Un Nuovo Anno…

Cari Compagni di Cerca,

in questi ultimi giorni dell’anno voglio comunque far arrivare a tutti voi i miei auguri per un Sereno Natale ed un nuovo inizio d’Anno. Già si vedono i progressi del cammino del Sole (le giornate già si allungano, più presto del solito, mi pare) e speriamo che la Luce prevalga sulle Tenebre

Come pensiero di riflessione mi piace tornare sulla Vergine Madre di Dio e, come tutte le creature, di  Lui figlia. E’ una sorta di Mistero e di Miracolo, spesso cantato dai musici accorti del passato.

Ricordate l‘Arcivescovo di Sens? Ne parlammo, tempo fa… Per non ripetersi, eccovi un altro brano dell’antichità:

E’ in realtà, come nell’uso dei secoli XIII-XIV, un mottetto politestuale le cui parole,  per quanto mi sia ostinato, non ho ancora trovato: perlomeno so darvi in titolo completo che è Virgo Maria, patrem parit/O stella/Flos genuit/Virgo Maria, flos.

Ogni titolo corrisponde all’incipit di una corrispondente linea melodica, quindi il mottetto è a quattro voci, pari, come potete desumere dall’ascolto. Ascolto gioioso, mi pare…

Buon Anno a tutti

Chemyst

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L’Aurora Consurgens di Pierre de Manchicourt

Carissimi Amici,

una domenica mattina di turno, aspettando che le infermiere terminassero il loro giro di flebo per iniziare il mio giro visita, ho deciso di cercare qualche bel brano polifonico su YouTube. Uno di questi, molto bello, e che certamente sottopongo al vostro ascolto, è un ‘Vidi Speciosam‘ di Pierre de Machicourt, cantore e  compositore fiammingo, nato in quella Bethune dove era Maestro di Cappella Thomas Crecquillon nella sua bella cattedrale gotica

Questo è il testo musicato dal Fiammingo:

Vidi speciosam sicut columbam
ascendentem desuper rivos aquarum
Cuius odor vestimentorum
erat sicut flores rosarum
et lilia convallium

Quae est ista quae processit
quasi aurora consurgens,
pulchra ut luna, electa ut sol,
terribilis ut castrorum acies
ordinata?
Alleluia

La sua traduzione (al solito, badando non al bello stile ma a sostanza ed assonanza) potrebbe essere la seguente

 Vidi bella come colomba

che sale sopra i rivi delle acque

Il cui odore delle vesti

era come i fiori delle rose

ed i gigli delle valli

Chi è questa che sorgeva

quasi un aurora nascente

bella come la luna,

scelta come il sole,

terribile come una schiera ordinata per la battaglia?

Alleluia.

Al povero Cercatore saltano subito agli occhi le parole ‘Aurora consurgens‘ e poi, se si diletta di musica, anche ‘terribilis ut castrorum acies ordinata‘; allora, rileggendo il testo con più attenzione, non può fare a meno di notare i rivi delle acque, e la presenza di sole e luna. Persino quel ‘desuper‘, che ricorre nel testo di ‘Rorate coeli desuper‘ (ma ne parleremo un’altra volta), per non parlare della Columba, fanno risonare qualche campanellino nella sua povera testa innamorata d’Alchimia

Ma andiamo con ordine: Vidi Speciosam ut columbam: ho visto chi? manca il predicato verbale, che  è evidentemente sottinteso. Il testo è ‘evidentemente’  preso dal Cantico dei Cantici (ma anche qui, ci attendono delle sorprese), e quindi potrebbe essere sottinteso un ‘te‘: ‘Ho visto te, bella come una colomba‘. La sposa, l’amata, soggetto assieme all’equivalente maschile dei poemi di questo libro molto poco ‘clericale’, che celebra l’Amore, ovvero la forza che spinge alla congiunzione due esseri di genere opposto.  Ed a questo punto il tintinnio di campanelle diventa quasi un frastuono: una colomba che si leva desuper rivos aquarum non è più soltanto la visione bucolica di un uccello, per quanto grazioso, che spicca il volo sopra le sponde di un fiume, ma di qualcosa (che Filalete ci dice necessario nella seconda Opera) di volatile che sale al di sopra di ‘acque’.

Se questo è un dettaglio operativo, non vado oltre non avendo i mezzi ancora di verificarlo, ma confido nell’esperienzadi chi ha già accesso al Laboratorio. Voglio però soffermarmi un attimo sulla parola ‘desuper’ che, se la consideriamo come una preposizione (come apparentemente è qui) si traduce ‘sopra’, mentre come avverbio si traduce ‘da sopra’ e più specificatamente ‘dall’alto verso il basso’.  Allora, pur arrampicandoci (mi rendo conto) un po’ sugli specchi, considerando ‘ascendentem’ strettamente come participio di un verbo transitivo, ecco che la frase si trasforma, potendo tradursi ‘che ascende i rivi delle acque (che scorrono) dall’alto verso il basso’. Tirato per i capelli, mi rendo conto, ma è questa la direzione delle ‘acque superiori‘ auspicata dall’Alchimista. Infine, la parola ‘desuper’  mi richiama alla memoria alcuni setting musicali del testo ‘Rorate coeli desuper‘ il cui tema è la Rugiada, e del quale tratteremo sicuramente in un venturo post.

