Il solenne ‘Old Hundredth’, il Salterio Ginevrino ed un canto di parrocchia

Carissimi amici,

in realtà non saprei se questo post, pieno com’è in prevalenza di considerazioni storico – musicali, trovi qui la sua collocazione corretta. Tuttavia, quando lessi l’invocazione sottesa alla melodia, non ho potuto fare a meno di pensare a chi si prodiga, nelle notti giuste, ad elevare al Padre delle Luci la sua preghiera, fatta di fuoco, di dedizione e di abbandono.

Sono però andato a vedere quella frase, sul testo di Gustav Reese, perché avevo riconosciuto immediatamente la melodia: la sua storia vale davvero la pena di essere raccontata.

Il capitolo del Reese [La Musica nel Rinascimento] che stavo leggendo riguardava il Salterio di Ginevra e la nascita, ai fatti, di un nuovo filone musicale legato al protestantesimo, filone costituito di musiche prima monodiche, volutamente a scansione sillabica perché destinate al ‘canto del popolo’ e poi, nonostante l’opposizione dello stesso Lutero, sempre più frequentemente polifoniche.

Accennammo già in passato che questo Salterio (in pratica, una raccolta di Salmi) era in lingua ‘volgare’ e non in Latino, e che Clement Marot stesso, su incarico di Francesco I, li tradusse in Francese. Perché Francesco I fece questo non è chiaro: probabilmente non era affatto intenzionato a sposare lo scisma protestante, forse era soltanto una mossa politica da includere nella dinastica ‘dialettica‘ di potere  fra i Valois ed i De Guise/Lorena: fatto sta che letteralmente gettò Marot nelle braccia del movimento protestante, di fatto facendolo scomunicare e condizionando fortemente la sua vita successiva.

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La veste musicale dei Salmi polifonici in francese vide all’opera insigni musicisti dell’epoca: fra essi spicca il nome di Clement Janequin accanto ad altri di pur grande rilievo come Jean Caulery, Louis Bourgeois, il trattatista Jambe de Fer, Waelrant, ed altri.

Nel nostro percorso di ricerca abbiamo già incontrato i nomi di Janequin e di Caulery, quest’ultimo fu l’autore della musica della Salutation Angelique, quell’Ave Maria tradotta da Marot in modo così particolare, tanto quanto particolare fu la disposizione testuale sulla musica operata dallo stesso Caulery.

Il canto in questione è stato elaborato polifonicamente da Luois Bourgeois, il compositore più rappresentato nel Salterio, ma la melodia non è sua ed è probabilmente preesistente e di origine – al pari di molte altre  – popolare. Bourgeois la tratta inserendola nella voce di tenore: in questo modo forse voleva non metterla in evidenza, anche se questa era comunque una pratica musicale comune. Comunque, questa melodia ebbe un successo straordinario che è perdurato fino ai nostri giorni e, con forme solo lievemente diverse, è entrata nelle celebrazioni solenni del Regno Unito (noto come ‘The Old Hundred‘, nella versione di Sir Vaughan – Williams, accompagna l’ingresso solenne a Westminister della Regina).

 Essa  è anche pratica comune nelle occasioni liturgiche domenicali delle nostre Parrocchie con il titolo di ‘Noi canteremo Gloria a Te’, nella elaborazione musicale di un tal Testi.

Ho cercato una esecuzione dignitosa, fra le tante disponibili in rete: la differenza si sente comunque. La confusione, poi, regna sovrana: nel video qui sopra il brano viene indicato come ‘Noi canteremo Gloria a Te‘ e poi, fra parentesi,  L. Bourgeois: “All people that on earth do dwell“, che è l’incipit del testo elaborato da Vaughan Williams, dato che Bourgeois, come detto, ha armonizzato un testo francese.

A questo punto mi sia consentito un po’ di sarcasmo verso quella classe clericale che continua a gestire in modo dissennato la musica liturgica in Italia: mi chiedo quanti preti (di qualsiasi colore abbiano la tonaca, nera, porpora o viola) sappiano mai che ‘Noi canteremo Gloria a Te‘ è un corale del Salterio Ginevrino, manifesto sonoro del nascente Protestantesimo,  e ‘Signore Dolce Volto‘, uno degli ‘hit‘ liturgici della Settimana Santa, beniamino delle anziane recitatrici di rosari, un corale con il testo scritto da Lutero… e si permettono poi di bandire la polifonia scritta da Autori giganteschi a favore di cacofonie ritmiche per di più approssimative con la scusa (tutta italiana, peraltro) di una (a conti fatti fallimentare, se non definitivamente fallita) “partecipazione del popolo” al canto, travisando (ad arte?) le direttive del Concilio Vaticano II.

