Altissima Luce…

Carissimi Cercatori,

anche quest’anno è Natale.

Al giorno d’oggi, gli studiosi di liturgia non fanno più difficoltà a ricondurre la celebrazione del Natale alla festa pagana del “Sol Invictus“. Noi conosciamo numerosi esempi di questa politica di conquista cristiana per rimpiazzare ed annettere anziché distruggere o farne anatema. Gesù non è egli medesimo il vero “Sole di Giustizia“, il “Sol Levante “, cantato mediante il Benedictus? La festa del Sol Invictus si aggancia essa stessa al Solstizio d’Inverno, in un periodo in cui il sole sembra iniziare una lenta ascensione“. Queste sono le parole del reverendo padre Roguet, nel suo libro: “L’Office et les Messes de Nöel”, pubblicato per le Editions du Cerf nel 1946 con tanto di imprimatur ecclesiastico. Ce lo racconta Eugene Canseliet in un suo articolo, inedito in Italia, “Réflexions alchimiques sur la Nativité” pubblicato nel 1998 in appendice alla terza edizione di Deux Logis Alchimiques da J.-C. Bailly.

Poco più avanti Canseliet ricongiunge il mito del Sol Invictus con Cristo e il Cammino della Luce, ricordando il Protovangelo di Giacomo ed il Vangelo dello pseudo Matteo, secondo i quali nella grotta del Salvatore “non vi era mai stata luce, ma sempre tenebra“. Finché Maria non dà alla luce il bambino e risplenderà così la Luce Divina, rendendo ‘la notte luminosa come il giorno’ (ibidem).

Forse Canseliet, se avesse avuto maggiore dimestichezza con le tradizioni italiane, in particolare quella della musica napoletana, avrebbe facilmente riconosciuto questo concetto nel testo di Alfonso Maria de’ Liguori, autore del canto dal titolo “Quanno nascette Ninno“, progenitore del decaduto “Tu scendi dalle stelle“, in cui restano le vestigia della sola grotta, e figlio del certamente più nobile ‘He shall feed His flock‘ che Haendel ha inserito nel suo Messiah. Il canto di Sant’Alfonso inizia infatti così: “Quanno nascette Ninno a Betlemme era notte, parea miezojuorno”. E prosegue, a sancire l’ulteriore corrispondenza con l’allegoria ermetica: “Maje le stelle lustre e belle se vedettero accussì“ quasi a testimoniare un aumento improvviso della Luce, e poi “E a cchiù lucente jette a chiamà li Magge a l’Urïente”.

Non stupisca quindi la ricchezza di brani sacri (mottetti soprattutto, ma anche poi laudi) con cui la celebrazione della Natività, che la Chiesa usa per ricomprendere tutte le tradizioni sapienziali del Cammino della Luce, viene declinata mediante termini indicanti il Messia quali “Lux lucis, “Siderum lucis“, “Altissima Luce“ (Laudarium Cortonensis), “Lucis creator” (Praetorius, Asola), et caetera, né viene dimenticato il cammino dei Saggi (o dei Magi) nel seguitare la Stella, la quale rappresenta il “segno dell’onnipotente“ secondo Eireneo Filalete  (Introitus) che guida l’Alchimista verso la sua meta.

Aggiungerei che a volte anche la Vergine Maria è paragonata ad una stella: è così nel mottetto iniziale in discanto di scuola inglese di John Cooke, ‘Stella celi‘. D’altra parte, dal punto di vista ermetico, conferma l’unicità della Materia, con la coincidenza della madre-mater-materia e della stella che vi compare al momento opportuno. Una Res…

Ma è una Luce piena di Fuoco: ancora Canseliet ci rammenta che Cristo è venuto “a mettere il fuoco nella terra“ (che è oscura e tenebrosa, e solo così può essere fecondata dalla Luce, come la grotta).

Sempre Canseliet, infine, ci viene in soccorso associando il canto degli Angeli, udito dai pastori a grande distanza, con quello (accompagnato da strumenti!) delle Muse che circondano Apollo, luminoso dio del Sole di cui Cristo ancora una volta mutua la simbologia, o meglio se ne appropria, che compaiono nel frontespizio del Musaeum Hermeticum, nell’edizione del 1677 a Francoforte presso Hermann Sande.

E l’Arte di Musica, si sa, è l’Alchimia.

Buon Natale, buon Solstizio, buon Cammino della Luce, buon Santa Lucia…

Chemyst

Le Feu du Printemps

Cari Compagni,

ci siamo!  Dice Elemire Zolla, l’Alchimista del Verbo, come lo ha definito Paolo Lucarelli, ovvero colui che ha penetrato con il solo studio dei testi più di un segreto operativo alchemico, che un osservatore posto in un luogo propizio possa sentire un tuono quando il Sole entri in Ariete.

