Il solenne ‘Old Hundredth’, il Salterio Ginevrino ed un canto di parrocchia

Carissimi amici,

in realtà non saprei se questo post, pieno com’è in prevalenza di considerazioni storico – musicali, trovi qui la sua collocazione corretta. Tuttavia, quando lessi l’invocazione sottesa alla melodia, non ho potuto fare a meno di pensare a chi si prodiga, nelle notti giuste, ad elevare al Padre delle Luci la sua preghiera, fatta di fuoco, di dedizione e di abbandono.

Sono però andato a vedere quella frase, sul testo di Gustav Reese, perché avevo riconosciuto immediatamente la melodia: la sua storia vale davvero la pena di essere raccontata.

Il capitolo del Reese [La Musica nel Rinascimento] che stavo leggendo riguardava il Salterio di Ginevra e la nascita, ai fatti, di un nuovo filone musicale legato al protestantesimo, filone costituito di musiche prima monodiche, volutamente a scansione sillabica perché destinate al ‘canto del popolo’ e poi, nonostante l’opposizione dello stesso Lutero, sempre più frequentemente polifoniche.

Accennammo già in passato che questo Salterio (in pratica, una raccolta di Salmi) era in lingua ‘volgare’ e non in Latino, e che Clement Marot stesso, su incarico di Francesco I, li tradusse in Francese. Perché Francesco I fece questo non è chiaro: probabilmente non era affatto intenzionato a sposare lo scisma protestante, forse era soltanto una mossa politica da includere nella dinastica ‘dialettica‘ di potere  fra i Valois ed i De Guise/Lorena: fatto sta che letteralmente gettò Marot nelle braccia del movimento protestante, di fatto facendolo scomunicare e condizionando fortemente la sua vita successiva.

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La veste musicale dei Salmi polifonici in francese vide all’opera insigni musicisti dell’epoca: fra essi spicca il nome di Clement Janequin accanto ad altri di pur grande rilievo come Jean Caulery, Louis Bourgeois, il trattatista Jambe de Fer, Waelrant, ed altri.

Nel nostro percorso di ricerca abbiamo già incontrato i nomi di Janequin e di Caulery, quest’ultimo fu l’autore della musica della Salutation Angelique, quell’Ave Maria tradotta da Marot in modo così particolare, tanto quanto particolare fu la disposizione testuale sulla musica operata dallo stesso Caulery.

Il canto in questione è stato elaborato polifonicamente da Luois Bourgeois, il compositore più rappresentato nel Salterio, ma la melodia non è sua ed è probabilmente preesistente e di origine – al pari di molte altre  – popolare. Bourgeois la tratta inserendola nella voce di tenore: in questo modo forse voleva non metterla in evidenza, anche se questa era comunque una pratica musicale comune. Comunque, questa melodia ebbe un successo straordinario che è perdurato fino ai nostri giorni e, con forme solo lievemente diverse, è entrata nelle celebrazioni solenni del Regno Unito (noto come ‘The Old Hundred‘, nella versione di Sir Vaughan – Williams, accompagna l’ingresso solenne a Westminister della Regina).

 Essa  è anche pratica comune nelle occasioni liturgiche domenicali delle nostre Parrocchie con il titolo di ‘Noi canteremo Gloria a Te’, nella elaborazione musicale di un tal Testi.

Ho cercato una esecuzione dignitosa, fra le tante disponibili in rete: la differenza si sente comunque. La confusione, poi, regna sovrana: nel video qui sopra il brano viene indicato come ‘Noi canteremo Gloria a Te‘ e poi, fra parentesi,  L. Bourgeois: “All people that on earth do dwell“, che è l’incipit del testo elaborato da Vaughan Williams, dato che Bourgeois, come detto, ha armonizzato un testo francese.

