Tradizione e Segreto

Cari Cercatori e carissimi Neofiti,

questo post nasce da una discussione (forse è meglio dire da una serie di discussioni) su un social network a proposito dei temi più “misteriosi” dell’arte sacra, ovvero materia prima e fuoco segreto. Resta inteso che, per tradizione appunto, non nominerò la prima, mentre per il secondo non dirò nulla poiché le mie convinzioni conoscenze al riguardo non mi consentono di parlarne in termini di certezza. “Allora non c’è nulla da dire?” mi chiederete. Invece no, c’è molto da dire anche così: in tutti i classici dell’ermetismo si parla di materia prima e fuoco segreto senza mai fornire “ricette“: poiché in confronto ai veri maestri io sono molto meno, il massimo che riuscirò a fare sarà… un post!

È noto che la mia Cerca alchemica si svolge nel milieu di Fulcanelli, Canseliet, Lucarelli: quest’ultimo, nella sua opera magistrale di commento al Mistero delle Cattedrali, indica grosso modo il procedimento per ottenere la materia prima. Qui, per qualcuno, sta la prima sorpresa. La materia prima va preparata, va ottenuta, non esiste “in natura” o, men che meno, in negozio. Lucarelli comunque, pur spingendo la sincerità a livelli mai visti prima, non nomina “ingredienti“. Il passo è celebre, a pagina 79 della seconda edizione di Mediterranee, in un periodo che inizia così: “Da una reazione iniziale di misti imperfetti…“. Non dice assolutamente quali. Nessuno lo fa: qualcosa, certamente, è trapelato, in epoca digitale, da qualche ambiente soprattutto francese: gira in rete uno schema, di Atorene, il quale, temo, se ne è assunto le conseguenze.

È più utile, però, a mio avviso, ragionare sui termini. E questo è un principio basilare per lo studio dei testi: ne consegue che chi voglia farlo dovrà dotarsi degli strumenti di analisi necessari. Per quanto possa essere considerato un atteggiamento un po’ snobistico, ritengo necessario (se non indispensabile) avere una buona conoscenza del latino ed è utile anche quella del greco, per poter controllare dalle fonti sia il testo originario sia le citazioni. Io stesso ho dovuto mettermi a studiare il francese, data la numerosità dei testi scritti in questa lingua. È del tutto evidente che conoscere il latino metta al sicuro da certe risibili traduzioni dell’acrostico V.I.T.R.I.O.L., ad esempio, ma anche da certe letture “spiritualistiche” o di “alchimia interna” della lettera di Pontano.

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Misti imperfetti“: ricordo che la prima cosa che appuntai sul mio quaderno fu: “sono più di uno“. Dunque la materia prima è il prodotto di un processo (anche) chimico, cui partecipano più sostanze. Queste Lucarelli le definisce “misti”: chiesi allora: “Sono sali? Solfuri?” Mi fu risposto di non pensare in termini chimici, ma di principi alchemici, ovvero ogni sostanza, meglio ogni corpo è composto da un mix di Solfo e Mercurio. Quando questa proporzione non è perfetta (oro) si parla dunque di misti imperfetti. Tuttavia, Non mi tolgo dalla testa che con il termine “misto” Lucarelli abbia voluto sottolineare un aspetto più sottile, nonché fondamentale, per la riuscita di un procedimento che sta all’inizio delle operazioni per questo motivo dette “filosofiche“, per una facile cabala fonetica.

Criticare peraltro la riservatezza di chi segue una certa linea di comportamento (derivato da un impegno condiviso con i compagni più esperti) è direi inutile, in più inopportuno: sembra invece a chi scrive che tali critiche siano solo frutto di irritazione di chi non ha ricevuto “da bocca ad orecchio” un impianto di ricerca (mai un recipe!) sul quale lavorare negli anni per capire dove indirizzare i propri sforzi. Utilizzare poi quale pretesto di esclusione dall’indirizzo di neofiti tutti i testi legati a questo filone (parliamo di testi quali il Mistero delle Cattedrali, le Dimore Filosofali, L’Alchimia spiegata sui suoi testi classici, Alchimia simbolismo ermetico e pratica filosofale, Due luoghi alchemici, e via via “per li rami” tutta la produzione francese di Bernard Chauviere, Severin Batfroi, Jean Laplace per citarne solo alcuni, e tutta quella italiana) mi sembra rientrare in una sorta di voluta “damnatio memoriae“. Ma allora, se utilizzassimo un tale criterio con logica, dovremmo escludere anche i grandi classici citati al loro interno, quali quelli di Nicolas Flamel, Valois, Limojon de Sainct-Disdier, Basilio Valentino, Filalete… In pratica tutta la storia dei trattati di alchimia, ripresi e commentati nel dettaglio degli autori di scuola di Fulcanelli.