È un’immagine suggestiva, romantica se volete, sicuramente benefica per chi abbia la possibilità di sperimentarla, ma ha – e come dubitarne – dei risvolti ‘filosofici’: è infatti in Primavera che la Natura si risveglia per mezzo del Fuoco (I.N.R.I.), e l’Ariete  (connesso a Marte) è un segno di Fuoco, ed è proprio Marte (in qualche modo) che ci consente di ‘aprire la porta’ e fornire un altro Fuoco, Sulfureo nel miglior intendimento filosofico possibile, alla nostra ‘progenie di Saturno’. Ma – come per tutte le cose nella nostra manifestazione duale – per semplicemente ‘essere’ – ha bisogno di un’Acqua, un Mercurio magari… Ed ecco che il Fuoco che ci necessita ci viene fornito da un’Acqua mirabile, in-formata di Fuoco…

image

Più mi addentro in questo meraviglioso garbuglio in cui tutte le cose cambiano di segno, e più con gioia scopro che i segni e le polarità di ogni materia, agente, sostanza o sale, sfuggono alla nostra categorizzazione, e minano ogni nostra certezza. Eppure comincio a vedere, in tutto ciò, una grande bellezza.

E scopro così che, in fondo, ogni acqua (anche quella per fare la pasta) è un fuoco.

Buona Primavera a tutti i Folli, ma proprio a tutti, dalla Sicilia, dalla Campania, dalle mie verdi e martoriate contrade, dalla verde Sardegna e dall’ancor più verde, direi Vitriolica, Umbria, alle campagne dell’Urbinate, alle pianure d’Emilia e di Romagna ed a quelle Mediolanensi, alle acquee contrade Pavesi, alle magiche strade Torinesi e finanche ai monti del Trentino, ovunque ci sia un Cercatore (purchè d’animo sincero e dal cuore affettuoso) che celebri l’Acqua Ignea della Luminosa Rinascita della Natura prodiga e feconda.

Ed ora,  al lavoro…

Chemyst

La Pentecoste di Hesdin

Cari fratelli in Cerca,

la Pentecoste cristiana, ovvero lo stupefacente avvenimento con cui gli Apostoli, tramite l’infusione dello Spirito Santo in forma di lingue di fuoco, acquisiscono una nuova e vasta conoscenza, non può che far cogliere all’Alchimista affinità e concordanze con la propria pratica di Laboratorio, che Canseliet per primo definì una ‘Metafisica Sperimentale‘.

Chi ha indagato in profondità questa e le tante altre affinità fra testi e riti cristiani di oggi e di ieri è stato Severine Batfroi, alchimista francese della scuola di Canseliet. Ecco cosa scrive in proposito nel suo bellissimo libro ‘La Via dell’Alchimia Cristiana‘ (Arkeios, 2007):

L’evento più importante che segui la Resurrezione fu certamente la Pentecoste, di cui gli Atti degli Apostoli riportano lo stupefacente racconto. A tale proposito è bene sapere che in greco “Pentecoste” significa “cinquantesimo”, e che questa festa ricordava agli Ebrei la consegna del Decalogo sulla vetta del Monte Sinai. Anche questa ricorrenza corrisponde simbolicamente a determinate fasi del ciclo lunare, ed è quindi affine al ciclo pasquale.

Comprendere il significato della Pentecoste equivale a sondare immediatamente alcune particolarità della religione cristiana. Abbiamo già avuto modo di osservare che i fatti salienti del Cristianesimo si inserissero con notevole precisione nel calendario delle commemorazioni ebraiche o pagane. Agli occhi del cristiano tale concordanza è la prova più eclatante della complementarità delle due dottrine, la giudaica e la cristiana, sebbene egli creda che la seconda sia il compimento della prima. Alla consegna delle Tavole della Legge, che dettarono ai Giudei le norme della loro condotta terrena, corrisponde la discesa dello Spirito Santo della Pentecoste.

L’evento è cosi riferito dagli Atti degli Apostoli: “Mentre il giorno di Pentecoste stava per finire, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo, e riempì tutta la casa dove si trovavano. Apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro” (Atti, II, 1-3). 