A questo punto mi sia consentito un po’ di sarcasmo verso quella classe clericale che continua a gestire in modo dissennato la musica liturgica in Italia: mi chiedo quanti preti (di qualsiasi colore abbiano la tonaca, nera, porpora o viola) sappiano mai che ‘Noi canteremo Gloria a Te‘ è un corale del Salterio Ginevrino, manifesto sonoro del nascente Protestantesimo,  e ‘Signore Dolce Volto‘, uno degli ‘hit‘ liturgici della Settimana Santa, beniamino delle anziane recitatrici di rosari, un corale con il testo scritto da Lutero… e si permettono poi di bandire la polifonia scritta da Autori giganteschi a favore di cacofonie ritmiche per di più approssimative con la scusa (tutta italiana, peraltro) di una (a conti fatti fallimentare, se non definitivamente fallita) “partecipazione del popolo” al canto, travisando (ad arte?) le direttive del Concilio Vaticano II.

Sed de hoc satis.

Naturalmente, sia nell’Old Hundredth, sia nella più modesta versione ‘neocattolica’, il testo originario non è sopravvissuto. Ma veniamo alle parole, che giustificano forse il perché questo canto giunge su un blog di Alchimia. Guardate voi stessi:

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La melodia è quella, e la traduzione italiana fedele: non è stupefacente il suo senso, almeno se a leggerla siamo noi alchimisti operativi?

Il testo appartiene al Salmo 134 (133): così è nella King James’ Bible:

Behold, bless ye the LORD,

all [ye] servants of the LORD,

which by night stand

in the house of the LORD.

Questo il testo della ‘Vulgata‘ (al n. 133):

Ecce benedicite Domino omnes servi Domini qui statis in domo Domini
in noctibus levate manus vestras ad sanctum et benedicite Domino
benedicat tibi Dominus ex Sion factor caeli et terrae

Il Salmo è un cosiddetto ‘Canto di Ascesa‘ che veniva recitato/cantato una volta che il pellegrino aveva salito i gradini del tempio di Sion ed era giunto al cospetto del Signore.

Anche senza valenze alchemiche, la suggestione simbolica è potente e patente: l’ascesa si trasforma in ascesi, la salita fisica di una scalinata nel raggiungimento di un luogo elevato dell’anima.

Ma perché la notte?

Certo, ricordiamo tutti la bellezza della preghiera d’amore di Juan de la Cruz, di cui parlammo qui e le possibili implicazioni dei suoi versi appassionati. Ma qui, per chi tutte le notti ‘buone‘ accanto al forno e tramite esso recita la sua preghiera ardente (in tutti i sensi), sembra proprio che il Salmista si rivolga a… noi. Ed ecco che, come ebbe a dire Lucarelli alla Sorbona, ci appare spaventosamente chiara la portata della preghiera elevata per tramite del fuoco:

Jean Lapiace mi diceva una volta, e lo ricordo ancora, che se un alchimista fosse completamente cosciente di ciò che va a fare, non oserebbe mai compiere la più piccola operazione. Ci vuole un po’ d’incoscienza per avere il coraggio di avvicinarsi al forno e dire a Dio: “Vieni a casa mia”. Ci vuole molto coraggio“.

A tradurre questo Salmo non è stato Clement Marot, ma Theodore de Beze. Come il primo, però, egli sceglie nel tradurre: sceglie il testo della King James’ Bible e non il Latino della Vulgata [1]. Polemica religiosa? Indicazione politica? Forse. A noi però piace pensare che sia  un ulteriore tassello di quel mosaico sottile che passa per la Salutation Angelique cara a Canseliet musicata da Caulery e per la Pere Eternel di Clemens non Papa, sempre su testo tradotto da Marot. E mi tengo buona per le mie notti primaverili questo canto di preghiera e di buon auspicio per le attese ‘generazioni’ future.

Buen Camino

Chemyst

[1] La biografia di De Beze, successore di Calvino, è piuttosto interessante: una sintesi è qui

Un’altra piccola perla alchemica di Clement Marot e di un suo complice musicale…

Cari Compagni di Cerca,

sarà anche vero che chi è stato folgorato dall’amore pr Dama Alchimia vede Alchimia dovunque, ma ancora una volta ci sembra di scorgere una traccia ben precisa, seppur tenue, e sensibile ai nostri occhi di Cercatore seppur inesperto e principiante.

