Le Feu du Printemps

Cari Compagni,

ci siamo!  Dice Elemire Zolla, l’Alchimista del Verbo, come lo ha definito Paolo Lucarelli, ovvero colui che ha penetrato con il solo studio dei testi più di un segreto operativo alchemico, che un osservatore posto in un luogo propizio possa sentire un tuono quando il Sole entri in Ariete.

È un’immagine suggestiva, romantica se volete, sicuramente benefica per chi abbia la possibilità di sperimentarla, ma ha – e come dubitarne – dei risvolti ‘filosofici’: è infatti in Primavera che la Natura si risveglia per mezzo del Fuoco (I.N.R.I.), e l’Ariete  (connesso a Marte) è un segno di Fuoco, ed è proprio Marte (in qualche modo) che ci consente di ‘aprire la porta’ e fornire un altro Fuoco, Sulfureo nel miglior intendimento filosofico possibile, alla nostra ‘progenie di Saturno’. Ma – come per tutte le cose nella nostra manifestazione duale – per semplicemente ‘essere’ – ha bisogno di un’Acqua, un Mercurio magari… Ed ecco che il Fuoco che ci necessita ci viene fornito da un’Acqua mirabile, in-formata di Fuoco…

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Più mi addentro in questo meraviglioso garbuglio in cui tutte le cose cambiano di segno, e più con gioia scopro che i segni e le polarità di ogni materia, agente, sostanza o sale, sfuggono alla nostra categorizzazione, e minano ogni nostra certezza. Eppure comincio a vedere, in tutto ciò, una grande bellezza.

E scopro così che, in fondo, ogni acqua (anche quella per fare la pasta) è un fuoco.

Buona Primavera a tutti i Folli, ma proprio a tutti, dalla Sicilia, dalla Campania, dalle mie verdi e martoriate contrade, dalla verde Sardegna e dall’ancor più verde, direi Vitriolica, Umbria, alle campagne dell’Urbinate, alle pianure d’Emilia e di Romagna ed a quelle Mediolanensi, alle acquee contrade Pavesi, alle magiche strade Torinesi e finanche ai monti del Trentino, ovunque ci sia un Cercatore (purchè d’animo sincero e dal cuore affettuoso) che celebri l’Acqua Ignea della Luminosa Rinascita della Natura prodiga e feconda.

Ed ora,  al lavoro…

Chemyst

Ecco la Primavera

Cari Compagni di Cerca,

un po’ in sordina, riecco la Primavera: oggi un cielo sereno lo afferma, dopo giorni ventosi ed umidi. Incurante dei nostri affanni quotidiani, la Natura torna a svelare la sua abbacinante bellezza, ad adoperare la sua sapienza nel risvegliare l’universo mondo e ad offrirci la sua immensa forza segreta, quella forza forte di ogni forza cara al Trismegisto.

Si manifesta apertamente, e poeti e musici, da sempre, ne colgono prontamente i benefici profluvi: ecco come la canta il cieco Francesco Landini, che ci ha ispirato anche il titolo di questo modesto omaggio:

 

Ecco la primavera,
Che’l cor fa rallegrare,
Temp’è d’annamorare
E star con lieta cera.

Noi vegiam l’aria e’l tempo
Che pur chiam’ allegria
In questo vago tempo
Ogni cosa vagheça.

L’erbe con gran frescheça
E fior’ coprono i prati,
E gli albori adornati
Sono in simil manera.

Ecco la primavera
Che’l cor fa rallegrare
Temp’è d’annamorare
E star con lieta cera.

Accade così che, se il Cielo resterà scevro da nubi, questa notte, con una benevola Luna quasi piena, pochi coraggiosi di cuore puro ed ardente torneranno ad accendere il Fuoco. Qualcuno di loro, trepidante d’emozione, lo farà per la prima volta, e soltanto simbolicamente: entrerà così in un Regno Incantato. A loro un augurio particolare, che la Forza di cui sopra sia sempre al loro fianco.

A tutti gli altri, il mio affetto sincero, a tutti, quelli che camminano davanti a me, quelli che si sono fermati e quelli che si sono persi. A tutti loro un pensiero ed un ringraziamento, perché soltanto grazie a loro, alla loro disponibilità generosa e gratuita a farmi salire per un tempo breve o lungo sulle loro spalle, la mia vista ha potuto spaziare verso orizzonti troppo lontani per i miei occhi miopi.

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La strada sui passi di Dama Alchimia è tortuosa e difficile, si percorre di notte e con la fioca luce della Luna e della Lampada, ed anche i grandi ed i sapienti, a volte, inciampano e cadono, magari ad un passo dalla meta, magari per troppo affetto, per la stanchezza degli anni, per un senso di rettitudine degenerato in rigidità di cuore, per un abbaglio, per l’errore di giudizio di un compagno… Alchimia non se ne cura, non può né deve, e non ha figli e figliastri. E lei sola alla fine saprà chi premiare e chi no. Nessun altro.

