiana‘ (Arkeios, 2007):

L’evento più importante che segui la Resurrezione fu certamente la Pentecoste, di cui gli Atti degli Apostoli riportano lo stupefacente racconto. A tale proposito è bene sapere che in greco “Pentecoste” significa “cinquantesimo”, e che questa festa ricordava agli Ebrei la consegna del Decalogo sulla vetta del Monte Sinai. Anche questa ricorrenza corrisponde simbolicamente a determinate fasi del ciclo lunare, ed è quindi affine al ciclo pasquale.

Comprendere il significato della Pentecoste equivale a sondare immediatamente alcune particolarità della religione cristiana. Abbiamo già avuto modo di osservare che i fatti salienti del Cristianesimo si inserissero con notevole precisione nel calendario delle commemorazioni ebraiche o pagane. Agli occhi del cristiano tale concordanza è la prova più eclatante della complementarità delle due dottrine, la giudaica e la cristiana, sebbene egli creda che la seconda sia il compimento della prima. Alla consegna delle Tavole della Legge, che dettarono ai Giudei le norme della loro condotta terrena, corrisponde la discesa dello Spirito Santo della Pentecoste.

L’evento è cosi riferito dagli Atti degli Apostoli: “Mentre il giorno di Pentecoste stava per finire, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo, e riempì tutta la casa dove si trovavano. Apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro” (Atti, II, 1-3). 

In questo evento fuori dal comune l’alchimista vedrà senza dubbio un simbolo dell’orientamento della pietra filosofale nel dominio umano, ovvero un battesimo per mezzo del fuoco. Se si vuole utilizzare la terminologia alchemica, si può dire che era necessario che gli Apostoli divenissero depositari della virtù “trasmutativa” del Cristo, affinché, per “proiezioni successive”, l’umanità si accostasse allo stato ideale indispensabile alla redenzione collettiva“.

Possiamo non concordare sull’equivalenza fra l’orientamento della pietra filosofale ed il ‘battesimo del fuoco’, a nostro avviso posti quasi ai due estremi della Via alchemica: con l’ultimo si entra nel dominio dell’Arte Sacra, mentre con il primo si è già alle fasi finali di quella che è la via filosofica trasmutatoria. Tuttavia, l’impressione  che la Pentecoste descriva la discesa dello Spirito Universale resta ben centrata nelle parole del Filosofo francese.

Ho trovato, cercando in rete notizie su un compositore franco-fiammingo poco conosciuto, Nicolle des Celliers de Hesdin, spesso indicato nelle edizioni d’epoca con la sola scritta ‘Hesdin‘, il suo paese d’origine, un bellissimo mottetto dal titolo ‘Alleluja: Spiritus Domini‘.

Non mi sono sorpreso particolarmente nello scoprire che Hesdin avesse musicato un testo pentecostale: ormai ho preso consuetudine con la scoperta che compositori di quest’area scelgono di musicare testi di sapore alchemico. Anzi, in qualche modo era un dato atteso: Hesdin è infatti incluso nell’elenco dei musici del IV Libro di Pantagruel di Francois Rabelais, assieme a molti di cui abbiamo parlato in precedenza, ed aggiungo che, senza la guida di tale elenco (che si rivela ogni giorno più preziosa) nulla avrei scoperto di questo Autore pressoché sconosciuto se non presso gli ambienti accademici di Francia e, chissà perché, Stati Uniti.

Ma veniamo al testo: eccolo di seguito riportato

Alleluia.
Spiritus Domini
replevit orbem terrarum,
venite adoremus eum.

Alleluia.
Hodie completi sunt
dies Pentecostes.

Alleluia.
Hodie Spiritus Sanctus
in igne discipulis apparuit,
et tribuit eis charismatum dona.
Alleluia.

Laudes Deo devotas
dulci voce ac sonora
plebs devota caelo decantat.

Alleluia.
Spiritus Sancti gratia
Apostolis die hodierna
in linguis igneis est infusa.
Paracliti praesentia
emundet nos a peccati macula
pura sibi aptans habitacula.

Alleluia.

Dopo l’iniziale Alleluia, i primi due versi riportano alla ‘Antiphona ad Introitum VIII‘:

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Tuttavia, il testo successivo se ne discosta, ed evita il successivo versetto “et hoc quod continet omnia, scientiam habet vocis” che normalmente viene tradotto “e ciò che abbraccia ogni cosa ne ha conoscenza della voce“, nel quale oltre ad un senso piuttosto oscuro spicca quell’ “hoc” che (al neutro!) dovrebbe riferirsi allo Spiritus Domini. No, Hesdin preferisce proseguire con “Hodie completi sunt dies Pentecostes” (oggi si chiudono i giorni della Pentecoste, cioè oggi sono passati cinquanta giorni), tratti dall’Antifona al Magnificat per il II Vespro della Pentecoste,che proseguono con versi suggestivi quali: “Hodie Spiritus Sanctus in igne discipulis apparuit et tribuit eis Charismatum dona“: oggi lo Spirito Santo è apparso ai discepoli nel fuoco ed ha tributato loro i doni dei Carismi.