Occasione per la nuova ‘scoperta‘ di indizi alchemici in un brano di musica è stata la ricerca di musiche francesi con testi, diremmo oggi, ‘d’autore‘. L’autore ‘sospetto‘ non è affatto nuovo, trattandosi di Clement Marot, già da noi fortemente indiziato quale ‘eretico’ per la sua curiosa traduzione dell’Ave Maria, che diventò in Francese la ‘Salutation Angelique‘, splendidamente musicata da Jean Caulery.

Questa volta il Marot è autore di un testo (o meglio della traduzione di un testo), ‘Pere Eternel‘ (Padre eterno), musicato da Jacobus Clemens non Papa, eccellente compositore fiammingo autore di composizioni di grande suggestione sonora, ad esempio di uno splendido ‘Magi veniunt ab Oriente‘ (sic!). Per chi volesse saperne di più (o magari confrontare date e luoghi), Jacobus Clemens non Papa, anche Jacques Clément o Jacob Clemens non Papa (c. 1510 al 15151555 o 1556), è stato un compositore fiammingo, della Scuola franco fiamminga e del rinascimento. Egli fu prolifico in molti degli stili a lui contemporanei e fu particolarmente famoso per le sue composizioni polifoniche di Salmi in lingua tedesca detti anche Souterliedekens. Nulla si sa dei primi anni della sua vita ed anche i dettagli della sua vita artistica sono molto scarsi. Egli può essere nato in Zelanda anche se non vi è certezza; certamente nacque in qualche località fra il moderno Belgio e l’Olanda. Il primo riferimento certo sulla sua vita è relativo alla fine della decade fra il 1530 e il 1540, quando Pierre Attaingnant pubblicò a Parigi una raccolta di sue chanson. Fra il marzo 1544 ed il giugno 1545 prestò servizio presso la cattedrale di Bruges e poco dopo entrò in relazione d’affari con l’editore musicale di Anversa Tielman Susato, con il quale rimase in affari per il resto della sua vita. Dal 1545 al 1549 fu probabilmente direttore del coro alla Corte di Carlo V. Nel 1550 fu impiegato presso la Fratellanza Mariana a ‘s-Hertogenbosch (la cittadina che diede i natali a Hieronimus Bosch). Altre città in cui può aver vissuto e lavorato sono Ypres e Leida. Il suo nomignolo non Papa gli fu attribuito per distinguerlo dal contemporaneo Papa Clemente VII “Jacob Clemens ma non il Papa” o anche dal poeta Jacobs Papa anche lui di Ypres. Non si conoscono dettagli sulla sua morte, ma egli morì probabilmente nel 1555 o nel 1556. Il testo di una lamentazione sulla sua morte composta da Jakob Vaet, indica che venne ucciso; vero o falso che sia, non si conoscono le motivazioni e le circostanze. Clemens venne sepolto a Diksmuide vicino Ypres attualmente in Belgio. Contrariamente ai suoi contemporanei, Clemens sembra non abbia viaggiato in Italia con il risultato che l’influenza italiana è assente dalla sua musica; egli scrive nel linguaggio nord europeo dello stile franco fiammingo e fu uno dei compositori più rappresentativi della generazione fra Josquin, Palestrina e Orlando di Lasso.

Souterliedekens

Fu un compositore molto prolifico e scrisse: 15 Messe (pubblicate dal 1555 al 1580 da Pierre Phalèse a Leuwen), 233 mottetti, 80 chanson e 159 Souterliedekens (pubblicati dal 1556 al 1557 da Tielman Susato ad Anversa), (Salmi in lingua tedesca, tratti da frammenti di melodie popolari, usati come cantus firmus). Di tutti questi lavori, i Souterliedekens furono probabilmente i più largamente conosciuti ed imitati. L’influenza di Clemens fu quasi esclusivamente avvertita in Germania; Orlando di Lasso, in particolare, conobbe la sua musica ed incorporò alcuni elementi del suo stile nelle proprie opere (da Wikipedia, modificato: ho lasciato tutti i link nel testo, per chi volesse approfondire).

