Un’altra piccola perla alchemica di Clement Marot e di un suo complice musicale…

Cari Compagni di Cerca,

sarà anche vero che chi è stato folgorato dall’amore pr Dama Alchimia vede Alchimia dovunque, ma ancora una volta ci sembra di scorgere una traccia ben precisa, seppur tenue, e sensibile ai nostri occhi di Cercatore seppur inesperto e principiante.

Occasione per la nuova ‘scoperta‘ di indizi alchemici in un brano di musica è stata la ricerca di musiche francesi con testi, diremmo oggi, ‘d’autore‘. L’autore ‘sospetto‘ non è affatto nuovo, trattandosi di Clement Marot, già da noi fortemente indiziato quale ‘eretico’ per la sua curiosa traduzione dell’Ave Maria, che diventò in Francese la ‘Salutation Angelique‘, splendidamente musicata da Jean Caulery.

Questa volta il Marot è autore di un testo (o meglio della traduzione di un testo), ‘Pere Eternel‘ (Padre eterno), musicato da Jacobus Clemens non Papa, eccellente compositore fiammingo autore di composizioni di grande suggestione sonora, ad esempio di uno splendido ‘Magi veniunt ab Oriente‘ (sic!). Per chi volesse saperne di più (o magari confrontare date e luoghi), Jacobus Clemens non Papa, anche Jacques Clément o Jacob Clemens non Papa (c. 1510 al 15151555 o 1556), è stato un compositore fiammingo, della Scuola franco fiamminga e del rinascimento. Egli fu prolifico in molti degli stili a lui contemporanei e fu particolarmente famoso per le sue composizioni polifoniche di Salmi in lingua tedesca detti anche Souterliedekens. Nulla si sa dei primi anni della sua vita ed anche i dettagli della sua vita artistica sono molto scarsi. Egli può essere nato in Zelanda anche se non vi è certezza; certamente nacque in qualche località fra il moderno Belgio e l’Olanda. Il primo riferimento certo sulla sua vita è relativo alla fine della decade fra il 1530 e il 1540, quando Pierre Attaingnant pubblicò a Parigi una raccolta di sue chanson. Fra il marzo 1544 ed il giugno 1545 prestò servizio presso la cattedrale di Bruges e poco dopo entrò in relazione d’affari con l’editore musicale di Anversa Tielman Susato, con il quale rimase in affari per il resto della sua vita. Dal 1545 al 1549 fu probabilmente direttore del coro alla Corte di Carlo V. Nel 1550 fu impiegato presso la Fratellanza Mariana a ‘s-Hertogenbosch (la cittadina che diede i natali a Hieronimus Bosch). Altre città in cui può aver vissuto e lavorato sono Ypres e Leida. Il suo nomignolo non Papa gli fu attribuito per distinguerlo dal contemporaneo Papa Clemente VII “Jacob Clemens ma non il Papa” o anche dal poeta Jacobs Papa anche lui di Ypres. Non si conoscono dettagli sulla sua morte, ma egli morì probabilmente nel 1555 o nel 1556. Il testo di una lamentazione sulla sua morte composta da Jakob Vaet, indica che venne ucciso; vero o falso che sia, non si conoscono le motivazioni e le circostanze. Clemens venne sepolto a Diksmuide vicino Ypres attualmente in Belgio. Contrariamente ai suoi contemporanei, Clemens sembra non abbia viaggiato in Italia con il risultato che l’influenza italiana è assente dalla sua musica; egli scrive nel linguaggio nord europeo dello stile franco fiammingo e fu uno dei compositori più rappresentativi della generazione fra Josquin, Palestrina e Orlando di Lasso.

Souterliedekens

Fu un compositore molto prolifico e scrisse: 15 Messe (pubblicate dal 1555 al 1580 da Pierre Phalèse a Leuwen), 233 mottetti, 80 chanson e 159 Souterliedekens (pubblicati dal 1556 al 1557 da Tielman Susato ad Anversa), (Salmi in lingua tedesca, tratti da frammenti di melodie popolari, usati come cantus firmus). Di tutti questi lavori, i Souterliedekens furono probabilmente i più largamente conosciuti ed imitati. L’influenza di Clemens fu quasi esclusivamente avvertita in Germania; Orlando di Lasso, in particolare, conobbe la sua musica ed incorporò alcuni elementi del suo stile nelle proprie opere (da Wikipedia, modificato: ho lasciato tutti i link nel testo, per chi volesse approfondire).