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Il testo successivo prende origine da ben altra fonte: “Laudes Deo devotas dulci voce ac sonora plebs devota caelo decantat. Spiritus Sancti gratia Apostolis die hodierna in linguis igneis est infusa” si ritrova nientemeno che nel Salterio della chiesa di Sarum, a York, con la variante nel verso ‘plebs resultet Catholica‘.  Certamente anche questa fonte afferisce alle celebrazioni della “Withsun Week”, la “White Sunday Week” di Pentecoste così detta per l’uso di indossare vesti bianche (il celebrante tuttavia veste di rosso, proprio in relazione al fuoco dello Spirito Santo). Tuttavia, mi pare di un certo rilievo notare come il compositore scelga con cura come assemblare il testo del proprio mottetto da fonti sì coerenti con il tema liturgico principale, ma di provenienza diversa, ed in questo caso mi pare non sia possibile non vedere che  Hesdin voglia rivolgere l’attenzione di chi ascolta (o meglio, di chi è in grado di ascoltare, tenuto conto del periodo e dell’alfabetizzazione relativa) proprio verso quel ‘fuoco’ dello Spirito, vera essenza del miracolo pentecostale.

Osservo ulteriormente che questa derivazione anglosassone non deve stupire: la stessa tradizione musicale franco-fiamminga deve alla musica di Dunstable e Powers la propria nascita, e con la musica essa ha incorporato anche i testi ad essa connessi. A tal proposito segnalo come ancora in William Byrd, secoli dopo, sia presente questa ‘tradizione ignea‘ nel testo dell’Alleluia per la Domenica di Pentecoste: “Alleluia. Emitte spiritum tuum, et creabuntur, et renovabis faciem terrae. Alleluia. Veni Sancte Spiritus, reple tuorum corda fidelium, et tui amoris in eis ignem accende“: non è proprio della tradizione alchemica rileggere l’acronimo INRI della Croce di Cristo (simbolo anche del Crogiolo e del Fuoco segreto) come ‘Igne Natura renovatur Integra‘?

Dunque il quasi sconosciuto Hesdin, organista e compositore alla cattedrale di Beauvais, probabilmente ‘strappato presto alla vita da Atropo’ come recita l’epitaffio sulla sua tomba, che ci restituisce anche il nome completo, onora la sua appartenenza a quel milieu di autori illuminati di musica, non ignoto all’altrettanto illuminato Rabelais, che hanno sentito l’impulso (o forse – ma non lo sapremo mai – ricevuto il compito) di trasferire nelle loro opere una ‘fiammella‘ (mi si passi il gioco) di conoscenza rivestendola di vesti di bellezza in modo da affidarne il messaggio ai secoli a venire.

Un abbraccio a tutti i Cercatori sinceri e di buon cuore

Chemyst

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Il Maestro e l’Alchimia

Cari Cercatori,

esiste un Maestro in Alchimia? E per essere tale, che requisiti deve avere? Maestro deve coincidere con Adepto? E un Adepto è sempre un Maestro?

Senza dubbio, viene auspicata in Alchimia la presenza di un Maestro che indirizzi e suggerisca – non potendo per Tradizione e Necessità, in alcun modo, alterare il cammino dell’allievo lungo il tortuoso percorso di studi ed esperienze prescritti – il neofita.

Ci sono oggi Maestri disponibili? Purtroppo non bastano Pagine Gialle o Google per trovarne di buoni: al contrario oggi il mezzo telematico è usato per pubblicizzare sedicenti “scuole di Alchimia” nelle quali si pagano quote anche profumate per aver accesso a pratiche “segrete” nelle quali un buon studente acquisirà nozioni che, con un po’ di pazienza, avrebbe comunque trovato, anche in rete. Si tratta, nella maggior parte dei casi, di tecniche di metallurgia o di spagiria che possono a volte tornare utili anche in Laboratorio, ma che nulla hanno a che fare con l’Arte Sacra. In ogni caso, chi chiede soldi per vendere “segreti” è molto lontano dalle vie della Dama, quando non è soltanto un imbroglione.

Ma ecco, non abbiamo saputo rispondere ancora alla prima delle tante domande, e ne abbiamo posta un’altra… Magari ci torniamo, proviamo con la seconda: che requisiti deve avere un Maestro? La successiva ne suggerisce uno: deve essere un Adepto?

Alt!

Qui la questione si fa delicata: cos’è un Adepto? Ahinoi, le domande si moltiplicano, la confusione  aumenta e ne sappiamo tanto quanto prima! Dunque, un Adepto è colui che ha raggiunto un risultato, ed è a conoscenza quindi di cose eccezionali e segretissime… la Pietra Filosofale? Tradizionalmente è così: è considerato Adepto chi è  in grado di trasmutare un metallo imperfetto in uno perfetto (oro o argento). Oppure ha realizzato l’Elisir di Lunga Vita e può vivere in eterno, o quanto meno passare ‘i limiti ordinari del nostro arco vitale‘, per dirla parafrasando Canseliet. Eppure, come ci ha ben mostrato Lucarelli, lo stesso Fulcanelli, che ha realizzato egli stesso una Pietra Filosofale, utilizzandola al chiuso delle Officine di Sarcelles davanti agli occhi affascinati del giovanissimo Canseliet e di altri testimoni, “torna sui banchi di scuola“, capisce che c’è altro, riparte da capo e poi, scoperta e percorsa la Via Segreta (o Via Universale) sparisce, lasciando al povero Canseliet un complicato manoscritto (Il Mistero delle Cattedrali) e scarne indicazioni operative che il buon Maestro di Savignes ha sviluppato in quasi sessant’anni di Laboratorio, per tentativi ed errori.