 

Ho eseguito in passato musiche di Clemens non Papa, ed alcune di esse (di argomento sacro) sono di grande suggestione, come la sua splendida Magi veniunt ab Oriente.

Tornando alla sua ‘Pere eternel‘, eccone il testo ‘tradotto’ da Marot:

Pere eternel, qui nous ordonnez

n’avoir soucy du lendemain,

des biens que pour ce jour nous donnez

te mercions de cueur humain.

Or puis qu’il t’a pleu de ta main

donner au corps manger et boire,

plaise toy du celeste pain

paistre nos âmes à ta gloire

Ecco come suona, nella bella interpretazione degli Scholars: ne approfitto per sottolineare che è noto sotto il titolo di Action des Graces, che anch’esso val la pena di tradurre alla lettera con Azione delle Grazie:


Secondo il senso comune si può tradurre così:

Padre eterno, che ci ordini

di non preoccuparci sul domani,

per i beni che ci hai dato oggi

noi ti ringraziamo con tutto il nostro cuore.

Ora, poichè ti sei compiaciuto

di dare ai nostri corpi cibo e bevande,

possa piacerti, come pane dal cielo,

il nutrire le nostre anime alla tua gloria

Tuttavia, a ben guardare, anche così, con questa traduzione asettica ed in parte a senso, qualche campanellino risuona nelle nostre teste ormai folli: l’accenno ad un pane celeste che nutra le nostre anime, ad esempio…

La luce, fioca, si intensifica se proviamo a guardare il testo francese: buona norma, dunque, a questo punto, armarsi di vocabolario e fare una traduzione il più possibile ‘letterale’ cercando di non farsi prendere dal fascino di una rima, piuttosto invece badando ad assonanze e simiglianze fra termine francese ed italiano. Ecco cosa viene fuori:

 

Padre eterno, che a noi ordini

non aver affanno* del domani

dei beni che per questo giorno a noi doni

te ringraziamo di umano cuore

Poichè or ti è piaciuto dalle tue mani

donare ai corpi da mangiare e bere,

piaccia a te di celeste pane

nutrire (le) nostre anime a tua gloria

Per esempio, quell’ “Or” è stato tradotto in inglese con “Now” ed in italiano con “Ora“: tuttavia in francese può essere sia “Ora” che “Oro“, e er di più tale parola nel testodisposto sotto le quattro linee di violino, mezzosoprano, alto e tenore non è mai seguita da  una virgola, come nelle due traduzioni.

Inoltre, se in linea di massima a virgole nel testo devono corrispondere pause nella musica, ecco che ad una verifica rapida appare evidente  che tale presunta virgola non avrebbe alcun corrispettivo musicale, coem invece Clemens non Papa fa avvenire ogni qualvolta c’è una virgola ‘vera‘. E questo sottolinea una precisa consapevolezza semantica anche da parte del compositore…

Dunque non “Ora” ma “Oro“, e l’oro, si sa, per gli Alchimisti ha grande importanza, in particolare quello che essi chiamano “il nostro Oro“, il cosiddetto “Oro filosofico“, quello di Limojon de Saint-Didier, in una parola il loro principio sulfureo. Ed ecco come si trasformerebbe la pur bella preghiera del Ringraziamento:

“… Poichè oro ti è piaciuto dalle tue mani donare ai corpi da mangiare e bere…”

In breve, ecco una possibile descrizione del Miracolo della Creazione Microcosmica che avviene incessantemente e che produce stupore nella stessa Natura se il Saggio sa disporre nel modo giusto i… CORPI. Ovvero, le nostre Materie.

Corpo“, infatti, sta per un qualcosa di solido, come i minerali, le pietre, insomma qualunque materia, appunto, allo stato di coagulazione o di fissità. Sottolineo che nel testo francese non c’è ‘i nostri corpi’ nel senso di corpi umani, ma soltanto ‘i corpi‘ (in un punto con un errore ortografico non so quanto casuale, scritto ‘corpus‘ per ‘corps‘, nella seconda linea, quella in chiave di mezzosoprano).