 

Ho eseguito in passato musiche di Clemens non Papa, ed alcune di esse (di argomento sacro) sono di grande suggestione, come la sua splendida Magi veniunt ab Oriente.

Tornando alla sua ‘Pere eternel‘, eccone il testo ‘tradotto’ da Marot:

Pere eternel, qui nous ordonnez

n’avoir soucy du lendemain,

des biens que pour ce jour nous donnez

te mercions de cueur humain.

Or puis qu’il t’a pleu de ta main

donner au corps manger et boire,

plaise toy du celeste pain

paistre nos âmes à ta gloire

Ecco come suona, nella bella interpretazione degli Scholars: ne approfitto per sottolineare che è noto sotto il titolo di Action des Graces, che anch’esso val la pena di tradurre alla lettera con Azione delle Grazie:


Secondo il senso comune si può tradurre così:

Padre eterno, che ci ordini

di non preoccuparci sul domani,

per i beni che ci hai dato oggi

noi ti ringraziamo con tutto il nostro cuore.

Ora, poichè ti sei compiaciuto

di dare ai nostri corpi cibo e bevande,

possa piacerti, come pane dal cielo,

il nutrire le nostre anime alla tua gloria

Tuttavia, a ben guardare, anche così, con questa traduzione asettica ed in parte a senso, qualche campanellino risuona nelle nostre teste ormai folli: l’accenno ad un pane celeste che nutra le nostre anime, ad esempio…

La luce, fioca, si intensifica se proviamo a guardare il testo francese: buona norma, dunque, a questo punto, armarsi di vocabolario e fare una traduzione il più possibile ‘letterale’ cercando di non farsi prendere dal fascino di una rima, piuttosto invece badando ad assonanze e simiglianze fra termine francese ed italiano. Ecco cosa viene fuori:

 

Padre eterno, che a noi ordini

non aver affanno* del domani

dei beni che per questo giorno a noi doni

te ringraziamo di umano cuore

Poichè or ti è piaciuto dalle tue mani

donare ai corpi da mangiare e bere,

piaccia a te di celeste pane

nutrire (le) nostre anime a tua gloria

Per esempio, quell’ “Or” è stato tradotto in inglese con “Now” ed in italiano con “Ora“: tuttavia in francese può essere sia “Ora” che “Oro“, e er di più tale parola nel testodisposto sotto le quattro linee di violino, mezzosoprano, alto e tenore non è mai seguita da  una virgola, come nelle due traduzioni.

Inoltre, se in linea di massima a virgole nel testo devono corrispondere pause nella musica, ecco che ad una verifica rapida appare evidente  che tale presunta virgola non avrebbe alcun corrispettivo musicale, coem invece Clemens non Papa fa avvenire ogni qualvolta c’è una virgola ‘vera‘. E questo sottolinea una precisa consapevolezza semantica anche da parte del compositore…

Dunque non “Ora” ma “Oro“, e l’oro, si sa, per gli Alchimisti ha grande importanza, in particolare quello che essi chiamano “il nostro Oro“, il cosiddetto “Oro filosofico“, quello di Limojon de Saint-Didier, in una parola il loro principio sulfureo. Ed ecco come si trasformerebbe la pur bella preghiera del Ringraziamento:

“… Poichè oro ti è piaciuto dalle tue mani donare ai corpi da mangiare e bere…”

In breve, ecco una possibile descrizione del Miracolo della Creazione Microcosmica che avviene incessantemente e che produce stupore nella stessa Natura se il Saggio sa disporre nel modo giusto i… CORPI. Ovvero, le nostre Materie.