Ora, Fulcanelli era certamente un Adepto, che ha realizzato la Pietra e poi ha scoperto la Via Universale: è dunque il maestro perfetto! Ma ha lasciato che Canseliet trovasse da solo la propria strada, senza indicazioni della materia di base (lavorò, il giovane Canseliet, a lungo al pallone con la galena, senza risultati). Visto così, non è stato un bravo maestro… Eppure che risultato! Canseliet ha illuminato con tutta la sua vita il mondo alchemico europeo, pur con i suoi limiti, in primis tecnici (era un letterato ed un artista, mi riconosco in lui quando devo avere a che fare con fiamme vive, bruciatori e crogioli incandescenti), ma anche Filosofici, ed ha generato un’ampia schiera di allievi, diversi dei quali ancora attivi, che lo chiamano “Maestro”… Eccolo! Eppure, i suoi detrattori dicono che non sia mai arrivato ad essere Adepto, anche se nei suoi ultimi scritti qualcosa sembra essere cambiato.

In ogni caso, è morto… E anche Lucarelli, che se ne è andato undici anni fa, che lo conosceva bene, e che si guardava bene dal dire che era stato il suo maestro perché… riteneva che così gli avrebbe fatto un torto! La stima di Lucarelli per Canseliet era immensa, e il fatto che sì, probabilmente anche lui alla fine fosse stato raggiunto dal Dono di Dio, per me lo attestano le parole di Lucarelli stesso nella prefazione all’edizione italiana dei “Due luoghi alchemici“, quando lo definisce “un uomo in pace“.

E Lucarelli, che tanto ha fatto per divulgare Alchimia, che ha esplorato in lungo e in largo l’arte? È stato lui un Maestro? Anche lui, come Canseliet, ha lasciato tanti “allievi“, alcuni dei quali ancora attivi sia in Laboratorio, sia con i libri, e ancora con mezzi di divulgazione più moderni… Però Lucarelli questa storia del maestro non la digeriva tanto: ricordate cosa scriveva in proposito? Con il suo stile a volte ironico, a volte francamente caustico, prende sonoramente per i fondelli chi vorrebbe un maestro vestito di una bianca stola, che rifulge di luce propria e magari levita nell’aria… Io ho fin qui incontrato Fratelli in Cerca, che non hanno mai voluto che fossero chiamati Maestri. Ho incontrato Fratelli che chiamano uno di loro Maestro… E altri che definiscono con il titolo di Maestro Paolo Lucarelli, e lo stesso Canseliet è noto come “il Maestro di Savignies”.

Canseliet

Bene, dal mio punto di vista, ovvero dal punto di vista di chi, appena l’inizio del cammino, non ho motivo alcuno di non credere che Fulcanelli, Canseliet, Lucarelli siano stati Maestri ed Adepti dell’Arte: non so  però se questo si possa definire un parlare di “Scuola”, dato che il Cercatore, nel suo Laboratorio, è solo con le materie e pochi mezzi. Non ho – purtroppo – conosciuto alcuno di loro, se non attraverso i loro scritti. Storicamente, Fulcanelli investirà Canseliet in qualche modo di un ruolo, caricandolo di un enorme fardello ad un’età ancora giovanile: lo chiamò “Fratello di Heliopolis“, indicandogli di firmare con l’acronimo F.C.H. i suoi scritti. Lucarelli conobbe Canseliet già prima del 1975, già maturo nella propria ricerca, e mai firmò i pro e i suoi molti scritti con F.C.H. … Fulcanelli era ben addentro alla società parigina del suo tempo, forse era Massone, come certamente lo fu Lucarelli, ma non sappiamo se Canseliet lo fosse…

Paolo Lucarelli

Dunque questa filiazione non ha omogeneità, ognuno di questi tre grandi alchimisti e molto verosimilmente Adepti ha seguito un proprio, personalissimo percorso. Certo, Lucarelli – raccontano – incontrava molte persone, e tramite i suoi scritti ha svelato e raccontato più di ogni altro nella storia dell’Alchimia. Una buona percentuale di loro ha intrapreso la pratica di Laboratorio, alcuni rinunciarono dopo poco, altri addirittura si tolsero la vita, pochi altri tenacemente proseguirono. Lucarelli, vedendo avvicinarsi la propria fine su questo piano della Manifestazione, si preoccupò persino di indicare un referente, scegliendolo fra coloro che erano più vicini a lui, e scontentando molti altri. Ma questo è umano: gli alchimisti sono uomini ed hanno sentimenti, aspirazioni, difetti umani. La grandezza di Fulcanelli nulla ha a che vedere con le sue visioni apocalittiche, ad esempio: secondo esse, saremmo già dovuti essere morti tutti! Eppure siamo qui: dubitiamo allora di tutto quel che scrisse Fulcanelli? Certo, qualcuno lo fa… dubbi ci sono anche sulla sua identità, sulla quale innumerevoli libri sono stati scritti. Qualcuno dubita della stessa identità di Canseliet (la cabala del suo nome è traducibile come “nasce bene quando c’è il sale“)… È umano è comprensibile dunque anche che nascano distinguo se non dissapori fra i seguaci di Lucarelli: essi, come il loro “Fratello Maggiore” (se non Maestro), sono tutti fragilissimi esemplari di ‘essere umano’.