Mi accingevo con un gran sorriso stampato sul volto a concludere il post, quando l’occhio mi cade sull’incipit del brano: “Pere eternel, qui ordonnez…“: quest’ultima parola, suddivisa in sillabe sul rigo musicale è scritta ‘or – don – nez‘, ed ecco che potrebbe diventare ‘or donnez‘, ed in un perfetto francese diventare “Padre eterno, che doni oro…

Diavolo d’un Marot, dovevi saperne ben di più di quel che hai fatto intendere, magari grazie al tuo contemporaneo Rabelais, e chissà se, alla fine, non ti abbiano perseguitato anche per questo…

Un caro saluto

Calendula

Chemyst

* Resta un piccolo mistero, per chi vuole continuare a dipanare anche un fil rouge linguistico: ‘soucy‘ significa anche ‘calendula‘. In un altro dizionario troviamo tradotto ‘fiorrancio‘, che il Dizionario Etimologico così spiega: “Uccelletto di becco fine, che ha nel sommo del capo penne paragonate ad un FIORE, di colore RANCIO, ossia AUREO (v. Rancio): detto più comunemente per la sua piccolezza Fiorrancino e Fiorancino. – E’ anche il nome di una pianta perenne, il cui fiore è giallo.”

Quanto oro, in questo bel brano di musica…

Chemyst

Salutation Angelique

Cari Amici,

l’ho già fatto altrove, ma riprendo e vi sottopongo (incomplete ed approssimative, ma via via più ricche di nuovi spunti) alcune riflessioni sulla Vergine, per di più paritura sin dal momento in cui l’Arcangelo la ‘saluta’: “Ave Maria”.

Qualcuno ricorderà un certo thread in un allora ricco ‘altrove’ sull’Annunciazione, e persino che il sottoscritto allora era inconsapevole data l’ ignoranza di lingua francese, che la ‘Salutation Angelique‘ altro non è che l’Ave Maria: eppure, proprio in quel thread, e tanto inconsciamente quanto propriamente, la musica (un rozzo  MIDI) della Salutation Angelique…

Di cosa parlo? Andiamo con ordine…

Nel felice regno di quell’astuto quanto illuminato (dalla sorella Marguerite d’Angouleme) monarca che risponde al nome di Francesco I di Valois, Clement Marot, poeta innovatore ed anticonvenzionale, su incarico dello stesso sovrano tradusse, sulla scia di quanto avveniva nella ‘vicina’ Germania ad opera di Lutero, i Salmi della liturgia Latina/Romana in Francese: lo scopo del re forse era quello di tenersi pronto a cavalcare l’onda del Protestantesimo, o soltanto ad armare un argomento di dialettica politica con lo stato Vaticano, fatto sta che di fatto crea un florilegio di composizioni polifoniche sacre in madrelingua, oggi poco conosciuto ma comunque di grande interesse musicale (e non solo, come vedremo se avrete pazienza ancora un poco…).

Marot, però, traduce in Francese anche l’Ave Maria (che non è certo un Salmo), e lo fa ‘suo sensu’, o perlomeno così sembra a chi, ormai, folgorato da solo qualche scintilla di vivida Luce, vede Alchimia dappertutto.

Però, però, leggetevi i due testi e ditemi se anche voi non riconosciate qualche traccia di un certo ‘fil rouge

TESTO LATINO

 (come, ad esempio, potete trovarlo nella veste musicale di Jakob Arcadelt… toh, un Fiammingo…)

Ave Maria, gratia plena
Dominus tecum, Ave Maria.

Benedicta tu in mulieribus
Et benedictus fructus ventris tui,
Jesus.