Dunque animo, c’è da preparare il forno, le materie sono pronte, l’attesa è finita.

Fuoco!

Noldor

Printemps…

Cari Amici e Compagni di Cerca,

questa Primavera è diversa dalle altre, incombono eventi e necessità. Vado di fretta…

Non volevo però lasciarla passare senza un saluto ed un augurio per tutti. E, come sempre, cerco nelle musiche di un tempo una traccia, un sorriso, un ammiccamento alla nostra amata Arte (a quei tempi non manca mai!)

E’ una bellissima Chanson di Claude ‘le Jeune’ (l’Ainee essendo probabilmente Claudin de Sermisy).  Il testo, questa volta, non lo traduco: per chi vuole, c’è di tutto e di più, e ve lo lascio così, a vostra disposizione, quasi come un ricco buffet: 

Revecy venir du Printans,
L’amoureuz’ et belle saizon.

Le courant des eaus recherchant,
Le canal d’été s’éclaircît:
Et lamer calme de ces flots,
Amolit le triste courrous:
Le Canard s’égay’ se plonjant,
Et se lave coint dedans l’eau
Et la grû’ qui fourche son voi,
Retraverse l’air et s’en va.

(Refrain)

Le Soleil éclaire luizant,
D’une plus sereine clairté:
Du nuage l’ombre s’enfuit,
Qui se ioû’ et court et noircît
Et foretz et champs et coutaus,
Le labeur humain reverdît,
Et la prê’ decouvre ses fleurs.

(Refrain)

De Venus le filz Cupidon,
L’univers semant de ses trais,
De sa flamme va réchaufér.
Animaus, qui volet en l’air,
Animaus, qui rampet au chams
Animaus, qui naget auz eaus.
Ce qui mesmement ne sent pas,
Amoureux se fond de plaizir.

(Refrain)

Rion aussi nous: et cherchon
Les ébas et ieus du Printans
Toute chose rit de plaizir:
Sélebron la gaye saizon,

E’ francese antico, del ‘500, (il titolo oggi sarebbe Revoicy venir du Printemps) ma siete tutti abituati a sentire il suono delle parole, e non la grafia…

Buona Cerca e buona Fortuna 😉 a tutti!

Chemyst

Alleluja, il Signore è risorto… davvero

Cari Amici e Cercatori sinceri,

domani è Pasqua, il giorno della Resurrezione di Nostro Signore. Non volevo fare una dissertazione dotta dei segnificati alchemici della Pasqua, confesso che ci volevo provare, ma avrei prodotto un testo o troppo prolisso oppure, per evitare questo, qualcosa di incompleto. Se qualcuno volesse, può comunque cimentarsi nella lettura di Severine Batfroi La Via dell’Alchimia Cristiana per i tipi di Arkeios, e vi troverà un apposito capitolo e riferimenti in abbondanza a testi classici di valore.

Non volevo però mancare all’appuntamento con gli Auguri, e cercavo – more solito – un brano antico adatto allo scopo, e mi imbatto in questo, bellissimo, organum:

Il testo, di giubilo pasquale, è il seguente:

Alleluia. Quia surrexit Dominus vere,
et apparuit Simoni, alleluia.
Exultemus et laetemur
dies ista laetitiae.
Haec dies, quam fecit Dominus
Exultemus et laetemur in ea.
Alleluia.

Come nel titolo, possiamo tradurre:

Alleluia, perchè il Signore è risorto davvero’.

Ma, con un pizzico di fantasia, si può anche tradurre:

Alleluia, perchè il Signore è risorto in Primavera“.

Non devo dire a voi perchè questa nuova versione mi piaccia di più e mi commuova.

Auguri!

Chemyst

Ecco la Primavera, che’l cor fa rallegrare

Cari Compagni di Cerca,

ebbene sì, anche se in qualche parte d’Italia non sembra proprio, è arrivata Primavera. Le parole del titolo sono tratte da un Madrigale trecentesco di Francesco Landino, il ‘Cieco degli Organi‘, che pur doveva avvertire in qualche modo il richiamo alla vita di questa stagione.

Queste le parole che il massimo Maestro dell’Ars Novaha posto in musica, e che vorrei auspicio per questa stagione iniziata in sordina, seppur con Luna piena ed al perigeo:

Ecco la primavera

che ‘l cor fa rallegrare

Temp’è da ‘nnamorare

e star con lieta cera.

L’erbe con gran frescheza

e fiori copron i prati

e gli alberi adornati

in simil manera.

No’ vegiam l’aria e ‘l tempo

che pur chiama allegrezza

in questo vago tempo

ogni cosa ha vaghezza.