Ma allora, come si fa? Da quanto scritto risulta allora che non c’è nessun Maestro (Fulcanelli dice che il suo maestro era Basilio Valentino, cioè un personaggio fittizio inventato dalla RosaCroce d’Oro tedesca), ma solo fratelli anziani, alcuni dei quali furono o sono anche adepti? E come – eventualmente – riconoscerli? Lucarelli – raccontato come uomo vulcanico, volitivo, contraddittorio, in bilico fra dolcezza e sarcasmo – riconobbe l’Adepto in Canseliet per la sua serenità, lo abbiamo scritto. E lo stesso Lucarelli ci dice che dove albergano sentimenti di avversione, di prevaricazione, di desiderio di dominio, là non è Alchimia. E’ Alchimia dove – come recita il Rituale Massonico in grado di Apprendista dell’Obbedienza cui appartenne Lucarelli – è   “serenità, senno, benefizio, e giubilo“.

Cercate un Maestro? Non lo troverete (tutt’al più sarà lui a trovare voi, si te fata vocant). Fidatevi però eventualmente di chi è sereno, saggio, generoso e allegro.

Diffidate    di    tutti    gli    altri.

Buen camino.

Chemyst

 

Adamo ed Eva e L’Arte di Musica

Cari Cercatori,

giorni fa pensavo di aver trascurato per un po’ la rilettura delle Dimore Filosofali di Fulcanelli. Ho dunque ripreso in mano la recente ristampa francese e mi sono messo in cerca, tramite il suo indice analitico, della locuzione ‘Art de Musique‘. Ho trovato tre riferimenti, ma uno mi è parso abbastanza interessante e foriero di riflessioni utili anche in termini pratici.

Si riferisce alla Casa di Adamo ed Eva, a Le Mans, e precisamente alle decorazioni che sono poste sopra ad uno dei finestroni, la cui immagine principale è quella (che appare corrotta nel disegno di Champagne ed oggi invece ha tutto l’aspetto di aver subito un efficace restauro) di Nesso e Deianira.

La Casa di Adamo ed Eva a Le Mans

Poco più in basso, a costituire gli angoli della cornice della ricca finestra, vi sono due riquadri contenenti altrettante figure umane, nude, sedute su un basso seggio cubico, e dotate di strumenti musicali. Quella posta a sinistra, dotata di una lunga chioma agitata dal vento e sembianze giovanili, suona un corno ricurvo, quasi un serpentone; la corrispondente figura di destra mostra invece una figura antropomorfa ma dalla testa di cinghiale nell’atto, a ben vedere, non di suonare ma di accordare una delle corde acute di quella che sembra una chitarra, o forse più propriamente una ‘viola di mano’ (vihuela de man). Di essa intravedo tre o quattro corde, mentre la mano del suonatore non consente di confermare tale dato contando il numero dei piroli poichè li copre.

Il disegno di Julien Champagne pare evidenziare qualche dettaglio in meno e qua e la qualche piccola differenza: il viso del suonatore di vihuela sembra più qiuello di un vecchio che quello di un cinghiale. detto questo, ecco il passo delle Dimore in questione: “… des personnages assis, – l’un soufflant dans un cor, l’autre pinçant une sorte de guitarre, – exécutent un duo musical. C’est la traduction de cet Art de musique, – épithète conventionelle de l’alchimie, – auquel se rapportent les divers sujets sculptés sur la façade.”

Una sua traduzione letterale potrebbe essere la seguente: “… due personaggi seduti – l’uno soffiante dentro un corno, l’altro pizzicante una sorta di chitarra – eseguono un duo musicale. E’ la traduzione di questa Arte di Musica –epiteto convenzionale dell’alchimia – al quale si rapportano i diversi soggetti scolpiti sulla facciata“.

Particolare del disegno di J. Champagne

Presa così, non è un granchè di spiegazione, non descrive neppure con la consueta accuratezza le immagini stesse. Tuttavia, quanto descritto nei paragrafi precedenti sembra in qualche modo potersi correlare a queste due immagini tutto sommato speculari: in essi si parla di opposte nature, maschile e femminile, che devono essere unite. Ecco allora che, a ben guardare, la femmina dai capelli fluttuanti al vento soffia aria all’interno di un corno, che di forma ha un’attribuzione tutta maschile, fallica come tutti gli strumenti a fiato, attribuzione sempre presente dalla letteratura e dall’arte medievale fino alle canzoni di Renzo Arbore, dove, peraltro, la ‘chitarrina‘ ha una chiara valenza femminile. Ed in questo caso lo strumento femminile, la vihuela, è in mano al personaggio maschile. 