Corpo“, infatti, sta per un qualcosa di solido, come i minerali, le pietre, insomma qualunque materia, appunto, allo stato di coagulazione o di fissità. Sottolineo che nel testo francese non c’è ‘i nostri corpi’ nel senso di corpi umani, ma soltanto ‘i corpi‘ (in un punto con un errore ortografico non so quanto casuale, scritto ‘corpus‘ per ‘corps‘, nella seconda linea, quella in chiave di mezzosoprano).

Mi accingevo con un gran sorriso stampato sul volto a concludere il post, quando l’occhio mi cade sull’incipit del brano: “Pere eternel, qui ordonnez…“: quest’ultima parola, suddivisa in sillabe sul rigo musicale è scritta ‘or – don – nez‘, ed ecco che potrebbe diventare ‘or donnez‘, ed in un perfetto francese diventare “Padre eterno, che doni oro…

Diavolo d’un Marot, dovevi saperne ben di più di quel che hai fatto intendere, magari grazie al tuo contemporaneo Rabelais, e chissà se, alla fine, non ti abbiano perseguitato anche per questo…

Un caro saluto

Calendula

Chemyst

* Resta un piccolo mistero, per chi vuole continuare a dipanare anche un fil rouge linguistico: ‘soucy‘ significa anche ‘calendula‘. In un altro dizionario troviamo tradotto ‘fiorrancio‘, che il Dizionario Etimologico così spiega: “Uccelletto di becco fine, che ha nel sommo del capo penne paragonate ad un FIORE, di colore RANCIO, ossia AUREO (v. Rancio): detto più comunemente per la sua piccolezza Fiorrancino e Fiorancino. – E’ anche il nome di una pianta perenne, il cui fiore è giallo.”

Quanto oro, in questo bel brano di musica…

Chemyst

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La Vita Minerale

E’ una specie di dogma per l’Alchimista. I minerali sono vivi, la loro vita è semplice, ma proprio per questo vicina all’Origine, alla Creazione e quindi al Divino. Addirittura i maestri ci ripetono fino all’ossessione COME lo Spirito Universale penetri fino al centro del pianeta (vivo anche lui, non dimentichiamo i ‘Globi’ di Cyliani) e qui formi un mercurio il quale poi ‘evolve’, unendosi a zolfi più o meno adatti per fermarsi a vari gradi di perfezione, senza quasi mai raggiungerla (con l’eccezione dell’oro). Qui interviene l’Artista, quando e se ne ha le capacità, l’opportunità e l’investitura Celeste, per aiutare la Natura nel suo percorso.

Ma torniamo alla vita: come ci accorgiamo noi del fatto che qualcosa vive? Due sono le caratteristiche: una, che si muove; due che cresce, si evolve.

Per la seconda, (ma, come vedremo, anche per la prima) è una questione di tempi e di velocità: siamo avvezzi, da piccole egoistiche ed egocentriche creature, a considerarci al centro del Cosmo, che è fatto a metro e misura di noi stessi: fino a poche centinaia di anni fa la Terra era al centro dell’Universo, e l’Uomo il Signore della Natura intera. Che follia!

Mi piacerebbe che tutti vedessero uno dei film di Star Trek, dove una macchina evoluta considera gli umani (le ‘unità – carbonio’) un’infezione dell’astronave Enterprise… se proprio non vogliamo considerarci un’infezione, o una sciagura per la Terra (“voi siete il sale della terra” diceva qualcuno… ma provate a sparger sale su un campo: Attila lo fece, per condannare alla fame i contadini!), cerchiamo di sforzarci a considerarci ospiti.

Così, se vediamo un cristallo, o magari una stalagmite in una grotta, la vediamo statica, ferma: eppure cresce, per minime apposizioni di acqua calcarea che scivola via e  lascia piccole quantità, invisibili ai nostri sensi ottusi, di calcare che si appone piano piano, per gradi, allo strato precedente. E se torniamo dopo una settimana, la stalagmite è CRESCIUTA.  E’ viva?  beh, almeno uno dei due criteri enunciati, la crescita, lo  possiede…