Certo, il punto di vista di chi ha, dal 2008, sposato l’idea di Fulcanelli ed epigoni può essere criticato come “di parte“. Lo riconosco. Mi permetto però di criticare a mia volta chi non utilizza le fonti dirette, ma soltanto traduzioni che gli appaiono convenienti (su che base? perché “sembrano” dire cose che fanno comodo?) perché non ha le conoscenze culturali che prima abbiamo indicato come necessarie.

Non voglio dire che sia indispensabile un cursus studiorum letterario, più magari anche una laurea in Fisica… Non è questo che si richiede. Sono altresì convinto che nell’approccio culturale e metodologico di chi si applica a questa Scienza sia necessaria una cultura ad ampio raggio che includa scienze umane, tecnologiche, linguistiche e che, in mancanza di alcune di esse, per quanto difficoltoso, il ricercatore obbligatoriamente debba integrarle per quanto gli sia possibile.

Questo – mi rendo conto – pare in contrasto anche con certe frange nel mio stesso milieu che affermano che lo studio abbia importanza inferiore alla pratica di laboratorio: direi più correttamente che senza una pratica di laboratorio (con buona pace di alchimisti “interni” o “spirituali“) non si va da nessuna parte, ma che per intraprendere un cammino corretto e per poi riconoscere e valutare i risultati bisogna avere un background culturale solido e multidisciplinare. Mi confortano in questo l’immagine e l’epigramma 42 dell’Atalanta Fugiens di Maier, in cui la “lectio” è posta con pari rilievo accanto all’osservazione, all’esperienza e al ragionamento. È anzi indicata come la “lampada“, ovvero ciò che illumina, rende chiaro, ogni risultato di laboratorio.m-maier-_atalanta_fugiens-_1618-_emblem_xlii

Ma eravamo partiti dalla materia prima, che “prima“, come abbiamo visto, non è, poiché bisogna in qualche modo crearla a partire da altre materie, e dal fuoco segreto, indispensabile “artificio“, ovvero anch’esso “fatto con arte” come suggerisce l’etimo, ma che si manifesta quando le opportune condizioni si vengono a realizzare. Ho una mia personale idea del fuoco segreto, che devo primo poi riuscire a verificare, che si basa (non solo, ma anche) su un versetto dell’alchemico “Patrem parit filia” di Pierre de Corbeil (ne parlammo qui):

Artifex in opere“.

Per il resto, abbiate pazienza. La scala dei filosofi, la chiama Valois.

Con affetto,

Chemyst

Un luogo alchemico?

Cari Compagni di Cerca,

la scorsa estate ho raccolto l’invito di un amico organista e mi sono recato a Gamberale, nella Chiesa di S. Lorenzo costruita nel 1709, dov’è conservato un pregevole organo dei F.lli D’Onofrio, datato circa 1850.

Non ricordo ora il nome dell’organista, un tedesco molto alto ed altrettanto bravo, quello che ricordo è invece che, alzando gli occhi verso l’organo ho visto una statua ignea della Madonna di fattura pregevole  ed un dipinto in una lunetta di mano forse più ingenua e naiive, ma entrambi, diremmo così, interessanti.

La statua lignea della Madonna presenta le caratteristiche iconografiche classiche della Vergine Maria: il colore celeste del manto che copre la bianca veste, la corona di dodici stelle (di cui, per la verità, ne sopravvivono dieci), ed il piede che schiaccia il serpente. Si vede anche uno dei corni del Crescente Lunare, dipinto in giallo, da sotto i suoi piedi…

Manca qui il Mondo, che soggiace anch’esso ai suoi piedi (e sotto anche il serpente e la Luna), sostituito da un piedistallo avvolto in un drappeggio candido, dal quale emergono tre visi di angioletti.  Tutto molto suggestivo, e molto ‘consonante‘ per chi dicendo Vergine pensa alla sua Mater-ia prima, a chi riconosce la natura mercuriale del serpente o financo del Dragone (o della Tarasca?)… ma non finisce qui, le corrispondenze simboliche sono molteplici, a volte anche ingannevoli: mi viene in mente, avendolo letto di recente, che il simbolo che normalmente associamo astrologicamente al Toro (e che in altre raffigurazioni della Vergine viene composto dalla sovrapposizione del Croissant Lunaire al mondo sottostante) in alcune raccolte di simboli alchemici corrisponde al Bismuto.