Potrà sembrare banale, a maggior ragione allora che la civiltà consentiva di vivere più a contatto con la Natura, eppure il tema centrale di questi versi è il rinnovamento che la Natura porta con sé: e non è questo, appunto, che pochi appassionati ogni anno fanno per questo mondo sbagliato? Accendono un fuoco (Igne Natura Renovatur Integra) ed attendono, sereni e felici…

Ma molti sono stati i musicied i poeti che hanno cantato la Primavera: Joaquim du Bellay, se non sbaglio,  è l’autore di questi versi altalenanti, scritti secondo le nuove regole da lui introdotte, ed il talento geniale di Claude Le Jeune ha trasformato il loro zoppicare in un artificio ritmico gradevole e brillante:

Revecy venir du Printans.
L’amoureuz’ et belle saizon.

Le courant des eaus recherchant,
Le canal d’été s’éclaircît:
Et lamer calme de ces flots,
Amolit le triste courrous:
Le Canard s’égay’ se plonjant,
Et se lave coint dedans l’eau
Et la grû’ qui fourche son voi,
Retraverse l’air et s’en va.

Revecy venir du Printans.
L’amoureuz’ et belle saizon.

Le Soleil éclaire luizant,
D’une plus sereine clairté:
Du nuage l’ombre s’enfuit,
Qui se ioû’ et court et noircît
Et foretz et champs et coutaus,
Le labeur humain reverdît,
Et la prê’ decouvre ses fleurs.

Revecy venir du Printans.
L’amoureuz’ et belle saizon.

De Venus le filz cupidon,
L’univers semant de ses trais,
De sa flamme va réchaufér.
Animaus, qui volet en l’air,
Animaus, qui rampet au chams
Animaus, qui naget auz eaus.
Ce qui mesmement ne sent pas,
Amoureux se fond de plaizir.

Revecy venir du Printans.
L’amoureuz’ et belle saizon.

Rion aussi nous: et cherchon
Les ébas et ieus du Printans
Toute chose rit de plaizir:
Sélebron la gaye saizon,

Revecy venir du Printans.
L’amoureuz’ et belle saizon.

Al buon cuore dei francesisti lascio il piacere di una bella traduzione, a me piacciono i ‘Lavori dell’uomo che rinverdiscono’ ad un certo punto, ma gli spunti sono molteplici… e pensare che voleva essere solo un post augurale!

A tutti l’augurio di una Primavera di speranza

Chemyst

 

 

Ave Verum Corpus

Cari Curiosi,

non so se il mio presupposto sia fondato, cioè che ad una certa scuola musicale sia stata affidata la Fiammella della Tradizione, fatto sta che la scelta dei testi sacri da porre in musica da parte dei Fiamminghi, di qualsiasi generazione, sembra indicare che una certa conoscenza delle cose ermetiche fosse parte del loro bagaglio. D’altronde, qualche vicinanza culturale fra uno dei più grandi dei Fiamminghi e la corte Estense non impervia al sapere ermetico è stata già posta in luce in un precedente post. Di conseguenza, non è con azzardo che sottoponiamo qui alla vostra curiosità un testo pieno di interesse (perchè pieno di riferimenti alla nostra Arte) che è stato posto in musica da quello stesso Maestro Fiammingo che ha musicato Virgo Salutiferi oggetto di un precedente post. Questo Maestro è Josquin Desprez (nei commenti al post citato c’è anche una sua puntuale biografia tracciata da Captain Nemo) ed il testo da lui musicato è Ave Verum Corpus.

Qualcuno di voi potrebbe anche aver fatto parte di un coro: di conseguenza sicuramente si è imbattuto in un famoso brano di Wolfgang Amadeus Mozart che porta il medesimo titolo, Ave Verum Corpus. Questo fatto, indirettamente, potrebbe confermare il contenuto ‘esoterico’ del testo: Mozart infatti lo compose durante il suo ‘Periodo Massonico’ , quindi sia lui, se fosse avanzato abbastanza nel suo cammino iniziatico al punto da percepirne i significati, sia gli eventuali committenti potrebbero essere stati consapevoli  di alcuni riferimenti inseriti in questo testo.

Il testo è il seguente, ma sia Mozart che Desprez lo hanno musicato solo in parte:

Ave Verum Corpus natum de Maria Virgine

Vere passum, immolatum in cruce pro homine,

Cujus latus perforatum unda fluxit et sanguine,

Esto nobis praegustatum in mortis examine.

O Jesu dulcis, O Jesu pie, O Jesu, fili Mariae,

Miserere mei. Amen

La traduzione italiana è la seguente:

Ave, o vero corpo,  nato da Maria Vergine,

che veramente patì e fu immolato  sulla croce per l’uomo,

dal cui fianco squarciato  sgorgarono acqua e sangue:

fa’ che noi possiamo gustarti  nella prova suprema della morte.