Ma torniamo ai tempi: a tutti è capitato di osservare delle figure in movimento, ad esempio, degli amici che ballano ad una festa in pineta… Abbiamo un apparato visivo di tutto rispetto, con una frequenza di fusione sufficiente a farci percepire la maggior parte dei movimenti con un discreto dettaglio: non avremo dunque difficoltà a percepire le aggraziate movenze dell’esile biondina o la scatenata danza della sensuale mora… Ma se provate a fotografarle? Con poca luce, senza usare il flash che ci imprime sul film (oggi sul supporto magnetico) un micro-evento di 1/40000 di secondo, siamo costretti ad aprire il diaframma dell’obiettivo per tempi più lunghi… ed ecco che la pista da ballo, a seconda della lunghezza de tempo di esposizione, sembrerà popolata da figure deformi, sovrapposte o, via via, diafane, quasi fantasmi…  anche una folla che prende la metro può diventarlo… ecco come potremmo apparire noi alle montagne, se avessero occhi con una percezione lenta come una Posa B della macchina fotografica… e, viceversa, a noi le montagne sembrano immobili. E se l’universo fosse popolato in contemporanea da creature la cui velocità del vivere e del percepire fossero straordinariamente più lente o più veloci della nostra? Semplicemente, NON CE NE ACCORGEREMMO.

Ma dunque, se per suppore l’esistenza di vita dobbiamo presupporre che coesistano crescita e movimento, potreste obiettare (con molto senno), che gli esempi che abbiamo portato non sono completamente esaurienti, ovvero che non  vi sono presenti entrambe le condizioni. Giusto. Ma se prendiamo un qualche minerale con struttura cristallina (quindi, con una struttura che come sappiamo si è lentamente sviluppata in seno alla terra, ossia è cresciuto) e lo sottoponiamo all’azione di un fuoco dalla temperatura adeguata, possiamo portarlo al punto di fusione: lo vedremmo allora statico, fermo, fisso?  No, lo vedremmo sciogliersi, cambiare di forma, e via via anche ribollire, se saliamo con l’energia che gli somministriamo tramite il calore. Energia: già, ma noi ‘unità-carbonio’ non abbiamo bisogno di energia, di nutrimento? Forse le creature del mondo minerale hanno necessità di quel particolare nutrimento.  Ah, magari qualcuno ora vorrà parlare di entropia, mi dirà che il calore è lo stadio di degradazione finale dell’energia… sapete, mi fa sorridere l’idea (e per più ragioni!) che un prodotto di risulta possa essere considerato un nutrimento! Già, ci vuole un pizzico di follia per ragionare in questi termini, prendendosi la libertà di andare avanti e indietro lungo la scala dell’energia e del tempo, ma gli alchimisti lo sono. E lo fanno a loro piacimento.

Di energia parla Paolo Lucarelli nel suo meraviglioso articolo sull’Anima del Mondo: lo fa con le parole di  Guglielmo di Conches : “Ma ci si chiede cosa sia quell’energia. Ma, come mi sembra, quell’energia naturale è lo Spirito Santo, cioè una divina e benigna armonia che è ciò da cui tutte le cose hanno l’essere, il muoversi, il crescere, il sentire, il vivere, il giudicare… Infatti alcuni corpi li vivifica e fa crescere, come le erbe e gli alberi: alcuni li fa percepire attraverso i sensi, come gli animali bruti; alcuni li fa emettere giudizi, come gli uomini, una e la stessa permanendo l’anima; ma non si sviluppa il medesimo potere in tutti, ciò a causa dell’inerzia e della natura dei corpi.”

Se ne potrebbe dedurre che, forse, i minerali sono vivi a condizioni particolari, che non necessariamente sono le nostre: la vita minerale, quindi, alle miti temperature così favorevoli agli umani, potrebbe sempliemente essere latente: questa parola ricorre nei testi alchmici.

Latet sol in sidere.