Dalla frase ‘terribilis ut castrorum acies ordinata‘ il nostro pensiero va immediatamente al bel Concerto a due voci e basso continuo all’interno del ‘Vespro della Beata Vergine‘ di Claudio Monteverdi, grandissimo compositore, egli stesso Alchimista (come si deduce dalla sua corrispondenza) che ha maturato quest’esperienza alla corte Estense di Mantova: in altra sede ebbi modo di sottolineare la sottile somiglianza fonetica e grafica, ma anche etimologica, di acies e di acier: acies in Latino sta per il ‘filo tagliente di una spada‘ o anche per ‘ferro tagliente‘, ma significa anche ‘lampo, fuoco dello sguardo‘ (ed in questo è più pregnante il paragone conservato da Monteverdi fra questo significato e la preghiera dell’amante di ‘distogliere lo sguardo‘), e per estensione anche il ‘brillare delle stelle‘.

Solo l’ultimo significato è quello di ‘esercito schierato in battaglia‘, di cui temibile è lo splendore dell’acciaio delle armi rilucenti (cioè dell’acier, appunto), altrimenti, ragazzi, qui si parla di una sola cosa, si parla della Luce, e dev’essere questo che ha indotto Pierre de Manchicourt ad accostare questo passo dei Cantico al precedente, pur avendoli tratti da due poesie diffferenti, il voler accostare la Luce (che sia delle stelle, della lama d’acciaio o di uno sguardo), a quella dell’Aurora, che pure annuncio di Luce è.

Aurora Consurgens

Naturalmente, non devo ricordare più di tanto che Aurora Consurgens è anche il titolo di un Trattato di Alchimia ricco di immagini, risalente credo al XV secolo, attribuito fra l’altro anche a Tommaso D’Aquino (con più saggezza,oggi attribuito ad un cosiddetto ‘pseudo Tommaso‘)

Ma come mai Pierre de Manchicourt sceglie di musicare questo testo? Aveva conoscenze d’Alchimia? Chi gliele ha trasmesse?

Più di una volta ci siamo posti questa domanda, e forte è la tentazione di dire’sì, era un alchimista’, e ‘sì, le ha ricevute dal suo Maestro, fiammingo ed alchimista anche lui (nel caso di Manchicourt parliamo di Thomas Crecquillon e di Nicolas Gombert: il primo ha composto un bellissimo ‘Vidit Jacob scalam‘, ed il secondo Media vita); Manchicourt è stato poi a Madrid maestro della ‘Capilla Flamenca‘, da cui provengono altri musici come Guerrero, de Morales, lo stesso Victoria, tutti che hanno musicato testi in cui si rinviene qualche insegnamento ermetico, una ‘costola’ spagnola della tradizione fiamminga… fantasie? Chissà, per ora mi diverto a tentare di dipanare questo ‘fil rouge‘, come qualche amico caritatevole mi ha insegnato, e domani, chissà…

Saluti dal Bosco

Chemyst

Veni, Redemptor Gentium…

La pagina forse più sottolineata delle mie Dimore Filosofali è la 36 (edizione italiana), ovvero in un capitolo della Prefazione alla Terza Edizione di Eugene Canseliet: val la pena di riportarlo integralmente:

“Per noi che lavoriamo per via secca direttamente sul fuoco, la  dimora filosofale, nello stesso tempo umilissima ed opulentissima, è la caverna di Betlemme, in cui la Vergine Maria mise al mondo il Bimbo divino. Il giaciglio sotterraneo si trovava ad una profondità tale che la luce non vi era mai arrivata, ma c’erano sempre le tenebre, perché laggiù, all’interno, non si percepiva la luce del giorno – lux non fui unum sed semper tenebrae, quia lumen diei penitus non habebat”.
Ed è proprio là, secondo il passo della messa giornaliera dei Domenicani

Il giaciglio dell’Intatta                  Regem regum
Ha prodotto il Re dei re                Intactae profundit torus.
Cosa ammirevole!                           Res miranda.

Il rituale insiste decisamente, ed ha conservato, per la liturgia di Natale, l’inno, tanto bello, di sant’Ambrogio. E’ cantato al mattino, si può gustare ancora il suo raro ermetismo, chiaramente trasparente, sotto la scorza d’un realismo pieno di vigore:

Vieni redentore delle nazioni              Veni redemptor gentium,
Mostra il parto della Vergine               Ostende partum Virginis,
Che il secolo tutto l’ammiri:                 Miretur omne saeculum:
Un simile parto è degno di Dio            Talis decet partus Deum.