O Gesù dolce, o Gesù pio,  o Gesù figlio di Maria.

Pietà di me. Amen.

Va subito detto che Mozart non ha musicato la preghiera finale ‘O dulcis, o pie, o Fili Virginae Mariae’, mentre Desprez ha tralasciato ‘Esto nobis praegustatum in mortis examine’.

Ma cominciamo da… capo ! Ave, verum Corpus: si parla di un ‘corpo’ ovvero di un qualcosa di ‘f’isso’, di materiale, tangibile, solido: è di questi giorni la pubblicazione da parte di Captain Nemo, con sorprendente tempismo, di un post su Maria la Profetessa nel corso del quale cita un suo passo in cui si parla, appunto di un ‘verum corpus‘: una ‘coincidenza’ davvero divertente! Per di più, questo ‘corpus’ (curioso, anagrammandolo viene ‘cupros’…) è ‘natum de Maria Virgine’, ovvero da una mater(ia) vergine… e fin qui ci siamo, perfettamente nello schema dell’Opera, quando, parafrasando un’altra composizione musicale, una Lauda a tre voci di Anerio, assistiamo ‘All’apparir del sempiterno Sole’.

Ma il nostro testo riserva ben altre sorprese: chi l’ha redatto sapeva bene che, dopo un cotal titolo “Ave VERUM Corpus’, tutti, per similitudine, avrebbero tradotto il successivo ‘vere passum‘ con ‘veramente patì’, ‘davvero patì’ o anche ‘passò’. Tuttavia, ‘vere’ può sì essere, ed a pieno titolo, l’avverbio ‘veramente’, ma altrettanto correttamente può essere tradotto con ‘in Primavera‘, con un ablativo di tipo temporale da Ver, veris, Primavera, appunto. Ed è in Primavera che lavorano gli Alchimisti, quando copiosa discende la Rugiada Celeste nelle notti d’Ariete e di Toro.  Se poi, una volta accesasi la fiammella della curiosità, si voglia consultare un Dizionario latino di buona qualità (suggerisco vivamente Georges-Calonghi) si potranno scoprire tanti significati meno noti delle parole: è il caso di passum, aggettivo neutro derivato da Patio, da cui ‘paziente’ (… paziente? dove ho letto paziente ed agente?) e che sicuramente significa ‘ha sofferto’… e, aggiungo, essendo morto all’antivigilia della Pasqua di Resurrezione, sicuramente Cristo è ‘passus’ in Primavera, per cui quel ‘vere’ di poco fa è corretto anche temporalmente, ma.. se spulciate  i significati meno usati di Passus vi trovate anche ‘disteso’, addirittura ‘aperto’. E’ divertente, poi, che se riferito ai capelli, passus significa sciolto, mentre se riferito al latte, significa ‘rappreso‘. Un ‘solve et coagula‘ in una sola parola… anche se magari a noi piace la seconda, parlando di un corpo, ma si sa, in Alchimia i cambiamenti di stato sono frequenti ed alterni.

Comunque, il nostro corpo in primavera viene disteso, e successivamente ‘immolatum in cruce pro homine‘ : ora che ci abbiamo preso gusto, accettiamo che ‘pro homine’ significhi esattamente ‘per il bene dell’umanità’ (perchè è anche per questo che si fa Alchimia), e comunque non è notizia da poco. Tuttavia, è interessante la parola ‘immolatum’, che già dal suono ci riporta al ‘Mens agitat molem’ caro a Canseliet (un’intelligenza muove la massa), e potrebbe indicare che qualcosa va in una massa (in molem), ma anche alla mola, a qualcosa che tritura (e quindi apre) il nostro corpo preparandolo alla croce, che Fulcanelli ci rammenta aver etimo comune con crucibulum, crogiolo…

Brevemente, possiamo ricordare che la Croce, per come è costruita, è simbolo di una religio fra le cose superiori e quelle inferiori, fra il piano terreno simbolizzato dalla linea orizzontale e quello celeste cui si connette la linea verticale.  Sulla Croce di Cristo, l’acronimo INRI, tributo alla regalità di Gesù, verrà letto dai Figli d’Ermete con Igni Natura Renovata Integra, ed ecco un’ulteriore piccolo segnale nel bosco, ed in fondo tutta la differenza fra l’Arte e la Chimica. Ecco dunque, a questo punto, si differenziano i testi utilizzati da Mozart e  da desprez: anche quello di Mozart contiene un interessantissimo ‘Unda fluxit et sanguine’ (in altre versioni Unda fluxit cum sanguine), mentre Josquin passa direttamente ad un’altro indispensabile strumento dell’Alchimista, la preghiera finale: “O dulcis, o pie, o Fili Virginis Mariae”.

Ed il cerchio è concluso.

Noldor