Meno ingannevole, forse, è invece proprio l’indicazione astrologica connessa al periodo taurino quale uno dei più propizi alla raccolta della Rugiada Celeste, come raffigurato in molte iconografie alchemiche, fra le quali la notissima IV Planche del Mutus Liber, nella quale sono presenti l’Ariete, il Toro ed una coppia di personaggi che svolgono il lavoro di ‘spremitura’ della Rugiada e che, secondo il parere dell’Anonimo autore delle Recreations Hermetiques, può esprimere anche simbolicamente la costellazione dei Gemelli e confermare così quanto illustrato anche da Limojon de Sainct-Disdier nella sua Lettera ai Veri Discepoli di Ermete, dove questa indicazione appare effettivamente più chiaramente raffigurata.

La digressione si è spinta forse un po’ lontano, ma in fondo non proprio, dato che così (credo) va seguito ogni piccolo fil rouge che questo pazzesco gioco a mosaico offertoci da Dama Alchimia ci propone.

Lo concludo proponendo una ben più gradevole raffigurazione della Vergine e del suo simbolismo (nonchè del suo invocato potere ‘ispiratore‘) ad opera di uno dei primi grandi Maestri Fiamminghi che la storia della Musica ci ha tramandato, con questa bellissima Vergene Bella su testo del Signore della Pietra (traduzione artigianale di Petrarca…):

Ma la chiesetta di S. Lorenzo offre altri spunti di meraviglia: una mano ingenua ma senza dubbio ispirata ha raffigurato un Padre Eterno nell’atto di indicare (o forse di creare?) il Sole e una Falce di Luna mentre Egli stesso fluttua in un Firmamento Stellato che sovrasta una sorta di fascia lattescente  che separala scena sovrannaturale dal mondo e dal cielo nostrani.

Mi interrogo sulla natura di quella sorta di Via Lattea, che in verità potrebbe anche far venire in mente altro, come la scia di una cometa o anche forse un flusso acqueo

Certo, a furia di leggere e rileggere libri d’Alchimia forse si finisce davvero per vedere simboli alchemici dovunque. Mi piace però credere, invece, che questo ci aiuti semplicemente a riconoscerli ed a scoprire quanto siano diffusi in ogni forma d’arte, per quanto ingenua, purchè ispirata: dirò di più, la vera forza di questi simboli probabilmente è tale da costituire un’irresistibile stimolo alla loro raffigurazione anche non intenzionale da parte di un artista.

In alternativa, si potrebbe pensare anche che ai committenti della statua e dell’affresco non fossero estranee certe nozioni dell’Arte a noi cara, e questa sarebbe di per sè una bella notizia, se pensiamo che tutto questo avviene in epoca sicuramente successiva all’edificazione della chiesa, in un periodo nel quale l’Alchimia soffre del tumultuoso avanzare della Tecnologia e dello Scientismo e diventa sotterranea, nascosta fra molto meno nobili pseudoscienze occultiste e bollata come chimerica se non come truffaldina.

Eppure, oggi, qui, ma anche altrove, fra noi pochi Innamorati, se ne parla ancora.

Non Nobis Domine…

Chemyst

Una piacevole lettura

Cari Amici,

la cerca è lunga e difficile, oltre che appassionante ed affascinante.

Non sembri perciò frivolo fermarsi e leggere un bel libro, che parli delle cose a noi care, ma solo come sfondo e pretesto per una trama avvincente.