D’altro canto, una delle frontiere della ricerca  umana (folle, per un alchimista) sul prolungamento della vita o sulla sua sospensione prende in considerazione l’ibernazione: un corpo umano ibernato appare senz’altro privo di vita ad un altro essere vivente. Eppure la vita non è assente, solo sospesa… non è molto diversa, questa condizione, da quella di un paziente sottoposto ad intervento cardiochirurgico in ipotermia e circolazione extracorporea. Situazioni limite, certo. Ma reali, paradossali, eppure dialetticamente efficaci. Perciò, se un minerale è vivo a 1100°C, a 25 °C potrebbe essere ibernato…

Insomma, le dimensioni della vita potrebbero non essere sempre le medesime, o potrebbero esister più tipi di vita, non necessariamente a condizioni paragonabili a quelle che conosciamo per noi e per organismi non dissimili dal nostro. Forse ragionare sulla vita senza presumere che la nostra sia l’unica possibile è utile (alla Cerca) se non altro per forzare un poco quella gabbia di convenzioni che il nostro rassicurante egocentrismo costruisce intorno a noi e ci impedisce di sognare il meraviglioso.

Chemyst

La Cosmologia Musicale di J.R.R. Tolkien

John Ronald Reuel Tolkien, l’autore de ‘Il Signore degli Anelli‘, uno dei best-seller planetari di questi tempi, ha davvero, egli stesso immaginato (e quindi, in un certo senso, creato) un mondo fantastico.Il complesso scenario della sua opera principale (appunto ‘Il Signore degli Anelli’), che ha come ambientazione un intero continente (la cosiddetta ‘Terra di Mezzo’) ‘multietnico’, dove coabitano con terrena disarmonia Uomini, Elfi, Nani, Orchi ed altre creature fantastiche, è originato da una piccola fiaba compiuta, ‘Lo Hobbit‘, del quale lo scenario appena abbozzato è diventato un gigantesco affresco ricco di particolari. Non contento, Tolkien lo correda di un ‘passato’ e di una vera e propria, originale, Cosmogonia, che troviamo nel suo incompiuto ma pur sempre preziosissimo ‘Silmarillion‘. Curioso, il Silmarillion è la storia dei Silmaril, tre preziosissime Pietre che racchiudono la perduta Luce dei primi Luminari di Arda (la Terra di Tolkien), che erano due Alberi. Dunque, tre Pietre che racchiudono la Luce: ce n’è abbastanza per far drizzare le orecchie ad un aspirante Alchimista, non vi pare?

Ma chi era Tolkien? Ecco una breve nota biografica di Wikipedia (che contiene anche una biografia più estesa, il catalogo delle opere ed altro materiale):

Sir John Ronald Reuel Tolkien (pronuncia /ˈtɒlkiːn/[1]; Bloemfontein, 3 gennaio 1892Bournemouth, 2 settembre 1973) è stato uno scrittore, filologo, glottoteta e linguistabritannico. Il più grande tra tutti gli studiosi di lingua anglosassone, è l’autore de Il Signore degli Anelli e di altre celebri opere riconosciute come pietre miliari del genere fantasy, quali Lo Hobbit e Il Silmarillion.

Tolkien fu Rawlinson and Bosworth Professor di antico inglese presso l’Università di Oxford dal 1925 al 1945, e Merton Professor di lingua e letteratura inglese dal 1945 al 1959. Era un amico intimo di C. S. Lewis, e membro assieme a quest’ultimo di un gruppo informale letterario conosciuto come Inklings. Tolkien ricevette il 28 marzo 1972 il titolo di Commendatore dell’Ordine dell’Impero Britannico dalla Regina Elisabetta II del Regno Unito.

Oltre a ciò, era un uomo semplice, che viveva modestamente: aveva un piccolo orto, e in una delle sue lettere al figlio Christopher racconta con orgoglio e soddisfazione di aver installato un piccolo pollaio con poche galline, felice di poter avere delle uova fresche ogni mattina. Eppure conosceva le lingue norrene, incluso l’islandese, e ne inventava di nuove per i suoi personaggi… i quali, fra l’altro, nacquero dalle fiabe che egli inventava la sera per i suoi figli.