In questo evento fuori dal comune l’alchimista vedrà senza dubbio un simbolo dell’orientamento della pietra filosofale nel dominio umano, ovvero un battesimo per mezzo del fuoco. Se si vuole utilizzare la terminologia alchemica, si può dire che era necessario che gli Apostoli divenissero depositari della virtù “trasmutativa” del Cristo, affinché, per “proiezioni successive”, l’umanità si accostasse allo stato ideale indispensabile alla redenzione collettiva“.

Possiamo non concordare sull’equivalenza fra l’orientamento della pietra filosofale ed il ‘battesimo del fuoco’, a nostro avviso posti quasi ai due estremi della Via alchemica: con l’ultimo si entra nel dominio dell’Arte Sacra, mentre con il primo si è già alle fasi finali di quella che è la via filosofica trasmutatoria. Tuttavia, l’impressione  che la Pentecoste descriva la discesa dello Spirito Universale resta ben centrata nelle parole del Filosofo francese.

Ho trovato, cercando in rete notizie su un compositore franco-fiammingo poco conosciuto, Nicolle des Celliers de Hesdin, spesso indicato nelle edizioni d’epoca con la sola scritta ‘Hesdin‘, il suo paese d’origine, un bellissimo mottetto dal titolo ‘Alleluja: Spiritus Domini‘.

Non mi sono sorpreso particolarmente nello scoprire che Hesdin avesse musicato un testo pentecostale: ormai ho preso consuetudine con la scoperta che compositori di quest’area scelgono di musicare testi di sapore alchemico. Anzi, in qualche modo era un dato atteso: Hesdin è infatti incluso nell’elenco dei musici del IV Libro di Pantagruel di Francois Rabelais, assieme a molti di cui abbiamo parlato in precedenza, ed aggiungo che, senza la guida di tale elenco (che si rivela ogni giorno più preziosa) nulla avrei scoperto di questo Autore pressoché sconosciuto se non presso gli ambienti accademici di Francia e, chissà perché, Stati Uniti.

Ma veniamo al testo: eccolo di seguito riportato

Alleluia.
Spiritus Domini
replevit orbem terrarum,
venite adoremus eum.

Alleluia.
Hodie completi sunt
dies Pentecostes.

Alleluia.
Hodie Spiritus Sanctus
in igne discipulis apparuit,
et tribuit eis charismatum dona.
Alleluia.

Laudes Deo devotas
dulci voce ac sonora
plebs devota caelo decantat.

Alleluia.
Spiritus Sancti gratia
Apostolis die hodierna
in linguis igneis est infusa.
Paracliti praesentia
emundet nos a peccati macula
pura sibi aptans habitacula.

Alleluia.

Dopo l’iniziale Alleluia, i primi due versi riportano alla ‘Antiphona ad Introitum VIII‘:

grad_trip_d252_spiritus_domini_glegheal-548x600

Tuttavia, il testo successivo se ne discosta, ed evita il successivo versetto “et hoc quod continet omnia, scientiam habet vocis” che normalmente viene tradotto “e ciò che abbraccia ogni cosa ne ha conoscenza della voce“, nel quale oltre ad un senso piuttosto oscuro spicca quell’ “hoc” che (al neutro!) dovrebbe riferirsi allo Spiritus Domini. No, Hesdin preferisce proseguire con “Hodie completi sunt dies Pentecostes” (oggi si chiudono i giorni della Pentecoste, cioè oggi sono passati cinquanta giorni), tratti dall’Antifona al Magnificat per il II Vespro della Pentecoste,che proseguono con versi suggestivi quali: “Hodie Spiritus Sanctus in igne discipulis apparuit et tribuit eis Charismatum dona“: oggi lo Spirito Santo è apparso ai discepoli nel fuoco ed ha tributato loro i doni dei Carismi.

231220xerg

Il testo successivo prende origine da ben altra fonte: “Laudes Deo devotas dulci voce ac sonora plebs devota caelo decantat. Spiritus Sancti gratia Apostolis die hodierna in linguis igneis est infusa” si ritrova nientemeno che nel Salterio della chiesa di Sarum, a York, con la variante nel verso ‘plebs resultet Catholica‘.  Certamente anche questa fonte afferisce alle celebrazioni della “Withsun Week”, la “White Sunday Week” di Pentecoste così detta per l’uso di indossare vesti bianche (il celebrante tuttavia veste di rosso, proprio in relazione al fuoco dello Spirito Santo). Tuttavia, mi pare di un certo rilievo notare come il compositore scelga con cura come assemblare il testo del proprio mottetto da fonti sì coerenti con il tema liturgico principale, ma di provenienza diversa, ed in questo caso mi pare non sia possibile non vedere che  Hesdin voglia rivolgere l’attenzione di chi ascolta (o meglio, di chi è in grado di ascoltare, tenuto conto del periodo e dell’alfabetizzazione relativa) proprio verso quel ‘fuoco’ dello Spirito, vera essenza del miracolo pentecostale.