Allo stesso modo, il corno (che però nel suo nome rinascimentale di ‘serpente‘ serba un’essenza intimamente mercuriale)  suona una melodia, magari articolata e virtuosistica, ma unica (una monodia), solistica,  laddove lo strumento femminile è in grado invece di eseguire più note contemporaneamente (polifonia), realizzando l’accompagnamento, ovvero armonizzando la melodia del solista.

L’atto posto in essere dal vecchio con testa di cinghiale (altro tema ricorrente  dell’iconografia musicale antica è il cinghiale o il maiale musicante, cui Canseliet riconosce – seppur al femminile – una valenza alchemica importante nei suoi Due Luoghi Alchemici) è in qualche modo preliminare, preparatorio all’esecuzione musicale, ed è un atto indispensabile senza il quale i due strumenti non possono suonare bene insieme.

Ovviamente, poichè il corno ha dimensione fissa mentre la vihuela può variare la tensione  delle proprie corde, è quest’ultima che si adegua a risuonare correttamente in base alle caratteristiche (in questo caso l’altezza, ovvero la frequenza di vibrazione)  del suono dello strumento a fiato.

Dunque possiamo, in queste due immagini, leggere fasi differenti del procedimento filosofico e dei suoi attori, ovvero le materie: aggiungerei un ulteriore dettaglio se pensiamo che il serpente ha un corpo solido, fisso, ma produce un’essenza volatile, aerea e rarefatta, una vibrazione dell’aria che a sua volta è, poi, il suono da esso generato.  Della musica, Claudio Cardella ne ‘La Lupa e i Due Soli‘ dice di essere affascinato perchè raggiunge la nostra sfera emotiva senza passare per l’analisi razionale. Mi pare adeguata metafora di un’essenza che penetri all’interno di una materia che sia accordata su di essa, preparata ad arte perchè sia pronta a riceverla.

Tuttavia, le analogie con il processo alchemico non si esauriscono qui: se non giudicherete troppo fantasiose queste mie note, scritte un po’ di getto, non esitate a condividere vostre riflessioni in merito, soprattutto se diverse da quanto ho immaginato qui.

Un caro saluto ‘armonico

Chemyst

Considerazioni sul parlar d’Alchimia

Cari Cercatori,

in questi stranissimo tempo mi capita di percepire tanti segni contrastanti.

Da un lato, sento vicini tanti amici che condividono il mio amore per l’Alchimia, di gran parte di essi posso dire di percepire inoltre una profonda sincerità di sentimento, di alcuni di essi posso dire che affiderei loro il mio cuore e la mia vita, e che li considero davvero come Fratelli.

Dall’altro, avverto anch’io come una volontà contraria, un costante ostacolo ai miei sforzi di progredire nello studio che non posso attribuire se non in piccola parte agli anni, o alle contingenze della vita quotidiana, o alle responsabilità del lavoro che mi sostenta.

Se è vero che sorgono qui e là nuove iniziative, nuove occasioni di confronto e di conoscenza, come le conferenze e gli incontri di Alchimia, tutti da parte di validissimi Cercatori, è vero anche che si avverte quasi un’ansia di condivisione, quasi un presentimento che questa difficile Arte possa a breve di nuovo sparire dalla Storia e lasciare spenta quella Fiammella ininterrotta che, riaccesa magistralmente da Fulcanelli, è giunta fino a noi neofiti attraverso Canseliet, Lucarelli, Gratianus ed i suoi ultimi fedeli epigoni.

Ancora di recente ho sentito da un lato un Maestro esporsi generosamente, de visu (ovvero ‘mettendoci la faccia‘), ed esporre delicatissimi e fondamentali punti di dottrina, frutto di un’esperienza di svariati decenni in Laboratorio, e sentirlo porre in dubbio, oppure, peggio ancora, vedere incomprese quelle verità che soltanto lui, con la sua autorevolezza, poteva decidere di divulgare, sulla scia del suo Maestro: parlo di Gratianus, che ho avuto il privilegio di conoscere ed ascoltare a Roma.

Perchè ne parlo solo oggi? Non lo so, oggi ne avverto la necessità, ne ho l’occasione e la forza. Ne sento – anche – il dovere, e mi hanno suggerito di ascoltare sempre questi ‘impulsi del cuore‘. Ho assistito (con molta tristezza e sgomento) alla riapertura di luoghi virtuali un tempo scrigno prezioso di conoscenza e condivisione, ed al contemporaneo riaccendersi di livori e rivalità che nulla possono aver a che vedere con un Amore sorridente e pacifico come quello per la Dama: ancor più triste  è vedere quel medesimo luogo di nuovo abbandonato una volta cessate le ‘ostilità’.

Qualche tempo fa lanciai un grido di dolore verso tutto ciò, qui, più o meno per le medesime ragioni: oggi sono in una condizione diversa, so anche di aver fatto qualcosa contro queste avversità e di aver conseguito qualche buon risultato; so anche di aver fatto qualche ulteriore piccolo passo in avanti, a dispetto delle difficoltà, e sono quindi più sereno rispetto allo scorso ottobre.