Sed de hoc satis.

Naturalmente, sia nell’Old Hundredth, sia nella più modesta versione ‘neocattolica’, il testo originario non è sopravvissuto. Ma veniamo alle parole, che giustificano forse il perché questo canto giunge su un blog di Alchimia. Guardate voi stessi:

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La melodia è quella, e la traduzione italiana fedele: non è stupefacente il suo senso, almeno se a leggerla siamo noi alchimisti operativi?

Il testo appartiene al Salmo 134 (133): così è nella King James’ Bible:

Behold, bless ye the LORD,

all [ye] servants of the LORD,

which by night stand

in the house of the LORD.

Questo il testo della ‘Vulgata‘ (al n. 133):

Ecce benedicite Domino omnes servi Domini qui statis in domo Domini
in noctibus levate manus vestras ad sanctum et benedicite Domino
benedicat tibi Dominus ex Sion factor caeli et terrae

Il Salmo è un cosiddetto ‘Canto di Ascesa‘ che veniva recitato/cantato una volta che il pellegrino aveva salito i gradini del tempio di Sion ed era giunto al cospetto del Signore.

Anche senza valenze alchemiche, la suggestione simbolica è potente e patente: l’ascesa si trasforma in ascesi, la salita fisica di una scalinata nel raggiungimento di un luogo elevato dell’anima.

Ma perché la notte?

Certo, ricordiamo tutti la bellezza della preghiera d’amore di Juan de la Cruz, di cui parlammo qui e le possibili implicazioni dei suoi versi appassionati. Ma qui, per chi tutte le notti ‘buone‘ accanto al forno e tramite esso recita la sua preghiera ardente (in tutti i sensi), sembra proprio che il Salmista si rivolga a… noi. Ed ecco che, come ebbe a dire Lucarelli alla Sorbona, ci appare spaventosamente chiara la portata della preghiera elevata per tramite del fuoco:

Jean Lapiace mi diceva una volta, e lo ricordo ancora, che se un alchimista fosse completamente cosciente di ciò che va a fare, non oserebbe mai compiere la più piccola operazione. Ci vuole un po’ d’incoscienza per avere il coraggio di avvicinarsi al forno e dire a Dio: “Vieni a casa mia”. Ci vuole molto coraggio“.

A tradurre questo Salmo non è stato Clement Marot, ma Theodore de Beze. Come il primo, però, egli sceglie nel tradurre: sceglie il testo della King James’ Bible e non il Latino della Vulgata [1]. Polemica religiosa? Indicazione politica? Forse. A noi però piace pensare che sia  un ulteriore tassello di quel mosaico sottile che passa per la Salutation Angelique cara a Canseliet musicata da Caulery e per la Pere Eternel di Clemens non Papa, sempre su testo tradotto da Marot. E mi tengo buona per le mie notti primaverili questo canto di preghiera e di buon auspicio per le attese ‘generazioni’ future.

Buen Camino

Chemyst

[1] La biografia di De Beze, successore di Calvino, è piuttosto interessante: una sintesi è qui

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Salutation Angelique

Cari Amici,

l’ho già fatto altrove, ma riprendo e vi sottopongo (incomplete ed approssimative, ma via via più ricche di nuovi spunti) alcune riflessioni sulla Vergine, per di più paritura sin dal momento in cui l’Arcangelo la ‘saluta’: “Ave Maria”.

Qualcuno ricorderà un certo thread in un allora ricco ‘altrove’ sull’Annunciazione, e persino che il sottoscritto allora era inconsapevole data l’ ignoranza di lingua francese, che la ‘Salutation Angelique‘ altro non è che l’Ave Maria: eppure, proprio in quel thread, e tanto inconsciamente quanto propriamente, la musica (un rozzo  MIDI) della Salutation Angelique…

Di cosa parlo? Andiamo con ordine…

Nel felice regno di quell’astuto quanto illuminato (dalla sorella Marguerite d’Angouleme) monarca che risponde al nome di Francesco I di Valois, Clement Marot, poeta innovatore ed anticonvenzionale, su incarico dello stesso sovrano tradusse, sulla scia di quanto avveniva nella ‘vicina’ Germania ad opera di Lutero, i Salmi della liturgia Latina/Romana in Francese: lo scopo del re forse era quello di tenersi pronto a cavalcare l’onda del Protestantesimo, o soltanto ad armare un argomento di dialettica politica con lo stato Vaticano, fatto sta che di fatto crea un florilegio di composizioni polifoniche sacre in madrelingua, oggi poco conosciuto ma comunque di grande interesse musicale (e non solo, come vedremo se avrete pazienza ancora un poco…).