Osservo ulteriormente che questa derivazione anglosassone non deve stupire: la stessa tradizione musicale franco-fiamminga deve alla musica di Dunstable e Powers la propria nascita, e con la musica essa ha incorporato anche i testi ad essa connessi. A tal proposito segnalo come ancora in William Byrd, secoli dopo, sia presente questa ‘tradizione ignea‘ nel testo dell’Alleluia per la Domenica di Pentecoste: “Alleluia. Emitte spiritum tuum, et creabuntur, et renovabis faciem terrae. Alleluia. Veni Sancte Spiritus, reple tuorum corda fidelium, et tui amoris in eis ignem accende“: non è proprio della tradizione alchemica rileggere l’acronimo INRI della Croce di Cristo (simbolo anche del Crogiolo e del Fuoco segreto) come ‘Igne Natura renovatur Integra‘?

Dunque il quasi sconosciuto Hesdin, organista e compositore alla cattedrale di Beauvais, probabilmente ‘strappato presto alla vita da Atropo’ come recita l’epitaffio sulla sua tomba, che ci restituisce anche il nome completo, onora la sua appartenenza a quel milieu di autori illuminati di musica, non ignoto all’altrettanto illuminato Rabelais, che hanno sentito l’impulso (o forse – ma non lo sapremo mai – ricevuto il compito) di trasferire nelle loro opere una ‘fiammella‘ (mi si passi il gioco) di conoscenza rivestendola di vesti di bellezza in modo da affidarne il messaggio ai secoli a venire.

Un abbraccio a tutti i Cercatori sinceri e di buon cuore

Chemyst

Ecco la Primavera

Cari Compagni di Cerca,

un po’ in sordina, riecco la Primavera: oggi un cielo sereno lo afferma, dopo giorni ventosi ed umidi. Incurante dei nostri affanni quotidiani, la Natura torna a svelare la sua abbacinante bellezza, ad adoperare la sua sapienza nel risvegliare l’universo mondo e ad offrirci la sua immensa forza segreta, quella forza forte di ogni forza cara al Trismegisto.

Si manifesta apertamente, e poeti e musici, da sempre, ne colgono prontamente i benefici profluvi: ecco come la canta il cieco Francesco Landini, che ci ha ispirato anche il titolo di questo modesto omaggio:

 

Ecco la primavera,
Che’l cor fa rallegrare,
Temp’è d’annamorare
E star con lieta cera.

Noi vegiam l’aria e’l tempo
Che pur chiam’ allegria
In questo vago tempo
Ogni cosa vagheça.

L’erbe con gran frescheça
E fior’ coprono i prati,
E gli albori adornati
Sono in simil manera.

Ecco la primavera
Che’l cor fa rallegrare
Temp’è d’annamorare
E star con lieta cera.

Accade così che, se il Cielo resterà scevro da nubi, questa notte, con una benevola Luna quasi piena, pochi coraggiosi di cuore puro ed ardente torneranno ad accendere il Fuoco. Qualcuno di loro, trepidante d’emozione, lo farà per la prima volta, e soltanto simbolicamente: entrerà così in un Regno Incantato. A loro un augurio particolare, che la Forza di cui sopra sia sempre al loro fianco.

A tutti gli altri, il mio affetto sincero, a tutti, quelli che camminano davanti a me, quelli che si sono fermati e quelli che si sono persi. A tutti loro un pensiero ed un ringraziamento, perché soltanto grazie a loro, alla loro disponibilità generosa e gratuita a farmi salire per un tempo breve o lungo sulle loro spalle, la mia vista ha potuto spaziare verso orizzonti troppo lontani per i miei occhi miopi.

m-maier-_atalanta_fugiens-_1618-_emblem_xlii

La strada sui passi di Dama Alchimia è tortuosa e difficile, si percorre di notte e con la fioca luce della Luna e della Lampada, ed anche i grandi ed i sapienti, a volte, inciampano e cadono, magari ad un passo dalla meta, magari per troppo affetto, per la stanchezza degli anni, per un senso di rettitudine degenerato in rigidità di cuore, per un abbaglio, per l’errore di giudizio di un compagno… Alchimia non se ne cura, non può né deve, e non ha figli e figliastri. E lei sola alla fine saprà chi premiare e chi no. Nessun altro.

Dunque animo, c’è da preparare il forno, le materie sono pronte, l’attesa è finita.

Fuoco!

Noldor