Sancta Maria, ora pro nobis

Amen

TESTO FRANCESE

Rejouy toy, Vierge Marie,
Pleine de grace abondamment

Le Seigneur qui tout seigneurie
Est avec toy divinement

Bendis te certes tu es entre
Celles dessous le firmamente
Car le fruit qui est en ton ventre
Est benict eternellement

Sembra proprio che il buon Marot abbia ‘farcito la focaccia’ ‘abondamment’ per dirla con il Poeta. e non mi pare per … esigenze di rima, o almeno non solo.  Considerate che il testo liturgico attualmente in uso è ben differente (lo è del resto anche il testo italiano attuale, ed anche quello latino si è modificato nei secoli successivi) :

 Je vous salue, Marie, pleine de grâce, le Seigneur est avec vous . Vous êtes bénie entre toutes les femmes et Jésus, le fruit de vos entrailles, est béni. Sainte Marie, Mère de Dieu, priez pour nous, pauvres pécheurs, maintenant et à l’heure de notre mort.


Se poi volessimo trascrivere il testo così come appare nella sua veste musicale, composta da Jean Caulery, maestro di Cappella alla Cattedrale di Bruxelles (Bruxelles? Sì, allora Bruxelles, e tutte le Fiandre, facevano parte del regno di Francia… e sì, Caulery è dunque un Fiammingo anche lui…):

Salutation Angelique

Rejouy toy, Vierge Marie,
Pleine de grace abondamment

Le Seigneur qui tout seigneurie
Est avec toy divinement
Est avec toy divinement
Est avec toy divinement

Bendis te certes tu es entre
Celles dessous le firmamente
Car le fruit qui est en ton ventre
Est benict eternellement

‘E’ con te divinamente’ è dunque ripetuto tre volte… Ci sono poi altre particolarità interessanti, che devono avere una qualche ragione per discostarsi dal testo Latino: ad esempio la Vergine è definita “fra quelle sopra il Firmamento perchè il frutto del tuo ventre è benedetto eternamente“. Come sa di… operativo! E non sembra, non sembra che ‘suoni’ forse anche come ‘Tu es entre Sel de sous le firmamente’??? Torna forse qui quel paradosso? E poi, e poi… le seigneur qui tout signeurie est avec toy divinement: Caulery lo fa ripetere tre volte nella sua veste musicale, ed il numero tre ha una sua precisa simbologia nella musica, ed indica il Sacro. Dunque qui Caulery punta deciso il dito e noi poveri folli ce ne accorgiamo, ed ascoltiamo ‘divinement‘ come ‘divine aymant‘, se non persino ‘du vine aymant‘… ma siamo, l’ho detto, dei poveri folli, forse un po’ ebbri addirittura…

Vi invito inoltre a considerare caldamente l’immagine, tratta dal secondo libro di Canseliet  [L’Alchimia spiegata sui suoi testi classici, ed. Mediterranee, Tav. XVI] così come le note del Maestro di Savignies in proposito: in particolare, seguendo con gli occhi i gesti dei personaggi, le direzioni dei filatteri e la disposizione delle figure, facendo un po’ di Iconografia Alchemica per davvero. Canseliet, da bravo ermetista ermetico, frammenta le informazioni che deduce da quest’immagine in tre luoghi del libro:

1) il testo;

2) la didascalia della figura; 

3) l’indice delle figure.

Partiamo da quest’ultimo, che ci rivela il titolo del bassorilievo, appunto ‘La Salutation Angelique’.  Il testo, che val la pena di ripotare a tratti, è interessante: “… E’ evidente la volontà che si segua la scena dal basso in alto, dalla poesia ineffabile alla gravità scientifica. La giovane Vergine, inginocchiata su un cuscino, posa la mano sinistra sul libro che è aperto [in realtà lo sfoglia] e che è sostenuto da un angioletto. Con la destra ha sollevato il pesante e lungo mantello, mentre ascolta, commossa, il saluto dell’angelo che sostiene il filatterio che sale obliquamente:

Ave Maria gratia plena

Lo studioso sa quale importanza attribuiva il nostro maestro a questo genere di banderuole che si vedono sulle immagini dipinte o scolpite, e che portano delle iscrizioni o ne sono sprovviste…

Dal gran vaso, posto tra l’angelo e la sua sovrana, si innalza  alto lo stelo di un giglio le cui fogliesembrano fiamme e che si divide, all’estremità, in tre magnifiche corolle. Simboli della purezza, questi fiori ricordano le tre reiterazioni che, non appena il mercurio è separato, lo purifica per mezzo del fuoco e del sale, La Vergine che era nera è diventata bianca.