Tuttavia, sempre più mi trovo ad esercitare cautela ed a sentirmi in allerta vedendo che tanti, ancora, tentano di condurre azioni indegne verso  cercatori inesperti e verso la stessa conoscenza di quest’Arte sublime. Che bizzarria, e che peccato, quando tutta l’attenzione e di chi cammina su questo Sentiero, dovrebbe essere rivolta verso i tesori e le meraviglie che ogni giorno troviamo nei libri e che presto o tardi verificheremo in Laboratorio! ‘Dov’è Alchimia è Senno, Serietà, Benefizio e Giubilo’: così conclude Paolo Lucarelli la sua Introduzione al Mistero delle Cattedrali!

L’Arte si difende da sola, lo so, non ha bisogno di un piccolo alfiere come me: ma è giocoforza di ogni appassionato essere diviso fra la necessità, sempre più pressante, di riservatezza (che deriva dalla consapevolezza di COSA si stia man mano scoprendo) e la volontà affettuosa di condivisione di che è più indietro.

Capita allora – e un po’ sorrido, un po’ me ne rattristo – di passare da una condizione in cui amorevolmente esser stato rimbrottato per aver ‘detto troppo’a quella in cui avrei ‘detto troppo poco’.  Questo accade, curiosamente, con mezzi differenti da parte di persone differenti: ecco allora, di volta in volta,  che appartengo ad una ‘Scuola’  che non vuole condividere, oppure mi si chiede a che pro scrivere e partecipare se non si vuol rivelare cose che non hanno motivo di essere celate (ah no?), e chi più ne ha più ne metta. 

Oggi sorrido, con una sfumatura di tristezza, e penso di aver sempre cercato di dire qualcosa, consapevole di non essere ancora padrone di un corretto modo di esporre, e di cercarlo – con prudenza – ogni giorno: di più non riesco a fare, non voglio andare oltre quel che mi suggerisce il cuore, e d’altronde non posso offrire più di quanto io abbia ricavato dallo studio, senza averlo ancora verificato con la pratica. Comunque cerco, e quando posso lo faccio con l’aiuto delle mie conoscenze di musica, che spesso i Maestri del passato hanno usato come mezzo per dire  non dicendo, come prescrive la fedeltà a quest’Arte, detta spesso ‘di Musica‘, non a caso.

Ebbene, a coloro che hanno frainteso, o che fraintendono, le mie intenzioni, non posso che continuare ad offrire quanto posso dare a mio modo, confermando il mio intento benevolo e ricordando due cose: quello che dice Valois, ovvero ‘La Pazienza è la scala dei Filosofi, e l’umiltà la porta del loro giardino‘, e quello che mi diceva il mio maestro di Solfeggio: ‘Non sono difficili tanto le note, quanto le pause‘.

E sono importanti anche quelle, nell’Arte di Musica.

Chemyst

Non ci sono più le mezze stagioni…

Cari amici,

è vero: sono d’accordo con voi, è un luogo comune. Tuttavia, nulla mi è parso più vero durante questi giorni canicolari di esilio marino, durante i quali, a parziale consolazione, ho riletto passi dei ‘Due Luoghi Alchemici’ di Mastro Canseliet, il quale, già nel 1945 si lamentava della medesima cosa, riportandola nel suo prezioso volume.

Parte da qui dunque una mia breve riflessione su questo dato di fatto, il quale, lungi dall’essere così pronunciato nel 1945 era tuttavia avvertito nettamente dal Maestro di Savignies, il quale traeva dalla sua constatazione lugubri premonizioni di fine del mondo. Molto seriamente, non come siamo fin troppo abituati noi Italiani a lamentarci di ogni cosa e soprattutto del tempo, proprio noi che sinora abbiamo abitato una contrada del mondo fortunata sia per il clima sia per l’abbondanza dell’elargizione dello Spirito Universale nelle nostre notti serene, Canseliet avverte nella variazione climatica un dato certo dell’approssimarsi del ‘bouleversement’ e del ‘secondo battesimo’ dell’umanità, ricevuto da Dio con il Fuoco, dal quale scaturirà un’umanità migliore a partire da una piccola schiera di Eletti.

Certo, sarà il caldo estremo, sarà l’appropinquarsi progressivo della ‘scadenza’ del 21 dicembre 2012 preconizzata dal sistema calendariale Maya, nonostante il povero Giacobbo già metta le mani avanti nel caso… non succeda nulla  😉 , tuttavia, essendo abituati a non trascurare alcuna delle parole del buon Canseliet, ed a maggior ragione di quelle del suo ‘testamento spirituale’, come lo definì Paolo Lucarelli nella sua Prefazione, un dolcissimo passo di serena poesia e di generosa trasparenza, tuttavia, dicevo, se un Alchimista ne parla (e che Alchimista!) la sua importanza ce l’avrà.

Sarà anche per la vicinanza geografica del Castello del Plessis-Bourree con Chinon, luogo di detenzione dei Templari, con i loro graffiti anch’essi premonitori di venturi cataclismi (già nel 1200!), anche nel mezzo della sua trattazione Canseliet ripropone questo triste (triste? Chissà, triste per noi poveri prigionieri del secolo…) argomento: ci lascia una tenue speranza, forse anche solo uno sprone, nelle ultime pagine, quando traduce, per una volta senza invidie, una profezia di Filalete. Gli Adepti (anzi, dice ‘noi Adepti’) torneranno a salvare i ‘tyrones’ ed i ‘patres’ dai ‘quattro angoli della Terra’.