Il “Silmarillion” venne dato alle stampe nel 1978 da Allen & Unwin, ma il figlio Christopher trovò dei taccuini del 1917 nei quali il padre tratteggia episodi centrali di questo ‘mito del mito’. Il libro, così com’è stampato, è in realtà un’opera di sintesi di materiali diversi che Tolkien  aveva accumulato in quasi sessant’anni e che il figlio ha tentato di riordinare. Le idee centrali, però, sono ben presenti, e soprattutto i primi capitoli, quelli per ‘noi’ più interessanti, non foss’altro perchè si riferiscono alla Creazione, erano da tempo ben definiti. Il brano d’esordio è affascinante:

“Esisteva Eru, l’Uno, che in Arda è chiamato Ilùvatar; ed egli creò per primi gli Ainur, i Santi, rampolli del suo pensiero, ed essi erano con lui prima che ogni altro fosse creato.  Ed egli parlò loro, proponendo temi msicali; ed essi cantarono al suo cospetto, ed egli ne fu lieto. A lungo cantarono soltanto uno alla volta, o solo pochi insieme, mentre gli altri stavano ad ascoltare; chè ciascuno di essi penetrava soltanto quella parte della mente di Ilùvatar da cui proveniva, e crescevano lentamente nella comprensione dei loro fratelli. Ma già solo ascoltando pervenivano a una comprensione più profonda, e s’accrescevano l’unisono e l’armonia:”

A voler essere puntigliosi musicologi, in una dimensione atemporale, lo svolgersi del canto è un concetto bizzarro… eppure l’uomo è stato in grado di sviluppare (anzi sono le prime forme di musica ‘colta’) sistemi musicali ‘non mensurali’, laddove la ‘misura’ presupponeva una codifica del tempo, del ‘tactus’ che altro non era che il battito del polso dell’esecutore. Quello che però scalda il cuore è che Tolkien abbia fatto nascere l’universo da un canto, da una musica, e che essa si sia sviluppata per gradi (… per gradi?…) fino ad ‘accrescere ‘l’unisono e l’armonia’.

L’armonia è importante in Alchimia: è la moglie di Cadmo, ed i misti imperfetti sono detti tali eprchè al loro interno non v’è armonia fra i tre Principi Mercuriro, Zolfo, Sale. Vi è però qualcosa in Natura che  consente questo riequilibrio, che ponga rimedio ad uno squilibrio  frutto (come dirà  Tolkien) di una dissonanza rispetto al tema originario proposto da Ilùvatar.

La disarmonia, la dissonanza come radice dei mali del mondo è la concezione di Tolkien, e la nostra tormentata esistenza non è dunque frutto di un Demiurgo incapace (come dice Lucarelli) ma di uno dei Demiurghi (Ainur) che si volge al male e perverte alcune creazioni dei suoi fratelli.  Una vera ‘voce fuori dal coro’.

Ma Tolkien non si ferma qui…  “… Ma Ilùvatar diede loro una voce e disse: “Conosco il desiderio delle vostre menti, che ciò che avetevisto sia in effetti e non solo nel vostro pensiero, ma proprio come voi siete, e tuttavia diverso. Perciò io dico Eä! Che queste cose siano! E io invierò nel Vuoto la Fiamma Imperitura, ed essa sarà nel cuore del Mondo, e il Mondo sarà…”

Più avanti chiamerà la Fiamma Imperitura anche Fuoco segreto, tanto per essere chiaro… ma vi assicuro che leggere questo ‘atto di creazione’ mi ha fatto fare più di qualche salto sulla sedia… Per inciso, anche il buon Gandalf, incarazione di uno dei più benevoli dei Maiar nella Terra di Mezzo, nella sua lotta con il Balrog a Moria si dichiara “Servitore della Fiamma di Anor” (Anor è il Sole)…

Mi fermo, o ve lo leggo tutto: non voglio togliervi il piacere di farlo da soli. Aggiungo solo che la morte è il dono di Ilùvatar agli Uomini, i Secondogeniti… il perfido Melkor/Morgoth ne pervertì il significato, ammantandolo di paura, ma esso è noto al solo Ilùvatar…