L’appoggio che Maria trova sul volume aperto, è complice del suo sguardo all’angelo Gabriele e si ricongiunge al gesto dell’Onnipotente barbuto che punta l’indice diritto sul nostro globo crucifero. Di fronte a questo simbolo sferico, che l’iconografia utilizza sin dai primi secoli, non spinge al sorrisoil fatto che si possa ammettere che il medioevo abbia creduto che la terra fosse piatta?

Emblema dello spirito, una colomba sembra unire nel suo volo il globo con il libro apertoe scendere su questo, per segnalare che la materia ora è animata e che, di conseguenza, è diventata la “terra fogliata”… “

A nostra volta noteremo che il bassorilievo è inscritto in una sorat di ‘vela’ architettonica a forma grossolanamente triangolaro, o meglio  di apice di ogiva, che ricorda indubbiamente il simbolo del fuoco (elemento?), e forse la sua sede.

Se si volesse poi leggere anche su diversi piani l’immagine, appare chiaro che la Vergine diviene Madre grazie alla sua fecondazione spiritualissima ed al  contestuale annuncio dell’Arcangelo Gabriele (che, per inciso, significa ‘La Forza di Dio‘) diviene  Candida: e qui arriviamo alla didascalia di Canseliet, che dice, solo a coloro che naturalmente vadano a voltare la pagina ed a soffermarvicisi: “Come la Vergine diventa bianca, all’Annunciazione, così la terra dell’artista si albifica, non appena lospirito l’ha penetrata. E’ chiamata allora la terra delle foglie e, per la sua struttura assomiglia al libro che sta aperto davanti alla Vergine Maria appena fecondata”.  Aggiungerei che, forse, vi è così una pletora simbolica, a meno che non consideriamo che è la Vergine stessa che apre il libro e che quindi questa terra bianca fogliata è distinta, altra dalla nostra Materia Prima: ma qui riconosco di essermi spinto nel campo delle ipotesi. Infine aggiungerei che la forma della vela possiamo considerarla anche come l’unione di un triangolo con un cerchio (data la rotondità dei suoi lati) e vedere (come peraltro ha fatto Canseiet) l’immagine in senso ciclico; tuttavia la forma triangolare ci rimanda all’irraggiamento cosmico della notissima IV Planche del Mutus Liber, per cui, senza farci ingannare dal fatto che la nostra scrittura è destrorsa, possiamo ben dire che il Filatterio con l’annuncio della ‘Gratia plena’ proviene, per il tramite dell’Arcangelo Gabriele -Forza Divina –  Rhosis – Rugiada filosofica, dallo stesso Onnipotente che manda, sul versante parallelo, lo Spirito Santo fecondatore. Quel triplice giglio dalle foglie ignee, infine, potrebbe essere il necessario magnete, il triplice ‘aymant’ colto ed evidenziato, magari su suggerimento dello stesso Clement Marot, avvezzo a cattive compagnie quali Rabelais, da Jean Caulery nella sua composizione.

Chiudo queste disordinate ‘note’ musicali e non, rammaricandomi di non poter postare un video o un audio della Salutation di Caulery/Marot ma ripromettendomi di farlo appena possibile (appena riesco a registrarla io stesso) e rimarcando che l’Alchimia, se da un lato si protegge da sola, dall’altro non manca di protendersi trasversalmente in tutte le Arti (letteratura, musica, pittura, architettura) lasciando qua e là segnali neanche tanto nascosti, per coloro che follemente sappiano intravederli ed immaginare un sentiero da essi indicato.

Un saluto affettuoso

Noldor