Non attraverso lo sperma di un uomo        Non ex virili semine
Ma per mezzo d’un soffio misterioso           Sed mystico spiramine
Il Verbo di Dio s’è fatto carne                        Verbum Dei factum caro,
Ed il frutto delle viscere è fiorito                  Fructusque ventris floruit

Il ventre della vergine si gonfia                 Alvus tumescit Virginis,
I cancelli del pudore persistono,              Claustra pudoris permanent,
Gli stendardi della virtù si agitano,          Vexilla virtutum micant,
Dio risiede nel tempio.                                Versatur in templo Deus.”

Canseliet a questo punto passa ad altro, non aggiungendo (lui così facondo) alcuna ulteriore parola di commento, lasciando a noi poveri cercatori smarriti nel bosco la sfida della revisione (per cominciare) del suo perfidissimo Latino: intendiamoci, Canseliet era un letterato, avvezzo al Latino ed addentro anche a conoscenze profonde di filologia, per questo le sue traduzioni sono generalmente inappuntabili: tuttavia nella scelta di un termine piuttosto che di un altro a volte (credo volutamente) egli è fuorviante, quasi volesse rimediare alla propria generosità citando un testo denso di riferimenti e significati come questo.

Ad esempio, ‘sed mystico spiramine’ lo traduce prudentemente con ‘per mezzo di un soffio misterioso’, eppure Spiramen ha diversi altri modi di essere tradotto. Innanzitutto anche con ‘spirito’, e non è poco. Esiste però anche la traduzione ‘condotto sotterraneo’, e qui la cosa si fa interessante, potendo alludere alla ‘buia profondità’ di poco prima, dove la Luce non è mai arrivata, e riferibile alla necessaria oscurità germinativa. Inoltre, è sinonimo di Spirito nella locuzione  ‘Spiramen  Sanctum’: sono più che certo che Canseliet, evitando questo termine, o meglio, passandoci su con indifferenza, intendesse proprio non svelarne troppo i significati.

C’è anche un altro termine che quadra poco: nell’ultimo verso “Versatur in templo Deus” la traduzione recita “Dio risiede nel tempio”.  I significati di  ‘verso, -as versavi versatum versare’ sono molteplici, ed un paio si attagliano alla traduzione del Maitre de Savignes:

1 volgere, rivolgere, rivoltare, rigirare
2 (rifl.) volgersi all’indietro
3 condurre, portare, trasportare, guidare, dirigere
4 modificare, mutare, trasformare, presentare in modo diverso
5 trattare, maneggiare
6 volgere nella mente, esaminare, ponderare, considerare, meditare
7 muovere a capriccio, mettere sottosopra, turbare, sconvolgere, tormentare, travagliare
8 frequentare, trattenersi, trovarsi abitualmente, aggirarsi in un luogo
9 stare, dimorare, soggiornare, vivere, abitare
10 esserci, essere presente
11 trovarsi in una situazione, essere coinvolto, prendere parte
12 (pass. con valore rifl.) girarsi, muoversi
13 (con in e l’abl. o con inter, circa e l’acc.) occuparsi di, dedicarsi a, attendere a, esercitare, coltivare
14 consistere, avere per oggetto, esplicarsi
15 comportarsi
16 tentare, cercare di guadagnarsi l’animo di qualcuno.

Canseliet, molto prudentemente, sceglie il nono: stare, dimorare, oppure il decimo, essere presente: i due riflessivi, per cui la forma passiva orienterebbe, sono invece il secondo, volgersi all’indietro (ma perché dovrebbe Dio rivolgersi indietro? Mah…) oppure  ’girarsi, muoversi‘, come nel caso n. 12 (ripeto: mah…).

Tuttavia, con un po’ di sfrontatezza, confessiamo che ci piace molto di più il terzo, ‘Dio è portato nel tempio’, oppure , addirittura, se non sembrassimo eretici, il quinto… Ma si sa che gli Alchimisti, un po’, lo sono davvero.

Il “Veni redemptor gentium”, come  dice Canseliet, è un Inno Ambrosiano, che potete ascoltare nella rigorosa interpretazione di Giovanni Vianini.

Esiste una bellissima versione polifonica basata su di esso, ad opera  di Leonhard Paminger (1495 – 1567) compositore austriaco amico di Lutero (per questo perse il posto a Passau) e, secondo alcune biografie, autore di ‘controversi libelli religiosi’ (un altro eretico, insomma…).

La sua produzione musicale, di tutto rispetto, è stata pubblicata postuma. Spero presto di registrare il suo  “Veni redemptor gentium”, in forma di responsorio, che ricorda le atmosfere fiamminghe contemporanee. Non ho al momento cognizione di eventuali sincroniche vicinanze alchemiche, ma sono qui per eventuali segnalazioni delle stesse…

Buon Natale e Buona Cerca!

Chemyst