E’ il caso del libro di Fabio Delizzos, al suo esordio da scrittore di thriller, che con ‘La setta degli Alchimisti’ gioca su due piani temporali lontani e paralleli, ma che alla fine si congiungono, mostra una sorprendente facilità narrativa, senza rinunciare ad una attenta ambientazione storica, descritta con essenzialità ma con precisione: forse ad un Cercatore sulle orme di Ermete non sarebbe dispiaciuto un soffermarsi sul particolare, o su una citazione, ma l’Autore sa di scrivere un libro da leggere, possibilmente d’un fiato, e non se lo può permettere. Non che non potrebbe, almeno questo è il sospetto che mi è venuto, dato che alcune nozioni sono circostanziate e soprattutto alcuni concetti fondamentali (e spesso sottovalutati e accantonati anche da molti studiosi), ovvero il carattere Sacro dell’Alchimia, e la precisa ‘scelta di campo’ dell’ Alchimista quando decide di caricarsi di un così pesante fardello. Tutto questo non è così scontato, come dicevo: persino ai “Colloque Eugene Canseliet” organizzati alla Sorbonne in onore dell’Adepto scomparso, spesso mancava il riferimento al Sacro ed a Dio, e Paolo Lucarelli (altro compianto Innamorato dell’Arte, dalla statura quantomeno paragonabile al suo Maestro) in un intervento apparentemente disincantato, a tratti canzonatorio, ma a leggerlo e rileggerlo invece di profondo valore didattico alchemico, se ne lamentò, e fra una battuta ed un ossequio (a Laplace, per esempio) ripercorre l’intera Grande Opera, concludendo così: “La pazienza è la scala dei Filosofi, e l’umiltà la chiave della porta del loro Giardino. Chi persevererà con pazienza ed umiltà, Dio gli farà misericordia”.  E Delizzos questo l’ha colto, immagino leggendo su ‘buoni libri’, e non si è accontentato: ha affidato il ruolo di protagonista ad un musicista realmente esistito, Gaspar Sanz, della Cappella Reale di Spagna, che ha scritto pregevolissime musiche per chitarra barocca, come questa (per la verità un po’ arricchita, ma eraprassi anche all’epoca…):

Chi era Gaspar Sanz? Ecco Wikipedia:

Gaspar Sanz, pseudonimo di Francisco Bartolomé Sanz Celma (Villa de Calanda, 4 aprile 16401710), è stato un presbitero, compositore e chitarrista spagnolo. Laureato in teologia all’Università di Salamanca. Secondo alcuni studiosi è stato il miglior teorico spagnolo del XVII secolo sulla chitarra. Fu maestro di chitarra di Don Juan de Austria al quale dedicò la sua famosa “Instrucción de música sobre la guitarra española” (suddivisa in tre libri), il titolo originale era:

“Instrucción de Música sobre la guitarra española y Método de sus primeros rudimentos, hasta tañerla con destreza, con dos laberintos ingeniosos, variedad de sones y dances de rasgueado y punteado, al estilo español, italiano, frances y inglés, con un breve tratado para acompañar con perfección sobre la parte muy esencial para la guitarra, arpa y organo, resumido en doze reglas y exemplos los mas principales de contrapunto y composición, dedicado al Serenissimo Señor , el Señor Ivan, compuesto por el Lecenciado Gaspar Sanz, aragones, natural de la Villa de Calanda, Bachiller en Teologia por la Insigne Vniversidad de Salamanca”.

Si pensa morì a Madrid nel 1710.”  Ma Delizzos, come leggerete, non concorda con quest’ultima affermazione…

Se a qualcuno questo nome risulterà nuovo, ascoltando bene il video precedente potrebbe forse riconoscervi la melodia, utilizzata da tre grandi del ‘Progressive’ anni ’70 (grazie, Paolo, per la segnalazione):

…oppure, per quelli più legati alla musica italiana, individuare una canzone di un cantautore nostrano, grande ‘riciclatore’ di musica antica:

Sorprendente, inoltre, è stato per me apprendere che Fabio Delizzos è un chitarrista, e possiede anche una chitarra barocca. Questo rende ragione della competenza con la quale parla di musica, come ambienta il concerto con il sopranista, e come immagini un modo di trasmettere un messaggio tramite una partitura criptandolo nell’intavolatura. Cosa non impossibile, certamente: un intero trattato di Alchimia si cela nelle 50 fughe dell’Atalanta Fugiens di Maier, e lo stesso Sans nel frontespizio sopra riprodotto parla di ‘Due labirinti ingegnosi’, ed è un Labirinto quello che accoglie i visitatori a Chartres, quello splendido libro di pietra… sulla Pietra. Ma divago: tornando al libro, vi si possono trovare spunti per riflessioni alchemiche e non, si può sorridere su qualche particolare, come l’idea della Materia Prima, o sulle modalità di assunzione dell’Elisir, ma le idee chiare sulle opzioni della Grande Opera ci sono tutte e tre: l’Elisir o Medicina Universale, la Lampada Perpetua e la Polvere di Proiezione. Anche se, forse, non è tutto qui, ma questa è un’altra storia… Per ora godetevi il libro.

Saluti a tutti…

Chemyst