Marot, però, traduce in Francese anche l’Ave Maria (che non è certo un Salmo), e lo fa ‘suo sensu’, o perlomeno così sembra a chi, ormai, folgorato da solo qualche scintilla di vivida Luce, vede Alchimia dappertutto.

Però, però, leggetevi i due testi e ditemi se anche voi non riconosciate qualche traccia di un certo ‘fil rouge

TESTO LATINO

 (come, ad esempio, potete trovarlo nella veste musicale di Jakob Arcadelt… toh, un Fiammingo…)

Ave Maria, gratia plena
Dominus tecum, Ave Maria.

Benedicta tu in mulieribus
Et benedictus fructus ventris tui,
Jesus.

Sancta Maria, ora pro nobis

Amen

TESTO FRANCESE

Rejouy toy, Vierge Marie,
Pleine de grace abondamment

Le Seigneur qui tout seigneurie
Est avec toy divinement

Bendis te certes tu es entre
Celles dessous le firmamente
Car le fruit qui est en ton ventre
Est benict eternellement

Sembra proprio che il buon Marot abbia ‘farcito la focaccia’ ‘abondamment’ per dirla con il Poeta. e non mi pare per … esigenze di rima, o almeno non solo.  Considerate che il testo liturgico attualmente in uso è ben differente (lo è del resto anche il testo italiano attuale, ed anche quello latino si è modificato nei secoli successivi) :

 Je vous salue, Marie, pleine de grâce, le Seigneur est avec vous . Vous êtes bénie entre toutes les femmes et Jésus, le fruit de vos entrailles, est béni. Sainte Marie, Mère de Dieu, priez pour nous, pauvres pécheurs, maintenant et à l’heure de notre mort.


Se poi volessimo trascrivere il testo così come appare nella sua veste musicale, composta da Jean Caulery, maestro di Cappella alla Cattedrale di Bruxelles (Bruxelles? Sì, allora Bruxelles, e tutte le Fiandre, facevano parte del regno di Francia… e sì, Caulery è dunque un Fiammingo anche lui…):

Salutation Angelique

Rejouy toy, Vierge Marie,
Pleine de grace abondamment

Le Seigneur qui tout seigneurie
Est avec toy divinement
Est avec toy divinement
Est avec toy divinement

Bendis te certes tu es entre
Celles dessous le firmamente
Car le fruit qui est en ton ventre
Est benict eternellement

‘E’ con te divinamente’ è dunque ripetuto tre volte… Ci sono poi altre particolarità interessanti, che devono avere una qualche ragione per discostarsi dal testo Latino: ad esempio la Vergine è definita “fra quelle sopra il Firmamento perchè il frutto del tuo ventre è benedetto eternamente“. Come sa di… operativo! E non sembra, non sembra che ‘suoni’ forse anche come ‘Tu es entre Sel de sous le firmamente’??? Torna forse qui quel paradosso? E poi, e poi… le seigneur qui tout signeurie est avec toy divinement: Caulery lo fa ripetere tre volte nella sua veste musicale, ed il numero tre ha una sua precisa simbologia nella musica, ed indica il Sacro. Dunque qui Caulery punta deciso il dito e noi poveri folli ce ne accorgiamo, ed ascoltiamo ‘divinement‘ come ‘divine aymant‘, se non persino ‘du vine aymant‘… ma siamo, l’ho detto, dei poveri folli, forse un po’ ebbri addirittura…

Vi invito inoltre a considerare caldamente l’immagine, tratta dal secondo libro di Canseliet  [L’Alchimia spiegata sui suoi testi classici, ed. Mediterranee, Tav. XVI] così come le note del Maestro di Savignies in proposito: in particolare, seguendo con gli occhi i gesti dei personaggi, le direzioni dei filatteri e la disposizione delle figure, facendo un po’ di Iconografia Alchemica per davvero. Canseliet, da bravo ermetista ermetico, frammenta le informazioni che deduce da quest’immagine in tre luoghi del libro:

1) il testo;

2) la didascalia della figura; 

3) l’indice delle figure.