Chemyst

dedicato a Norma Costantini, che mi regalò il libro, una vita fa…


L’Alchimia e il Sacro

Devo assolutamente ringraziare alcuni compagni di Cerca per l’immenso dono che mi hanno fatto, riportando il Sacro vicino a me. Esattamente, attorno a me: già Paolo Lucarelli (ignaro del tutto di ciò) lo aveva fatto, nel 1988, scrivendo ‘L’Anima del Mondo’ su Abstracta. Un articolo illuminante, oggi facilmente reperibile in rete sul sito di Airesis. La vita, il ‘secolo’, poi, ha preso il sopravvento e solo da pochi anni, a causa di alcuni incontri fortunati (non credo fortuiti, a questo punto…) mi sono riavvicinato al Bosco ed ho iniziato, con maggior costanza e profitto, a seguire al suo interno i passi della Dama.

Devo dire grazie a Francesco, per le pazienti chat serali e per la sopportazione delle inevitabili incongruità sparate dal sottoscritto, devo dire grazie a Guido per avermi fatto guardare le foglie degli alberi…

Soprattutto, però, devo dire grazie al Captain Nemo che con profusa generosità ha sacrificato tempo, attenzione, risorse, chilometri per alimentare la stentata fiammella dell’Arte che pian piano ha ricominciato ad ardere in me.

Oggi cammino, poco oltre le pagine dei Libri dei maestri, ma cammino: piano, con passo incerto, nel dedalo dei sentieri del Bosco, pieno di sussurri, false piste, inganni ed enigmi. Cammino con passo leggero ed attento, però, consapevole di sfiorare il mistero della stessa Creazione, della Vita. E la Creazione e la Vita sono qui, tutto intorno, ed è scritto molto in chiaro nei libri di Fulcanelli, di Canseliet, di Sendivogio, di Cyliani, di Limojon… E’ scritto nei glifi dei simboli a noi cari, talmente ‘noti’ che ci passiamo davanti senza riflettere…

E’ scritto nelle Immagini del Libro Muto di Altus, pieno di Angeli: perchè, se non fosse un’Arte Sacra, dovrebbe essere così pieno di Angeli ogni libro d’Alchimia?

Ed ‘Anghelos’ (perdonate, non ho i caratteri Greci…) è letteralmente il Messaggero, come Euanghelos è Evangelos, il Vangelo, che ci hanno sempre tradotto ‘La Buona Novella’ mentre andrebbe tradotto ‘Il buon Messaggero‘. Sarà un caso che il Messaggero degli Dei si chiama Mercurio, ed ha le ali ai piedi e sul cappello, per volare? Per essere ‘volatile’? E dove, dove va? Va e viene, dagli Dei (da Dio, se volete) a noi, e viceversa. E perchè? Perchè Dio, o il Grande Architetto, Allah, Buddha, si ostina a mandarci messaggi? E questo avviene sempre ed incessantemente, e non è da poco anche soltanto interrogarsi sui perchè. Certo, i Libri dei Maestri sono prudentemente… ermetici, e dobbiamo chiederci quale sia la nostra Materia, come ricreare (…sì, ricreare… mi è venuto spontaneo) il Caos, quanto di questo e di quello dobbiamo fondere nel crogiolo, ed insieme a cosa… chissà perchè, però, nessuna Recipe da Speziale ci sarà utile…

Ma, a meno che non vogliamo dire a noi stessi di essere contenti di aver fatto un bel Regolo Marziale Stellato, non dobbiamo dimenticare quei messaggeri, quell’inesauribile, instancabile, incessante ma sfuggente tramite che il Creatore ci suggerisce, sperando che le nostre orecchie (ma soprattutto il nostro Cuore) si aprano, evitando il filtro delle nostre umanissime ragioni.

Ecco perchè, nel mio confuso peregrinare per sentieri (comunque bellissimi) di questaSelva Oscura e aspra e forte‘, sono contento: la stessa cerca, così incerta, a tratti spaventosa, mi infonde serenità. Ascolto, sì, con curiosità, i racconti di quei pochi che si incrociano dopo una svolta, ma cerco l’orma dei passi dei Compagni che conosco bene, tendo l’orecchio per riconoscere le loro voci, e seguo le tenui Luci che sento possano scaldarmi il Cuore e confortare il Cammino.

Noldor