Siate pronti, ci dice dunque il Filosofo inglese: non a caso lo diceva anche Gesù Cristo, nella sua parabola delle lampade e dell’olio, che le ancelle sagge hanno tenuto accese per il ritorno del signore, che può arrivare a qualunque ora della notte e deve essere accolto… dalla Luce.  A noi il compito, arduo ma misero se si pensa alla ricompensa, di tenere accesa la Fiammella.

Ecco, dunque, una possibile risposta alla domanda: ‘Perché facciamo Alchimia?’ Certo, il numero degli Eletti, grande  e piccolo ad un tempo, Canseliet lo indica: 666, numero ancora una volta legato all’Apocalisse.

 *     *     *

Aggiungerò, a conclusione di questa melanconica riflessione, alcune considerazioni di natura affatto differente. La prima, è che Canseliet ha avuto la fortuna di rivedere il suo Maestro,  nel suo stato di Grazia, a 120 anni, in un luogo fuori dal tempo e dal mondo: non sarà stato un incontro infruttuoso…  Della persistenza degli Adepti su questo mondo ‘non più prigione’ parla anche Gratianus, nel suo ultimo libro ‘Verso l’Arca d’Argento’: egli forse (me lo auguro di cuore) può finalmente vederli, e dunque ci conferma che sono là, pronti ad accorrere, come dice Filalete.

Un’ultima immagine, mestissima, lacerante: se dovesse accadere, quand’anche fossi uno dei 666 Eletti, cosa assai improbabile (ma cosa è ‘probabile’, in Alchimia?), e dovesse accadere davvero fra un anno, come potrei abbandonare al suo destino l’affetto più profondo e caro che oggi possiedo?

Ah, quanti Dragoni ha sul suo cammino Alchimia!

 Chemyst

Apostolato Alchemico

Cari Compagni di Cerca,

non per la prima volta, ho pensato brevemente all’Alchimia ed a come essa sia giunta, nei secoli, fino a noi.  Ci sono, è vero, molti libri sull’argomento, e fra questi un gran numero scritti da Adepti dell’Arte che hanno così passato l’insegnamento ed il frutto delle loro fatiche alle generazioni successive.

Una catena lunga ed ininterrotta, si direbbe: certo, dopo il settecento l’Alchimia sembra relegata all’ambito del Mito, soprattutto con lo sviluppo della figlioccia bastarda, la chimica. Tuttavia, ogni tanto, qui e là, un libro, un segno, tengono accesa la fiammella di questa misteriosissima e segretissima Conoscenza.

Attenendoci soltanto alla nostra dimensione temporale monodirezionale, noi poveri attuali errabondi viaggiatori nel Bosco, possiamo risalire indietro per legami più o meno diretti fino a Fulcanelli: egli infatti dichiara di essere allievo di Basilio Valentino, anche se prima di passare ad immaginare fantasiosi viaggi nel tempo o dimensioni atemporali o paratemporali, possiamo intendere le sue parole come una sorta di adesione o di affinità all’insegnamento del Monaco di Erfurt.

Più contiguo, almeno temporalmente, a Fulcanelli, è Cyliani, che rappresenta quasi una voce solitaria nel suo tempo e che, se prendiamo per veritiere o verosimili (nè vedo come possano esse essere ricondotte a metafore tecniche) le sue ‘lamentazioni’, l’interesse ‘materiale ‘per quest’Arte, con il mito della fabbricazione dell’oro, suscitasse ancora appetiti insani anche alla sua epoca. Questo, nonchè la portata della conoscenza alchemica, ha da sempre imposto (e con ragione) agli Alchimisti il più profondo riserbo, un inviolabile TACET sulle proprie conoscenze.

Tuttavia, questa conoscenza, vera e propria speranza per il mondo (ricordate l’acronimo INRI? Igne Natura Renovata Integra) malato e corrotto, deve in qualche modo essere trasmessa: se l’ultimo Filosofo muore senza aver passato il testimone, da chi e da dove giungerebbe ancora un Cercatore? Chi correggerà i suoi passi incerti?

Bene, una soluzione sono i libri, appunto: testi pieni di allegorie (disposte  in ordine sparso, o meglio, frammentate come in un puzzle nella sua scatola…) che implicano da un lato una variegata cultura con conoscenze di storia, lingue inclusi Latino e possibilmente Greco, necessariamente Francese, mitologia, chimica antiquaria, metallurgia, fisica, araldica, filosofia e religione…  dall’altro una mente vivace, pronta a balzare per assonanza o per intuito da un concetto ad un altro pur lontanissimo, magari semplicemente ‘alluso’ foneticamente, ma anche un’attitudine allo studio costante  e metodico.

Non a caso, si parla di Fatiche d’Ercole.

Dunque, così le possibilità sono ridotte al minimo. Resta la possibilità di imbattersi, per volontà Divina, in un occulto Maestro che ancora percorra il nostro Tempo: consapevoli di questa speranza, molti figuri mossi da senso degli affari propongono scuole, addirittura corsi, stage, al passo con i tempi. A quando un corso online con crediti riscuotibili via voucher elettronico?