Partiamo da quest’ultimo, che ci rivela il titolo del bassorilievo, appunto ‘La Salutation Angelique’.  Il testo, che val la pena di ripotare a tratti, è interessante: “… E’ evidente la volontà che si segua la scena dal basso in alto, dalla poesia ineffabile alla gravità scientifica. La giovane Vergine, inginocchiata su un cuscino, posa la mano sinistra sul libro che è aperto [in realtà lo sfoglia] e che è sostenuto da un angioletto. Con la destra ha sollevato il pesante e lungo mantello, mentre ascolta, commossa, il saluto dell’angelo che sostiene il filatterio che sale obliquamente:

Ave Maria gratia plena

Lo studioso sa quale importanza attribuiva il nostro maestro a questo genere di banderuole che si vedono sulle immagini dipinte o scolpite, e che portano delle iscrizioni o ne sono sprovviste…

Dal gran vaso, posto tra l’angelo e la sua sovrana, si innalza  alto lo stelo di un giglio le cui fogliesembrano fiamme e che si divide, all’estremità, in tre magnifiche corolle. Simboli della purezza, questi fiori ricordano le tre reiterazioni che, non appena il mercurio è separato, lo purifica per mezzo del fuoco e del sale, La Vergine che era nera è diventata bianca.

L’appoggio che Maria trova sul volume aperto, è complice del suo sguardo all’angelo Gabriele e si ricongiunge al gesto dell’Onnipotente barbuto che punta l’indice diritto sul nostro globo crucifero. Di fronte a questo simbolo sferico, che l’iconografia utilizza sin dai primi secoli, non spinge al sorrisoil fatto che si possa ammettere che il medioevo abbia creduto che la terra fosse piatta?

Emblema dello spirito, una colomba sembra unire nel suo volo il globo con il libro apertoe scendere su questo, per segnalare che la materia ora è animata e che, di conseguenza, è diventata la “terra fogliata”… “

A nostra volta noteremo che il bassorilievo è inscritto in una sorat di ‘vela’ architettonica a forma grossolanamente triangolaro, o meglio  di apice di ogiva, che ricorda indubbiamente il simbolo del fuoco (elemento?), e forse la sua sede.

Se si volesse poi leggere anche su diversi piani l’immagine, appare chiaro che la Vergine diviene Madre grazie alla sua fecondazione spiritualissima ed al  contestuale annuncio dell’Arcangelo Gabriele (che, per inciso, significa ‘La Forza di Dio‘) diviene  Candida: e qui arriviamo alla didascalia di Canseliet, che dice, solo a coloro che naturalmente vadano a voltare la pagina ed a soffermarvicisi: “Come la Vergine diventa bianca, all’Annunciazione, così la terra dell’artista si albifica, non appena lospirito l’ha penetrata. E’ chiamata allora la terra delle foglie e, per la sua struttura assomiglia al libro che sta aperto davanti alla Vergine Maria appena fecondata”.  Aggiungerei che, forse, vi è così una pletora simbolica, a meno che non consideriamo che è la Vergine stessa che apre il libro e che quindi questa terra bianca fogliata è distinta, altra dalla nostra Materia Prima: ma qui riconosco di essermi spinto nel campo delle ipotesi. Infine aggiungerei che la forma della vela possiamo considerarla anche come l’unione di un triangolo con un cerchio (data la rotondità dei suoi lati) e vedere (come peraltro ha fatto Canseiet) l’immagine in senso ciclico; tuttavia la forma triangolare ci rimanda all’irraggiamento cosmico della notissima IV Planche del Mutus Liber, per cui, senza farci ingannare dal fatto che la nostra scrittura è destrorsa, possiamo ben dire che il Filatterio con l’annuncio della ‘Gratia plena’ proviene, per il tramite dell’Arcangelo Gabriele -Forza Divina –  Rhosis – Rugiada filosofica, dallo stesso Onnipotente che manda, sul versante parallelo, lo Spirito Santo fecondatore. Quel triplice giglio dalle foglie ignee, infine, potrebbe essere il necessario magnete, il triplice ‘aymant’ colto ed evidenziato, magari su suggerimento dello stesso Clement Marot, avvezzo a cattive compagnie quali Rabelais, da Jean Caulery nella sua composizione.

Chiudo queste disordinate ‘note’ musicali e non, rammaricandomi di non poter postare un video o un audio della Salutation di Caulery/Marot ma ripromettendomi di farlo appena possibile (appena riesco a registrarla io stesso) e rimarcando che l’Alchimia, se da un lato si protegge da sola, dall’altro non manca di protendersi trasversalmente in tutte le Arti (letteratura, musica, pittura, architettura) lasciando qua e là segnali neanche tanto nascosti, per coloro che follemente sappiano intravederli ed immaginare un sentiero da essi indicato.

Un saluto affettuoso

Noldor