Hevene Quene…

Cari Amici,

da un po’ questo blog tace. E’ sempre più difficile, per me, scrivervi, e le occasioni per trovare il tempo necessario sono sempre più rare. Di cose da dire ce ne sarebbero, ma è bene non farlo con superficialità, per questo preferisco diradare i post se posso privilegiare qualcosa di valido.

D’altra parte, di Alchimia trovate altrove chi ne sa di più, ed anche chi è convinto di saperne di più. Io da parte mia sono convinto di saperne poco, e più avanzo più scopro una materia delicatamente complessa: come d’altronde potrebbe non essere, se essa descrive l’essenza stessa del mondo, anzi, di questo mondo e quell’altro?

Tuttavia, accontentiamoci delle briciole: esse aiutarono Pollicino, e sono sempre utili.

Il tempo è quello di Natale, ed oltre a fermarci come fa il Sol Invictus a considerare quel che è stato e quel che sarà, ascoltiamo sempre con caldo affetto le musiche del periodo. Fra queste, trovo straordinaria una semplice melodia a due voci del tempo antico, scritta nel lontano XIII secolo nella lontana Inghilterra: si tratta di Edi beo thu, una nenia dal sapore pastorale, che tuttavia ha un’importanza musicale non banale.

Metto un paio di versioni, le migliori che ho trovato, anche se una ‘troppo colta’ (la seconda) e l’altra più fedele, ma con un bordone aggiunto che, in fondo, tradisce la vera spinta innovativa di questo canto, all’apparenza semplice.

Si tratta in realtà di un canto devozionale (non liturgico, forse paraliturgico) dedicato alla Vergine Maria (Hevene quene sta, in Inglese medio, per Heaven’s queen), e quindi non strettamente natalizio: tuttavia il suo carattere pastorale ce lo avvicina alle pive che immaginiamo debbano adornare ogni presepe, ed il suo ritmo dolcemente binario ma su base ternaria (ad ulteriore testimonianza della sua antichità) ci culla amorevolmente.

D’altra parte, molto del miracoloso insito nella Nascita del Redentore sta nel fatto che essa sia avvenuta tramite la Vergine Maria, la Virgo un tempo Paritura, la Figlia che partorì il Padre, la straordinaria creatura che fu la tempo stesso Madre di Dio, Figlia di Dio ed in quanto tale Sorella di Cristo.

Il testo, traslato in inglese moderno, suona così:

Blessed are you, queen of heaven, people’s comfort and angels’ bliss,
Mother unblemished, maiden pure, such in this world none other is.
It is clear for all to see, of all women, you have the prize.
My sweetest lady, hear my prayer, have pity on me if your will it is.

You ascend as the ray of dawn which rises out of the darkest night.
From you springs new illumination, bathing the whole creation in light.
There is no maid of your complexion, fair and beautiful, fresh and bright.
Sweet lady, on me have compassion and have mercy on me, your knight.

Blossom sprung from a single root, the Holy Ghost made you heavenly queen.
That was for the good of all people, for our eternal souls to redeem.
Lady, mild, soft and sweet, I cry for mercy, I am your man,
Both hand and foot and all completely, serving you in all ways that I can.

You are earth’s goodly seed, on you falls the heavenly dew.
From you springs the blessed fruit the Holy Ghost has sown in you.
You bring us out of care and dread that Eve so bitterly for us brewed.
You shall us into heaven lead, so well sweet is that heavenly dew.

Mother, full of noble virtue, maiden so patient, lady so wise.
I am in your love now bonded, and for you is all my desire.
Shield me from the fiend of hell, as you are noble, and may and will
Help me till my life is ended, reconcile me to your son, his will.

E’ un testo accoratamente devoto, che un Cavaliere rivolge alla Vergine Maria. Tuttavia, alcune espressioni ricordano quelle mutuate dal linguaggio alchemico per parlare della materia, dello spirito universale, del figlio celeste… c’è spesso citata la Luce, ‘Tu sorgi come il raggio dell’alba che sortisce dalla notte più nera‘ mi pare ad esempio molto significativo: mi riporta immediatamente in mente il titolo del trattato di Santinelli, Lux obnubilata suapte natura refulgens. E dice ‘dalla notte più nera‘: parla, direte, del Solstizio d’Inverno, e ci sta, siamo a Natale, le notti, soprattutto al nord, sono lunghe… oppure parla del ‘nero nerissimo‘ necessario a che sorga la Lux?

Anche la Rugiada ricorre, ed è ‘heavenly‘, proprio una ‘Rugiada celeste’! E serve a far sbocciare il seme nella terra, così come lo Spirito Santo fa nascere il Figlio benedetto dal suo ventre: ed anche questa metafora la conosciamo bene, Lucarelli ci dice che per fare un Figlio di Dio ci vuole una Vergine Immacolata…

In questi giorni oscuri, dunque, ci sia di conforto la preghiera del fedele Cavaliere che sotto le spoglie di un’ingenua passione ci tramanda, mediante una dolce polifonia arcaica (ma quanto importante! Da musica così nacque, per l’uso sapiente che fece Dunstable delle terze, addirittura la Scuola Fiamminga! Ma questa è un altra storia…) insegnamenti preziosi, piccole briciole per noi perduti Pollicini testardi ed altrettanto devoti alla Bianca Dama dei nostri sogni.

Chemyst

Annunci