Tutto questo scaturisce da una rilettura di Canseliet, che aveva sì un Maestro all’inizio della sua lunga vita, ma che sparì, lasciandolo privo della sua guida e con in più l’onere dell’apostolato molto prima dei trent’anni di età: il passo cui mi riferisco, in “L’Alchimia spiegata sui suoi testi classici“, pagina 45,  è quando accenna ai suoi 50 anni di attività di laboratorio, e già teme la derisione di coloro che gli potranno rinfacciare di non essere riuscito a ricevere il Donum Dei…

Dunque, già con Canseliet questa linea Maestro – Discepolo potrebbe essere considerata come interrotta, perchè comunque quando Fulcanelli scompare Canseliet ha sì i mezzi (pochi) per continuare a cercare, ma non ancora ha realizzato la Grande Opera, nè lo farà per molti anni ancora: è solo un ‘si dice’, corroborato da un deciso cambio di stile nelle sue ultime pubblicazioni, che egli vi sia finalmente giunto, ultraottantenne, e poco prima di lasciare anche lui questa Manifestazione.

Pur senza rivelarlo apertamente, sembra più certo che uno dei suoi allievi, Paolo Lucarelli, sia ugualmente giunto alla fine del percorso (dei percorsi)  lungo le orme della Dama, ed anch’egli ha sparso in molti libri (prevalentemente edizioni di testi alchemici, con il capolavoro finale delle Note al Mistero delle Cattedrali, autentico libro nel libro), e nessuno più di lui si è spinto così tanto alla chiarezza,seppure (come doveroso) frammista a trappole esiziali per il lettore troppo poco prudente.

Tanti oggi dicono di essere, o essere stati, suoi allievi. Uno forse ne ha ereditato direttamente un qualche mandato. Io non l’ho neppure conosciuto, sono solo restato fulminato dall’intuizione, evocata dai suoi preziosi articoli su Abstracta, in particolare il primo, ‘L’Anima del Mondo‘. Ma anche lui, ormai, da cinque anni è andato via. Molti lo piangono, qualcuno no, altri tentano di screditarlo. Come accadde ed accade con Canseliet.

Cosa voglio dire? che a molti che si sono spinti con lo sguardo (e con il Cuore) un po’ più in là sul cammino alchemico sembra venga dato mandato di trasmettere in qualche modo un insegnamento, una traccia, verso coloro che sono più indietro, agli inizi. Anche se sono essi stessi ancora in Cerca: Canseliet lo ammette specificatamente, nel passo che ho citato, tuttavia difende con passione una Verità che non ancora conosce del tutto e si prodiga, con i mezzi adatti e propri di chi sa e non può rivelare, verso coloro che si avvicinano ai segreti di Dama Alchimia. Egli insomma sa come si fa ma non è ancora riuscito: eppure da’ quel che può e che (evidentemente) sa di poter dare. Lucarelli ha fatto forse di più ancora, per noi poveri folli… ma sono andati ‘di là’. Altri, generosamente e con sacrificio, hanno raccolto questo fardello, ma sono pochi, e lontani…

Spero solo, davvero, di non restare come Firiel, l’ultimo elfo, qui nella Terra di Mezzo dopo che l’Ultima Nave è salpata per le perdute sponde di Aman, senza di me…

Chemyst

Impressioni di settembre…

Cari Amici,

questa sera, uscendo dal mio studio per tornare a casa, con la testa piena di pensieri sulle controversie della vita lavorativa, d’istinto decido di portare con me un libro che ho appena comprato, La via dell’Alchimia Cristiana di Severine Batfroi, ed un altro che mi hanno regalato tempo fa, L’Arte Magica di Andrè Breton.

Appena uscito, volgo lo sguardo al Cielo e m’immergo nell’abbraccio conforrtante di una Luna quasi piena, che irradia la sua Luce benefica in una sera dolce e tersa… Ci credete? mi sono sentito rassicurato e felice, noncurante del futuro (quale futuro??? Ma il tempo… esiste?).

A volte penso che la vita sia davvero strana. Due anni fa, accolsi il pressante invito di un Amico a studiare più a fondo l’Alchimia, con metodo, dedicandovi tempo, calma e profonda riflessione. Aderii, non potendo pensare di fare altrimenti… ebbene, ricordo quelle ore passate in poltrona a studiare Fulcanelli, poi Altus, poi Canseliet, Filalete, come un periodo felice, gioioso, denso di scoperte e (rileggendo quegli appunti) di clamorose cantonate…

Poi, come una Nemesi, la vita comune ti osteggia e ti frena, accadono cose spiacevoli, altre indubbiamente piacevoli, tutte però dirette altrove dalla Cerca che tanto amiamo. Lucarelli l’aveva detto, l’aveva confidato all’amico Elemire Zolla, che mettendosi sui sentieri di Dama Alchimia sarebbe successo: “ si suda, si secerne… riceve informazioni che lo atterriscono…. uno stato di terrore controllato…”: sono queste avversità, queste distrazioni molteplici facce del Guardiano della Soglia, una prova da superare?

Molte cose sono accadute da allora. Ma stasera, la Luna mi ha ridato coraggio. Il cammino nel Bosco, mai interrotto, riprende forza e vigore.

Chemyst